Attualità » Primo piano Umbertide. Alta partecipazione all'assemblea dei renziani

Molto partecipata l'assemblea dei  renziani di Umbertide che si sono ritrovati col loro leader Marco Guasticchi, alla presenza del candidato sindaco Marco Locchi. Guasticchi ha spiegato il perché della scelta di tenere unito il partito: “Mentre a livello nazionale il nostro segretario Matteo Renzi sta portando avanti con tenacia la linea di un Pd forte e unito, a Umbertide non potevamo andare a briglia sciolta, tradendo le indicazioni dei nostri punti di riferimento. Come membro della direzione nazionale, sono a stretto contatto con Renzi e il suo gruppo dirigente. A Umbertide il nostro gruppo è formato da renziani della prima ora. Questa coerenza ci ha dato la forza per difendere sempre le nostre scelte. Chi ci attacca sul fronte della coerenza non conosce la nostra storia”. Il candidato a sindaco Marco Locchi ha ricordato che Umbertide vive un momento di grande difficoltà economica e sociale, talmente grave che deve essere affrontata con unità e compattezza: “Solo un Pd forte e unito può affrontare con decisione e spirito risolutivo i problemi enormi che ci attendono nei prossimi cinque anni di governo. Le guerre fratricide in seno al Pd locale non sarebbero utili a nessuno. Dobbiamo stare tutti uniti vicino al nostro segretario nazionale”. Ha quindi blindato l’accordo affermando che “la partita è chiusa”. Il coordinatore dei circoli Renzi, Giovanni Natale, affiancato da Paolo Leonardi, ha presentato il lavoro programmatico dei renziani di Umbertide: “Abbiamo proposte e persone in grado di dare un contributo decisivo per dare una svolta a Umbertide, incidendo in maniera concreta sui problemi aperti in questi anni”.

07/02/2014 11:26:46

Notizie » Editoriale Il funambolismo sulle primarie

Pubblichiamo un articolo di fondo del nostro direttore apparso su "Il Giornale dell'Umbria" del 4.2.2014 La politica è veramente un’arte che mette a dura prova la logica; meglio mette in gioco il nesso tra la consequenzialità dell’azione e il percorso intrapreso. Ciò è tanto più evidente nel tempo delle elezioni amministrative, dove più facile sarebbe mantenere fermo quel nesso. Ma in Umbria, purtroppo, c’è un anello che non tiene e i nessi logici vengono sciolti dalla politica senza dare spiegazioni logiche o plausibili. Ci riferiamo alle primarie, al metodo delle primarie come strumento - ripetiamo, strumento non fine - per la scelta dei candidati a sindaco. Il caso di Perugia riassume tutti gli altri casi regionali, che non sono pochi. L’aria che tira nel PD è infatti di trovare soluzioni interne che possano ricomporre il partito, rivoluzionato dopo la scelta, proprio alle primarie, di Renzi. Ma se si pensa di evitare le primarie nel Pd e nella coalizione di centro sinistra per il sindaco trovando, attraverso compromessi mal digeriti, soluzioni locali ai problemi regionali, la miopia politica finisce per trasformarsi in cecità politica. Diventa puro funambolismo partitico, il cui senso profondo potrebbe sfuggire alla comprensione dell’elettore. Evitare le primarie a sindaco per ricomporre il quadro regionale, che peraltro non esiste, finisce per svuotare lo stesso spirito, la lettera e la realtà dell’elezione del candidato segretario nazionale. L’uomo delle primarie che nega le primarie! Qui non si tratta di salvaguardare l’autonomia dei circoli e delle unioni comunali, ma di tutelare la democrazia e di dare corpo allo spirito dei tempi. Il rapporto corretto tra cittadino e rappresentanti passa proprio dalle comunità dove il controllo è maggiore. Per questo le primarie non sono mai una conta interna al partito, ma una scelta di civismo. Rovesciare questo rapporto logico significa impoverire la domanda politica che non è finalizzata alla guida di un partito, ma al miglior interesse della propria comunità. Il rischio che in Umbria si continui a perpetuare la scelta dei candidati a sindaco nelle polverose stanze delle segreterie regionali moltiplica la crisi dei partiti stessi. Il sindaco figlio del compromesso dei signori delle tessere o del verticismo partitico lo fa nascere, peraltro, già “anatra zoppa” e lo espone alla fragilità di un consenso parziale. Il problema e la soluzione, ora in Umbria, è tutto nel campo di chi ha compiuto la battaglia per Renzi con oltre il 70% dei consensi. Il tradimento delle primarie, per chi ha fatto dello slogan “L’Umbria cambia verso”, si trasformerebbe in un Vietnam personale e di partito. Ma si sa: la consequenzialità dell’azione non è del mondo della politica. Ma dell’antipolitica sì.

05/02/2014 19:30:22

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