Notizie » SLIDER Disturbi alimentari: oltre 160 le visite al Centro di Umbertide

Malattie come anoressia e bulimia nonché tutta una serie di patologie non catalogate (che vanno sotto il nome di Ednos: “Eating Disorders Not Otherwise Specified”) colpiscono un numero ancora molto elevato di adolescenti e donne. Secondo i dati appena diffusi dalla Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca), in Italia lo 0,5% delle giovani tra i 12 e i 25 anni soffrirebbe di anoressia, tra l’1% e il 2% di bulimia e una percentuale che sta tra il 5% e il 6% ricadrebbe tra le vittime dei cosiddetti Ednos. Per quanto riguarda la nostra città i dati confermano il trend nazionale: sono oltre 160 le visite effettuate presso l'ambulatorio per la cura dei disturbi del comportamento alimentare di Umbertide che hanno riguardato soprattutto adolescenti e giovani adulte, ma l'obiettivo è quello di potenziare ancora di più il servizio, attivando uno specifico “day service” presso il reparto di Medicina dell’ospedale cittadini. I dati sono stati illustrati questa mattina al Centro socio-culturale San Francesco in occasione del Corso di formazione “Disturbi del comportamento alimentare - Linee Guida regionali per l'appropriatezza della diagnosi e della cura delle persone affette da DCA” promosso e organizzato dalla Direzione regionale Salute, Coesione sociale e Società della conoscenza in collaborazione con il Gruppo regionale tecnico multidisciplinare sui disturbi del comportamento alimentare. L'ambulatorio per la cura dei DCA è stato inaugurato il 9 settembre scorso al Centro salute di largo Cimabue, è coordinato dal Distretto Alto Tevere dell'Asl 1 in sinergia con il Dipartimento di salute mentale e i servizi di età evolutiva di Città di Castello e Gubbio e diretto dalla dottoressa Laura Dalla Ragione.

27/11/2013 14:54:28

Notizie » Economia I nodi del territorio. Intervista a Marcella Galvani

Marcella Galvani è presidente dell'Ordine dei Commercialisti e Revisori contabili di Perugia. Tifernate è da sempre impegnata nelle questioni economiche del territorio. Abbiamo colto un' intervista tra un convegno, corsi di formazione e lavoro nella quale vengono analizzati i nodi economici di fondo del nostro territorio. Il dibattito attuale sulle professioni incentra le questioni sui nodi di una maggiore liberalizzazione e possibilità di accesso, al fine di una più ampia mobilità sociale. Come ha risposto e risponde il suo Ordine ? «L'Ordine dei commercialisti ha introdotto da anni, in autonomia, con codici di autodisciplina le liberalizzazioni di cui si parla; quella del commercialista è infatti da sempre una professione aperta. Non è mai esistito un numero chiuso per i commercialisti, chiunque voglia esercitare questa professione può farlo liberamente, dopo aver svolto un tirocinio post laurea specialistica ed aver superato un esame di Stato, che consentono l'iscrizione all'Albo. Chi non riesce a superare l'esame, può ugualmente fare il nostro lavoro, ma non è un commercialista. Il pericolo ovviamente è quello di trovare in circolazione persone che improvvisano la professione, mettendo a serio rischio i clienti che assistono. Quindi il cittadino non è obbligato ad andare da un commercialista, ma sceglie di farlo. Se vuole, può andare da un qualsiasi altro consulente (tributarista, fiscalista, aziendalista), ma senza alcuna garanzia di competenze e professionalità. L'Ordine, che è un ente pubblico, ha proprio la funzione di garantire gli utenti al corretto e competente esercizio della professione; con riferimento al commercialista quindi l'unica protezione esistente è a tutela del cittadino».  L’Ordine dei commercialisti ha inaugurato una campagna proprio sulla certificazione della professionalità. Giusto, perché spesso si dice “vado dal commercialista” e poi “commercialista” proprio non lo è. Che fare per distinguere la copia dall’originale ? «Come dicevo prima, il titolo di commercialista può essere legittimamente utilizzato solo dagli iscritti all'Albo. L'Ordine ha il dovere di informare i cittadini dell'importanza dell'iscrizione all'Albo. Solo gli iscritti, infatti, devono rispettare per legge una serie di disposizioni sul cui adempimento l'Ordine vigila, a tutela dell’interesse pubblico. Per distinguere la copia dall'originale basta consultare l'Albo, pubblicato nel sito www.odcecperugia.it - cerca nell'Albo, sempre accessibile a tutti, oppure chiamare la Segreteria dell'Ordine». Domande tecniche ad un tecnico. Come uscire dalla crisi nell’Alto Tevere e quali misure possibili ? «Purtroppo la crisi che stiamo vivendo non è circoscritta, né geograficamente, né temporalmente e non esistono "ricette" per l'Alto Tevere che consentano un salvataggio svincolato da quanto accade nel resto del Paese. I nostri governanti si interrogano su come uscire dalla crisi commettendo un gravissimo errore che è quello di pensare di avere a che fare con un problema ciclico, causato soprattutto dalla recessione mondiale. Ed infatti si concentrano su interventi finalizzati a dare respiro nel breve periodo, senza cercare soluzioni a problemi che sono invece strutturali e che hanno portato ad un processo inesorabile di distruzione dell'economia. Basti pensare all'andamento del Pil la cui crescita in Italia, a differenza degli altri paesi occidentali, ha subito negli ultimi decenni una riduzione sempre più marcata fino a divenire, negli ultimi 3 anni inferiore a zero. La scarsa produttività è causata anche dalla mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo. Tale fenomeno, in gran parte culturale e legato ad aspetti dimensionali, dipende anche dal contesto in cui le imprese si trovano ad operare che, con l'elevatissima pressione fiscale, i sempre più numerosi vincoli burocratici e normativi, l'inefficienza della pubblica amministrazione, l'incertezza delle regole, scoraggia le imprese ad investire nell'Alto Tevere, come in Italia.È necessario intervenire con urgenza anche sugli investimenti pubblici e sui trasferimenti alle imprese, che sono gestiti in modo assolutamente inefficace». Sistema creditizio e PMI in Alto Tevere e in Umbria. Punti critici e soluzioni prospettare dall’Ordine. «La domanda di credito da parte delle P.M.I. è largamente insoddisfatta: a causa del credit crunch e dell'accentramento delle decisioni di concessione del credito, nella maggior parte dei casi, lontano dall'Umbria, decisioni assunte da responsabili che nulla sanno delle imprese locali, se non quanto risulti da aride cifre di bilancio e dagli indici che ne vengono ricavati con formule standardizzate. Eppure le esigenze del ricorso al credito da parte delle imprese sono aumentate, non certo per nuovi investimenti, ma principalmente per la caduta della redditività, e quindi della capacità di autofinanziamento, e per il peggioramento dei tempi di incasso dei crediti commerciali, particolarmente sentito per le imprese  subfornitrici, così numerose in Umbria. Forte è anche l'insoddisfazione per le pratiche di riscadenzamento del debito: il già ricordato accentramento decisionale comporta tempi lunghissimi per ottenere risposte; e quando le richieste vengono accolte, lo spread risulta moltiplicato, non soltanto per il periodo di allungamento, ma per l'intera durata residua dei prestiti. Un altro problema è rappresentato dall'elevato costo del credito che, in Umbria è addirittura più alto rispetto alla media nazionale. In questo difficile contesto ognuno deve fare la propria parte e l'Ordine dei commercialisti è a disposizione del sistema bancario per fornire il proprio supporto. In considerazione del fatto che la difficoltà di accesso al credito è particolarmente sentita dalle micro imprese, che non hanno l'obbligo di redazione, deposito e certificazione del bilancio, né hanno un organo di controllo interno che ne attesti le risultanze contabili, i commercialisti, che conoscono molto bene le imprese di cui sono consulenti, sono disposti a certificarne gli asset ed a fornire informazioni qualitative aggiuntive, per agevolare le banche anche nella valutazione del merito e per facilitare l'accesso al credito a condizioni ragionevoli. L'Ordine è pronto a svolgere un'attività di supervisione su tali certificazioni e a segnalare al Consiglio di Disciplina eventuali comportamenti scorretti, che comportano sanzioni che arrivano fino alla radiazione dall'Albo». Ma rcella Galvani

26/11/2013 16:15:47

Notizie » Economia Impianto a biomasse Pian d'Assino. Si farà?

Forse perché si terrà domenica prossima 17 novembre alle ore 17,30, presso San Francesco, la riunione del comitato Verde Pian d’Assino che è arrivata una risposta interlocutoria da parte di Regione e Comune di Umbertide. L'impianto a biomasse in località Pian D'Assino, almeno per il momento, non si farà. Questo è il risultato raggiunto dal Comune di Umbertide e dalla Regione dell'Umbria che hanno ottenuto dalla società che aveva presentato il progetto, la Gmp Bionergy, l'impegno a fermare la realizzazione dell'impianto e a valutare la possibilità di una nuova localizzazione. In seguito il sindaco Marco Locchi, l’assessore comunale Giovanni Valdambrini e l'assessore regionale Silvano Rometti hanno anche incontrato i rappresentanti del Comitato Verde Pian d’Assino, per informarli sui nuovi sviluppi della vicenda. “Grazie all'impegno di Comune e Regione è stato fatto un primo passo importante verso la rivalutazione di un progetto che ha suscitato timori e preoccupazione tra la popolazione di Pian D'Assino e di Umbertide – hanno dichiarato il sindaco Marco Locchi e l’assessore Giovanni Valdambrini – sin dall'inizio l'Amministrazione Comunale di Umbertide ha messo in atto tutte le misure possibili al fine di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto della normativa vigente, e l'accordo raggiunto con la Gmp Bionergy fa ben sperare per una felice risoluzione della vicenda”. “Abbiamo ottenuto un primo importante risultato dalla società Gmp Bioenergy: c’è l’impegno a non avviare alcun lavoro per la costruzione dell’impianto di gassificazione a biomasse legnose in località Pian d’Assino e, nel frattempo, a rivalutare la sua realizzazione e a prendere in considerazione l’ipotesi di nuove localizzazioni. La Gmp Bioenergy ha assicurato che la nostra richiesta sarà valutata dal consiglio di amministrazione della società e attendiamo la decisione definitiva. La Regione, insieme al Comune di Umbertide, continuerà a seguire con attenzione tutto l’iter, tenendo conto delle posizioni che i cittadini hanno espresso sulla questione”. 

26/11/2013 16:15:02

Cultura Disinformazione giovanile locale

 È tempo di metamorfosi; soprattutto per i giovani e per il loro rapporto con l’informazione. I dati parlano chiaro. A livello nazionale, il quotidiano  tra le nuove leve non ha più lo stesso appeal, visto che solo il 14,6% ( fonte: Rapporto giovani )  di essi lo compra mentre il 29% ( fonte: rapporto giovani )  lo legge. La ricerca però risulterebbe ristretta  se ci limitassimo solamente a vedere e analizzare i dati che riguardano il cartaceo, anche perché il mondo dell’informazione ha vissuto in questi ultimi anni una vera e propria metamorfosi grazie all’entrata in campo dei social network e dei giornali on-line. Questi  strumenti  di comunicazione infatti sono ciò che hanno dato il via alla crisi dell’editoria e al decadimento di quella pietra miliare della nostra società che il quotidiano rappresentava fino al secolo scorso, anche perché se prima i giovani andavano in edicola ora basta un click e possono trovare le news che vogliono quando e come vogliono. Il circa 70% di essi  ( fonte: Rapporto giovani), naviga ora sui siti internet per cercare le notizie, facendo così calare drasticamente le vendite dei giornali cartacei che sono sempre più, vuoi per il calo dei lettori vuoi per la crisi che sta dilagando in ogni settore, in chiaro declino. D’altro canto però c’è chi vede un risvolto positivo in questa moltiplicazione dei canali d’ informazione, affermando che tale vasta  possibilità non possa altro che avvicinare di più i ragazzi a ciò che accade intorno a loro, facendogli sviluppare una propria opinione politica e un proprio senso critico. A supporto di questo punto di vista sono , ad esempio,  i dati ci mostrano come  tra il 46% e il 49 % (fonte: Rapporto giovani ) delle nuove leve, si informa tramite tablet o smartphone, evidenziando sempre di più come le nuove tecnologie, simbolo e strumento dei giovani, stanno influenzando i mezzi di comunicazione e cambiando il modo di fare informazione tanto da espropriare a volte il significato di informazione stessa ( rendendola forse disinformazione ?) .  Veramente quindi i giovani hanno beneficiato da questa rivoluzione?  La risposta a dir il vero è negativa visto che malgrado i così tanti canali a loro disposizione una buona fetta dell’universo giovanile non è interessato a reperire notizie, o per lo meno a selezionare notizie di un certo spessore. Cartina di tornasole di questi  dati  sono sicuramente i numeri emersi  dall’indagine svolta a livello locale – abbiamo preso un significativo campione di ragazzi dell’Istituto Superiore Leonardo da Vinci di Umbertide – i quali sottolineano come anche su  una piccola realtà come la nostra la cultura dell’informazione non sia poi così diffusa. Il 60% dei nostri ragazzi sceglie la rete come canale d’ informazione e il 43% si interessa di questioni che riguardano la propria zona, rimarcando così il dato che si riscontra sulla nostra  pagina facebook di Informazione Locale, la quale ha un alto tasso di gradimento fra le persone che vanno dai 18 ai 30 anni. Ma ciò che più risalta tra tutte le informazioni raccolte è sicuramente il dato che riguarda la famiglia, visto che il quotidiano è sempre meno presente tra le mura domestiche ( solo il 17% degli intervistati dispone quasi ogni giorno del quotidiano in casa). Una riflessione è dunque obbligatoria; come mai sebbene i tanti canali a disposizione il mondo dell’informazione è sempre meno a stretto contatto con le nuove generazioni?  Le responsabilità non sono solamente di un solo fattore ma di molteplici. Prendiamo ad esempio il dato poco sopra elencato e poniamolo in termini opposti : l’83% degli studenti presi come campione non dispone del giornale quotidianamente a casa. Di sicuro la famiglia recita una parte fondamentale nella formazione, culturale e sociale, del ragazzo e se questa non lo sollecita o viene a mancare ecco che si hanno gli negativi su tutti i livelli: dal crollo dell’editoria al passaggio da informazione a disinformazione. Qui il ruolo della scuola deve farsi ancor più forte visto che deve fare i conti con l’assenza della componente familiare , ma il processo è stato già ben avviato. Nel istituto Leonardo da Vinci di Umbertide, ad esempio alcune classi partecipano ad un progetto dell’osservatorio “il quotidiano in classe” che avvicina i ragazzi alla lettura del quotidiano. Ma la più preoccupante se non diffusa causa della mancanza della cultura dell’informazione è l’atteggiamento tipico delle nuove generazioni, le generazioni del virtuale che figlie della mentalità di semplificazione dei social network iniziano un processo di alienazione nei confronti della realtà circostante. Questi canali dunque non portano benefici all’informazione, anzi la rendono sempre più vuota, facendola lentamente scomparire come un relitto in fondo all’oceano.

26/11/2013 16:11:58

Cultura Arturo Lozzi: talento internazionale

Arturo Lozzi è un disegnatore di fumetti umbertidese che vanta collaborazioni con le più prestigiose case editrici italiane (Sergio Bonelli Editore e Star Comics) e americane (Marvel e Valiant). Oggi ha accettato di guidarci alla scoperta del “dietro le quinte” di un albo a fumetti. A che cosa stai lavorando in questo momento? Sto lavorando a una storia del personaggio Dampyr, della Sergio Bonelli Editore, sceneggiata da Mauro Boselli. É un albo di 94-95 pagine - più o meno come tutti gli albi seriali della Bonelli-  e probabilmente uscirà il prossimo anno, dato che il tempo tecnico per completarla è di 7-8 mesi e poi va lavorato con i letteristi e mandato in tipografia. Come lavori? Normalmente inizio facendo uno sketch di tutte le pagine di sceneggiatura che mi vengono inviate. Sono 10-15 ogni mese. Poi passo allo storyboard, che include neri e bianchi, luci e ombre e offre  un'idea più precisa di come sarà la tavola finita. A questo punto invio tutto allo sceneggiatore, se è lui a dirigere la testata, oppure al direttore responsabile. Una volta ottenuto l'OK, passo alla matita aggiungendo dettagli e particolari. Poi aggiungo lo sfondo e quindi passo all'inchiostrazione. Dalla bozza iniziale alla versione finita di una tavola composta da sei vignette servono mediamente 2-3 giorni di tempo. Per questo motivo, un disegnatore impiega fino a 9 mesi per completare 95 pagine. Di 15 pagine in 15 pagine, una volta che l'albo finito arriva in redazione viene inviato al letterista. Quando torna in redazione, l'albo  passa sotto il controllo dello sceneggiatore che, solo a questo punto, proporrà delle eventuali modifiche da fare. Bisogna tenere presente che ci sono più disegnatori che lavorano contemporaneamente su più storie nell'arco dello stesso periodo di tempo ed è allo sceneggiatore che tutti i disegnatori si rivolgono per avere chiarimenti. Lo sceneggiatore ha anche il compito di garantire un alto standard qualitativo e una certa omogeneità all'interno della serialità, quindi ha diverse cose a cui pensare. Solo quando l'albo è completo, lo sceneggiatore può rendersi conto se la storia funziona, se ci sono incongruenze o se ci sono errori involontari del disegnatore che non era  nemmeno al corrente di dettagli che, magari, non erano ancora stati pensati al momento della prima stesura della sceneggiatura. Qual è la principale difficoltà che ti trovi ad affrontare nel tuo lavoro? Una delle principali difficoltà sta nel conciliare esigenze artistiche e pratiche. Quando per esempio un disegnatore si trova davanti a una storia che sente sua, la disegna in modo più dettagliato, più ricco ma per fare questo ci vuole più tempo. Tempo che un disegnatore non ha mai perché deve procedere a ritmi di 10-15 pagine al mese. Rispettare le scadenze è fondamentale in questo campo. Di conseguenza, direi che  mediare tra risultato finale e tempo a disposizione è la cosa più difficile da fare. Può essere difficile anche trovare un'inquadratura interessante e originale tale che, andando da sinistra verso destra, agevoli il personaggio che deve parlare per primo in una vignetta. Diventa ancora più difficile quando c'è tanto testo o tante persone che parlano. Il lettore non ama la ripetitività e  il disegnatore deve fare in modo da personalizzare le proprie opere. A questo scopo anche la scelta della luce ha un ruolo fondamentale. Ti andrebbe di raccontare la tua esperienza americana? L'esperienza americana è stata breve ma intensa. Ho lavorato con la Marvel e con la Valiant. Sono state esperienze estremamente gratificanti dal punto di vista professionale. Tuttavia, quando devi lavorare 24 ore al giorno, diventa difficile conciliare la vita privata con i ritmi imposti dal loro mercato. In cosa le case editrici americane sono diverse da quelle italiane? Per una casa editrice americana, le scadenze sono più ferree e fondamentali di quanto non lo siano per le case editrici italiane. Ho dovuto più volte ricorrere a quella mediazione tra qualità e tempo di cui ho parlato prima. Inoltre. il mondo editoriale americano è altamente gerarchizzato con editor, assitant editor, associated editor etc. Spesso mi confondevo addirittura i titoli ma mi facevo perdonare con la scusa di non parlare bene la lingua. A che cosa hai lavorato negli Stati Uniti? Per la Marvel ho lavorato ad Iron Fist – Immortal Weapons un personaggio creato negli anni '70 che pur mantenendo le caratteristiche  originali è stato dotato di una nuova grafica e un nuovo plot narrativo - e al rilancio di Ghost Rider, una collana chiusa e poi ripresa. Per la Valiant,  ho lavorato al rilancio di personaggi degli anni '90 che dopo aver goduto di un certo    successo erano decaduti. Dei finanziatori hanno ripreso i diritti di questi personaggi e hanno creato un team  che contribuisse a calare i personaggi nella contemporaneità sia a livello estetico che narrativo. Con altri artisti, sono stato chiamato a far parte dello staff e lavorare al character design, ovvero a  immaginarne le fattezze e le fisionomie dei personaggi. Un'esperienza unica. Negli ultimi anni, molti eroi dei fumetti hanno invaso cinema e televisione. Che ne pensi di questo fenomeno? Sì, cinema e TV hanno dimostrato molto interesse per gli eroi dei fumetti negli ultimi anni ma sono i personaggi ad essere diventati più famosi e popolari non i creatori. La vera cultura del fumetto fatica ancora a diffondersi. Non sono molti che sanno chi ha creato Batman o Superman. In alcuni paesi ci sono state cause per attribuire la paternità di personaggi sia all'autore delle storie che al disegnatore.  In Italia siamo ancora un passo indietro Nonostante ci siano state proposte di legge per modificare la parte relativa ai fumetti del capitolato sul  diritto d'autore del'21, nulla si è ancora concretizzato. Per saperne di più, segui Arturo Lozzi su Facebook!

26/11/2013 16:11:44

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