Notizie » Editoriale Lavoro e Impresa

I numeri Istat non mentono e segnano la disoccupazione in Italia al 12,9% . Ma come è l’universo lavoro in Umbria? Gli ultimi dati, tra l’altro pubblicati nel Giornale dell’Umbria, che riguardavano il primo trimestre 2014 non erano tanto incoraggianti: 12,6% il tasso di disoccupazione che , in assoluto, si traduceva nella rottura del muro dei 50 mila disoccupati. Le cause sono tutte riconducibili alla crisi – parola che tra l’altro oggi viene sovrautilizzata – oppure bisogna riconosce una responsabilità interna e della nostra cultura imprenditoriale? Sicuramente l’andamento macroeconomico nazionale non aiuta, ma un difetto nel modello industriale c’è e non va preso sotto gamba. Come nel caso di Umbertide, e del resto, in generale in tutta l’Umbria, sono poche  le “grandi” imprese che riescono a creare posti di lavoro, non solo assumendo ma creando un indotto abbastanza solido. Ecco, questo non basta. Non si può pretendere di crescere non modificando un sistema fatto di pianeti e satelliti. Serve dunque una spinta imprenditoriale, un sostegno maggiore al rischio d’impresa e, soprattutto, si tratta di lanciare idee innovative ( Nota bene: innovative non significa ad alta tecnologia).  Un aiuto, sotto questo punto di vista, è stato dato dal nuovo decreto sul Job Act, il quale, attraverso sgravi fiscali sulle assunzioni e l’alleggerimento di vincoli in caso di licenziamenti, aiuta quelle realtà che vogliono intraprendere la via della crescita. Il dibattito su aspetti tecnici, ad ogni modo, non ha sede in queste righe, ma è bene evidenziare come la rigidità del mercato del lavoro venga sostituita (parzialmente) da una positiva flessibilità che magari - è questo l’augurio-  aiuterà anche quei 174 mila umbri inattivi che costituiscono ben il 30,6% della popolazione regionale fuori dalla forza lavoro ( disoccupati e occupati ). La parola chiave è dunque «vivacità economica», la sola che favorisca occupazione, benessere sociale e redistribuzione della ricchezza. Il resto, compreso il Job Act, fa da corredo. In questo senso, Umbertide, con la sua tradizionale vivacità imprenditoriale, può dar luogo ad un nuovo inizio economico.

13/03/2015 15:36:04

Notizie » Editoriale Contabilità

Dalle questioni generali a quelle particolari. La legge di Stabilità ha profondamente trasformato il cuore delle amministrazioni locali. Infatti, finalmente, il governo Renzi ha  messo mano sulle regole contabili di Regioni, Province e Comuni. Dal punto di vista generale, in buona sostanza, senza entrare in tecnicismi, che però ci indicano la strada, i Comuni non potranno basare i bilanci su entrate previste sulla carta ma non riscosse. Ogni amministrazione, inoltre, dovrà prevedere un fondo di garanzia, proporzionale al tasso di mancata riscossione, che blocca le risorse altrimenti utilizzabili per la spesa corrente. In questo modo, le nuove regole mirano ad evitare che gli enti locali finanzino la spesa effettiva con entrate teoriche. Nel particolare, questo impone al Comune di Umbertide una nuova logica di bilancio. Come si sa, uno di problemi di fondo del bilancio comunale è proprio l’iscrizione in esso  di crediti non riscossi, alcuni dei quali non si capisce bene se addirittura prescritti. Al di là del necessario controllo da svolgere su di essi, il fatto però rimane: via le entrate previste e non riscosse. Questa nuova impostazione, spinge il nostro Comune ad  abbandonare la logica, che peraltro la Corte dei Conti ha più volte rilevato, del ricorso alle massicce anticipazioni di cassa per coprire le spese correnti. Il vero nodo da sciogliere per il bilancio comunale è infatti proprio questo reiterato attingimento alla Tesoreria per finanziarsi. Un circolo vizioso o un cane che si morde la coda: non ho liquidità, vado in banca, mi indebito, pago gli interessi e, per coprire l’operazione, mi indebito di nuovo. Lo si capisce: è possibile andare avanti così? Un’altra annotazione generale per poi scendere nel particolare. La legge di Stabilità prevede, anche qui positivamente, la realizzazione del bilancio consolidato per misurare i risultati effettivi dell’ente locale e delle sue società controllate o partecipate.  La redazione del bilancio consolidato è uno straordinario strumento per fotografare la vera realtà di un ente locale e capire quanto pesino alcune scelte nei servizi. Infatti, il Comune di Umbertide è forse per questo che si è affettato a vendere ad un privato la società pubblica AIMET per alleggerire il “consolidato” ed entrare nel Patto di Stabilità?  

01/02/2015 22:23:19

Notizie » Editoriale Il passato e il futuro

Tempo di bilanci. Qual è quello della nostra comunità umbertidese? Sarebbe riduttivo far considerazioni a grandi linee; conviene analizzarlo bene in quattro macroaree per avere una miglior visione complessiva: politica, economia, sport e cultura.   Politica. Il consiglio comunale ha visto entrare per la prima volta una lista civica, tra l’altro, affermatasi come seconda forza locale nelle elezioni, che ha scosso, insieme all’ascesa del Movimento 5 Stelle, il clima politico umbertidese, da tempo stagnante. Questa nuova dialettica politica, più frizzante, è come un toccasana per la città, che potrà, sotto questo punto di vista, fare un sorriso. Sorriso più tirato, tuttavia, quando si parla di conti e di bilanci, per le aziende ma soprattutto l’amministrazione locale. La fine del 2014 ha rilevato un acceso botta e risposta fra Comune e Corte dei Conti  riguardo eventuali squilibri di cassa, che si riferiscono però all’anno 2012. Tuttavia tale pregressa situazione ha inciso su quest’ultima parte del 2014, che ha visto l’amministrazione vendere un pezzo pregiato come l’AIMET e l’ex mattatoio, pur di riequilibrare la situazione finanziaria. Vi sono problemi di liquidità, che le continue anticipazioni di cassa confermano. La liquidità è anche un problema delle PMI locali, le quali nel 2015 si vedranno messe (forse?) al patibolo dalla nuova legge di stabilità per il possibile pagamento del TFR. Poco c’è da dire, invece per lo sport,  se non parlare di una questione legata alla memoria. La Tiberis , retrocessa in prima categoria, per poi essere salvata dalla fusione con il Pitulum, compie i suoi 100 anni. Questo pezzo di storia umbertidese finito nel dimenticatoio ci fa capire come la memoria storica si sta mestamente diluendo e pian piano scomparendo. Di fatto, anche dal punto di vista culturale, va ricordato che non si è fatto nulla per un altro centenario, quello della prima guerra mondiale, alla quale molti nostri concittadini parteciparono. Insomma, con una mano sulla coscienza, qualche considerazione che va al di là dei numeri va svolta, perché la crescita di una comunità passa anche dalla sensibilità culturale. Purtroppo ancora nella nostra città fatica a formarsi il patto generazionale, un vuoto difficilmente colmabile tra chi è memoria e chi della memoria ne deve far tesoro.  Le comunità locali, del resto, si fondano su questo. Al di là dei numeri

02/01/2015 15:14:36

Notizie » Editoriale Ben alzata Umbertide

Ottobre e novembre hanno segnato un nuovo capitolo per la nostra polis: il risveglio. Eh già, perché il letargo dovuto all’indifferenza e alla piattezza si è finalmente interrotto e gli umbertidesi hanno scoperto il loro lato partecipativo e mostrato un attivismo ai molti sconosciuto. Il motivo? Le libertà e i diritti minacciati. Sicuramente da come avete potuto notare in prima pagina, una di queste libertà è quella di stampa e di espressione, simbolo, e della libera agitazione delle idee, alla quale noi di Informazione Locale vogliamo partecipare, recitando un ruolo fondamentale. Ma senza dilungarci oltre in questa vicenda, c’è  un diritto che molti umbertidesi – sicuramente 1300 sul virtuale- stanno con forza rivendicando: il diritto alla sicurezza. Le numerose ondate di furti che si sono susseguite in questi giorni ad Umbertide hanno spinto alcuni cittadini a creare una pagina facebook cha ha mosso gran parte degli umbertidesi ad organizzarsi. “Riprendiamoci Umbertide”, questo il nome, ha riproposto con forza il tema della sicurezza, tanto da non passare inosservata. Ora l’unica domanda è se si tratti di banale qualunquismo, spirito di vendetta oppure una partecipazione attiva per migliorare la nostra città: solo il tempo, in questo caso, ci darà le risposte. Ad ogni modo, il primo passaggio per uno spirito energico e più partecipe è stato fatto, simbolo anche esso di un risveglio oramai completato e non frutto di una semplice scossa politico-sociale, quanto di un processo di maturazione che va avanti da tempo. Ora manca l’ultimo passo e va fatto dalle istituzioni, ancora un po’ appisolate; perché la nostra comunità si è vivacizzata e non ha bisogno della vecchia politica, sinonimo di consenso e staticità, ma di un atteggiamento dinamico e proattivo. Andrea Levi Codovini

21/11/2014 17:50:36

Notizie » Editoriale I tagli nella Regione

Le Regioni sono chiamate in questa legge di Stabilità , come si sa, a contribuire in modo decisivo al ristabilimento della finanza pubblica. Esse, come ha detto Renzi, debbono fare la loro parte; il problema è la misura di tale parte. Infatti, le Regioni rivendicano il peso maggiore che hanno dovuto sopportare nelle ultime Finanziarie. Allora per aprire un dialogo fattivo tra Stato e Regioni - senza mandare tweet - è necessario stare sui numeri. Proviamo prima a scavare un po’ più a fondo sul contributo delle Regioni alla riduzione delle spese e poi vediamo di fare, con una tavole delle spese, una comparazione tra le Regioni e stabilire come si comporta la nostra Umbria. La Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, COPAFF, ha elaborato un Rapporto di  Condivisione tra i livelli di governo dei dati sull’entità e la ripartizione delle misure di consolidamento della finanza pubblica. Si tratta del Primo rapporto del 16 gennaio 2014, che delinea dal 2008 al 2013 le 19 manovre di finanza pubblica approvate dai vari governi. Il totale è pari a 122,8 miliardi di euro; l'impatto su Regioni (comprese le spese sanitarie), Comuni e Province ha toccato i 32,7 miliardi. Nel periodo esaminato il taglio delle spese correnti per le Regioni è stato di 7,7 miliardi, di 6,2 per i Comuni, 2,4 per le Province e 8,2 miliardi per la sanità. Più contenuti i tagli per le spese in contro capitale: 5,5 miliardi per le Regioni, 1 per i Comuni e 333,4 milioni per le Province. Nel 2013 l'effetto cumulato in termini di indebitamento netto a fronte dei provvedimenti di finanza pubblica adottati a partire dal 2009 è stato pari a 78 miliardi di euro, come risultato netto di una riduzione di spesa di 23,8 miliardi. Il calo della spesa è imputabile per 10,1 miliardi alla parte corrente e per 13,7 miliardi al conto capitale. Lo stesso Cottarelli, in un’audizione alla Camera, ha sottolineato come tra il 2009 e il 2012 lo Stato abbia ridotto la spesa del 10% in termini nominali, i Comuni l'8%, le Province il 14% e le Regioni, salvo il comparto della sanità stazionaria, il 16%. Quindi c'è stata una riduzione molto forte delle spese anche per le amministrazioni centrali, ma non per le pensioni, salite del 7%. Il quadro ci restituisce uno sforzo delle autonomie locali e delle Regioni in termini di riduzioni di costi. Ma se andiamo nel dettaglio dell’analisi delle entrate ISTAT 1992-2011 (il 2012 non è disponibile) si nota un parallelo aumento delle entrate delle Amministrazioni Locali di circa 82,7 miliardi. È vero che la maggior parte dell’aumento attiene ad una modifica delle entrate delle Amministrazioni Locali voluta dal legislatore nazionale, ma questo non toglie la pressione molto marcata delle imposte e tributi locali.  Dove si può dunque tagliare ulteriormente senza aumentare le tasse? Un quadro delle spese regionali lo offre Il Sole 24 Ore su dati del Ministero. L’Umbria come si pone in questo quadro delle spese? Ragionando su valori in euro per abitante, l’Umbria, comparata con le Regioni dell’Italia mediana (Toscana, Emilia-Romagna, Marche) sembra posizionarsi ancora troppo in alto. Per le spese correnti l’Umbria spende per abitante 438 euro, mentre la Toscana 331, l’Emilia-Romagna 275 e le Marche 336. Uno sforzo qui non è possibile farlo? Per il personale, l’Umbria spende per abitante 63 euro, la Toscana 39, l’Emilia-Romagna 31 e le Marche 40.  Possibile che siamo anche qui al primo posto? Per il funzionamento (arredi, carburante, cancelleria, ecc.) l’Umbria spende 93 euro, la Toscana 76, l’Emilia-Romagna 28 e le Marche 49. Una sforbiciata non è qui prevedibile? Per gli organi istituzionali, solo le Marche ci anticipano con 12 euro per abitante, essendo l’Umbria attestata a 11; l’Emilia a 8 e la Toscana a 6. Un qualche euro di troppo qui c’è. Lasciamo la Sanità che è tema troppo delicato e implica altre e più importanti variabili, ma un discorso a carte scoperte, senza veli sulla riduzione delle voci che abbiamo sopra riportato non sembra scandaloso, come anche il presidente del Consiglio ha indicato. Artcicolo del nostro Direttore Giovanni Codoivni, pubblicato ne Il Giornale dell'Umbria, 23.10.2014

06/11/2014 18:51:25

Notizie » Editoriale Windows shopping

I commercianti si lamentano, le boutique chiudono a vista d’occhio e le piazze diventano sempre più vuote. Di certo il carico fiscale che gli imprenditori italiani subiscono non aiuta e quasi sicuramente rappresenta la principale causa di questo andamento claudicante, ma tra il bouquet delle cause delle serrande chiuse c’è nascosto da qualche parte l’uso dei social media. Ebbene sì, non sempre l’uso di facebook ha portato benefici, perlomeno nel caso umbertidese. Le nostre varie inchieste hanno evidenziato che molti negozi, ristoranti e associazioni hanno un profilo dedicato quasi esclusivamente alla loro attività. Costi di marketing e altri legati alla comunicazione con il  cliente sono sicuramente scesi; pensate solo a quanto un’azienda risparmia esponendo i propri prodotti con delle foto su questa piazza virtuale, invece che allestire una vetrina e magari creare o partecipare a qualche evento. Niente di più vero, ma l’arma social è spesso e volentieri a doppio taglio. La logica dell’ esporre sulla bacheca facebook i propri prodotti finisce per far venir meno il sale delle vendite: il cosiddetto “windows shopping”. A quanti di voi è capitato vedere per strada una bella borsa o una bella lampada e siete entrati nella boutique a comprarla? Con il solo approccio legato allo sviluppo dei social network si depotenzia l’acquisto per puro gusto, magari si dà spazio ad acquisti mirati e per necessità, anche fuori vincoli limitativi di bilancio, e si perde il legame con la propria città e la relazione umana, che comunque c’è in ogni scambio, anche commerciale. Eppure questo fenomeno non ha colpito tutte le realtà vicine ad Umbertide, come ad esempio Città di Castello, che non risente così pesantemente del calo dei “windows shopper” (coloro che comprano guardando solo la vetrina). Perché? La differenza sta nel vivacizzare le zone strategiche, come ad esempio il centro storico, mobilitando più gente possibile e rendendo il tutto più appetibile per ritornare a fare shopping; insomma creando un bisogno, ovvero quello che più necessita ai commercianti per proseguire la loro attività. La soluzione spetta ai privati più intraprendenti e innovativi, ma un concreto aiuto si attende da un Pubblico più dinamico.   Andrea Levi Codovini

13/10/2014 21:45:28

Notizie » Editoriale China mania

Che le attività commerciali cinesi siano ormai radicate è noto così come gli effetti che esse hanno portato nella nostra comunità. O meglio, non dobbiamo solo soffermarci su queste considerazioni.I tre negozi  - quello di fronte piazza Michelangelo,quello in fondo a via Morandi, e l'altro di via Roma – hanno portato cambiamenti nelle abitudini degli umbertidesi, grazie all’offerta low-cost abbinata ad un’ampia varietà, che vanno lette dai due diversi punti di vista del panorama economico (domanda e offerta, consumatore e produttore) soffermandosi sui pro e i contro. Iniziamo dal lato del compratore medio locale. Il primo aspetto che salta subito all’occhio è quello del prezzo, il quale è imbattibile o quasi nella zona. Il consumatore italiano, vuoi per una pressione fiscale elevatissima, vuoi per le sue aspettative future o semplicemente per naturale predisposizione, è risparmiatore e vede di buon occhio queste offerte a costo quasi nullo; l’umbertidese non è estraneo a queste dinamiche e quindi tale fatto non può che essere un punto a favore dei concorrenti asiatici, i quali permettono di far respirare i nostri portafogli. Ma non è tutto oro ciò che luccica, perché se i nostri risparmi accrescono, la nostra qualità di vita cresce anche essa? No, i prodotti, sebbene nella gran parte validi e in buono stato – se certificati dalla UE-, non possono essere comunque comparati a quelli prodotti dalle imprese e boutique locali dove il valore aggiunto della mano d’opera è di gran lunga maggiore di quello proposto dai rivenditori cinesi. Ora però andiamo ancora più a fondo con la nostra analisi passando dal lato dei produttori. L’impatto diretto sembrerebbe ancora essere negativo per principalmente un motivo: la perdita di clienti a causa della animalesca battaglia sul prezzo, che inevitabilmente porta anche alla cessazione di molte attività. Le imprese locali, che hanno dei costi marginali piuttosto alti,  non possono competere con questo tipo di realtà le quali fanno delle loro offerte a basso costo un’arma vincente, attuando una vera e propria leadership di prezzo. Insomma se la nostra analisi finisse qui, questa nuova moda che è sbarcata ad Umbertide non ha fatto altro che danneggiare la nostra economia. Ma è veramente così? Se ci pariamo gli occhi attraverso l’aria pessimista del tipico protezionista, si, però se guardiamo più avanti, con una mente più aperta, le nuove realtà asiatiche possono,e in molti casi hanno rappresentato, una scossa positiva per le varie economie locali. Alle imprese della zona, molte delle quali sono morte, vuoi per un clima economico soffocante, vuoi per una caratteristica intrinseca nelle abitudini e nello spirito delle nostre parti, si vedono costrette a rivedere i piani aziendali e a vivacizzare le loro offerte per “sopravvivere”.  Novità per il consumatore, ma anche per il cittadino, che vedrà Umbertide rifiorire grazie a delle scelte più ampie, realtà più aggressive, internazionali e magari uscire dalla crisi prima di altri paesi umbri che affogano nell’acqua di un bicchiere sempre mezzo vuoto. Andrea Levi Codovini

06/08/2014 20:08:09

Notizie » Editoriale 100 anni e si vedono

Gli anniversari non sono solo commemorazione, che ci vuole per rispetto del suo significato profondo ed etimologico: ricordare insieme.  Tuttavia, se ci fermassimo a questa posizione, ci ingesseremmo in una rigida liturgia priva di valore per l’oggi. Essi sono dunque occasioni anche per progettare e leggere il presente. Proprio questo anno, ci apprestiamo  a celebrare (ma non a commemorare) due anniversari centenari: la nascita della Tiberis calcio e la I° Guerra Mondiale (G.M.). Due eventi tra loro opposti per significato e contesto, ma che ci dicono tanto sul presente. La gloriosa vicenda della mitica Tiberis finisce proprio, per dispetto o astuzia della Storia non sappiamo,  quando compie i suoi cento anni, fatti di partecipazione, impegno, solidarietà e risultati. Del resto, essa ha caratterizzato un’epoca, anche in competizione con altre importanti società, come Usu e Don Bosco, nella sua prima parte, o come Montecorona o Pitulum nella sua più recente storia. Comunque sia, per la Tiberis sono passate intere generazioni di atleti, dirigenti e presidenti, facendo un pezzo consistente di questa città. Non averla ricordata ( siamo ancora in tempo) è già una colpa che la dice lunga sull’attenzione delle istituzioni e sul riconoscimento morale che si deve ad un soggetto centrale della nostra comunità e della Regione. È vero che finisce nel momento del compleanno centenario, ma questo è una ragione in più per non dimenticare. Per quanto ci riguarda, come giornale e casa editrice, siamo sempre pronti per realizzare un libro, ultimo segno di memoria. Per questo vorremmo vedere il presente come un onore alle armi del passato. Oggi si è costituita una nuova società che porta il nome glorioso di Tiberis e vogliamo pensarla come una logica continuità di quei cento anni, visto che ne porta il titolo (il nome e quello sportivo, almeno crediamo). Quindi merito a chi si è assunto un onere difficilissimo in un contesto economico e finanziario insostenibile, ma anche attenzione puntuale a non commettere gli errori recenti. Ne va dell’intero sport umbertidese. Allora occorre un nuovo approccio allo sport, nel quale le diverse società sportive creino un sistema integrato e non competitivo tra loro (dal drenaggio degli sponsor all’iscrizione di atleti e alla gestione degli impianti) e l’Amministrazione svolga il ruolo che gli è proprio, slegandosi dal modello di controllo e di etero-direzione che si è assunta nel tempo.  I ruoli sono ruoli e vanno rispettati. Non dimentichiamo che lo sport umbertidese è una risorsa educativa, sociale e strategica per la città. Alla nuova società Real PItulum-Tiberis un sentito augurio di cento di questi giorni. Sul centenario della I G.M. non sappiamo, invece, cosa pensare. In città, che peraltro per tradizione è molto sensibile  e attenta alla memoria, non c’ traccia di un evento. Il patto generazionale si costruisce del resto a partire dal passato. E pensare che legate alla I G.M. vi sono storie, eventi e personaggi che hanno dato significativi contributi alla Patria e alla città. Perché, allora, non costituire un comitato promotore per il ricordo della I G.M.(noi siamo pronti) come hanno fatto lodevolmente quei cittadini che vogliono ricordare i cento anni dell’inizio dell’elettrificazione a Umbertide? Il direttore  

12/07/2014 15:39:24

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