Notizie » Società Civile Pensioni di aprile. Quando e come ritirarle

Anche Poste Italiane si adegua ai provvedamenti governativi in materia di contenimento del virus e distanziamento interpersonale. Vista e considerata l’evoluzione della situazione epidemiologica in atto, cambia la modalità di ritiro delle pensioni: Le pensioni del mese di aprile per i pensionati, titolari di un Conto BancoPosta, di un Libretto di Risparmio o di una Postepay Evolution, saranno accreditate in anticipo il 26 marzo. Per chi fosse in possesso di una carta Postamat, una Carta Libretto o una Postepay Evolution, si ricorda che è possibile prelevare in contanti da oltre 7.000 Postamat, senza recarsi allo sportello. Se, invece, fosse necessario il ritiro allo sportello, Poste Italiane ha effettuato la seguente ripartizione delle giornate di ritiro, in base alla lettera del proprio cognome: 26 marzo giovedì  -  dalla A alla B 27 marzo venerdì -  dalla C alla D 28 marzo (mattina) sabato - dalla E alla K 30 marzo lunedì -  dalla L alla O 31 marzo martedì  - dalla P alla R 1 aprile mercoledì  - dalla S alla Z Poste Italiane ricorda inoltre che in questa fase ciascuno è pertanto invitato ad entrare negli uffici postali esclusivamente per il compimento di operazioni essenziali e indifferibili, in ogni caso avendo cura, ove possibile, di indossare dispositivi di protezione personale; di entrare in ufficio solo all’uscita dei clienti precedenti; tenere la distanza di almeno un metro, sia in attesa all’esterno degli uffici che nelle sale aperte al pubblico.    

21/03/2020 11:47:00 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Società Civile “'N FAMO I FREGNONI: STAMO A CASA”

di Mario Tosti Ci troviamo di fronte ad una delle più tragiche sfide della storia moderna, che ci sta sconvolgendo per le conseguenze fisiche e ci dovrebbe scuotere dalla mania di onnipotenza dell’uomo, messo a nudo nella sua piccolezza. Avremo la forza di riprendere il cammino con più umiltà e ragionevolezza, se avremo avuto la capacità di capire e riflettere. Non fa ben sperare la diffusa insofferenza per l’isolamento a cui dobbiamo sottoporci, per responsabilità collettiva.  Questa irresponsabilità rappresenta un insulto verso i tanti concittadini che si stanno prodigando in una tremenda trincea per tutelarci. È patetica agli occhi di quelli che sono stati costretti, all’opposto, ad abbandonare le loro case durante lo sfollamento dopo il bombardamento del ‘44; sconvolti e impauriti, ma confortati dall’accoglienza nelle stalle delle campagne vicine. È sacrilega rispetto ai nuovi sfollati che, anche in questo momento, fuggono da guerre abominevoli, di cui nuovi barbari dovranno rispondere alla storia: mandrie transumanti su territori sconfinati, lontanissimi dai loro paesi; scortate da minacciosi butteri di uomini; respinte da nuovi fili spinati. Cosa mangeranno; cosa berranno; dove si ripareranno dalle intemperie; dove dormiranno, si laveranno, defecheranno; chi consolerà quei bambini che trotterellano dietro a genitori disperati, come cerbiatti neonati, obbligati ad alzarsi subito e correre. Se il virus non avrà un minimo di pietà, sarà una catastrofe: senza tamponi, ospedali, letti, ventilatori, medici, infermieri, bare. Oggi sono scomparsi dalle televisioni: è una vergogna vivere nello stesso pianeta, inerti, cercando di non pensarci. Come potranno non odiare i persecutori di oggi? Proponiamoci almeno di reagire, ammaestrati dalla tempesta, per rifondare la convivenza fra i popoli: ci si presenta una condizione comparabile a quella che nel dopoguerra ha fatto nascere l’Europa, di cui oggi appare evidente l’indispensabilità. È l’ultima chiamata per farne tesoro.  

20/03/2020 20:37:40 Scritto da: Eva Giacchè

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