Notizie » SLIDER Petizione civica: stop a Piazza Mazzini

Il Comitato cittadino “Per il Centro cittadino” e Umbertide Aperta promuovono una petizione per il ripristino di Piazza Mazzini nella sua viabilità e nella sua originaria dimensione di spazio aperto, nell’intento di restituire funzionalità, percorribilità, vivibilità ed attenzione al centro cittadino. Oltre che per l’oggetto, già di per sé importante, l’iniziativa si caratterizza per lo strumento adottato: la petizione, un istituto di partecipazione popolare previsto dall’articolo 18 dello Statuto del Comune di Umbertide, utilizzato per la prima volta. La raccolta di firme, già partita, verrà organizzata cercando di condividere con il maggior numero di persone possibile una serie di proposte rivolte alla valorizzazione del centro storico cittadino, frutto di una iniziativa partecipata con professionisti e cittadini. Il documento sarà quindi portato attraverso il Consigliere Luigino Orazi alla attenzione del Consiglio Comunale, peraltro mai coinvolto nella modifica urbanistica che ha stravolto Piazza Mazzini. Dunque, affermano i coordinatori di Umbertide Aperta, Roberto Tullini e Alessio Tardocchi, “innovazione nella proposta, nello stile e nei metodi democratici. Ciò che ad Umbertide serve per recuperare un confronto ed una dimensione partecipativa utili ad elevare la qualità dell’attività amministrativa”. L’iniziativa trae origine dalla necessità di ripensare la città in modo unitario, a partire dal suo “centro”. “Il piano di valorizzazione e di rilancio del centro storico cittadino – affermano i coordinatori di Umbertide Aperta - deve innanzitutto essere inquadrato in un nuovo disegno urbanistico che recuperi la frammentazione che oggi caratterizza Umbertide restituendo sistematicità ad un tessuto cittadino privo di continuità e collegamento. Pertanto – aggiungono Tullini e Tardocchi - gli interventi da realizzare nel e per il centro storico, non riducibile alla Piazza Matteotti, non possono essere fine a se stessi, ma debbono essere inquadrati in un progetto complessivo che abbia una sua precisa logica ed identità, che rispetti un preciso criterio, che dia uno stile omogeneo ed un immagine globale in particolare al cuore del centro storico stesso, valorizzandone le tante e nascoste particolarità. Un progetto in grado di coniugare l’aspetto urbanistico con la funzionalità degli spazi”.   Oltre al ripristino di Piazza Mazzini nella sua dimensione originaria di spazio aperto, Umbertide Aperta propone di utilizzare Piazza del Mercato (sotto la Rocca) per una tipologia commerciale tipica e di qualità, salvaguardandone il pregio. Di spostare il mercato del mercoledì sulle piazze e sulle vie del centro storico, definendo un percorso che si sviluppa attraverso tutta l’area adiacente Piazza Matteotti e fino a Piazza Marconi, recuperando in tal modo il parcheggio su Piazza Caduti del Lavoro. Di restituire a Piazza XV aprile la sua naturale dimensione di luogo della memoria, anche in vista del settantesimo anno della commemorazione. Di iniziare uno studio di fattibilità per il recupero dell’Umbertide sotterranea, vero giacimento culturale e con potenzialità turistico museale.   Altre proposte: realizzare un parcheggio nell’area del “pratino” della Piattaforma senza alterarne l’aspetto naturale; realizzare un parco giochi per bambini all’interno della Piattaforma; potenziare il programma di iniziative previste in Piazza Matteotti (es. mercato del sabato, eventi musicali ….) attraverso una efficace collaborazione tra amministrazione e commercianti; mettere a norma l’intera area rispetto alla accessibilità (ad es. applicare materiale antiscivolo sulle passerelle in legno; dotare le scale di mancorrenti); realizzare passaggi pedonali a norma ed adottare una soluzione che consenta anche a persone diversamente abili di accedere al percorso Reggia / Tevere; costruire una scala lato Tevere per risalire dal percorso Reggia.

26/11/2013 15:59:47

Notizie » SLIDER Le cave a Umbertide

Quattro cave e un monte. Stravolgendo il titolo di una famosa pellicola, in questo numero del nostro periodico vogliamo porre l’attenzione di voi lettori/ cittadini, sulla situazione delle cave presenti a Monte Acuto che si uniscono alle oltre 120 cave. Due di esse, ancora funzionanti, stanno terminando la concessione, mentre altre due, quelle più visibili da Umbertide, sono completamente dismesse. Infatti da parecchio tempo le cave di Podere Colle e di Bucaia sono lì, immobili, abbandonate a loro stesse, e l’occhio del cittadino ne risente, vedendo la “sua” montagna sventrata, ferita. Ma come vengono date le concessioni per aprire un giacimento? Il Piano Regionale delle Attività Estrattive ci informa che: «L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di cava è rilasciata dal Comune competente per territorio che approva il progetto definitivo nel rispetto delle limitazioni e prescrizioni eventualmente impartite in occasione dell’accertamento o della successiva valutazione di impatto ambientale». Prima di dare la parola ai tecnici interpellati sulla questione, spieghiamo brevemente come si dividono le cave. Vi sono due tipi di cava: su roccia e alluvionale. Le quattro di Monte Acuto, sono tutte su roccia, mentre quelle alluvionali sono tipiche delle zone di pianura. Mentre sulle cave di montagna viene estratta roccia, in quelle di pianura, per lo più, vengono tratte fuori ghiaie e sabbie da utilizzare per scopo edilizio poiché servono per la fabbricazione di mattoni. E’ bene ricordare che oltre alle cave di montagna, sul territorio del comune di Umbertide, sono presenti anche cave di pianura. Dopo questa breve spiegazione, ritorniamo alla questione delle cave di Monte Acuto. Esse sono state incluse nel progetto per l’ampliamento del Sito d’Interesse Comunitario della Valle del Torrente Nese, che ha interessato anche le aree di Monte Acuto e di Monte Corona, esposto lo scorso luglio dal Comune di Umbertide. Il progetto ha posto l’accento sulla questione delle riconversione dei giacimenti dismessi, ipotizzandoli come luoghi di studio geologico e geomorfologico. Ma sentiamo ora il parere di due geologi- Francesco Brunelli e Giovanni Natale- per fornirci una spiegazione dettagliata sulla situazione delle cave dismesse presenti sul nostro monte. Francesco Brunelli ci informa che: «Nel territorio comunale di Umbertide sono presenti due cave attive e due dismesse; tutte le cave sono collocate entro la dorsale di Monte Acuto – Monte Tezio, per ovvie ragioni legate alla natura dei materiali coltivati (calcari). In particolare, interessano direttamente il rilievo di Monte Acuto le due dismesse, quella di Podere Colle, ben visibile dal centro abitato di Umbertide e quella di Bucaia, lungo la strada per Preggio; sono anche presenti altre situazioni, riferibili ad estrazioni temporanee, che non hanno impatti significativi sul territorio, impatti ben diversi presentano le due in questione ». Passando all’analisi delle due cave dismesse Brunelli spiega che: «La cava di Podere Colle, presenta un fronte verticale alto quasi 80 m. , per cui non può essere rinverdita, in quanto un eventuale recupero sarebbe possibile solo arretrando in fronte dandogli una pendenza molto minore. Lo stesso si può dire per la cava di Bucaia, coltivata con il vecchio tipo a gradoni, con fronte di pendenza lievemente inferiore. Anche in questo caso, sarebbe possibile un recupero arretrando il fronte e adottando  la tecnica della “microgradonatura”, con la quale si  realizzano fronti di scavo con pendenze minori, come avviene nelle altre cave presenti nel territorio comunale alle pendici del nostro monte. In questi casi, il recupero è imposto dall’ambito di destinazione del Piano Regolatore del Comune di Umbertide, essendo le cave sono comprese in ambiti di ricomposizione paesaggistica; e ciò implica che quando una ditta presente una richiesta di aprire una cava, già sa di dover documentare un reinserimento paesaggistico che sarà periodicamente controllato (la sorveglianza è competenza della Provincia)». Nel discorso concernente le autorizzazioni il geologo ha dichiarato che: «esse devono essere presentate al Comune in base ad uno specifico regolamento Regionale ».  Passando al progetto di riconvertire le cave a luogo di studio, Brunelli è di parere favorevole: «Visto che le due cave dismesse si trovano in ambito di notevole interesse ambientale, sia dal punto di vista naturalistico (collocandosi all’interno di un Sito di Interesse Comunitario) che paesaggistico, vista l’impossibilità tecnico-economica di un ripristino, è una buona idea quella di utilizzare le cave dismesse sul territorio di Monte Acuto per scopo didattico.”  Per quanto riguarda il tema della riconversione, il dott. Brunelli ha affermato che: “Qualche anno fa ho coordinato un progetto di ripristino che prevedeva un riutilizzo della cava di Podere Colle come “test site”, un  sito dove poter testare tecniche e materiali per il recupero di siti estrattivi , erano anche interessate le maggiori ditte produttrici di materiali per i recuperi ambientali, ma per diversi motivi questo progetto non è stato portato avanti. La cava di Bucaia, invece, previa messa in sicurezza di una porzione, può essere utilizzata a fini didattici, in quanto la coltivazione- conclude il geologo- ha messo in evidenza una buona esposizione di rocce della serie umbra (e mi sembra ci siano già ipotesi di lavoro in questo senso)». Passiamo ora a Giovanni Natale. Egli ci spiega che: «Una cava rappresenta sempre un vulnus  per l’ambiente e per il paesaggio che la circonda, perché si elimina sempre qualcosa senza lasciar spazio alla rinascita del suolo. Questo almeno è quello che è avvenuto in passato sulle cave anche del nostro territorio. In casi eccezionali- prosegue il dott. Natale- può essere drenata pure l’acqua di falda in modo irreparabile, perché avviene un cambio totale del gradiente idraulico. Altri problemi possono essere rappresentati dalle polveri sollevate dalle attività di cantiere, dai rumori o la stessa sicurezza dei lavoratori, la distruzione o modifica dell’habitat di specie animali, la distruzione di emergenze archeologiche importanti per l’attività turistica e così via. Nell’ambito ambientale/paesaggistico, quindi, possiamo dire che in fase di progetto devono essere intraprese delle indagini geologiche, geomorfologiche, strutturali ed ecologiche affinché il vulnus sia il minore possibile ». A riguardo della lavorazione effettuata negli anni passati sulle nostre cave di montagna, il geologo ha affermato che: «Nel caso del nostro monte Acuto, dal punto di vista paesaggistico vi è un impatto enorme e quindi potevano essere adoperate varie tecniche di mitigazione che oggi sono sempre più sofisticate, come ad esempio adottare una struttura a gradoni, facendo partire dall’alto con lo scavo e approfondire mediante una “quinta di mascheramento”, ovvero una zona che non fa vedere il cantiere. Passando ai modi di riconversione può essere usato l’ambientamento per lotti successivi, dove si deve procedere allo scavo del nuovo lotto riambientando il lotto precedente. Un altro grande impatto per l’ambiente è dato dalle “piste di arroccamento” per i mezzi di cantiere che sono molto grandi. Per evitare ciò- conclude Natale- possono essere adoperate delle tecniche particolari per effettuare il trasporto dei materiali ricavati dal giacimento in tunnel». Per quanto riguarda le concessioni, il dott. Natale ci informa che: «esse sono stabilite dal Piano e dal Regolamento Regionale della cave, che prevede i quantitativi di materiale che possono essere estratti, le tipologie, i metodi e le forme di rinnovo delle concessioni». In merito alla proposta inserita nell’ampliamento dell’area SIC, secondo la quale le cave dismesse diverrebbero un luogo di studio, il geologo ha dichiarato: « Dopo che un “addetto ai lavori” le ha fotografate, filmate, raccolto materiali per le analisi in laboratorio nei vari strati, e ricavato tutte le informazioni utili sarebbe più opportuno un utilizzo diverso, ad esempio il riempimento della cavità con terre e rocce naturali (non contaminate) risultanti dai vari cantieri edili o stradali della zona, tra l’altro previste per legge. Per l’uso didattico, nel nostro territorio,- prosegue Natale- le aree disponibili al di fuori delle aree di cava sono molte e a costo zero, mentre attrezzare un’area di cava è sempre molto costoso ad esempio per il rischio di caduta massi o per altri problemi ». Infine, ritornando sul discorso della riconversione, il dott. Natale ha affermato che: «Le opportunità sono offerte qualche volta dalla stessa natura e dal tempo, come ad esempio la cava di Vocabolo Montacuto, che in parte ha mitigato il suo impatto visivo negli anni anche grazie al colore scuro della roccia ». Alessandro Minestrini

26/11/2013 15:50:32

Notizie » SLIDER Prosperius: un modello europeo da esportare

L’Istituto di riabilitazione Prosperius Tiberino diventa un modello per la sanità maltese. Questa mattina infatti il centro umbertidese ha ricevuto la visita di una delegazione dello stato di Malta, per conoscere più da vicino il funzionamento dell’istituto di riabilitazione e la sua natura pubblico-privata. Erano presenti per il Prosperius l'amministratore delegato prof. Mario Bigazzi, il presidente del Consiglio di amministrazione dott. Domenico De Salvo, il direttore sanitario dott. Marco Caserio, il direttore amministrativo dott. Giovanni Da Campo e il sindaco facente funzioni Marco Locchi, in rappresentanza del Comune di Umbertide. Va ricordato che nel Prosperius sono compresenti le quattro fasi dell'attività sanitaria di riabilitazione previste dalle più recenti norme emanate dal Ministero della Salute. Qui la presa in carico globale del paziente non è una formula ma una scelta terapeutica articolata.   All'approccio multidisciplinare, indispensabile per un progetto riabilitativo individuale, si affianca una speciale cura nelI'offrire ambienti accoglienti e famigliari. La capacità è cresciuta fino a poter trattare fino a 200 pazienti ricoverati e ambulatoriali e sono state rese disponibili nuove attrezzature tecnologicamente all'avanguardia.   La visita della delegazione maltese si spiega per questo approccio innovativo. La visita poi fa seguito ai nuovi impegni presi dal Governo locale nel settore del sociale e finalizzati alla promozione di housing sociale e di strutture che vedono la compartecipazione tra pubblico e privato ma potrebbe costituire anche un primo passo verso nuove forme di collaborazione tra la sanità umbertidese e il Paese mediterraneo. L’Istituto Prosperius è stato preso come modello da cui prendere esempio visto che la struttura vede la presenza di una parte pubblica – Comune di Umbertide e Asl 1 – in qualità di soci di minoranza e di una parte privata, l’azienda fiorentina Prosperius SpA in qualità di socio di maggioranza. Come spiegato ai maltesi dal dott. De Salvo, l’Istituto Prosperius nacque 15 anni fa da un’idea del Comune di Umbertide che, in seguito al ridimensionamento a cui era stato sottoposto l’ospedale cittadino, avanzò l’idea di convertire parte del nosocomio in un istituto di riabilitazione. Per la prima volta il pubblico decise di aprire al privato e tale scelta si rivelò ben presto vincente visto che oggi il Prosperius conta ben 111 posti letto, rispetto ai 30 iniziali, per la riabilitazione ortopedica e neurologica di pazienti provenienti per il 65% da fuori regione.  

26/11/2013 15:46:25

Notizie » Società Civile Umbertide-Gubbio: migliore viabilità

Un miglior collegamento anche per Umbertide- Gubbio. L’inaugurazione di lunedì scorso del tratto Madonna del Ponte- Mocaiana della variante alla strada Pian D’Assino è finalmente un valore in più per il territorio. Erano presenti il presidente Anas Pietro Ciucci, il capo compartimento Anas Umbria Raffaele Spota, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, l’assessore regionale alle Infrastrutture Silvano Rometti, l’assessore provinciale ai Trasporti Domenico Caprini, il sottosegretario di stato al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Rocco Girlanda, il prefetto di Perugia Antonio Reppucci e il commissario straordinario del Comune di Gubbio Maria Luisa D’Alessandro. Il primo tratto della variante è lungo 5,9 km, è costituito da due corsie da 3,75 m per senso di marcia e consente di evitare l’attraversamento degli abitati di Mocaiana, Casamorcia e Semonte, mettendo in sicurezza gli abitanti delle frazioni da una parte e garantendo agli utenti della strada tempi di percorrenza più rapidi dall’altra. I lavori, durati tre anni, sono costati 22,7 milioni di euro. Come sottolineato dalle autorità presenti, ora l’obbiettivo è quello di proseguire con il completamento dell’arteria, fino a raggiungere Umbertide, per fare in modo che la Pian D’Assino diventi un’arteria di interesse nazionale. Per il completamento è necessario un investimento pari a 245 milioni di euro, per questo il progetto è stato frazionato in tre stralci, il primo da Mocaiana al bivio per Pietralunga di 3,6 km di lunghezza per un costo di 74 milioni di euro, il secondo da Camporeggiano allo svincolo della E45 per 5 km di lunghezza e 52 milioni di euro e il terzo da Camporeggiano al bivio di Pietralunga, per 7,4 km ed un costo di 120 milioni di euro. È stato comunque annunciato che il Governo stanzierà nella prossima legge di stabilità le risorse necessarie.  

26/11/2013 15:42:12

Notizie » Società Civile Trasporti Scolastici: novità

Dall'11 settembre, quando prenderà il via il nuovo anno scolastico, gli studenti residenti nel Comune di Perugia che frequentano l'istituto d'istruzione superiore “Leonardo Da Vinci” di Umbertide avranno a disposizione un servizio in più. Grazie alla collaborazione tra il Comune di Umbertide, la Provincia di Perugia e l'istituto, e su sollecitazione dei genitori degli alunni, è stata infatti istituita una nuova linea di autobus che, con una corsa per l'andata e due per il ritorno, farà la spola tra le frazioni a nord di Perugia non servite dalla rete ferroviaria e Umbertide. Il nuovo servizio è stato presentato questa mattina dal sindaco Marco Locchi, dall'assessore comunale ai Trasporti Maria Chiara Ferrazzano, dall'assessore provinciale ai Trasporti Luciano Della Vecchia e dal dirigente scolastico del “Leonardo Da Vinci” Franca Burzigotti. “E' con soddisfazione che l'11 settembre daremo il via ad un nuovo servizio di trasporto scolastico a cui il Comune e la Provincia, tramite l'assessore ai Trasporti, stavano lavorando da mesi. - ha affermato il sindaco Locchi – Il servizio risponde alle esigenze espresse dai genitori degli alunni delle frazioni a nord di Perugia che si erano costituiti in comitato, lamentando l'assenza di servizi di trasporto adeguati negli orari e nelle direttrici”. Il nuovo servizio di trasporto scolastico prevede tre corse, una in partenza da Bosco alle ore 7,35 con fermate a Ramazzano, Casa Del Diavolo, Resina, Solfagnano, Rancolfo, Tavernacce e Sant'Orfeto ed arrivo all'istituto “Leonardo Da Vinci” alle 8,10; due in partenza da Umbertide alle 12,35 e alle 13,40 e arrivo a Bosco, rispettivamente, alle 13,10 e 14,15. La gestione del servizio è stata affidata tramite gara pubblica alla ditta Autonoleggi Ceccarelli che si occuperà anche degli abbonamenti, il cui importo verrà stabilito applicando il contratto regionale. La linea, pur essendo prevalentemente scolastica, è inoltre fruibile da qualsiasi tipo di utenza. Per gli abbonamenti è possibile rivolgersi presso la sede della Autonoleggi Ceccarelli in via Madonna del Moro n. 12 tutte le mattine dalle ore 9,30 alle ore 12 e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15,30 alle ore 18,30.  

26/11/2013 15:41:26

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