Notizie » Politica Sostegno al diritto allo studio. La proposta del Pd di Umbertide

E’ stata presentata mercoledì mattina la proposta del PD di Umbertide che impegna la futura amministrazione a garantire il diritto allo studio universitario ed allo studio post diploma di specializzazione professionale dei ragazzi umbertidesi, attraverso il necessario sostegno per l'intero corso di studi ai giovani volenterosi e privi di risorse economiche. Erano presenti il candidato sindaco Marco Locchi, l’avv. Stefania Bagnini, l’avv. Paolo Bondi e il laureando Andrea Capecci; nel corso del confronto sono poi intervenuti anche la prof.ssa Franca Burzigotti, dirigente scolastico dell’Istituto superiore “Leonardo Da Vinci” nonché numerosi genitori, che hanno sostenuto e condiviso la proposta avanzata dal Partito Democratico. “I giovani sono il presente e il  PD di Umbertide intende impegnare la prossima amministrazione comunale a garantire sostegno per l'intero percorso di studio universitario o per percorsi di studi post diploma di specializzazione professionale a tutti i ragazzi volenterosi privi dei sufficienti mezzi economici, erogando loro le risorse necessarie. La difficoltà economica di molte famiglie dovuta alla perdita del lavoro o a situazioni di precarietà- afferma il Pd- deve essere contrastata anche sostenendo i genitori nella realizzazione umana e personale dei propri figli. Questa proposta intende fare in modo che la prossima amministrazione  crei un vero e proprio servizio, quindi non un intervento una tantum ma una realtà permanente ed organizzata, che possa incidere e contrastare la chiusura di orizzonti e di speranza che la crisi sta ponendo in essere in pregiudizio dei nostri ragazzi di Umbertide. Tutto questo in linea di continuità con l'impegno che il PD ebbe già a chiedere nel programma delle passate elezioni amministrative e che la giunta uscente ha realizzato come il contributo a titolo di premialità che da anni il Comune eroga ai ragazzi dell’istituto superiore di Umbertide che escono con il massimo dei voti, il progetto dei lavori estivi e il servizio di consulenza gratuita realizzato mediante la creazione dello sportello per l'imprenditoria giovanile. Investiamo e crediamo nei nostri ragazzi di Umbertide, investiamo nello studio e nella cultura; la loro realizzazione personale costituisce una garanzia di profondo progresso sociale attuale e futuro per la nostra città”.

07/05/2014 15:37:08

Notizie » Politica Umbertide cambia: ex tabacchificio contenitore vuoto

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA UMBERTIDE CAMBIA   C’è un’altra controversa opera che fa discutere gli umbertidesi. Stiamo parlando dell’ex magazzino tabacchi, recentemente inaugurato prima ancora di completarlo, in perfetto stile elettorale. Ancora una volta dobbiamo sottolineare come un intervento necessario venga negativamente condizionato da una mancanza di vera progettualità e realizzato senza tener conto delle proposte dei cittadini e senza verificare le reali esigenze della comunità. Le questioni reali sono purtroppo più serie delle facili polemiche. Riguardano innanzitutto gli aspetti tecnici: dalla costosa ed inefficace modalità di recupero, con tanto cemento (per la grande gioia del costruttore), ma senza un impianto fotovoltaico (programmato solo successivamente), alla insensata occupazione della maggior parte dello spazio interno con un blocco servizi (principalmente servizi igienici, locale tecnico e ascensore) situato quasi al centro della sala, fino a registrare una acustica inadatta allo svolgimento di qualsiasi attività, musica, teatro, danza che sia. La piccola sala (con un esiguo numero di posti) creata sopra il blocco servizi, quindi al piano superiore, sembra un’isola sperduta il cui prevedibile eco renderà vana ogni riunione o attività che lì si prevederà di svolgere. Umbertide aveva bisogno di un grande salone veramente polivalente, da poter essere ridisegnato ogni volta a seconda della necessità. Un vero open space, da modulare facilmente. Ci sono esempi da copiare: strutture veramente “multiuso” dotate ad esempio di pareti mobili, di una gradinata retrattile a scomparsa, palco modulare, luci e amplificazione fisse, sala regia e fonica, una efficace acustica. La nostra struttura al momento è un contenitore senza un senso, oggettivamente inutilizzabile in modo razionale. In pratica non c’è una logica che lega ciò che è stato realizzato con il suo possibile utilizzo. Possiamo avere delucidazioni in merito a quale uso aveva in mente chi ha commissionato la struttura? Ancora. Prima della realizzazione della struttura è stata sviluppata una fase di partecipazione che ha coinvolto diverse persone ed associazioni. Quali indicazioni sono emerse? Quante di queste indicazioni sono state prese in considerazione? La nostra impressione è che abbia deciso qualcuno ridimensionando questo impegno propositivo ad una vera e propria presa in giro. Dunque. Come sono stati applicate in questi casi i principi di trasparenza e partecipazione? E soprattutto, con quali criteri sono stati spesi i (tanti) soldi dei cittadini? Ci permettiamo di dire che a queste legittime domande non si può rispondere affermando che ogni sabato il capannone è utilizzato per una festa (ed ogni volta si devono richiedere le necessarie autorizzazioni !!!!!) e che  “la fruizione della struttura da parte di soggetti diversi consentirà di misurare le prestazioni dell’immobile e soprattutto di effettuare un’indagine valutativa necessaria per meglio definire il bando per l’affidamento in gestione della stessa, che avverrà entro l’estate”. Insomma si aprirà una nuova fase partecipativa postuma (ancora! e quella di prima?), stavolta coordinata da uno specifico nucleo di valutazione (in realtà lo stesso di prima) ed effettuata con metodica POE – Pre Occupancy Evaluation (!!!!). In pratica la dichiarata ammissione che si è fatta una cosa senza sapere a cosa serve. Almeno una volta con sincerità. Umbertide cambia. Cambiala con noi.   Alcune osservazioni tecniche, a completamento della nota, che “demoliscono” ulteriormente le giustificazioni addotte dall’Amministrazione Comunale Finanziamento PUC Complessivamente, a fronte di un finanziamento di 5.952.000 euro relativo all’intero PUC, l’Amministrazione Comunale ne spende 600.000. Due riflessioni. Delle risorse a carico di terzi, gli 800.000 a carico dei privati determineranno ulteriori volumi di costruito di cui nessuno sente la mancanza per la presenza di un’enormità di invenduto, della quale la pianificazione del territorio avrebbe dovuto mettere in conto. Delle restanti risorse a carico del pubblico, ricordiamo che sono comunque uscite dalle tasche di noi cittadini e che esigono la stessa oculatezza nell’essere investite, senza costituire giustificativo di sprechi. Struttura polivalente L’esperienza insegna che l’aggettivo “polivalente” quasi sempre battezza strutture di cui non sia stato definito a priori l’utilizzo, indispensabile all’impostazione del fabbricato. Il buon senso suggerirebbe che, prima di spendere un soldo per una struttura, bisognerebbe conoscere se esiste qualcuno interessato ad utilizzarla, per farci cosa, mettendo (o chiedendo) le risorse necessarie alla futura gestione. Se, in mancanza di questi paletti, si accetta il rischio di ribaltare il processo decisionale, diventa obbligato costruirlo con i criteri di massima flessibilità, eliminando qualsiasi rigidità derivante da corpi interni fissi, che ne comprometta l’uso futuro. Gli architetti da decenni lo definiscono “spazio aperto”. Mancata demolizione La ristrutturazione della vecchia struttura, anziché la demolizione e la ricostruzione ex novo, ha comportato uno spreco di risorse valutabili in diverse centinaia di migliaia di euro. Il comune motiva la scelta con due giustificazioni evidentemente infondate. Il Puc 2 prevedeva finanziamenti per interventi di riqualificazione e non per la costruzione ex novo. La Regione ha comprensibilmente evitato che il finanziamento non fosse destinato a nuovi volumi, per ovvi motivi. Ma non è pensabile che si fosse rifiutata di dare un’interpretazione di buon senso, imponendo la penitenza di buttar via ingenti risorse, per mantenere lo scheletro di una struttura fatiscente; non meno immaginabile sarebbe  stato che l’allora assessore regionale Rosi, tutt’altro che marginale rispetto all’assegnazione del contributo, si fosse rifiutato di intercedere per un’interpretazione più sensata della norma, che potrebbe essere oggetto di rilievi da parte della Corte dei Conti. L’edificio originario era sottoposto a vincolo della Soprintendenza. Il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 non stabilisce che sulle strutture con più di 70 anni non possano essere fatti interventi, ma prescrive soltanto che qualsiasi modifica debba essere preventivamente approvata della Soprintendenza. Appare del tutto inverosimile che la Soprintendenza abbia impedito la demolizione con un formale decreto del direttore regionale, ma allo stesso tempo abbia accettato che l’involucro originario fosse totalmente occultato, all’interno ed all’esterno, da una nuova struttura, rendendo di fatto irriconoscibile la struttura da tutelare. È evidente come questi comportamenti  siano agli antipodi della trasparenza e lealtà che ci aspettiamo dal Comune. Ed è per questo che vogliamo contribuire a “cambiare verso”.  

06/05/2014 21:42:40

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