Notizie » Altotevere Fondo di solidarietà delle Chiese Umbre

Nella diocesi di Città di Castello la raccolta si terrà domenica 6 aprile I vescovi dell’Umbria, nel corso dell’ultima riunione mensile della Ceu, hanno deciso di promuovere una nuova raccolta di offerte in denaro a sostegno dell’attività del “Fondo di Solidarietà delle Chiese Umbre” a favore delle famiglie in difficoltà a causa del perdurare della crisi economica. Nella diocesi di Città di Castello la raccolta si terrà domenica 6 aprile con le modalità che ogni parrocchia individuerà. Oltre che in parrocchia, si può contribuire versando l'offerta alla Caritas Diocesana, specificando come causale il "Fondo di solidarietà delle Chiese umbre". Altri modalità nel sito www.chiesainumbria.it\colletta. La caritas diocesana ricorda che il Fondo di Solidarietà delle Chiese Umbre, a distanza di circa quattro anni e mezzo dalla sua costituzione, nell’ambito della diocesi di Città di Castello, fino al 31 dicembre 2013, ha proceduto ad istruire molte richieste di persone bisognose ed ha provveduto, per mezzo dei parroci, ad erogare un totale complessivo di 180.100 euro. I nuclei familiari che hanno beneficiato degli aiuti economici sono stati 183 (86 le famiglie italiane mentre 97 sono i nuclei stranieri; tutti risiedono nel territorio altotiberino). Il contributo medio per ogni nucleo familiare é pari a 984,153 euro. L’ufficio diocesano della caritas ringrazia le parrocchie e i centri di ascolto delle Unità Pastorali per la collaborazione ed il supporto all’iniziativa.

04/04/2014 15:19:55

Notizie » Altotevere Migliora la qualità dell'ASL 1

E’ arrivato l’accreditamento istituzionale per sei servizi degli ospedali di Città di Castello e Gubbio-Gualdo. Si tratta di servizi trasversali che supportano tutta la rete territoriale dell’assistenza oltre che tutti i reparti ospedalieri in Alta Umbria: il servizio farmaceutico, il laboratorio analisi, il servizio immunotrasfusionale e l’anatomia patologica, ai quali si aggiungono, per la prima volta, i servizi di radiologia dei due presidi ospedalieri Alto Tevere e Alto Chiascio. Il processo di miglioramento della qualità dei servizi non si ferma qui. Sono infatti già in corso di espletamento le procedure per l’accreditamento della diagnostica per immagini e del laboratorio analisi nell’ospedale della Media Valle del Tevere, della senologia del Poliambulatorio di Piazzale Europa a Perugia e del centro ospedaliero di riabilitazione intensiva (CORI) di Passignano sul Trasimeno. Il direttore generale Giuseppe Legato si congratula con tutte le figure professionali coinvolte in questo lavoro di squadra e precisa: “Il termine istituzionale non deve fuorviare i cittadini: questo traguardo non deve essere letto come una certificazione inutile o un appesantimento burocratico della macchina sanitaria. Si tratta di un insieme di norme e di procedure condivise che mirano a garantire uno standard qualitativo elevato, migliorano oggettivamente la qualità dei servizi e di conseguenza anche la qualità percepita dall’utente”. L'accreditamento istituzionale rilasciato dalla Regione Umbria attesta la rispondenza dei servizi a standard di qualità regionali e nazionali e la propensione al miglioramento continuo delle strutture accreditate. Non si tratta di un riconoscimento una tantum, in quanto ha una validità triennale ed implica un percorso di formazione e valutazione permanente, che prevede verifiche periodiche del mantenimento come condizione di base e dove possibile del miglioramento degli standard qualitativi garantiti. L’obiettivo condiviso è di consentire ai cittadini di usufruire di prestazioni sanitarie che siano realmente di qualità.

21/02/2014 23:01:58

Notizie » Altotevere 1 milione 600mila litri di acqua potabile nel tifernate

Sono 1 milione e seicentomila i litri di acqua potabile erogata nel 2013 dalle due fontanelle che Umbria Acque ed Amministrazione comunale hanno attivato nei siti di via della Barca e di Trestina a Città di Castello. “Un milione e seicentomila litri per un risparmio di 320mila euro ed un vantaggio ambientale pari a un milione e centomila bottiglie di plastica in meno” dichiara con soddisfazione l’assessore alle Politiche ambientali del comune tifernate Luca Secondi, il quale osserva “un incremento progressivo e netto del ricorso a questo tipo di approvvigionamento, che mette insieme economia e ecologia grazie al positivo bilancio in termini di risorse naturali insito nel sistema delle fontanelle di acqua pubblica”. “I tifernati hanno modificato rapidamente le proprie abitudini al consumo, manifestando anche in questo caso una propensione spiccata verso quelle pratiche che hanno meno impatto sull’equilibrio dell’habitat. Naturalmente gli standard del servizio sono alti dal momento che Umbria acqua ne cura la gestione, assicurando controlli capillari e permanenti sulla qualità. Allo stesso tempo il prezzo calmierato è un elemento di attrazione ulteriore in un momento di contrazione dei redditi familiari”. Un litro e mezzo di acqua presso le fontanelle di via della Barca e di Trestina costa 5 centesimi, è disponibile 24 ore su 24, ad un livello di refrigerazione di circa 7 gradi. Una curiosità: i dati dicono che mentre nella postazione del capoluogo i cittadini preferiscono l’acqua frizzante a quella naturale, a Trestina accade il contrario. “Accanto alla raccolta differenziata e al circuito di smaltimento corretto dei materiali nelle isole ecologiche, le fontanelle dell’acqua pubblica sono uno dei maggiori avanzamenti verso una società a sviluppo sostenibile - conclude Secondi - la conversione ecologica dei nostri stili di vita non è un’imposizione dall’alto ma, più spesso di quanto si creda, una scelta di buon senso alla portata di tutti”.

05/02/2014 15:21:14

Notizie » Altotevere C. di Castello: polemiche sul Piano regolatore

Il clima di torpore sociale e amministrativo che si è creato attorno al nuovo Piano regolatore generale è quanto di più preoccupante si possa immaginare. Quando molti comuni si stanno confrontando con l’opzione cemento-zero, puntando su recupero e valorizzazione dell’esistente, le linee guida approvate dalla compagine governativa tifernate danno vita ad un nuovo, gigantesco, consumo di territorio che fa immaginare un uso quanto meno discutibile della strumentazione urbanistica. Non vorremmo che fossero interessi di parte – e non una seria programmazione – a orientare i destini urbanistici di una città che sta vivendo una decadenza che sembra non avere mai fine”. Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Idv in Consiglio regionale e Presidente di Umbria Migliore, interviene sul nuovo Piano regolatore che il Consiglio comunale ha recentemente approvato. "Città di Castello - continua Dottorini - muove da un Piano regolatore Cusmano ambizioso e che poneva attenzione al massimo riuso e ristrutturazione dell'esistente. Il nuovo Piano Nigro, di contro, appare incentrato sulla ricerca quasi spasmodica di nuove aree e terreni edificabili senza apparente motivo o necessità. Città di Castello infatti rimane stabile sui 40mila abitanti oramai da decenni, la sua capacità insediativa è nettamente sovradimensionata e caratterizzata da cubature inutilizzate e invendute di tutte le tipologie urbanistiche. Basti pensare ai negozi che quasi quotidianamente sono costretti a chiudere i battenti, alle imprese e agli artigiani che tentano di alienare i propri insediamenti produttivi, alle abitazioni anche di recente costruzione che restano vuote e prive di nuovi acquirenti. Per non parlare del centro storico, svuotato di funzioni e lasciato nel degrado, con decine e forse centinaia di appartamenti e locali commerciali sfitti o in vendita. Non si capisce quindi in base a quale logica e attraverso quali indicatori economico-sociali l'Amministrazione comunale abbia deciso che Città di Castello avesse bisogno di 20 nuovi insediamenti su aree attualmente agricole per un totale di 100 ettari di consumo di territorio, il 10 per cento in più di insediamenti residenziali rispetto al vecchio Piano Cusmano, il 10 per cento in più di insediamenti produttivi e 250mila metri quadri di nuove costruzioni”. “Il nostro – conclude Dottorini – è un territorio fragile che ha a disposizione circa 200 ettari di aree industriali in via di dismissione. Proprio queste dovrebbero essere oggetto di un serio piano di recupero, lungimirante e volto il più possibile alla tutela del paesaggio, vera ricchezza e volano dello sviluppo economico della nostra vallata. A fronte di una domanda inesistente, invece, l’Amministrazione comunale prevede ulteriori espansioni urbanistiche, isolando la parte storica della città e lasciando interi quartieri al degrado, privi di quelle realtà storiche e commerciali che per anni hanno svolto un ruolo aggregatore e di integrazione sociale e multiculturale. L’inerzia nel contrastare l’esodo di servizi comuni e primari fuori dal centro storico fa il paio con la pratica delle varianti tese a spostare esercizi commerciali e a favorire nuovi insediamenti senza tener contro dell’esistente”. “Adesso, anche grazie alla elasticità che il Piano operativo offre, vigileremo ancora più attentamente affinché il Comune di Città di Castello non si trasformi nel tempio della negoziazione tra gruppi di interesse e politici locali dalle ambizioni facili”.

31/01/2014 15:39:05

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