Notizie » SLIDER Associazione Italiana Persone Down. La Provincia sigla un protocollo

 Questa mattina, presso la Provincia di Perugia, è stato siglato un protocollo d’intesa tra l’amministrazione provinciale e il presidente dell’associazione medesima Ferdinando Valloni. Il fine che con questo documento si pongono i due organismi si concretizza “nella progettazione e realizzazione di campagne di informazione e di sensibilizzazione, per promuovere la diffusione di dati e informazioni sui servizi e favorire la collaborazione tra la l’Associazione Italiana Persone Down – sezione di Perugia Onlus e i soggetti pubblici e privati interessati a favorire il pieno sviluppo sociale, lavorativo, mentale ed espressivo delle persone Down e per promuovere e favorire lo studio e la ricerca sull’intervento più idoneo allo sviluppo delle potenzialità della persona Down”. La Provincia mette a disposizione strutture e servizi presso gli Sportelli Polifunzionali, nonché uno spazio sul Portale provinciale per promuovere, con azioni di informazione, di comunicazione, progetti e iniziative svolte in collaborazione con l’Associazione Italiana Persone Down, proponendo la rete di Sportelli Polifunzionali attiva sul territorio provinciale. Mentre l’Associazione Italiana Persone Down, si impegna a collaborare con la Provincia di Perugia nell’organizzazione di iniziative ed eventi finalizzate alla promozione e valorizzazione delle attività dell’associazione. “Lo Sportello Salute della Provincia di Perugia si arricchisce di un’associazione che, a differenza delle altre, si occupa di una tematica a carattere sociale – è stato detto dalla Vice presidenza della Provincia -. La speranza è che un giorno associazioni di questi tipo non siano più necessarie perché dovrà essere la società e il suo modello di welfare a prestare attenzione alle problematiche”.  “I genitori sono volontari per forza e per tutta la vita – ha detto il presidente  Ferdinando Valloni – e come tali ci sentiamo impegnati a rendere meno difficoltosa la vita di questi ragazzi affetti dalla Sindrome di Down. Ma il problema dei problemi – ha continuato Valloni – è il loro futuro quando verremo a mancare noi genitori, la preoccupazione che dopo 40/50 anni di vita in famiglia, con i loro cari si ritrovino costretti a vivere in istituti di accoglienza che non gli appartengono. E questa è la nostra sfida più difficile e che ci preoccupa più di ogni altra”. 

04/04/2014 15:38:22

Notizie » Altotevere Fondo di solidarietà delle Chiese Umbre

Nella diocesi di Città di Castello la raccolta si terrà domenica 6 aprile I vescovi dell’Umbria, nel corso dell’ultima riunione mensile della Ceu, hanno deciso di promuovere una nuova raccolta di offerte in denaro a sostegno dell’attività del “Fondo di Solidarietà delle Chiese Umbre” a favore delle famiglie in difficoltà a causa del perdurare della crisi economica. Nella diocesi di Città di Castello la raccolta si terrà domenica 6 aprile con le modalità che ogni parrocchia individuerà. Oltre che in parrocchia, si può contribuire versando l'offerta alla Caritas Diocesana, specificando come causale il "Fondo di solidarietà delle Chiese umbre". Altri modalità nel sito www.chiesainumbria.it\colletta. La caritas diocesana ricorda che il Fondo di Solidarietà delle Chiese Umbre, a distanza di circa quattro anni e mezzo dalla sua costituzione, nell’ambito della diocesi di Città di Castello, fino al 31 dicembre 2013, ha proceduto ad istruire molte richieste di persone bisognose ed ha provveduto, per mezzo dei parroci, ad erogare un totale complessivo di 180.100 euro. I nuclei familiari che hanno beneficiato degli aiuti economici sono stati 183 (86 le famiglie italiane mentre 97 sono i nuclei stranieri; tutti risiedono nel territorio altotiberino). Il contributo medio per ogni nucleo familiare é pari a 984,153 euro. L’ufficio diocesano della caritas ringrazia le parrocchie e i centri di ascolto delle Unità Pastorali per la collaborazione ed il supporto all’iniziativa.

04/04/2014 15:19:55

Notizie » SLIDER Cure palliative. A Umbertide manca una struttura

Riprendiamo la nostra sensibilizzazione su un tema delicato quanto centrale dal punto di vista sociale e esistenziale: le cure palliative. Nella nostra ex Asl 1 ora Usl 1non vi è traccia di quello che dovrebbe essere una struttura in grado di sostenere, con professionalità e sensibilità, i malati che si trovano in una situazione “infernale”. Abbiamo così chiesto a medici umbertidesi di inquadrare la problematica generale e la situazione attuale, riservandoci in futuro altri interventi di operatori, associazioni ed esperti. Il dottor Adriano Giubilei sostiene che « Il nostro Paese ha intrapreso un percorso virtuoso in materia di cure palliative e terapia del dolore ma è  ancora molto lunga la strada da percorrere per il pieno raggiungimento degli obiettivi. La legge 38 del 2010 stabiliva di definire i requisiti minimi e le modalità organizzative necessarie per l’accreditamento delle strutture e delle attività, sia residenziali (Hospice) che domiciliari, per poter identificare gli standard qualitativi e quantitativi che definiscono la rete delle cure palliative, la rete della terapia del dolore. Per l’Umbria la Legge 39 del 26 febbraio 1999, ha previsto il finanziamento e la realizzazione di quattro Hospice. A Perugia,Spoleto e Terni sono stati realizzati e sono operativi, mentre la quarta struttura che era stata prevista nella ex ASL1 non ha mai visto la luce. Tale struttura che prevedeva cinque posti letto avrebbe dovuto diventare operativa presumibilmente nel 2009-2010.È evidente come l’intero territorio Altotiberino, pari ad un bacino di oltre 100.000 abitanti, risulti privo di una tale importante struttura nell’ambito della rete delle cure palliative residenziali e pone degli interrogativi sui motivi che ne hanno impedito la realizzazione». Quindi un ritardo c’è. Come colmarlo? E poi le cure palliative cosa realmente sono? Il dottor Carlo Tramontana ci dato una descrizione scientifica di cura palliativa. Sentiamolo. «È importante secondo me conoscere il significato di “palliativo”, conoscerlo bene per poterlo mettere in atto nella maniera migliore possibile.Voglio quindi iniziare spiegando cosa sono le cure palliative e la sua etimologia. Cosi è scritto nella enciclopedia Treccani: “Nell’accezione comune del termine, e soprattutto in Italia, palliativo comunica un significato di limite, di inadeguatezza, rispetto agli obiettivi che ci si prefiggono. Il termine, infatti, risale al latino tardo palliare, nel significato di mascherare o coprire con un pallio (lat. pallium «mantello»)E l’espressione: «quel rimedio è solo un palliativo» declassa quel tipo di intervento a livello di soluzione transitoria che risolverà solo in parte il problema”. In verità, al di là delle definizioni restrittive le cure palliative sono espressione di una concezione olistica della medicina (cioè che guarda all’intero sistema umano), che libera il termine curare dalla prospettiva totalizzante del guarire, assumendo il concetto ben più complesso del prendersi cura dell’individuo. Tale assunto determina ricadute corrette in termini di impegno professionale, tempo, spazio, strutture, idee e ricerca. Il pallio  nell'Antica Grecia e nell'Antica Roma era il telo di lana che si poggiava su una spalla e si drappeggiava intorno al corpo, sopra la tunica. Il controllo del dolore, di altri sintomi e degli aspetti psicologici, sociali e spirituali è di fondamentale importanza. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e le loro famiglie. Non necessariamente, quindi, il palliativo è un farmaco; anche le rassicurazioni del medico, gli incoraggiamenti degli amici, il calore della propria famiglia e della persona amata, rappresentano dei palliativi, che coprono, avvolgono e riscaldano il fragile corpo del malato, proprio come l'antico mantello greco». Il dottor Tramontana continua la sua analisi, affermando: «Voglio sottolineare che le cure palliative si rivolgono anche a tutta una serie di patologie che, pur non essendo neoplastiche, sono considerate inguaribili. Molte malattie croniche che colpiscono gli anziani sono in realtà inguaribili: possono creare individui a rischio di perdita di autonomia, ma in questo caso non si può parlare di malati in fase terminale.  Io parlo da Medico di Medicina Generale..Medico di Famiglia…ed espongo quindi alcune mie considerazioni sulle cure palliative domiciliari. Secondo me gli obiettivi specifici sono: garantire ai pazienti che lo desiderano cure a casa che assicurino la migliore qualità di vita possibile; realizzare un sistema integrato di risposte ai bisogni dei malati e dei loro familiari; garantire continuità terapeutica e assistenziale fra ospedale e territorio; attivare piani di cura e gestire percorsi assistenziali complessi anche a domicilio; monitorizzare i processi assistenziali e valutarne i risultati. Le condizioni necessarie perché possano essere erogate le cure palliative a domicilio sono: consenso alle cure domiciliari; indicazioni, in pazienti in fase avanzata di malattia, al trattamento di tipo palliativo finalizzato al miglioramento della qualità                                                  ambiente abitativo e familiare idoneo; livello di complessità ed intensività delle cure compatibili con l’ambiente domestico; disponibilità della famiglia a collaborare. Aggiungo che le cure palliative domiciliari, nell’ambito della rete di assistenza ai malati terminali, sono costituite da prestazioni professionali di tipo medico, infermieristico, riabilitativo e psicologico». Il dottor Tramontana sostiene che, comunque, «alla base di tutto resta sempre “l’umanizzazione della cura e dell’assistenza”, ovvero il rispetto dell’essere umano sofferente, l’attenzione al dettaglio, a tutto quello che si può e si deve fare quando "non c’è più niente da fare": l’attenzione alla vita del paziente, anche se brevissima, privilegiandone gli aspetti qualitativi e arricchendo ogni suo istante di significati e di senso; la capacità di ascoltare, dare presenza, restaurare i rapporti umani ed entrare in rapporto emotivo con pazienti e familiari. Infine, una corretta "filosofia" nell’approccio palliativo deve comprendere la capacità di saper riconoscere i propri limiti come curanti e terapisti, recuperando il senso profondo della medicina come scienza ed arte per la salute psicofisica dell’essere umano. Cure palliative non vogliono dire eutanasia, ma sono l’espressione di un approccio medico basato su conoscenze scientifiche e sull’attenzione continua nella loro applicazione». Azienda USL Umbria n.1 con Deliberazione del Direttore Generale N.1027 del 13/12/2013 ha definito le linee di indirizzo aziendali al fine di garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore che prevedono la costruzione di una rete regionale per le cure palliative, cui è affidato il compito di assicurare la continuità assistenziale del malato, dalla struttura ospedaliera al suo domicilio; l’istituzione di una struttura a livello regionale dedicata al coordinamento della rete e alla promozione del processo di sviluppo delle cure palliative a domicilio, in hospice, nelle strutture residenziali e ospedaliere, al fine di garantire approcci omogenei ed equità di sistema; l’implementazione, a livello locale, da parte delle Aziende Sanitarie Regionali di un “Sistema di erogazione di cure palliative” in ospedale, hospice e a domicilio, con percorsi di presa in carico e di assistenza di cure palliative, nel rispetto delle indicazioni contenute all’art. 5 della legge 38/2010; l’individualizzazione da parte della Regione e delle Aziende Sanitarie, di piante organiche adeguate, l’informazione ai cittadini, la sensibilizzazione di tutti gli operatori coinvolti, il monitoraggio e la sorveglianza delle attività e della qualità globale dei percorsi diagnostico-terapeutici, realizzati in ambito di cure palliative. Insomma, il quadro generale c’è. Che cosa manca, allora, per giungere nel nostro territorio e nella nostra città una struttura qualificata di cure palliative?    

04/04/2014 15:13:48

Notizie » SLIDER Umbertide. Oggi anteprima dei bronzetti di Monte Acuto

Oggi venerdì 4 aprile alle ore 17,30 presso il Museo di Santa Croce, verranno presentati  i famosi bronzetti di Monte Acuto, figure dalle forme antropomorfe ed animali risalenti al VI-IV sec. a. C., rinvenute durante gli scavi avvenuti tra il 1986 e il 1995, che andranno ad arricchire il Museo di Santa Croce mediante la realizzazione di un’apposita sezione archeologica. I bronzetti costituiscono soltanto una piccola parte della collezione di reperti archeologici, oggi conservata presso la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria che, nel prossimo autunno, sarà collocata al Museo di Santa Croce insieme ad altri reperti risalenti all’epoca romana. L'iniziativa rientra nel progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio finanziato dal Gal Alta Umbria per un importo pari a 47.700 euro che ha coinvolto i Comuni di Umbertide e Montone  con il fine di potenziare i due musei cittadini, Santa Croce di Umbertide e San Francesco di Montone, attraverso l’allestimento di due nuove esposizioni legate ai reperti archeologici provenienti dai due territori.  Alla presentazione in anteprima della mostra permanente interverranno, oltre all’Amministrazione Comunale e al Gal Alta Umbria, il direttore regionale per i Beni culturali, paesaggistici e del turismo dell’Umbria Francesco Scoppola, il funzionario archeologo Luana Cenciaoli e l’ing. Lorenzo Antoniucci del Comune di Umbertide. Al termine della presentazione verrà effettuata una visita guidata alla mostra a cura dell’archeologa Alessandra Pannacci. 

04/04/2014 14:53:00

Notizie » Politica Il MoVimento 5 Stelle Umbertide interviene sulla nomina degli scrutatori

Riceviamo e pubblichiamo da Movimento 5 Stelle Umbertide "L’attuale crisi economica ed occupazionale ha investito in modo drammatico anche il territorio ed i cittadini di Umbertide. Il Movimento 5 Stelle di Umbertide ritiene che le Istituzioni locali dovrebbero rivolgere, nei confronti delle categorie disagiate, tutte le attenzioni possibili per cercare di alleviare le notevoli sofferenze economiche e sociali. In occasione delle elezioni del 25 Maggio 2014 il Comune di Umbertide dovrà avvalersi della collaborazione di scrutatori di seggio , individuati come previsto dalla legge n. 95 del 25/03/1989. Tale normativa lascia ampia discrezionalità nella formazione delle graduatorie tra i cittadini che hanno espresso la loro disponibilità ad essere inserite nell’apposito albo. Il Movimento 5 Stelle ha chiesto esplicitamente al Sindaco che il Comune di Umbertide adotti come requisito ulteriore per la nomina degli scrutatori la condizione di essere disoccupati oltre a quelli previsti per legge. Per realizzare quanto da noi proposto basterebbe che l’amministrazione comunale pubblicasse un avviso con il quale invitasse gli iscritti all’albo degli scrutatori a produrre un’autocertificazione relativa al proprio stato di disoccupazione. Se il numero degli scrutatori disoccupati sarà superiore al numero necessario per coprire i seggi elettorali verranno presi in considerazione coloro i quali sono in stato di disoccupazione da maggior tempo. Che venga usato almeno in questa occasione il buon senso mettendo da parte le solite scelte di parte che andrebbero ad alimentare i soliti dubbi clientelari."

03/04/2014 19:07:43

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