Interviste Whistleblowing: Andrea Franzoso, il “disobbediente”.

Ho avuto modo di conoscere Andrea Franzoso ad Urbino, due anni fa, in occasione di un corso organizzato presso l’Università degli Studi “Carlo Bo”. Uno di quegli incontri che ti segnano, che hanno la capacità di farti riflettere, di suscitare domande e riflessioni. La vicenda di Andrea, la sua testimonianza e le sue parole trasudano bellezza e trasparenza: la trasparenza di chi ha avuto il coraggio di esporsi, la bellezza del messaggio trasmesso. Forse è la stima per quest’uomo a battere i primi caratteri di quest’articolo, ma le sue vicende non possono che gravitare attorno al suo spessore morale. Andrea Franzoso è uno dei primi whistleblowers italiani. L’ho chiamata “whistleblower”: come tradurrebbe, in italiano, questa parola? Purtroppo non esiste, nella nostra lingua, un termine semanticamente equivalente al termine inglese “whistleblower” (nome composto dal verbo to blow, soffiare, e da whistle, fischietto), che letteralmente significa “soffiatore nel fischietto”. Come l'arbitro o il guardalinee che, sul campo da calcio, fischia per segnare un fallo e fermare il gioco sporco, il whistleblower è quel lavoratore che, invece di farsi gli affari suoi, segnala alle autorità competenti un presunto fatto illecito di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto di lavoro. Purtroppo, per molti nostri connazionali non è altro che uno “spione”. Sono, infatti, quasi tutti negativi i termini o le espressioni con cui lo descriviamo in italiano: delatore, spia, talpa, gola profonda, infame... Ciò rivela una nostra tara culturale: la lingua riflette la lingua dei parlanti e se non esiste una parola vuol dire che quella condotta non è così comune o significativa. Se, poi, vengono addirittura usate parole con accezione negativa, be', allora significa che chi denuncia ciò che non va non ci sta molto simpatico. D'altra parte, fin da piccoli cresciamo con l'adagio che “Chi fa la spia non è figlio di Maria”. In italiano esiste, al contrario la parola omertà, assente in altre lingue. Tutto ciò vorrà ben dire qualcosa, no? Non lamentiamoci, poi, del fatto che in Italia non ci sia un'etica pubblica... Il 29 Dicembre scorso è entrata in vigore una legge che tutela i whistleblower: che ne pensa? Grazie alla legge 179/2017, entrata in vigore il 29 dicembre scorso, chi denuncia fatti illeciti sul luogo di lavoro non potrà più essere sanzionato, demansionato, trasferito o licenziato. Insomma, niente più ritorsioni o discriminazioni. Almeno sulla carta, poiché ci sono infiniti modi per far terra bruciata attorno a una persona. Basta che i colleghi non gli rivolgano più la parola o che non si siedano più al tavolo con lui a mensa, per esempio. E qui la legge non può farci nulla. Guardiamo, però, al bicchiere mezzo pieno: è sicuramente un passo in avanti, in un processo che è anzitutto culturale. La legge recentemente approvata pone in capo al datore di lavoro l'onere di dimostrare che l'eventuale trasferimento o licenziamento di un dipendente non sia conseguenza della sua segnalazione di irregolarità. Ci sono grosse differenze fra settore pubblico e privato. Nel primo caso, la legge introduce alcune sanzioni pecuniarie, per esempio per punire chi si renda responsabile di atti ritorsivi ai danni di un lavoratore. Quest'ultimo, poi, ha diversi canali di segnalazione - sia interni (può rivolgersi al responsabile prevenzione della corruzione) sia esterni all'ente presso cui lavora (Autorità Giudiziaria, Corte dei Conti, Anac). Nelle aziende private, invece, i canali di segnalazione sono soltanto interni e non sono previste sanzioni a carico del datore di lavoro che discrimini un whistleblower. Quel che è peggio, però, è che non tutti i lavoratori del settore privato potranno beneficiare di questo strumento: il sistema di whistleblowing è stato infatti inserito nei modelli organizzativi per la prevenzione di reati previsti dal decreto legislativo 231/2001, la cui adozione da parte delle aziende è facoltativa! Solo le aziende di medio-grandi dimensioni li adottano: sappiamo, però, che il tessuto economico-produttivo del nostro Paese è costituito da piccole aziende, i cui lavoratori sono dunque ancora oggi privi di canali protetti per segnalare irregolarità. Un'altra lacuna è la mancata previsione di un fondo di ristoro, per sostenere le spese - in primis quelle legali - di cui un whistleblower potrebbe trovarsi costretto a farsi carico. Che lavoro faceva quando decise di “soffiare il fischietto”? Lavoravo in Ferrovie Nord Milano, un'azienda a controllo pubblico di cui Regione Lombardia detiene il 57,57% del capitale azionario. Lavoravo per l'Organismo di Vigilanza: in altre parole, dovevo prevenire che l'azienda commettesse reati a suo interesse e vantaggio. Un giorno ho scoperto che a commettere reati era nientepopodimenoche...il presidente (!), il capo dell'azienda, e lo faceva impunemente, a detrimento del patrimonio aziendale. Cosa scoprì? Scoprii che rubava. Rubava soldi dell'azienda. Il fatto è che non rubava di nascosto, ma chiedeva dei rimborsi che non gli erano dovuti. Ci racconti qualcosa di più. Con la carta di credito aziendale comperava davvero di tutto, per sé e la sua famiglia. Faceva la spesa al supermercato, si comperava abiti firmati, faceva cene eleganti o trascorreva serate in locali notturni (indimenticabili i 900 euro spesi in una sola serata al Twiga di Marina di Pietrasanta, il locale di Flavio Briatore), pagava viaggi e vacanze per i figli, acquistava prodotti di elettronica, profumi, articoli per la casa. pagò persino la toelettatura del cane, il poker online, l'abbonamento a Sky e i film porno. Tutto coi soldi di noi contribuenti. Non solo: aveva persino dato una delle auto aziendali, una bella Bmw di grossa cilindrata, a uno dei suoi figli, con tanto di carta carburante e telepass. Viaggiava a spese di Ferrovie Nord, che provvedeva persino a pagare le multe che prendeva. Non proprio quattro spiccioli, visto che in soli quattro anni accumulò multe per oltre 180mila euro. L'elenco delle spese folli è sterminato: ci sono anche gli oltre 124mila euro di bollette per traffico telefonico e internet dei cellulari aziendali che aveva consegnato a sua moglie e ai suoi figli. Devo continuare? Anche adesso, a distanza di tempo, elencando queste spese – che ammontano a circa mezzo milione di euro – la rabbia monta come il latte. Le sue truffe erano aggravate dai doppi rimborsi: pagava prima con la carta di credito e poi si faceva consegnare gli scontrini e li dava ai contabili per avere anche il contante. Insomma: lo stesso bene se lo faceva pagare due volte. Per esempio le scarpe Hogan da 330 euro, che Ferrovie pagò 660 euro. Tante persone sapevano: le segretarie, i contabili, il direttore amministrativo, ma tacevano. Più per opportunismo che per paura, credo. Quando è accaduto? Tre anni fa. Ho presentato la mia denuncia il 10 febbraio 2015, le indagini sono durate tre mesi e il 18 maggio 2015 i carabinieri hanno notificato a Norberto Achille – questo il nome del mio ex presidente – un avviso di garanzia e una misura interdittiva. Quali sono stati i passaggi precedenti alla denuncia? Per prima cosa, segnalai le ruberie del presidente all'interno dell'azienda. Mi resi subito conto della gravità della situazione e decisi che avrei posto fine a quelle ruberie. Ma mi dissero: Lascia stare. Ci fu chi mi consigliò di utilizzare quelle informazioni a mio vantaggio, per ricattare il presidente. L'allora capo del collegio sindacale mi prospettò una brillante carriera, una promozione a dirigente. Come contropartita, avrei dovuto ammorbidire il report, aggiustare le carte, eliminare gli allegati con le diverse voci di spesa folli. Dissi di no e decisi di andare dai carabinieri per denunciare il mio presidente. Quando prese la decisione di esporsi? Quando capii che all'interno dell'azienda c'era la volontà di aggiustare le carte e di insabbiare lo scandalo, allora ho deciso di andare dai carabinieri. Non ebbi alcuna esitazione. Davanti a me avevo due strade: esposto anonimo o denuncia con nome e cognome. Ho scelto di metterci la faccia e di denunciare il mio presidente. È stata una decisione presa in totale autonomia? Glielo chiedo, perché credo si tratti di una situazione delicata da gestire, soprattutto dal punto di vista emotivo. È una decisione che ho preso in piena autonomia. A farmi scattare come una molla è stata l'indignazione, la rabbia che montò come il latte, di fronte a quelle ruberie, a quell'ingiustizia perpetrata sotto gli occhi di tutti. Non mi sono consultato con nessuno, l'unico con cui ne parlai – dopo che decisi di denunciare - fu un mio collega, a cui proposi di venire assieme a me dai carabinieri. Lui non venne, ma fu un testimone chiave, importantissimo, nelle indagini. La reazione dell’ambiente del suo allora posto di lavoro? Una reazione opportunistica. In un primo momento in molti vennero a complimentarsi con me, a battermi il cinque, ad abbracciarmi...: ciò avvenne il giorno in cui i carabinieri notificarono gli avvisi di garanzia e il mio ex presidente finì sotto inchiesta e fu costretto a dimettersi perché raggiunto da misura interdittiva firmata dal gip. I primi ad affrettarsi a sbandierare la loro solidarietà furono soprattutto quelli con la coda di paglia, come la segretaria del presidente, etc. Le stesse persone che, di lì a qualche giorno, quando arrivarono i nuovi vertici aziendali ed io fui dapprima isolato e poi trasferito, mi voltarono le spalle. A mensa quasi più nessuno si sedeva al tavolo con me. Alcuni mi davano appuntamento fuori dall'azienda, per non farsi vedere insieme a me. E la sua famiglia? I miei genitori all'inizio non compresero la mia scelta. O meglio, la compresero, ma ne ebbero paura. Ebbero timore per le conseguenze negative che avrei subito. Si sentirono quasi in colpa per avermi dato un'educazione che, apparentemente, era causa della mia rovina e mi rendeva marginale. Papà è disincantato e rassegnato: "Tanto non serve a niente! Tu perderai il lavoro e a quei farabutti non succederà niente. L'Italia è il paese dei furbi, non degli onesti. Se vuoi vivere onestamente, qui, hai vita dura. Piglia su le tue cose e vattene via, vattene in Inghilterra, vattene in Canada, ma non restare qui". Ecco ciò che mi disse, carico di sofferenza. Oggi la pensa diversamente ed è più sereno, perché mi vede felice e poi ho trovato un nuovo lavoro. Nobili azioni, le sue, che le hanno portato “in dote” conseguenze non indifferenti sul piano lavorativo. Per più di un anno sono rimasto disoccupato. In quel peroodo, ho scritto un libro (Il Disobbediente, PaperFIRST 2017, Prefazione di Gian Antonio Stella, Postfazione di Raffaele Cantone) che tratta appunto di questa vicenda. 2Un libro contro la paura”, lo ha definito la giornalista Milena Gabanelli. Sì, perché ciò che è successo a me, è successo a molti altri in passato, accede oggi e avverrà domani: a tutti capita di trovarsi di fronte a un dilemma etico. Che fare? Salvare la propria carriera o la propria coscienza? Io ho scelto quest'ultima, per preservare la mia dignità e continuare ad essere una persona libera. Oggi ho un nuovo lavoro: sono autore di Loft, società di produzione televisiva del Gruppo Editoriale Il Fatto Quotidiano. Le sue qualità morali, però, alla fine sono state “premiate”.  Sì, è partita successivamente alla mia denuncia un'indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Milano ed il 24 ottobre 2017 si è concluso il processo di primo grado, con una condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere per peculato e truffa aggravata. Infine, ha restituito il maltolto. Quanto a me, oggi ho un nuovo lavoro: sono autore a Loft, la società di produzione televisiva del Fatto Quotidiano. Il rapporto tra corruzione e libertà secondo Andrea Franzoso: Come dice la parola in sé, "corruzione" indica uno scadimento, il passaggio da una sostanza a un'altra peggiore. Si parla di corruzione quando un pubblico ufficiale riceve denaro o altre utilità per compiere un atto contrario alle proprie funzioni. La corruzione non nasce, però, nel momento in cui avviene questo scambio illecito, ma molto prima: nasce nello sguardo, nel modo di pensare della persona corrotta, nel modo di guardare le persone di fronte a sé. Le faccio un esempio riferendomi alla vicenda Ferrovie Nord. Un giorno, il mio ex presidente, al quale ero andato a chiedere conto di alcune spese folli relative all'acquisto di quadri antichi finiti in dono all'ex presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, mi disse: "Tutti i regali servono per ottenere qualcosa. Anche tu - aggiunse, con un sorriso malizioso - quando fai un regalo alla tua ragazza lo fai per ottenere qualcosa. Perché vuoi portartela a letto. Poi arriva uno che ha più soldi di te, le fa un regalo più bello e se la porta via". E concluse: "E' una logica generale". Da questo discorso farneticante ho capito che per alcune persone non esiste la gratuità, non esistono regali fatti semplicemente per amore, per rendere felice la persona amata, per far qualcosa di bello per lei. Vedono il proprio prossimo con l'etichetta del prezzo tatuata addosso. Tutto si può comperare, per "loro". Tutto ha un prezzo. E dove c'è prezzo non c'è dignità, ma schiavitù. Non ci può essere libertà dove tutto si può comprare, come in un atto magico, in cui si può "produrre" una certa condotta in un'altra persona, che risponde dunque al volere altrui.  La corruzione distrugge l'integrità della persona, la scinde, la duplica, la triplica fino a frantumarla. La corruzione rende  schiavi del denaro e del più vile opportunismo. "La corruzione spuzza" ha detto papa Francesco con un'espressione molto efficace: sì, puzza di tanfo, di marciume. E ricordiamocelo: "il corrotto dà pane sporco ai suoi figli".  Il sentimento predominante in Andrea Franzoso ad oggi?  Serenità, so di aver fatto la cosa giusta e ne sono felice. Un domani, se avrò un figlio, potrò guardarlo negli occhi.

01/06/2018 18:15:36 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Torna la Festa dei Boschi a Mola Casanova: domenica 10 giugno passeggiata alle cascate di Monte Acuto

Riceviamo e pubblichiamo La "Festa dei Boschi" approda anche quest'anno a Mola Casanova. Le attività in programma sono tante e adatte a tutti coloro che vogliono trascorrere una domenica in allegria, immersi nella natura. Gli esperti di Aboca parteciperanno alle attività e ci accompagneranno per tutta la giornata. La Festa dei Boschi organizzata insieme al FAI e alla Regione Umbria è patrocinata dai Comuni di Umbertide, Perugia, Assisi, Foligno e Marsciano. È un grande evento, in 6 domeniche per avvicinarci alla natura e goderne le bellezze. La nostra domenica sarà il 10 giugno, potete partecipare a tutta la giornata o alle attività che più preferite.La mattina è in programma una passeggiata alle cascate di Monte Acuto lungo un percorso adatto a tutta la famiglia.Nel pomeriggio, abbiamo organizzato molte attività: come tutti gli anni non potevamo farci mancare le pagaiate in CANOA sul Tevere, né i laboratori di Aboca per imparare a colorare con le piante. Quest'anno ci sarà anche una novità, l'associazione il "Circo delle farfalle" organizzerà dei laboratori di giocoleria per bambini e gli allievi ci diletteranno con esibizioni di danza aerea. PRENOTA SUBITO, basta un messaggio (sms o whatsApp) 328 4771909, 338 5342553 Per maggiori info o chiarimenti contattateci senza esitazioni al tel o via mail info@molacasanova.it CARATTERISTICHE della passeggiata alle cascate di Monte Acuto: Il percorso è ad anello. Difficoltà (E) Dislivello: circa 150 m Lunghezza: 6 km Abbigliamento consigliato: pantaloni lunghi comodi, scarponcini, acqua in abbondanza, k-way. Non dimenticare la macchina fotografica o il telefonino per immortalare il paesaggio.

01/06/2018 18:08:21 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura » Mostre COSA VEDERE AL METROPOLIS DAL 31 MAGGIO al 6 GIUGNO

La stagione al Metropolis non è ancora conclusa e, anzi, ci sono tanti eventi da leccarsi i baffi! Ospite incredibile questa settimana con lo spettacolo di standup comedy è GIORGIO MONTANINI. E poi ancora divertimento e azione con il nuovo film di DEADPOOL. I ragazzi di GOODFELLAS recuperano inoltre un classico FARGO dei fratelli Coen e il pomeriggio di sabato 2 giugno c'è pure un torneo di videogiochi sul maxi schermi del cinema!   AL METROPOLIS ARRIVA LA STANDUP COMEDY DAL VIVO GIORGIO MONTANINI: ELOQUIO DI UN PERDENTE CON GIORGIO MONTANINI GIOVEDÌ 31 MAGGIO Ha registrato sold out in tutti i più grandi teatri in cui si è esibito, ma il tour di Eloquio di un perdente è solamente all’inizio.  Giorgio Montanini nel 2014 ha condotto su Rai 3 “Nemico pubblico”, trasmissione da lui scritta e condotta con l’ausilio del gruppo Satiriasi. Contemporaneamente sul canale Comedy Central di Sky è andato in onda con la trasmissione comico-satirica “Stand Up Comedy”. Sempre su Rai 3 ha curato per due puntate la copertina satirica del talk show “Ballarò”, in sostituzione di Maurizio Crozza. Dal 2016 fa parte del cast di “Nemo – Nessuno escluso” (Rai 2). Dopo una breve parentesi con Le Iene (Italia 1) arriva al Metropolis con il nuovissimo spettacolo! Giovedì 31 ore 21:00 TORNANO LE AVVENTURE DEL MERCENARIO CHIACCHIERONE   DEADPOOL 2 DI DAVID LEITCH DA VENERDÌ 1° GIUGNO AZIONE / DURATA 111 MIN / USA 2018 - 20TH CENTURY FOX Torna Deadpool, il supereroe più insolente e sboccato di sempre. Costato 58 milioni di dollari, stanziati da una cauta Fox per un cinecomic vietato ai minori ed estremo, il primo Deadpool ne ha portati a casa ben 783, rivelandosi un trionfo decisamente inaspettato.  Ryan Reynolds, promotore del progetto in quanto co-producer, interpreta il personaggio non solo dal primo Deadpool ma addirittura da X-Men: Le origini – Wolverine del 2009. Venerdì 1 ore 18:15 - 21:15 Sabato 2 ore 21:15 Domenica 3 ore 18:15 - 21:15 Lunedì 4 ore 21:15 Mercoledì 6 ore 21:15* [biglietto a 4 euro]   GOODFELLAS PRESENTA UN CLASSICO DEI FRATELLI COHEN]   FARGO   DI JOEL & ETHAN COEN MARTEDÌ 5 GIUGNO THRILLER / DURATA 97 MIN / USA 1996 Per la serata finale di GOODFELLAS – Metropolis Young Spirit (il cineforum autogestito organizzato da Febbraio a Maggio al Cinema Metropolis dai ragazzi del Liceo Campus Leonardo Da Vinci) si è scelto di proiettare un film culto di due registi molto apprezzati anche dai Goodfellas: JOEL & ETHAN COEN con un classico “FARGO” del 1996. Il film sarà preceduto dal cortometraggio “Guardami Negli Occhi”, regia di Riccardo Cozzari. Sarà presente il regista in sala. Biglietto unico 5 euro. Martedì 5 ore 21:00 TORNEO DI VIDEOGIOCHI SUL GRANDE SCHERMO DEL CINEMA] RETROGAMING TOURNAMENT INGRESSO GRATUITO (POSTI LIMITATI) SABATO 2 GIUGNO DALLE ORE 16 Primo appuntamento con il Retrogaming al Cinema Metropolis di Umbertide! Vieni a giocare sul maxi schermo del cinema! Il Sega Mega Drive è o no la console 16 bit migliore di tutti i tempi?! Abbiamo scelto due giochi classici come Street Fighter 2 e Nba Jam per due tornei con tabellone tennistico! L’iscrizione è gratuita e potrai portare il tuo pad preferito (oppure potrai usare quelli forniti da noi). Inoltre saranno disponibili all’interno del cinema altre postazione per il retrogaming! Supported by Talkanian Retrogaming e Associazione Effetto Cinema.       LISTINO BIGLIETTI CINEMA** Tutti i giorni (mercoledì escluso) – Intero € 6,50 | Ridotto € 5,00 Tutti i mercoledì, escluso festivi ed eventi speciali, biglietto unico di € 4,00 Eventi speciali – Intero € 10,00 | Ridotto € 8,00 Biglietti Ridotti riservati a spettatori under 14 / over 65 ** Prezzi relativi a tutte le proiezioni ordinarie

31/05/2018 09:43:16 Scritto da: Francesco Cucchiarini

Sport Volley D/F: si ferma in semifinale playoff la cavalcata del Volley Umbertide

Con il punteggio di 3 a 0 Narni si aggiudica gara 2 e conquista la possibilità di disputare la finale per la promozione in serie C di Raffaello Agea Umbertide – Il campo ha detto no al Volley Umbertide, che vede sfumare l’obiettivo della finale playoff a favore di Narni. Nonostante la pur buona prestazione di gara 1 sul campo delle avversarie, con una sconfitta maturata solo al tie break, le umbertidesi non sono riuscite a replicare quanto di buono avevano fatto vedere nel corso dei due set conquistati in quell’occasione.  Il pubblico accorso numeroso, come sempre generoso in fatto di incitamento per le proprie beniamine, a partire dallo striscione a inizio partita con l’invito a ruggire ancora, è il primo a crederci. Fino ad un certo punto del primo set, le ragazze di coach Gabriele Violini ripagano gli sforzi dei loro sostenitori, poiché pur trovandosi sotto nel punteggio (5 – 10), trovano la chiave del gioco e la convinzione per recuperare: il muro costringe le narnesi a commettere qualche errore in attacco; Giada Palazzetti da posto 4 mette a terra un paio di colpi in attacco; poi un muro vincente della regista Martina Ubaldi, un altro attacco dell’opposta Greta Ottaviani, oltre ad un tapin della centrale Cecilia Rometti su ricezione lunga e un’invasione, consentono un break di 8 a 0 per il provvisorio + 3 (13 – 10). Narni è però squadra coriacea, oltre che ben assortita e con una panchina abbastanza lunga. Ed è proprio in virtù di alcune variazioni, oltre che dei cambi ben sfruttati, che riesce a riportarsi sotto e a pareggiare (15 – 15; 17 – 17). A quel punto, però, le umbertidesi si disuniscono un po’, e nonostante qualche buon attacco della schiacciatrice Matilde Ercolani, complice qualche errore proprio sulle variazioni delle avversarie, cedono il parziale con lo scarto minimo (25 – 23). Nel secondo frangente le ospiti capiscono che il bandolo della matassa sta proprio nelle variazioni, a fronte delle quali la panchina corta delle padrone di casa non è in grado di rispondere in modo adeguato. Si parte con un parziale di 4 a 1 in favore di Narni, che mantiene il vantaggio fino all’8 pari, raggiunto con il contributo in attacco di Chiara Moretti dal centro e con un ace realizzato da Martina Ubaldi. Ma non basta l’ingresso in campo di Maddalena Rosi, che in seconda linea dà una grossa mano ai due liberi Althea Giulietti e Martina Giulietti. Narni controlla e allunga in modo decisivo, conquistando il secondo game con ampio margine (25 – 13). Quando le avversarie potrebbero aver maturato la convinzione di poter dilagare, anche Umbertide non molla e malgrado si trovi sotto di 7 (13 – 20), trova la forza di reagire. L’attacco, soprattutto con Ottaviani ed Ercolani, dice la sua, ma sul muro Narni trova diversi mani out ed alcuni palloni non irresistibili, soprattutto a seguito delle azioni più lunghe, cadono sui 5 metri. Il massimo sforzo produce un recupero che vale il 19 a 22. Dopo aver annullato 2 match point, con un attacco di Maddalena Rosi, Umbertide mette a segno il punto del 22 a 24. Ma è l’ultimo della stagione, con Narni che nell’azione successiva chiude il set (25 – 22) e l’incontro. Prima ancora dei bilanci, c’è da dire che Narni ha meritato il passaggio del turno, soprattutto per la maggiore determinazione che ha caratterizzato il suo gioco. Una determinazione che le atlete narnesi hanno certo nel loro DNA e per alimentare la quale forse non c’era bisogno degli innumerevoli “pungoli verbali” rivolti a tutti i presenti dalla loro allenatrice, peraltro stigmatizzata anche dalle prime per questo suo particolare modo di incitare. Cosa che, tra l’altro, ha costretto il segnapunti a richiamare l’attenzione dell’arbitro (che dalla sua postazione non poteva certo sentire e/o interpretare i labiali) che a sua volta interrompeva il gioco al fine di ricomporre la situazione. Passando ai bilanci, il bicchiere di Umbertide è senza dubbio mezzo pieno se si guarda agli obiettivi possibili a inizio stagione. Mister Violini, a specifica domanda, ha affermato che ai blocchi di partenza forse avrebbe messo la firma su questo risultato. Un risultato certo possibile, ma considerando anche l’andamento della stagione, funestato da una serie incredibile di infortuni e assenze che hanno rallentato il cammino e costretto a soluzioni di ripiego. E quando si gioca in pratica senza cambi, come ha ancora commentato Violini, nella partite più tirate serve sempre il 100% e forse più. Ma è assolutamente comprensibile che, soprattutto dopo una stagione molto lunga, anche un leggero calo possa essere fatale.  Un solo rammarico: con un pizzico di fortuna in più e con un roster più stabile, quanto meno sarebbe stato possibile giocare la finale. Ma a questo punto l’appuntamento è rinviato alla prossima stagione, auspicando maggiori fortune e soprattutto la possibilità di disporre di un parco giocatrici sempre disponibile, con qualche cambio in più a dare equilibrio a tutti i reparti, soprattutto per fronteggiare imprevisti che, si sa, sono sempre dietro l’angolo. Il tabellino Volley Umbertide – Bar Scalo 82 Narni 0 – 3 Parziali: 23 – 25, 13 – 25, 22 – 25 Volley Umbertide: Ubaldi (C) 2, Ottaviani 13, Ercolani 12, Palazzetti 11, Moretti 3, Rometti 5, Rosi 1, Giuletti A. (L1), Giulietti M. (L2). N.e.: Pannacci, Governatori, Nicoletti, Beacci. B.s. 3, Aces 2, Errori 35. Allenatore: Gabriele Violini Bar Scalo 82 Narni: Arbuatti Lavinia, Arbuatti Lucrezia, Cesaroni, Eresia, Novelli, Rossi, Schifano, Vittori, Zagori. Allenatore: Lucia Corazza (dati relativi agli scores individuali ed altro non disponibili) Arbitro: Cristina Cammarano

30/05/2018 20:37:38

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