Notizie » Economia Fare impresa: intervista a Marco Patata

Processi di internazionalizzazione e non semplice delocalizzazione delle imprese. Una pubblica amministrazione pienamente consapevole delle esigenze del tessuto produttivo locale. Capitani d’impresa che riscoprano la vera cultura imprenditoriale, fatta di serietà, iniziativa, responsabilità sociale. Giovani competenti, flessibili, volonterosi. Un sindacato in grado di interpretare in chiave moderna la tutela dei lavoratori e del lavoro. Una competitività del sistema locale fondata su qualità e collaborazione. L’Ing. Marco Patata, Amministratore Delegato della Modulo Srl, azienda che opera nel settore automotive, Presidente della Confederazione Nazionale Artigiani (CNA) Alto Tevere, ha determinazione e motivazioni forti che lo portano ad affrontare positivamente questo difficile momento. “Stiamo dentro ad una crisi che ha dimensioni mondiali e radici profonde, basate su una offerta di molto superiore alla domanda, e che dunque richiama il sistema Italia ed i territori ad interventi strutturali per consentire alle imprese nuova competitività”. Ad Umbertide Modulo Srl mantiene il centro direzionale dell’attività, occupando complessivamente 90 lavoratori. Ma la società ha uno stabilimento in Polonia da 10 anni,  ed ora uno anche in Russia. “I mercati e le frontiere del lavoro si allargano costantemente. E’ un processo che non possiamo fermare e se vogliamo continuare ad esistere dobbiamo essere attivamente partecipi di questa  evoluzione. E’ necessario farlo non semplicemente delocalizzando la produzione per abbattere i costi. Quello che serve è un processo di internazionalizzazione delle imprese. L’azienda madre deve cioè sviluppare collaborazioni tecniche e commerciali con partner esteri significativi, fino a costruire le condizioni per un ingresso nel proprio capitale sociale. E’ quello che stiamo facendo per acquisire nuovo lavoro, nuove esperienze, nuovi contatti che ci consentono, oggi, di tenere in piedi la realtà italiana, cioè lo stabilimento di Umbertide”. Che è dunque un peso? “No. E’ meno competitivo degli altri in termini di costi, ma è indispensabile per la capacità professionale che esprime. In Italia non possiamo competere sul costo della produzione, dobbiamo farlo in termini di qualità e professionalità. Questa forma di partenership è l’unica via che ci consente di guardare al futuro con ottimismo”. Dunque, il margine di profitto che si ricava all’estero serve per finanziare l’attività dei siti italiani, che soffrono di quali mali? “Il mercato, e l’industria automobilistica in particolare, richiede costantemente di abbassare i costi di produzione. In Italia il costo dell’energia, della burocrazia, del denaro, del fisco tende invece a salire. Non si agisce sul costo del lavoro, che così com’è pesa notevolmente sulle imprese e non premia i lavoratori, il cui stipendio netto non consente un rilancio dei consumi. Su quali elementi di costo dovrebbe agire un’impresa: la sicurezza, l’evasione, il lavoro in nero, la semplice delocalizzazione? Penso di no. E’ chiaro che occorrono soluzioni politiche adeguate e nuove politiche industriali che alimentino la competitività delle imprese e inducano soggetti esteri ad investire in Italia. E qui sicuramente pesano i tempi della giustizia e la incertezza del diritto, la complessità della normativa in materia di lavoro, il forte condizionamento della criminalità organizzata. Nello specifico del nostro settore ci sono altri due elementi che condizionano notevolmente le performance delle aziende: la situazione contingente della Fiat e la nostra posizione geografica”. In che senso. “In Italia storicamente è presente uno solo dei grandi produttori di mezzi di trasporto, appunto la Fiat, mentre in altri paesi operano insieme più aziende leader. Penso per esempio alla Germania, con le sue diverse case automobilistiche, alla Francia, ma in particolare alla Spagna, dove sono direttamente presenti Ford, Audi, Volkswagen, oltre alla nazionale Seat. E’ chiaro che tutto ciò produce lavoro e fa crescere un indotto che a sua volta genera occupazione. Ma è esattamente quello che oggi la Fiat riesce a fare in maniera molto limitata, ed al tempo stesso non godiamo della presenza diretta di altre case automobilistiche top”. Dunque miopia politica nell’incentivare l’esistenza di un solo produttore nazionale. Quanto alla logistica? “Noi siamo nel centro Italia, in una posizione geografica abbastanza prossima alle principali direttrici di trasporto, eppure siamo molto più distanti dal cuore produttivo dell’Europa rispetto al triangolo sud Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca. Vogliamo parlare di strade o di ferrovie?”. Internazionalizzare le imprese. Attrarre investimenti esteri. Sono due direttrici che, insieme al miglioramento delle reti di comunicazione, possono realizzare le condizioni di un nuovo sviluppo. Ma quante aziende locali, di piccole e piccolissime dimensioni, possono seguirle? Il piccolo è ancora bello e soprattutto utile? “Guardiamo al modello Baviera. Lì convivono aziende di notevoli dimensioni, strutturate, con importanti conoscenze tecniche e livelli tecnologici di avanguardia, in grado di garantire relazioni commerciali ed economie di scala, ed altre realtà più piccole, flessibili, qualitativamente avanzate .Costituiscono un sistema efficiente perché collaborano”. Qualità e distretto produttivo, dunque, altri due fattori di sviluppo. Invece il sistema locale sembra preferire ancora una sorta di “scaricabarile” che forse abbassa i costi, ma a prezzo di precarietà, bassa qualità produttiva, limitata crescita professionale, scarsi livelli di tecnologica. Perchè? “Il nostro territorio avrebbe, nel suo piccolo, le stesse condizioni della Baviera, ma esprime una cultura diversa. Evidentemente non siamo ancora arrivati al livello di collasso, oppure questo si ritiene l’unico modo per stare sul mercato”. Ma è un modo che non ci porta da nessuna parte. E’, come dire, uno sfruttamento egoistico e poco lungimirante di ciò che resta della miniera, non un investimento sul futuro. Cosa possono fare in merito le amministrazioni locali? “Innanzitutto rendersi pienamente conto della condizione del sistema economico produttivo locale, che è più critica di quanto sembra. Interessarsi molto di più delle vicende delle imprese, andando però al fondo delle problematiche. C’è il rischio concreto che nei prossimi quattro o cinque anni il settore metalmeccanico soffra una ulteriore e fatale contrazione. Occorre intervenire oggi, cercando di prevenire,perché sarebbe impossibile curare. Non servono solo contributi. Anzi non sono la soluzione principale. Occorre piuttosto aprire mercati, agevolare contatti commerciali, rendere appetibile il nostro territorio per investimenti significativi da parte di soggetti italiani ed esteri, magari promuovere “gemellaggi” con realtà importanti dal punto di vista economico. Inoltre occorre investire sul capitale umano, dunque sulla grande professionalità maturata nel tempo e sulla formazione linguistica, tecnica, commerciale dei giovani. Ma seriamente”. Ed in questo senso un qualche ruolo potrebbero giocarlo anche le associazioni di categoria, di una della quali (CNA), peraltro, lei è presidente. “Anche le associazioni di categoria debbono adeguarsi ai tempi. CNA vive i problemi dei propri associati in modo consapevole e cerca di portare un valore aggiunto con iniziative concrete che tendono a promuovere le aziende del territorio ed il territorio stesso. Altro terreno sul quale si cerca di intervenire è il rapporto con le amministrazioni locali, rappresentando appunto le esigenze del settore produttivo. Personalmente, pur non gestendo una azienda artigianale, cerco di svolgere un ruolo di collegamento tra le diverse dimensioni dl’impresa”. Rapporto con il sindacato e nuovo welfare aziendale. “Abbiamo buoni rapporti con le organizzazioni sindacali. Mi sembra abbiano preso perfettamente coscienza della situazione e tendano a collaborare in modo intelligente e responsabile nella soluzione delle problematiche aziendali. E’ assolutamente necessario che anche il sindacato svolga il suo ruolo di tutela dei lavoratori e del lavoro in un’ottica di prospettiva e non di semplice contrapposizione. Gli accordi possono anche passare, compatibilmente con le condizioni economiche dell’azienda, per soluzioni innovative, come il sostegno alla organizzazione familiare dei lavoratori attraverso servizi di asilo o mensa piuttosto che interventi per prestazioni sanitarie”. Lei dunque si ritiene un imprenditore illuminato. “Io penso che una impresa per definizione debba tendere al profitto. Se non c’è un’utile non può esserci investimento, ricerca, sviluppo. E non può esserci stabilità per gli stessi dipendenti. Penso poi che lavorare non debba essere una pena. Può richiedere a volte un sacrificio, e tutti dobbiamo essere disponibili a farlo, consapevoli che serve al nostro stesso futuro. Ma riuscire a realizzare un ambiente in cui si rende dignità e possibilmente serenità al lavoro ed al lavoratore credo debba essere un obiettivo di ogni imprenditore serio. Non sto dalla parte di quelli che portano via i mezzi di produzione di nascosto quando i dipendenti sono in ferie. Sono più solidale con quelli che si indebitano anche per pagare gli stipendi, se i dipendenti lo meritano. Fare l’imprenditore comporta una grande responsabilità sociale. Oggi non tutti hanno questa cultura”. Consiglierebbe ad un giovane di fare l’imprenditore. Eventualmente, in quali settori? “Credo che agroalimentare, cultura, turismo, soprattutto visti nel loro insieme, rappresentino un patrimonio del nostro territorio Vedo l’esigenza di investire su un nuovo modello di agricoltura che valorizzi le peculiarità della nostra dimensione. C’è ancora necessità di spostare il flusso turistico dalla costa all’entroterra, attraendo nuova clientela estera, dalla Russia, dal Nord Europa, anche dal Medio Oriente. E’ assolutamente necessario che i giovani sviluppino impresa e che ogni loro buona idea, in qualsiasi campo, possa essere valutata e se sostenibile incentivata. D’altro canto, gli stessi giovani devono essere  consapevoli che occorre grande professionalità e determinazione, quindi serietà, competenza, volontà, flessibilità”. Insomma basta “bamboccioni”. “Sicuramente. Ma credo che i nostri ragazzi, liberati da un eccesso di protezionismo familiare e formati attraverso percorsi scolastici, professionali e universitari adeguati, abbiano tutte le carte in regola per farcela”. E’ passata un’oretta da quando l’Ing. Patata, appena tornato dalla Polonia, mi ha ricevuto. La terza telefonata sostenuta in un inglese fluente ci coglie nel momento del saluto. In mezzo, una brevissima e concreta riunione operativa con due dipendenti in procinto di andare in missione, una direttiva al responsabile della produzione, due chiamate cortesemente rimandate a “stasera, dopo le nove”. Ma soprattutto, la capacità di costruire il futuro,  rimboccandoci le maniche, investendo sul sapere, aprendo menti ed orizzonti.                                                                                                                                                                                              Stefano Conti

16/10/2013 23:19:11

Notizie » SLIDER Sempre contro corrente

Lo hanno portato ad Assisi, in occasione della visita del Santo: si tratta  del progetto “Contro Corrente” Il gruppo dei giovani, guidato da Fra Gianpaolo Fabaro, è partito da Umbertide con indosso la maglietta “Contro Corrente” per lanciare un messaggio importante: «Cari giovani, andate contro corrente!» - sottolinea - Questo ci sta chiedendo la Chiesa nella persona del Papa, questo desidera Dio per ciascuno di noi, perché da sempre amare Dio e i fratelli è andare contro le logiche dell’individualismo, dell’egoismo. I 108 giovani di Umbertide hanno indossato le magliette con l’immagine di un “pesce che nuota contro corrente” ideato da Pierluigi Monsignori. Un simbolo che nella sua semplicità è molto più eloquente di molte parole e che richiama a quei valori che ogni uomo anela ri-tornare nell’intimo del proprio cuore e desidera esprimere nella testimonianza della propria vita! Vi diamo appuntamento - conclude il frate - nella spianata di Santa Maria degli Angeli nel giorno in cui alto salirà il grido dei giovani Umbertidesi insieme a quello di Papa Francesco… «andate contro corrente!»”. “Contro Corrente” è un progetto che prede vita da un’opera d’arte di Pierluigi Monsignori Potsy, un pesce che nuota contro corrente, interamente realizzato in mattoni e che rappresenta la famiglia ed un auspicabile ritorno a valori concreti. Una creazione originale e stravagante che si è trasformata in un progetto didattico culturale rivolto alle scuole, promosso dalla Fondazione Umbra per l’Architettura (FUA) con la collaborazione di Sistema Museo, Circo Instabile, l’associazione “Voci e Progetti”e l’associazione culturale “No Fixa”. Si tratta di un tour itinerante tra le più belle città umbre, , dove grazie anche al patrocinio della Fondazione “Perugia 2019 con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria”, del Comune di Perugia, Spoleto, Città di Castello, Foligno, dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia e del MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), l’opera verrà fatta conoscere all’interno delle scuole, dove i ragazzi avranno la possibilità di ricreare loro stessi un pesce di mattoni colorati. I laboratori si concluderanno poi al centro della Piazza principale di ogni Comune coinvolto, dove lo stesso Potsy realizzerà la sua performance artistica, installando l’opera originale. Dopo l’esperienza di Assisi, il prossimo appuntamento con “Contro Corrente” sarà a Città di Castello sabato 26 ottobre in Piazza Gioberti. “L'installazione Contro Corrente – ci tiene a sottolineare Pierluigi Monsignori - sta a simboleggiare una casa da dove ricominciare a costruire, con i mattoni, le basi di un'Europa sociale, che abbia al centro la conservazione dei valori della famiglia, della ricerca e dell’arte. Ogni mattone che compone l’opera – dice l’artista - rappresenta le esigenze delle famiglie e le certezze sulle quali si basano i punti cardine dell’Unione Europea. L'installazione Contro Corrente vuole, inoltre, lanciare un appello internazionale affinché l'Europa non diventi uno contenitore ricco di rifiuti sociali e povero di valori, ma vuole smuovere le coscienze dei più, affinché i nostri valori sociali continuino ad essere gli stessi per tutti, nel rispetto delle esigenze nazionali. Questo concetto è di fondamentale importanza, perché solo stando uniti si potrà riuscire ad attraversare la crisi che stiamo vivendo, affinché l’Europa e gli atri continenti diventino “mattoni” dello stesso “pesce” che nuota Contro Corrente”. Il progetto è realizzato con la collaborazione di Sistema Museo, Circo Instabile,  l’associazione “Voci e Progetti”, l’associazione culturale “No Fixa” e vede la partecipazione anche di tanti altri soggetti: Liberodiscrivere Edizioni; Tuttoggi.info; Valley Life – Rivista Paneuropea; Dee Creative – Eventi e Comunicazione; Impresa edile MR Edilizia S.r.l.; Spring Color; Easyfilter; AB Company; La Veneranda; Città della Domenica; Bazzica Group; Fornaci Briziarelli di Marsciano, Asterisco Pubblicità.  

10/10/2013 16:43:21

Notizie » Società Civile Il Comune spiega l'accorpamento

Decisione condivisa tra le Amministrazioni comunali e i dirigenti scolastici di tutte le scuole “In riferimento alla recente discussione in merito al riassetto scolastico, l’Amministrazione Comunale e l’assessore all’Istruzione del Comune di Umbertide Giovani Valdambrini ricordano come la proposta dell’accorpamento delle scuole di Montone e Pietralunga all’Istituto Mavarelli-Pascoli sia stata condivisa attraverso alcuni incontri tra le Amministrazioni comunali e i dirigenti scolastici di tutte le scuole di Umbertide. Da alcuni anni l'istituto comprensivo di Montone - Pietralunga, essendo sottodimensionato rispetto alla normativa vigente (occorrono almeno 400 alunni in un comune di montagna), ha perso la propria autonomia di istituzione scolastica e non ha più diritto ad un proprio dirigente scolastico e ad un proprio direttore amministrativo. Una situazione pesante che non può prolungarsi se si tiene alla qualità dell'offerta formativa di una scuola fortemente integrata in un territorio. Ci sembra un atto di lungimiranza da parte dell'Amministrazione Comunale di Umbertide accogliere la richiesta dei sindaci di Montone e Pietralunga, che hanno proposto di tenere unite le scuole dell’infanzia, elementari e medie dei loro comuni confluendo, insieme alla scuola media Mavarelli-Pascoli, in unica e nuova istituzione scolastica che si configuri come Istituto comprensivo con sede ad Umbertide. L'istituto che nascerà il prossimo anno sarà composto dalle scuole secondarie di primo grado (medie) del territorio dei tre Comuni più quelle dell’infanzia e primarie di Montone e Pietralunga. Un'istituzione scolastica autonoma rafforzata, con un proprio dirigente scolastico ed un proprio direttore amministrativo dove avranno spazio tutti i gradi di istruzione primaria (materna, elementare e medie), tutt'altro che "zoppo" come qualcuno teme. Qualcuno che forse non ha compreso l'ottica di lavoro che ha ispirato tre Amministrazioni Comunali e i dirigenti delle scuole di Umbertide: uno spirito di collaborazione finalizzato alla qualità dell'offerta formativa delle proprie scuole. Il nuovo istituto comprensivo di Umbertide-Montone-Pietralunga avrà circa 780/800 alunni, dimensionalmente uno dei più grandi del territorio altotiberino, ampiamente sopra la soglia minima di alunni necessari al riconoscimento dell’autonomia scolastica e funzionale per l’elaborazione di futuri piani didattici e per l’offerta formativa. Al momento questa scelta è apparsa a tutti, oltre che necessaria, semplice e qualitativamente sostenibile. Nel rispetto di tutte le opinioni e le ipotesi, non si ritiene sostenibile invece, proprio per l'evidente difficoltà di mantenere la qualità del servizio formativo che tutte le scuole di Umbertide offrono, l'ipotesi di costituire un unico polo primario che tenga insieme tutte le scuole materne, primarie e medie in un istituto di quasi duemila alunni e che non garantisca necessariamente una migliore offerta formativa. Inoltre i risparmi di gestione sarebbero conseguenti al taglio del personale (segreterie/i, maestre/i..), aspetto quest’ultimo su cui invitiamo tutti ad una attenta riflessione e valutazione. In definitiva crediamo che il mondo della scuola oggi non abbia bisogno di ulteriori tagli al personale scolastico, né di abbassamento dei livelli di qualità formativa”.  

01/10/2013 16:05:26

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