Notizie » Editoriale La scuola delle competenze

L’occasione dell’inizio degli esami di Stato, la vecchia maturità, ci consente uno sguardo sulla scuola nazionale e regionale. Tuttavia non vorremo soffermarci sull’andamento di quest’ultima maturità che, col suo carico di contraddizioni e positività, il prossimo anno non l’avremo più. Infatti, con l’anno scolastico 2013-2014 termina definitivamente il vecchio ordinamento, fatto di molte contraddizioni ma anche positività. Il prossimo esame nell’estate 2015 sarà l’esame sulle “competenze”, come il nuovo ciclo Gelmini ha messo al centro del curricolo. E già. Le competenze e la loro valutazione. Probabilmente il ministero (per ora in perfetto silenzio, ma è comunque un dire) si  orienterà anche verso una prova nazionale “stile Invalsi” già operante nelle scuole medie. Insomma un “quizzone” a crocette dovrebbe risolvere, per loro, il nodo di fondo delle competenze. Ma non è proprio così. La nostra esperienza, per quanto limitata, può testimoniare una scuola orientata ancora sui contenuti piuttosto che sulle competenze; nulla è cambiato inquesti quattro anni di nuovo ordinamento sulla struttura delle metodologie didattiche, sui programmi e sul rapporto studente –insegnante. Quest’ultimo sa benissimo la lotta impari e titanica nei confronti del baratro culturale delle nuove generazioni e della pervasività di “wikipedia”, nuovo autorità virtuale che svuota la già precaria autorevolezza del docente. “Lo dice wikipedia”, “ma prof. l’ho trovato su internet”: le divinità virtuali sono il loro banco: delle informazioni e delle competenze. Quindi qualcosa non funziona più sul canale della formazione, con tutti i rischi che conseguono. La società della conoscenza è però prima di tutto una comunità dialogante e si perde questa forma educativa le competenze vanno a friggere. L’Umbria? Poco o assolutamente niente si discute sulla qualità didattica e sulle competenze necessarie ad affrontare un mondo che non è quello di ieri. Ed invece è quello che vorremo qui sollevare. In Umbria la centralità dell’istruzione come valore aggiunto e vantaggio competitivo non sembra valorizzata. Si prenda, per esempio, il Dap, che è il Documento annuale di programmazione, ossia l’atto decisivo e primo di governo regionale. Ebbene: diversamente da altri anni, l’istruzione viene ridotta a due paginette striminzite che toccano problemi certamente importanti (integrazione; dispersione scolastica; studenti a rischio), ma che sono i presupposti di ogni politica scolastica. Cioè dispersione ed integrazione debbono necessariamente e istituzionalmente  essere posti ed affrontati, anche per sostenere un welfare efficiente. Ma sono presupposti, di tutto il resto non c’è traccia. Come, per esempio, affrontare la competitività attraverso nuove competenze tecnico-scientifiche, come elaborare un piano di valorizzazione dell’istruzione tecnica, come integrare istruzione e formazione professionale, come organizzare un sistema territoriale di poli scolastici omogenei, come potenziare la cultura della cittadinanza, come verificare e premiare la qualità e l’innovazione scolastica, come sollecitare la cultura imprenditoriale e del merito.   Insomma, la comunità scolastica nel suo insieme, la società civile e l’establishment politico sono ingessati come statue di sale di fronte a cambiamenti che richiedono nuova creatività nelle soluzioni e rottura degli schemi passati. Ma il tempo non c’è più. Il prossimo anno saremo appunto valutati sulle competenze. Con il quizzone  no: almeno questo. Gianni Codovini, Pubblicato ne Il Giornale dell'Umbria del 19.06.2014  

23/06/2014 14:52:31

Notizie » Editoriale L'ultimo Consiglio e la prima occasione

  10 giugno 2014: un giorno storico per il nostro territorio. Ha terminato le sue funzioni il Consiglio provinciale di Perugia, a seguito della legge 7 aprile 2014, n. 56, “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”. Il Presidente della Provincia, l’umbertidese Marco Vinicio Guasticchi, assistito dalla Giunta, ha assunto anche le funzioni del Consiglio provinciale.  Finisce così una storia secolare iniziata nel 1860 col Decreto Pepoli e l’annessione della Provincia dell’Umbria al Regno d’Italia. Poi, negli Anni Venti del Novecento, la Provincia dell’Umbria cessava di essere tale e dal suo seno nascevano le attuali Province di Perugia, di Terni e di Rieti. Il 18 giugno prossimo, per un sottile destino che guida la Storia, si ricordano i 62 anni dell’insediamento del primo Consiglio uscito dalle moderne elezioni della Provincia di Perugia. Che non ci saranno più, perché così ha voluto la pancia e la testa politica dei partiti e della maggioranza dei cittadini. Sul merito della questione, cioè sulla scelta di svuotare le province (non abolirle), non entriamo perché è un dato di fatto. Ci interessa invece capire, con il nuovo funzionamento, come cambi il rapporto tra cittadino e territorio, i limiti e le potenzialità di questa nuova istituzione. Non da ultimo, ci interessa il possibile ruolo di Umbertide nel nuovo contesto. Il futuro presidente della provincia sarà eletto, in via indiretta, dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia. E questo è già un bel problema. Infatti, uno dei limiti dell’Umbria è il particolarismo municipale, con i suoi conflitti e le sue rusticane tenzoni. Se la Storia non ci inganna, la scelta del presidente sarà il risultato di veti incrociati (si procederà, dunque, per via negativa) e non piuttosto l’esito di un processo di selezione partecipata (la via positiva). Il presidente eletto indirettamente finirà per rappresentare il precario equilibrio tra Comuni che già esiste nella realtà. Si raddoppieranno i conflitti, non tanto si supererano i particolarismi. Cosa allora potrà fare Umbertide per evitare questo rischio definito slippery slope (pendio scivoloso, brutta china)? Tanto e qui che si valuterà infatti la forza della nuova classe dirigente uscita dalle elezioni comunali. E quando parliamo di classe dirigente ci riferiamo all’intero consiglio comunale e alla sua rappresentanza, non alla maggioranza. Può essere un’occasione unica per cementare e dare copro a quell’idea di Alta Umbria (più della sola idea dell’Alta Valle del Tevere) che sembra essere il principale modo per la nostra città per competere in Umbria e arricchire le nostre risorse e potenzialità. Aggregare un nuovo soggetto territoriale che è più di un terzo dell’intero Pil regionale significa pensare e agire in grande, fuori dal chiuso perimetro nel quale ci siamo conficcati. Se vogliamo maggiore efficienza e minori costi nei servizi (acqua, metano, gas, luce, sanità assistenza sociale) questa è l’unica via maestra. Altre soluzioni sarebbero un film già visto: contrattare, da equilibristi, qualche rendita di posizione con precarie poltrone. Il Consiglio comunale intero e la maggioranza giochino dunque a carte scoperte e mettano in campo uno spirito repubblicano. Umbertide ha bisogno di recuperare centralità in Umbria: la nuova configurazione provinciale è la prima occasione. Non sciupiamola. Il direttore, Gianni Codovini  

14/06/2014 15:11:56

Notizie » Editoriale Quale Giunta ad Umbertide

Premessa necessaria e sufficiente: in generale  il giudizio su qualsiasi governo lo si formula solo quando prende provvedimenti concreti. Ossia sul “fare”. A maggior ragione questo vale per la giunta comunale, più prossima ai cittadini e dunque meglio valutabile. Dopo la premessa, la conseguente affermazione: non si può giudicare la Giunta della nostra città, ora che non ha ancora preso un provvedimento; sarebbe scorretto, ingiusto e strumentale. Tuttavia, un’analisi sui presupposti del governo, ossia sulla formazione della giunta, possiamo pur esprimerlo. Poiché elementi materiali di giudizio li abbiamo. Dalla discussione presente in questo sito e nella pagine di Facebook  emergono già delle annotazioni e riflessioni molto puntali. Qualcuno, per esempio, ha messo subito  in evidenza la contraddizione tra la campagna elettorale da parte della coalizione di maggioranza sull’abbattimento dei costi della politica e l’attuale formazione della giunta. Gli assessori sarebbero dovuti essere quattro e, invece, dal cilindro degli equilibri politici è emersa una quinta poltrona. Era necessaria ai fini dell’amministrazione, visto anche il fatto che il sindaco si è riservato le deleghe più pesanti non distribuendole fra gli alleati? Dunque: a che “pro” un quinto assessore, solo forse per compensare traballanti equilibri tutti politici? Allora, però, aumentare una poltrona nell’amministrazione, con i conseguenti costi, non è in linea con le promesse elettorali, ma soprattutto, la dice lunga su come l’amministrazione, che si dice e si vuole trasparente, diventi invece un oscuro campo della partitocrazia. Altrimenti non si spiegherebbe come un non eletto di una lista senza consiglieri, quindi bocciata dai cittadini, diventi vice sindaco con una settantina di preferenze. Almeno il rispetto per il principio della democrazia rappresentativa: si chiede il il minimo sindacale!. A leggerlo differentemente, la dice lunga anche sull’indecisionismo di chi guida la stessa giunta. L’aumento di un assessore - in verità - non è un provvedimento concreto amministrativo, ma ne è la premessa.  Altra questione sollevata dagli internauti è quella della competenza di chi amministra e dei criteri per i quali essi sono stati scelti a quelle responsabilità di governo. Qui una distinzione va fatta: non necessariamente per amministrare bisogna avere competenze in quello specifico settore di riferimento: si finirebbe così per esaltare un criterio esclusivamente tecnocratico che, alla fine, svuota il significato della politica. La giunta non è un concorso per super laureati e “masterizzati”: è il luogo delle decisioni politiche per il bene comune. Oltretutto per la parte specialistica ci sono i tecnici dell’amministrazione (e nel caso di Umbertide sono molto bravi e preparati), che sostengono e coadiuvano appunto la Giunta con i loro pareri e le loro strutture. Ma la scelta spetta poi solo alla politica. Tuttavia, nell’amministrazione vale il principio della coerenza: non si può mettere un radiologo ad amministrare il commercio e la sicurezza, uno studente lavoratore a gestire il bilancio, delicatissimo, della città. Così se si vuol usare l’esperienza pregressa, altro opportuno criterio per la formazione di giunta, visto che vi sono assessori con questa qualità, sarebbe stato più razionale impiegarli in quei delicati snodi amministrativi. Il punto, comunque, non è questo, anche se lo richiama: rimane la frammentazione delle deleghe che non hanno alcunché di razionale dal punto di vista amministrativo. Infatti esse sono uno spezzatino che non tiene conto della funzionalità degli uffici e dei diversi settori dell’amministrazione; anzi  ne indebolisce l’azione concreta e l’efficacia. Non si può amministrare dividendo bilancio e tributi: qui vale il criterio della sistematicità ed economicità degli  interventi: non si può rispondere a due assessori differenti, magari palleggiandosi responsabilità e decisioni. Prima di tutto l’efficienza, poi gli equilibri politici. Non si possono mettere insieme tributi e istruzione: che c’azzecca? Il personale con lo sviluppo economico? Come si fa a gestire la complessità dello sviluppo industriale ed economico mettendoci insieme il personale? Le politiche educative, sociali e della formazione e sport sono un tutto unico, per esempio, ormai scontato, ma che ad Umbertide non si riesce a cogliere. Così lasciamo al Lettore, per ragioni di spazio, il gioco dei molti anarchici incastri che si sono realizzati in giunta. Detto questo, augurando un efficiente e buon lavoro per la comunità, aspettiamo i primi provvedimenti concreti, a cominciare dalla Tasi. P.S. Anche per la presidenza del Consiglio comunale vale il criterio della partitocrazia o della democrazia, che vorrebbe in quel ruolo di garanzia la presenza delle opposizioni? Chissà: anche questo è un atto concreto. Il direttore

06/06/2014 12:12:33

Notizie » Editoriale Lo spirito repubblicano nel 2 giugno umbertidese

Esattamente 68 anni fa, il  2 giugno veniva festeggiato con la nascita della prima giunta cittadina dopo le libere elezioni del 7 aprile 1946. A guidare quell’originario governo locale fu nominato, dal consiglio comunale, Astorre Bellarosa, del partito comunista, ma di cultura e fervente educazione repubblicana-mazziniana. Come per un circolare destino, dunque, era un uomo dallo spirito repubblicano che inaugurava la Repubblica e faceva entrare a pieno titolo nelle istituzioni i comunisti, segnando una lunga storia fino ad oggi. Bellarosa seppe incarnare grandemente i caratteri di unità e solidarietà che il culto laico della giovane Repubblica incominciava a rappresentare. Egli ebbe il merito della ricostruzione di Umbertide, connettendo abilmente un tessuto sociale allora fatto di strappi ed evidenti fori. Povertà ed esclusione erano dati di fatto della nostra comunità; Bellarosa s’impegnò per includere e ridurre  le differenze. Cementò, con spirito repubblicano, generazioni e classi sociali (al tempo ancora esistevano) che avevano il coraggio di guardare in avanti, perché il passato recente annichiliva. Oggi? Per un circolare destino, il 2 giugno 2014, viene festeggiato sotto il segno del primo sindaco di militanza e cultura non comunista, Marco Locchi, socialista del Pd, uscito vincitore dalle elezioni del 25 maggio scorso. Diversamente da Bellarosa, il neo sindaco si trova di fronte un paese ricco e senza conflitti sociali, ma spaccato culturalmente e politicamente a metà, come una mela. Spetta proprio a lui, nel giorno del 2 giugno, con spirito repubblicano, rinsaldare una comunità che ha perso il coraggio del futuro. Come fare? Rinvigorendo i valori repubblicani. Ciò significa battere senza esitazioni la strada della democrazia repubblicana, i cui simboli sono il palazzo di vetro, la piazza e i consigli pubblici. Anteporre il bene comune (repubblicano) a quello individuale parte proprio da qui: dallo smascheramento che la trasparenza necessariamente compie. Locchi, per cultura politica e, credo, per convinzione personale, sa che qui gioca la partita della riunificazione progettuale della città.   In questa opera di saldatura non debbono mancare, però, le responsabilità dei cittadini. Incominciamo a leggere la realtà anche con le lenti dei doveri civici, repubblicani appunto. È oggi Il tempo dei doveri; non domani. Impegno morale e politico, senso di appartenenza ad una Storia, gratuità nel donarsi, condivisione di un medesimo destino, riconoscenza per chi ci ha dato e responsabilità nei confronti di chi verrà. Questo lo spirito repubblicano che ha contraddistinto i cittadini di Umbertide e la città. A cominciare da Astorre Bellarosa. Il 2 giugno 2014 serve per rinnovare questi doveri, legandoci ad essi. Laicamente,  viva la Repubblica, viva l'Italia, viva Umbertide.       Gianni Codovini

01/06/2014 23:13:14

Notizie » Editoriale Umbertide: una nuova stagione politica

  Se non è una rivoluzione poco ci manca, anche se, apparentemente, nulla sembra cambiato. Infatti, ad una lettura immediata di quel dato finale - 60, 01% - della coalizione di sinistra che ha eletto il sindaco Marco Locchi (a proposito, auguri), si potrebbe pensare alla ripetizione ciclica della storia politica umbertidese.Non è così, però. Ad un esercizio più analitico, i cambiamenti avvenuti sono stati profondi e con effetti, probabilmente, di lungo periodo. Intanto c’è stato uno smottamento di consensi nel partito di maggioranza assoluta, il Pd, che vede la perdita di 700 voti rispetto alle amministrative del 2009. La presenza di 10 consiglieri è di certo assicurata, ma calano i voti in assoluto e ciò fa il paio con la vistosa diminuzione della coalizione di centro sinistra. Questa nel 2009 intercettava 7.582 voti; l’attuale coalizione passa a 5395. Dov’è finito l’esercito di 2187 voti? Difficile dirlo, ma il nuovo ingresso in Consiglio comunale della lista civica Umbertide cambia (1600 voti) e del M5S (circa 1300 voti) danno la misura della spallata al sistema politico consolidato ad Umbertide. Proprio rispetto a questa due forze ruota la discontinuità del sistema: per la prima volta nella storia cittadina una lista civica entra con un certo peso in Consiglio, esprimendo tre rappresentanti; e la novità della politica italiana, almeno fino a questo febbraio, il M5S, entra a pieno titolo nelle istituzioni. L’antipolitica, cioè, si istituzionalizza, con tutte le conseguenze positive del caso. Dunque:l’autonomia della società civile e il consenso anti-sistema rendono più disarticolata la rappresentanza politica e, probabilmente, ci restituiscono un’immagine più vicina alla realtà di Umbertide.   Ma le novità non finiscono qui: quella che è stata la  maggior forza di opposizione ad Umbertide - il centro destra -  rischia la marginalizzazione, ridotta com’è ad un consigliere e a soli 628 consensi. E lo diciamo con una punta di amarezza, poiché ne soffre il pluralismo della città, la quale ne ha bisogno per non ridursi ad un pensiero unico. Che dire, poi, del valore residuale, di mera testimonianza, di un partito radicato e dalla lunga storia come Rifondazione comunista, circoscritto ormai nella riserva dei suoi 234 voti? Il quadro descritto basterebbe da solo a smentire la tesi di chi sostiene la tesi della continuità con il passato del sistema politico umbertidese. Si aggiunga per di più l’ingresso, in tutte le forze politiche, di giovani volti e di primizie della politica, e allora i contorni del cambiamento diventano più netti. Ancorché non toccando le ragioni che stanno dietro il cambiamento. Perché, infatti, un dato è eclatante: il Pd raggiunge nelle elezioni europee 5.547 voti, pari al 62,11%, ma, allo stesso tempo, in quelle comunali scivola fino al 54,39%. Come è possibile che il trend nazionale di Renzi non si è concretizzato in città? Ci possono essere due diverse letture. La prima, più generale, è che l’elettorato è diventato fluido e meno ideologico, puntando alla proposta e valutando le circostanze al fine di massimizzare il voto; il secondo modo, più particolare, è l’atto di sfiducia nei confronti di una politica e di una dirigenza locale di partito che non ha voluto interpretare il nuovo segno dei tempi. Non va dimenticato, infatti, che la proposta politica offerta dal Pd umbertidese è nata da un accordo piuttosto subìto che liberamente scelto dai simpatizzanti, frutto di un accordo dall’alto, alquanto contradditorio, tra i maggiorenti di quel partito (l’on Giulietti, il consigliere regionale Mariotti e il presidente della provincia Guasticchi), che hanno negato primarie e partecipazione. E ciò proprio contro il segno dei tempi: alla fine andare contro la storia si paga. Ma oggi la politica umbertidese ha preso un’altra direzione. Spetta ora alla maggioranza di dare risposte e rendere una casa di vetro il “palazzo”, magari ascoltando le ragioni degli avversari; all’opposizione spetta di non fare sconti, ma anche di essere responsabile servendo con spirito repubblicano il bene comune, magari votando le proposte ritenute utili della maggioranza. Maggioranza e opposizione, infatti, stanno dentro il cambiamento che gli umbertidesi hanno auspicato e votato.    Il direttore, Gianni Codovini

27/05/2014 23:25:01

Notizie » Editoriale Stop. Si vota.

STOP. SI VOTA. Il tempo è scaduto. Al tempo dell’agone politico si sostituisce il tempo della riflessione. Dalla campagna elettorale, caratterizzata da forti tinte, si passa al voto dentro l’urna. Così anche il nostro giornale on line ha deciso di favorire il tempo della decisione. Pur non avendo stretti limiti di legge, ma credendo opportuno, e soprattutto utile e civile, una pausa al fine di abbassare la conflittualità, che non giova ad un esercizio razionale del voto, abbiamo deciso di limitare la discussione. Naturalmente non si tratta di una censura o di un’autocensura, ma  di sollecitare una maggiore responsabilità dell’uso della rete. Così, i commenti potranno essere fatti, fino a lunedì alle ore 14,00, solo sottoscrivendo il modulo di iscrizione al sito, in modo tale da eliminare l’anonimato, che in questa delicata fase può moltiplicare solo i veleni e/o i contrasti personali.  Chi intende dire lo fa a viso aperto. Si tratta dunque non di un limite all’espressione ma di un potenziamento della consapevolezza della libertà di espressione. Certo: in gioco vi è una tensione tra diritti parimenti assoluti e messi sullo stesso piano (la libertà di espressione e la libertà di voto); perciò non vogliamo inquinare né l’uno né l’altro dei diritti costituzionali. Con tale modalità, allora, pensiamo di non favorire alcuno e di mostrare, per chi avesse ancora qualche dubbio, la nostra neutralità, sovente messa in dubbio da alcune parti politiche. Ma lo diciamo in senso positivo, poiché ci ha fatto maturare, aiutandoci a distinguere nel campo non aratro della comunicazione web il grano dal loglio, ma ancor più a rafforzare il convincimento che senza una libera informazione il rischio è di essere inghiottiti nel buco nero dell’omologazione. Senza scomodare le Sacre Scritture, come c’è un tempo per la guerra e uno per pace,  c’è un tempo per la lotta politica e uno per la scelta politica. Oggi, domani e lunedì di quest’ultimo si tratta. Buona votazione e, soprattutto, da lunedì riprendiamo il confronto senza veli, ricordando che offriremo il servizio in diretta sull’andamento del voto, con numeri, scrutini e situazione in ogni seggio, il direttore Gianni Codovini.   

23/05/2014 20:18:22

Notizie » Editoriale Droga: dossier Umbria

PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DEL NOSTRO DIRETTORE APPARSO SUL GIORNALE DELL'UMBRIA DEL 13 MAGGIO. SI TRATTA DI UNA TEMATICA CHE TOCCA DA VICINO IL NOSTRO TERRITORIO Quando conoscere è fare; quando analizzare la realtà significa anche agire. Questa l’impressione immediata, ma anche la posteriore riflessione, riguardante l’eccellente dossier su «La droga in Umbria», che la Regione Umbria attraverso la Direzione regionale Salute ha recentemente pubblicato. Il dossier rappresenta realmente uno strumento analitico per affrontare una situazione regionale gravissima, ma non proprio contestualizzata secondo un approccio rigoroso, che invece qui è voluto e fortemente caratterizzato. Insomma, forse sul devastante fenomeno della «droga in Umbria» si è più narrato che studiato a fondo. Ma oggi abbiamo uno strumento formidabile per capire contesti e processi, al quale hanno partecipato in modo pluridisciplinare competenze diverse (docenti universitari, giornalisti, funzionari regionali, associazioni che stanno in trincea, come il Gruppo Abele e Libera). Ne è uscito un dossier che parla il linguaggio della verità e va oltre l’emotività e l’urgenza, che sono proprio i due aspetti che impediscono quelle necessarie azioni di fondo per aggredire il problema. Infatti, il dossier (ma è più di un dossier) pone due questioni, solo a partire dalle quali  è possibile dare soluzioni. La prima questione affrontata è quella della penetrazione criminale a Perugia e in Umbria. Qui si tratta di capire la regia e la capillarità del narcotraffico: il dossier ci fornisce un’approfondita relazione sulle diverse criminalità (tunisina, albanese, nigeriana, colombiana, ‘ndrngheta, ecc. Bellissimo il capitolo di Gian Paolo di Loreto sul narcotraffico post-moderno). La seconda questione esaminata riguarda la domanda di sostanze stupefacenti all’interno di quello scenario. Per verificare tale questione il dossier ha effettuato un’indagine quantitativa e qualitativa, approfondendo alcune variabile legate al mondo giovanile e adolescenziale. Solo dopo aver studiato con rigore le questioni, il dossier affronta il tema delle risposte. Sostanzialmente sono tre i livelli delle possibili azioni: le solide alleanze interistituzionali, la messa a disposizione delle informazioni e conoscenze aggiornate che l’osservatorio epidemiologico specifico regionale ha prodotto e, infine, l’intervento socio-sanitario, che ha abbandonato la prassi di interventi scoordinati, coinvolgendo i territori su metodologie comuni. Proprio sulla metodologia, il dossier ha cambiato prospettiva di analisi, accogliendo il punto di osservazione degli operatori che sempre hanno sollevato il problema del rapido mutamento dei bisogni (si pensi solo alla poli-assunzione). Tale veloce cambiamento, infatti, rischia di irrigidire ancor più un sistema di servizi «parcellizzato, troppo sbilanciato sul versante sanitario». Tuttavia, questo non è un problema umbro, ma in realtà si manifesta in tutto il territorio nazionale, a cominciare dalla qualificazione dei SerT. Semmai per l’Umbria, come emerge dal dossier, c’è un problema specifico, che rappresenta per la Regione una questione di salute pubblica di primaria rilevanza: le morti per overdose. Nel 2012 in Umbria, 24 persone hanno perso la vita a seguito di un’overdose (18 in provincia di Perugia e 6 a Terni). Ma se guardiamo alla lunga durata, negli ultimi sedici anni, i morti per overdose si sono aggirati nella media di 25, con il picco del 2007 (anno nero per l’Umbria, coincidente con l’omicidio della Kercher) di 35 vittime. Questi numeri hanno finito per posizionare Perugia solo dopo due città metropolitane (Roma, Napoli) e per attribuirgli il titolo di «capitale del’eroina» (dal titolo dell’inchiesta di La7 del febbraio 2012). Conclusione. Questi sono soltanto alcuni titoli di un dossier ricco di riflessioni e indicazioni operative, anche critiche. La parte  dedicata al tema minorenni e droga è al riguardo esemplare. Si troveranno analisi che sono già, appunto, delle risposte. Gianni Codovini

15/05/2014 15:51:08

Notizie » Editoriale Umbertide. Amministrative 2.0

Se per web 2.0 si indica l’insieme di quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione tra sito web e utente, e enterprise 2.0 quelle imprese che adottano questi servizi, perché non chiamare amministrative 2.0 il nuovo modo di agire delle forze politiche, che sempre di più usano i social media, siti internet e blog per far conoscere le loro idee? Il blog di Grillo, gli hashtag di Renzi, tra cui il famoso “#lasvoltabuona”, i post di Alfano e così via, sono tutti esempi di questo modo di far politica, che ha contagiato anche il nostro territorio e i partiti locali. Si sta effettivamente assistendo ad una rivoluzione; le forze politiche umbertidesi lanciano spunti e gli utenti internet commentano, condividono, controbattono facendo diventare la rete come una vera tempesta di idee senza precedenti, come se la nostra piazza Matteotti sia ininterrottamente animata da dibattiti sul futuro della nostra cittadina. Nulla di più bello e affascinante, quasi da far gridare ad una sorta di un illuminismo social,che ha svegliato dal sonno della omologazione e dell’indifferenza tanti umbertidesi, ora più che mai intellettualmente liberi e partecipi delle dinamiche politiche locali. Ma come ogni logica 2.0, anche questa porta con sé il suo lato Mr Hyde. Purtroppo e molto spesso, gli utenti accantonano la possibilità di proattività che questa dinamica di internet gli offre e iniziano a tagliarsi quei nodi di vendetta che avevano legato alle dita. Nulla di più dannoso per il clima politico e per i cittadini stessi che nel mondo reale – ben altra roba dell’universo parallelo di internet! - chiedono una ripresa economica e sociale, la quale sicuramente non avviene attraverso le stoccate via web. Il cittadino vero deve essere come un tifoso, al quale non deve interessare di quale colore sia stato il nuovo giocatore o il proprio capitano, piuttosto deve interessare quale valore aggiunto può portare alla squadra per farla arrivare più in alto possibile. Che aggiungere? Benvenuti nella generazione Y, benvenuti in amministrative 2.0 Andrea Levi Codovini

03/05/2014 16:00:42

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