Notizie » Economia Impianto a biomasse Pian d'Assino. Si farà?

Forse perché si terrà domenica prossima 17 novembre alle ore 17,30, presso San Francesco, la riunione del comitato Verde Pian d’Assino che è arrivata una risposta interlocutoria da parte di Regione e Comune di Umbertide. L'impianto a biomasse in località Pian D'Assino, almeno per il momento, non si farà. Questo è il risultato raggiunto dal Comune di Umbertide e dalla Regione dell'Umbria che hanno ottenuto dalla società che aveva presentato il progetto, la Gmp Bionergy, l'impegno a fermare la realizzazione dell'impianto e a valutare la possibilità di una nuova localizzazione. In seguito il sindaco Marco Locchi, l’assessore comunale Giovanni Valdambrini e l'assessore regionale Silvano Rometti hanno anche incontrato i rappresentanti del Comitato Verde Pian d’Assino, per informarli sui nuovi sviluppi della vicenda. “Grazie all'impegno di Comune e Regione è stato fatto un primo passo importante verso la rivalutazione di un progetto che ha suscitato timori e preoccupazione tra la popolazione di Pian D'Assino e di Umbertide – hanno dichiarato il sindaco Marco Locchi e l’assessore Giovanni Valdambrini – sin dall'inizio l'Amministrazione Comunale di Umbertide ha messo in atto tutte le misure possibili al fine di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto della normativa vigente, e l'accordo raggiunto con la Gmp Bionergy fa ben sperare per una felice risoluzione della vicenda”. “Abbiamo ottenuto un primo importante risultato dalla società Gmp Bioenergy: c’è l’impegno a non avviare alcun lavoro per la costruzione dell’impianto di gassificazione a biomasse legnose in località Pian d’Assino e, nel frattempo, a rivalutare la sua realizzazione e a prendere in considerazione l’ipotesi di nuove localizzazioni. La Gmp Bioenergy ha assicurato che la nostra richiesta sarà valutata dal consiglio di amministrazione della società e attendiamo la decisione definitiva. La Regione, insieme al Comune di Umbertide, continuerà a seguire con attenzione tutto l’iter, tenendo conto delle posizioni che i cittadini hanno espresso sulla questione”. 

26/11/2013 16:15:02

Cultura Disinformazione giovanile locale

 È tempo di metamorfosi; soprattutto per i giovani e per il loro rapporto con l’informazione. I dati parlano chiaro. A livello nazionale, il quotidiano  tra le nuove leve non ha più lo stesso appeal, visto che solo il 14,6% ( fonte: Rapporto giovani )  di essi lo compra mentre il 29% ( fonte: rapporto giovani )  lo legge. La ricerca però risulterebbe ristretta  se ci limitassimo solamente a vedere e analizzare i dati che riguardano il cartaceo, anche perché il mondo dell’informazione ha vissuto in questi ultimi anni una vera e propria metamorfosi grazie all’entrata in campo dei social network e dei giornali on-line. Questi  strumenti  di comunicazione infatti sono ciò che hanno dato il via alla crisi dell’editoria e al decadimento di quella pietra miliare della nostra società che il quotidiano rappresentava fino al secolo scorso, anche perché se prima i giovani andavano in edicola ora basta un click e possono trovare le news che vogliono quando e come vogliono. Il circa 70% di essi  ( fonte: Rapporto giovani), naviga ora sui siti internet per cercare le notizie, facendo così calare drasticamente le vendite dei giornali cartacei che sono sempre più, vuoi per il calo dei lettori vuoi per la crisi che sta dilagando in ogni settore, in chiaro declino. D’altro canto però c’è chi vede un risvolto positivo in questa moltiplicazione dei canali d’ informazione, affermando che tale vasta  possibilità non possa altro che avvicinare di più i ragazzi a ciò che accade intorno a loro, facendogli sviluppare una propria opinione politica e un proprio senso critico. A supporto di questo punto di vista sono , ad esempio,  i dati ci mostrano come  tra il 46% e il 49 % (fonte: Rapporto giovani ) delle nuove leve, si informa tramite tablet o smartphone, evidenziando sempre di più come le nuove tecnologie, simbolo e strumento dei giovani, stanno influenzando i mezzi di comunicazione e cambiando il modo di fare informazione tanto da espropriare a volte il significato di informazione stessa ( rendendola forse disinformazione ?) .  Veramente quindi i giovani hanno beneficiato da questa rivoluzione?  La risposta a dir il vero è negativa visto che malgrado i così tanti canali a loro disposizione una buona fetta dell’universo giovanile non è interessato a reperire notizie, o per lo meno a selezionare notizie di un certo spessore. Cartina di tornasole di questi  dati  sono sicuramente i numeri emersi  dall’indagine svolta a livello locale – abbiamo preso un significativo campione di ragazzi dell’Istituto Superiore Leonardo da Vinci di Umbertide – i quali sottolineano come anche su  una piccola realtà come la nostra la cultura dell’informazione non sia poi così diffusa. Il 60% dei nostri ragazzi sceglie la rete come canale d’ informazione e il 43% si interessa di questioni che riguardano la propria zona, rimarcando così il dato che si riscontra sulla nostra  pagina facebook di Informazione Locale, la quale ha un alto tasso di gradimento fra le persone che vanno dai 18 ai 30 anni. Ma ciò che più risalta tra tutte le informazioni raccolte è sicuramente il dato che riguarda la famiglia, visto che il quotidiano è sempre meno presente tra le mura domestiche ( solo il 17% degli intervistati dispone quasi ogni giorno del quotidiano in casa). Una riflessione è dunque obbligatoria; come mai sebbene i tanti canali a disposizione il mondo dell’informazione è sempre meno a stretto contatto con le nuove generazioni?  Le responsabilità non sono solamente di un solo fattore ma di molteplici. Prendiamo ad esempio il dato poco sopra elencato e poniamolo in termini opposti : l’83% degli studenti presi come campione non dispone del giornale quotidianamente a casa. Di sicuro la famiglia recita una parte fondamentale nella formazione, culturale e sociale, del ragazzo e se questa non lo sollecita o viene a mancare ecco che si hanno gli negativi su tutti i livelli: dal crollo dell’editoria al passaggio da informazione a disinformazione. Qui il ruolo della scuola deve farsi ancor più forte visto che deve fare i conti con l’assenza della componente familiare , ma il processo è stato già ben avviato. Nel istituto Leonardo da Vinci di Umbertide, ad esempio alcune classi partecipano ad un progetto dell’osservatorio “il quotidiano in classe” che avvicina i ragazzi alla lettura del quotidiano. Ma la più preoccupante se non diffusa causa della mancanza della cultura dell’informazione è l’atteggiamento tipico delle nuove generazioni, le generazioni del virtuale che figlie della mentalità di semplificazione dei social network iniziano un processo di alienazione nei confronti della realtà circostante. Questi canali dunque non portano benefici all’informazione, anzi la rendono sempre più vuota, facendola lentamente scomparire come un relitto in fondo all’oceano.

26/11/2013 16:11:58

Cultura Arturo Lozzi: talento internazionale

Arturo Lozzi è un disegnatore di fumetti umbertidese che vanta collaborazioni con le più prestigiose case editrici italiane (Sergio Bonelli Editore e Star Comics) e americane (Marvel e Valiant). Oggi ha accettato di guidarci alla scoperta del “dietro le quinte” di un albo a fumetti. A che cosa stai lavorando in questo momento? Sto lavorando a una storia del personaggio Dampyr, della Sergio Bonelli Editore, sceneggiata da Mauro Boselli. É un albo di 94-95 pagine - più o meno come tutti gli albi seriali della Bonelli-  e probabilmente uscirà il prossimo anno, dato che il tempo tecnico per completarla è di 7-8 mesi e poi va lavorato con i letteristi e mandato in tipografia. Come lavori? Normalmente inizio facendo uno sketch di tutte le pagine di sceneggiatura che mi vengono inviate. Sono 10-15 ogni mese. Poi passo allo storyboard, che include neri e bianchi, luci e ombre e offre  un'idea più precisa di come sarà la tavola finita. A questo punto invio tutto allo sceneggiatore, se è lui a dirigere la testata, oppure al direttore responsabile. Una volta ottenuto l'OK, passo alla matita aggiungendo dettagli e particolari. Poi aggiungo lo sfondo e quindi passo all'inchiostrazione. Dalla bozza iniziale alla versione finita di una tavola composta da sei vignette servono mediamente 2-3 giorni di tempo. Per questo motivo, un disegnatore impiega fino a 9 mesi per completare 95 pagine. Di 15 pagine in 15 pagine, una volta che l'albo finito arriva in redazione viene inviato al letterista. Quando torna in redazione, l'albo  passa sotto il controllo dello sceneggiatore che, solo a questo punto, proporrà delle eventuali modifiche da fare. Bisogna tenere presente che ci sono più disegnatori che lavorano contemporaneamente su più storie nell'arco dello stesso periodo di tempo ed è allo sceneggiatore che tutti i disegnatori si rivolgono per avere chiarimenti. Lo sceneggiatore ha anche il compito di garantire un alto standard qualitativo e una certa omogeneità all'interno della serialità, quindi ha diverse cose a cui pensare. Solo quando l'albo è completo, lo sceneggiatore può rendersi conto se la storia funziona, se ci sono incongruenze o se ci sono errori involontari del disegnatore che non era  nemmeno al corrente di dettagli che, magari, non erano ancora stati pensati al momento della prima stesura della sceneggiatura. Qual è la principale difficoltà che ti trovi ad affrontare nel tuo lavoro? Una delle principali difficoltà sta nel conciliare esigenze artistiche e pratiche. Quando per esempio un disegnatore si trova davanti a una storia che sente sua, la disegna in modo più dettagliato, più ricco ma per fare questo ci vuole più tempo. Tempo che un disegnatore non ha mai perché deve procedere a ritmi di 10-15 pagine al mese. Rispettare le scadenze è fondamentale in questo campo. Di conseguenza, direi che  mediare tra risultato finale e tempo a disposizione è la cosa più difficile da fare. Può essere difficile anche trovare un'inquadratura interessante e originale tale che, andando da sinistra verso destra, agevoli il personaggio che deve parlare per primo in una vignetta. Diventa ancora più difficile quando c'è tanto testo o tante persone che parlano. Il lettore non ama la ripetitività e  il disegnatore deve fare in modo da personalizzare le proprie opere. A questo scopo anche la scelta della luce ha un ruolo fondamentale. Ti andrebbe di raccontare la tua esperienza americana? L'esperienza americana è stata breve ma intensa. Ho lavorato con la Marvel e con la Valiant. Sono state esperienze estremamente gratificanti dal punto di vista professionale. Tuttavia, quando devi lavorare 24 ore al giorno, diventa difficile conciliare la vita privata con i ritmi imposti dal loro mercato. In cosa le case editrici americane sono diverse da quelle italiane? Per una casa editrice americana, le scadenze sono più ferree e fondamentali di quanto non lo siano per le case editrici italiane. Ho dovuto più volte ricorrere a quella mediazione tra qualità e tempo di cui ho parlato prima. Inoltre. il mondo editoriale americano è altamente gerarchizzato con editor, assitant editor, associated editor etc. Spesso mi confondevo addirittura i titoli ma mi facevo perdonare con la scusa di non parlare bene la lingua. A che cosa hai lavorato negli Stati Uniti? Per la Marvel ho lavorato ad Iron Fist – Immortal Weapons un personaggio creato negli anni '70 che pur mantenendo le caratteristiche  originali è stato dotato di una nuova grafica e un nuovo plot narrativo - e al rilancio di Ghost Rider, una collana chiusa e poi ripresa. Per la Valiant,  ho lavorato al rilancio di personaggi degli anni '90 che dopo aver goduto di un certo    successo erano decaduti. Dei finanziatori hanno ripreso i diritti di questi personaggi e hanno creato un team  che contribuisse a calare i personaggi nella contemporaneità sia a livello estetico che narrativo. Con altri artisti, sono stato chiamato a far parte dello staff e lavorare al character design, ovvero a  immaginarne le fattezze e le fisionomie dei personaggi. Un'esperienza unica. Negli ultimi anni, molti eroi dei fumetti hanno invaso cinema e televisione. Che ne pensi di questo fenomeno? Sì, cinema e TV hanno dimostrato molto interesse per gli eroi dei fumetti negli ultimi anni ma sono i personaggi ad essere diventati più famosi e popolari non i creatori. La vera cultura del fumetto fatica ancora a diffondersi. Non sono molti che sanno chi ha creato Batman o Superman. In alcuni paesi ci sono state cause per attribuire la paternità di personaggi sia all'autore delle storie che al disegnatore.  In Italia siamo ancora un passo indietro Nonostante ci siano state proposte di legge per modificare la parte relativa ai fumetti del capitolato sul  diritto d'autore del'21, nulla si è ancora concretizzato. Per saperne di più, segui Arturo Lozzi su Facebook!

26/11/2013 16:11:44

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