Notizie » Editoriale Windows shopping

I commercianti si lamentano, le boutique chiudono a vista d’occhio e le piazze diventano sempre più vuote. Di certo il carico fiscale che gli imprenditori italiani subiscono non aiuta e quasi sicuramente rappresenta la principale causa di questo andamento claudicante, ma tra il bouquet delle cause delle serrande chiuse c’è nascosto da qualche parte l’uso dei social media. Ebbene sì, non sempre l’uso di facebook ha portato benefici, perlomeno nel caso umbertidese. Le nostre varie inchieste hanno evidenziato che molti negozi, ristoranti e associazioni hanno un profilo dedicato quasi esclusivamente alla loro attività. Costi di marketing e altri legati alla comunicazione con il  cliente sono sicuramente scesi; pensate solo a quanto un’azienda risparmia esponendo i propri prodotti con delle foto su questa piazza virtuale, invece che allestire una vetrina e magari creare o partecipare a qualche evento. Niente di più vero, ma l’arma social è spesso e volentieri a doppio taglio. La logica dell’ esporre sulla bacheca facebook i propri prodotti finisce per far venir meno il sale delle vendite: il cosiddetto “windows shopping”. A quanti di voi è capitato vedere per strada una bella borsa o una bella lampada e siete entrati nella boutique a comprarla? Con il solo approccio legato allo sviluppo dei social network si depotenzia l’acquisto per puro gusto, magari si dà spazio ad acquisti mirati e per necessità, anche fuori vincoli limitativi di bilancio, e si perde il legame con la propria città e la relazione umana, che comunque c’è in ogni scambio, anche commerciale. Eppure questo fenomeno non ha colpito tutte le realtà vicine ad Umbertide, come ad esempio Città di Castello, che non risente così pesantemente del calo dei “windows shopper” (coloro che comprano guardando solo la vetrina). Perché? La differenza sta nel vivacizzare le zone strategiche, come ad esempio il centro storico, mobilitando più gente possibile e rendendo il tutto più appetibile per ritornare a fare shopping; insomma creando un bisogno, ovvero quello che più necessita ai commercianti per proseguire la loro attività. La soluzione spetta ai privati più intraprendenti e innovativi, ma un concreto aiuto si attende da un Pubblico più dinamico.   Andrea Levi Codovini

13/10/2014 21:45:28

Notizie » Gusto L'importanza del prodotto tipico

Ciò che realmente riesce a caratterizzare una qualsiasi cosa, una storia d’amore, una relazione, un’amicizia o un evento, è in fondo l’unicità del momento. Un punto, un picco massimo raggiunto che sarà dura pareggiare. Un periodo di tempo nel quale quel qualcosa assume una dimensione tutta sua, un lasso di tempo nel quale il soggetto in questione assume un livello qualitativo maggiore, superiore. Traslato ad un campo strettamente economico, si tratta di un concetto che calza a pennello alla qualità di un prodotto nella sua massima espressione stagionale. Messo alle spalle il periodo estivo, è tempo di far fronte ai “vizi personali”, al soddisfacimento delle proprie tentazioni e curiosità pure attraverso prodotti stagionali e di ottima fattura. Nei prossimi mesi svariate saranno le manifestazioni che presenteranno ed offriranno prodotti di zona e periodo. Tra queste, l’evento più ravvicinato è la “Mostra mercato del tartufo e della Patata bianca” organizzata dal Comune di Pietralunga nei giorni dell’undici del dodici e del tredici di Ottobre. La mostra-mercato, che come tradizione vuole si svolga nel centro storico di Pietralunga, è dedicata ai prodotti tipici ed enogastronomici regionali, nonché prodotti artigianali ed artistici. Tra i vari stand che presenzieranno all’evento, non farà mancare il proprio apporto l’azienda, proprio d’origini pietralunghesi, “Tartufi Jimmy”. Proprio con sede a Pietralunga, si tratta d’un azienda trattante tutti i tipi di tartufo locale, in particolar modo le specie più ricercate, sempre e comunque, nel rispetto dei tempi di maturazione appropriata: Tartufo bianco pregiato, tartufo nero pregiato, tartufo estivo, tartufo bianchetto e tartufo uncinato. La piccola realtà pietralunghese si cimenta ulteriormente, con eccellenti risultati, pure nella produzione artigianale  di una vasta gamma di prodotti tutti rigorosamente al tartufo, tra i quali: salse, condimenti formaggi, salumi, pasta, riso e polenta. “Tartufi Jimmy” adotta una linea produttiva che non comprende l’utilizzo né di conservanti né di coloranti, le materie prime utilizzate devono infatti rispondere a determinati requisiti qualitativi. Altra azienda a noi vicina, che probabilmente parteciperà all’evento “Pietralunghese” ormai alle porte, è l’azienda Agraria Migliorati di Lucchetti Giovanna e Migliorati Massimo, con sede a “Carpini”, frazione del comune di Montone. Un’azienda a “ciclo chiuso”, comprendente dunque: produzione primaria, raccolta, trasformazione, confezionamento e vendita. Rinomata e conosciuta in particolar modo per la produzione propria di confetture, e nata inizialmente come produttrice di miele e pappa reale, col passare del tempo ha ampliato i suoi confini mettendo in mostra oltre a prodotti trasformati, pure prodotti stagionali, come ad esempio frutta secca(noci, nocciole) e raccolte spontanee di funghi e tartufi. Attività nata su base familiare, fa del lavoro e della genuinità dei loro prodotti il proprio punto di forza.  Altra realtà, che nella zona fa ben parlare di sé, è l’azienda “agraria Bruni Silvia” con sede a Monte Acuto. Costituita da circa 120 ettari di terreno sia in proprietà che in affitto, produce cereali, olive e una piccola attività zootecnica. Il Frantoio appartiene alla famiglia Bruni dagli anni ottanta, ma è esistente già dagli anni sessanta. «La raccolta avviene nel mese di Ottobre e continua fino a fine anno, le nostre varietà di olive sono: dolce agogia, frantoio, leccino e moraiolo» spiega Silvia. La produzione dell’olio è data dalla coltivazione di circa mille olivi ed è in media di circa dieci-quindici quintali di olio, il quale viene confezionato e venduto direttamente in azienda ed ai vari mercati della zona. «L’intento della nostra quotidianità è garantire un livello qualitativo elevato, adatto al mercato corrente» conclude la proprietaria. Insomma, l’evento pietralunghese non è altro che l’avvento della buona stagione ( a tavola soprattutto), e queste attività lo dimostrano evidenziando un obiettivo comune: portare nelle nostre case prodotti capaci di raccontare storia e tradizione, contraddistinta da genuinità e bontà, che di certo non deve andar perduta.   David Gonfia

13/10/2014 21:38:15

Paolo Franceschini: musicista internazionale

… 07559… Seduta alla scrivania, un po’ Virginia Woolf, un po’aspirante freelance, attendo, con l’ardore confusionario degli incontri unici, che dall’altra parte della cornetta arrivi calda e decisa- quella tipica di tutti i grandi- la voce di Paolo Franceschini, Maestro diplomato in violino, concertista di fama internazionale, fondatore de “I Solisti di Perugia”, insegnante al conservatorio Morlacchi della stessa città, ma più di ogni altra cosa, musicista, vero, dall’immensa e semplice umanità di chi è in armonia con se stesso. Parlare, soprattutto ascoltare però, con quest’uomo è stata un’opportunità più che gradita; come dire al classico ragazzino con il pallone sempre fra i piedi di scambiare due tiri con Andrea Pirlo, per intenderci. La distanza però è solo geografica: sento nelle sue parole rimbombare quella prospettiva equilibrata filtrata dagli spazi e le righe di ogni spartito, quel modo di ragionare e relazionarsi comune a tutti i musicisti, che riesce fin da subito ad avvicinarci, annullando per certi versi la differente esperienza di vita, rendendoci simili, perché cittadini dello stesso paese dal nome Musica. Portare avanti il nome di suo padre, del Maestro Franceschini, personaggio lungimirante nel campo musicale di Umbertide, le fa onore; ma quanto è stato difficile? Ha mai provato una sorta di “complesso di Edipo”? «Certamente il fatto di aver scelto per me uno strumento diverso (il M° Pietro Franceschini suonava la tromba, ndr) ha contribuito ad evitare gli eventuali attriti che dubito comunque, sarebbero nati. Onestamente lo ringrazio tutti i giorni per avermi avviato a questa carriera e averlo fatto nei migliori dei modi: restando sempre mio padre». A quale età è stato inserito nell’universo musicale? «Con precisione, non saprei stabilirlo. Pono stato educato alla musica come ad un secondo linguaggio, com’è logico che sia. Il primo atto ufficiale coincide con l’esame di solfeggio all’età di sette anni, da lì poi l’ingresso al Conservatorio, sotto la guida del leggendario M° A. Apostoli, membro del complesso dei Musici. A vent’anni, diplomato, appartenevo già al corpo docenti di un Conservatorio mentre completavo, per così dire, la mia formazione con il perfezionamento presso l’Accademia di S. Cecilia a Roma con Pina Carmirelli; non credo che in questo mestiere si possa raggiungere la fine, un punto d’arrivo: c’è sempre da imparare. La mia carriera poi vanta un’infinità di concerti in tutto il mondo, da solista e come elemento di un’orchestra, quale “Symphonia Perusina”, “Orchestra Rossini di Pesaro”, Orchestra “Sinfonica dell’Umbria” e altre, e infine l’attività d’insegnamento al Conservatorio Morlacchi di Perugia». Se nella sua professione non si smette di apprendere, significa quindi che le ore di studio non diminuiscono mai … «No, e ti dirò che la cosa non mi pesa per niente, anzi, se non mi dedico al violino quel tot di tempo al giorno, sento che mi manca qualcosa, sto male. I progressi maggiori poi si ottengono sul campo, dove conosci musicisti che hanno raggiunto livelli così alti che parlarci sembra avvicinare dei miti viventi. Amo questo lavoro; non metto in dubbio che non sia dei più redditizi, e nemmeno dei più sicuri visti la crisi e i tagli che costringe a fare, ma senz’altro, per me, è il più appagante. Mi ritengo un uomo fortunato». Ne L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, Donatella Bisutti intitola un suo libro La poesia salva la vita. E la musica? In che relazione è con la vita? «La musica è vita, basta pensare al suo inizio: il primo vagito di un bambino, non è un meraviglioso suono? Ogni attimo del nostro vivere è accompagnato da una melodia, che sia fuori o dentro la nostra testa. La musica è qualcosa di naturale, una modalità d'espressione intrinseca alla nostra natura che bisognerebbe sviluppare e incentivare; in questo il nostro Paese è stato lungimirante, ma oggi non si può dire la stessa cosa. Abbiamo perso quella cultura musicale che ci ha regalato tanti primati e reso il magnifico esempio che tuttora gli altri paesi seguono, ma possiamo sempre ripartire promuovendo l’importante educazione all’ascolto sin dalle prime scuole come una disciplina che ordina la mente e rende ampio il patrimonio culturale di ognuno di noi». «La ringrazio infinitamente, non si rende conto …» « Grazie a te, a presto Virginia». Virginia Spantini

13/10/2014 21:29:57

Paolo Franceschini: musicista internazionale

… 07559… Seduta alla scrivania, un po’ Virginia Woolf, un po’aspirante freelance, attendo, con l’ardore confusionario degli incontri unici, che dall’altra parte della cornetta arrivi calda e decisa- quella tipica di tutti i grandi- la voce di Paolo Franceschini, Maestro diplomato in violino, concertista di fama internazionale, fondatore de “I Solisti di Perugia”, insegnante al conservatorio Morlacchi della stessa città, ma più di ogni altra cosa, musicista, vero, dall’immensa e semplice umanità di chi è in armonia con se stesso. Parlare, soprattutto ascoltare però, con quest’uomo è stata un’opportunità più che gradita; come dire al classico ragazzino con il pallone sempre fra i piedi di scambiare due tiri con Andrea Pirlo, per intenderci. La distanza però è solo geografica: sento nelle sue parole rimbombare quella prospettiva equilibrata filtrata dagli spazi e le righe di ogni spartito, quel modo di ragionare e relazionarsi comune a tutti i musicisti, che riesce fin da subito ad avvicinarci, annullando per certi versi la differente esperienza di vita, rendendoci simili, perché cittadini dello stesso paese dal nome Musica. Portare avanti il nome di suo padre, del Maestro Franceschini, personaggio lungimirante nel campo musicale di Umbertide, le fa onore; ma quanto è stato difficile? Ha mai provato una sorta di “complesso di Edipo”? «Certamente il fatto di aver scelto per me uno strumento diverso (il M° Pietro Franceschini suonava la tromba, ndr) ha contribuito ad evitare gli eventuali attriti che dubito comunque, sarebbero nati. Onestamente lo ringrazio tutti i giorni per avermi avviato a questa carriera e averlo fatto nei migliori dei modi: restando sempre mio padre». A quale età è stato inserito nell’universo musicale? «Con precisione, non saprei stabilirlo. Pono stato educato alla musica come ad un secondo linguaggio, com’è logico che sia. Il primo atto ufficiale coincide con l’esame di solfeggio all’età di sette anni, da lì poi l’ingresso al Conservatorio, sotto la guida del leggendario M° A. Apostoli, membro del complesso dei Musici. A vent’anni, diplomato, appartenevo già al corpo docenti di un Conservatorio mentre completavo, per così dire, la mia formazione con il perfezionamento presso l’Accademia di S. Cecilia a Roma con Pina Carmirelli; non credo che in questo mestiere si possa raggiungere la fine, un punto d’arrivo: c’è sempre da imparare. La mia carriera poi vanta un’infinità di concerti in tutto il mondo, da solista e come elemento di un’orchestra, quale “Symphonia Perusina”, “Orchestra Rossini di Pesaro”, Orchestra “Sinfonica dell’Umbria” e altre, e infine l’attività d’insegnamento al Conservatorio Morlacchi di Perugia». Se nella sua professione non si smette di apprendere, significa quindi che le ore di studio non diminuiscono mai … «No, e ti dirò che la cosa non mi pesa per niente, anzi, se non mi dedico al violino quel tot di tempo al giorno, sento che mi manca qualcosa, sto male. I progressi maggiori poi si ottengono sul campo, dove conosci musicisti che hanno raggiunto livelli così alti che parlarci sembra avvicinare dei miti viventi. Amo questo lavoro; non metto in dubbio che non sia dei più redditizi, e nemmeno dei più sicuri visti la crisi e i tagli che costringe a fare, ma senz’altro, per me, è il più appagante. Mi ritengo un uomo fortunato». Ne L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, Donatella Bisutti intitola un suo libro La poesia salva la vita. E la musica? In che relazione è con la vita? «La musica è vita, basta pensare al suo inizio: il primo vagito di un bambino, non è un meraviglioso suono? Ogni attimo del nostro vivere è accompagnato da una melodia, che sia fuori o dentro la nostra testa. La musica è qualcosa di naturale, una modalità d'espressione intrinseca alla nostra natura che bisognerebbe sviluppare e incentivare; in questo il nostro Paese è stato lungimirante, ma oggi non si può dire la stessa cosa. Abbiamo perso quella cultura musicale che ci ha regalato tanti primati e reso il magnifico esempio che tuttora gli altri paesi seguono, ma possiamo sempre ripartire promuovendo l’importante educazione all’ascolto sin dalle prime scuole come una disciplina che ordina la mente e rende ampio il patrimonio culturale di ognuno di noi». «La ringrazio infinitamente, non si rende conto …» « Grazie a te, a presto Virginia». Virginia Spantini

13/10/2014 21:29:57

Notizie » Società Civile Paolo Franceschini: musicista internazionale

… 07559… Seduta alla scrivania, un po’ Virginia Woolf, un po’aspirante freelance, attendo, con l’ardore confusionario degli incontri unici, che dall’altra parte della cornetta arrivi calda e decisa- quella tipica di tutti i grandi- la voce di Paolo Franceschini, Maestro diplomato in violino, concertista di fama internazionale, fondatore de “I Solisti di Perugia”, insegnante al conservatorio Morlacchi della stessa città, ma più di ogni altra cosa, musicista, vero, dall’immensa e semplice umanità di chi è in armonia con se stesso. Parlare, soprattutto ascoltare però, con quest’uomo è stata un’opportunità più che gradita; come dire al classico ragazzino con il pallone sempre fra i piedi di scambiare due tiri con Andrea Pirlo, per intenderci. La distanza però è solo geografica: sento nelle sue parole rimbombare quella prospettiva equilibrata filtrata dagli spazi e le righe di ogni spartito, quel modo di ragionare e relazionarsi comune a tutti i musicisti, che riesce fin da subito ad avvicinarci, annullando per certi versi la differente esperienza di vita, rendendoci simili, perché cittadini dello stesso paese dal nome Musica. Portare avanti il nome di suo padre, del Maestro Franceschini, personaggio lungimirante nel campo musicale di Umbertide, le fa onore; ma quanto è stato difficile? Ha mai provato una sorta di “complesso di Edipo”? «Certamente il fatto di aver scelto per me uno strumento diverso (il M° Pietro Franceschini suonava la tromba, ndr) ha contribuito ad evitare gli eventuali attriti che dubito comunque, sarebbero nati. Onestamente lo ringrazio tutti i giorni per avermi avviato a questa carriera e averlo fatto nei migliori dei modi: restando sempre mio padre». A quale età è stato inserito nell’universo musicale? «Con precisione, non saprei stabilirlo. Pono stato educato alla musica come ad un secondo linguaggio, com’è logico che sia. Il primo atto ufficiale coincide con l’esame di solfeggio all’età di sette anni, da lì poi l’ingresso al Conservatorio, sotto la guida del leggendario M° A. Apostoli, membro del complesso dei Musici. A vent’anni, diplomato, appartenevo già al corpo docenti di un Conservatorio mentre completavo, per così dire, la mia formazione con il perfezionamento presso l’Accademia di S. Cecilia a Roma con Pina Carmirelli; non credo che in questo mestiere si possa raggiungere la fine, un punto d’arrivo: c’è sempre da imparare. La mia carriera poi vanta un’infinità di concerti in tutto il mondo, da solista e come elemento di un’orchestra, quale “Symphonia Perusina”, “Orchestra Rossini di Pesaro”, Orchestra “Sinfonica dell’Umbria” e altre, e infine l’attività d’insegnamento al Conservatorio Morlacchi di Perugia». Se nella sua professione non si smette di apprendere, significa quindi che le ore di studio non diminuiscono mai … «No, e ti dirò che la cosa non mi pesa per niente, anzi, se non mi dedico al violino quel tot di tempo al giorno, sento che mi manca qualcosa, sto male. I progressi maggiori poi si ottengono sul campo, dove conosci musicisti che hanno raggiunto livelli così alti che parlarci sembra avvicinare dei miti viventi. Amo questo lavoro; non metto in dubbio che non sia dei più redditizi, e nemmeno dei più sicuri visti la crisi e i tagli che costringe a fare, ma senz’altro, per me, è il più appagante. Mi ritengo un uomo fortunato». Ne L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, Donatella Bisutti intitola un suo libro La poesia salva la vita. E la musica? In che relazione è con la vita? «La musica è vita, basta pensare al suo inizio: il primo vagito di un bambino, non è un meraviglioso suono? Ogni attimo del nostro vivere è accompagnato da una melodia, che sia fuori o dentro la nostra testa. La musica è qualcosa di naturale, una modalità d'espressione intrinseca alla nostra natura che bisognerebbe sviluppare e incentivare; in questo il nostro Paese è stato lungimirante, ma oggi non si può dire la stessa cosa. Abbiamo perso quella cultura musicale che ci ha regalato tanti primati e reso il magnifico esempio che tuttora gli altri paesi seguono, ma possiamo sempre ripartire promuovendo l’importante educazione all’ascolto sin dalle prime scuole come una disciplina che ordina la mente e rende ampio il patrimonio culturale di ognuno di noi». «La ringrazio infinitamente, non si rende conto …» « Grazie a te, a presto Virginia». Virginia Spantini

13/10/2014 21:29:57

Notizie » SLIDER La banda del buco in Altotevere

Ora si tratta di vera emergenza sociale. L’Altotevere è ormai letteralmente vessato da una striscia interminabile di furti quotidiani. Cresce di conseguenza la paura e aumenta anche la rabbia, per una situazione che non accenna a rallentare ma peggiorare di giorno in giorno. Anche nel weekend appena trascorso sono stati tre i colpi messi a segno, due di questi nel quartiere periferico della Madonna del Latte, dove i ladri sono entrati in azione quando nessuno era in casa, rubando preziosi e altri oggetti, oltre ovviamente a racimolare tutti i soldi trovati. Al rientro i proprietari hanno ritrovato i rispettivi appartamenti sottosopra. A quanto pare, per entrare nelle abitazioni, verrebbe spesso messa in pratica la tecnica del “foro”, che consiste nel fare un semplice buco su porte o finestre dal quale far passare un filo di ferro per forzare le medesime. Lo stesso metodo è stato usato anche per la recente razzia di bici avvenuta a Umbertide, dove numerosi garage sono stati ritrovati “bucati”. Il terzo colpo, infine, è stato effettuato a Promano, sempre con gli inquilini assenti. Qui alcuni testimoni dicono di aver visto alcuni fuggitivi scappare a piedi e poi a bordo di una vettura. Appena qualche giorno fa anche la frazione di Lerchi è stta vittima di 5 colpi. Nel bersagliatissimo quartiere di La Tina, infine, tra giovedì e venerdì, sono stati svaligiati altri due appartamenti, di cui uno, in via Bracco, depredato per la seconda volta in 4 mesi. Un ultimo caso è stato registrato anche nel comune di Monte Santa Maria Tiberina.

13/10/2014 19:29:10

Notizie » Economia La stampa bianco su nero: Intervista a Lorenzo Lepri

In un nostro precedente articolo abbiamo parlato del concetto di innovazione, e di come questa significhi essenzialmente “introdurre qualcosa di nuovo”. La maggior parte delle idee innovative migliorano qualcosa di già esistente,  partono dalla semplice domanda: “esiste un modo migliore?”. Sebbene solo grandi aziende possono permettersi di investire in ricerca e sviluppo, la crescente facilità di accesso alle informazioni ha reso possibile anche alle piccole realtà la realizzazione di idee dai contenuti altamente innovativi. E’ il caso di MC System, una azienda presente sul nostro territorio da trent’anni, che si appresta a presentare una stampante modificata da un progetto del giovane responsabile tecnico Lorenzo Lepri. Lo abbiamo intervistato chiedendogli di parlarci di questo prodotto. R: Allora Lorenzo, parlaci di questa idea. Qual è l’idea? L: L’idea è quella di riuscire a stampare il bianco come colore. In digitale fino ad oggi non era possibile stampare il bianco come colore perché come sappiamo la combinazione fra ciano giallo, magenta e nero non dà come risultato il bianco. Con questa tecnologia riusciamo a stampare su supporti diversi a stampare su carta colorata, carta scura, carta nera riuscendo a mantenere i colori con la stessa tonalità rispetto alla carta bianca. L’altra applicazione invece è la stampa dei transfer, ossia quei supporti che tramite l’ausilio di una pressa consentono di personalizzare praticamente qualsiasi materiale, dalle magliette nere, quindi riusciremo a fare delle magliette nere “autoscontornate”, quindi non abbiamo più la classica tecnologia transfer su supporti neri dove c’è un “bocchio” centrale con all’interno c’è l’ immagine,  ma riusciremo ad avere una maglietta nera con effetto serigrafico. R: Come ti è venuta l’ispirazione? L: l’ispirazione mi è stata data da alcuni nostri clienti che lavorano molto tramite la serigrafia e a volte però c’è bisogno di fare pochi pezzi di un determinato prodotto. In serigrafia il vantaggio ce l’hai in realtà quando tu riesci a stampare almeno un centinaio di pezzi. Tramite questa tecnologia di stampa in toner bianco in digitale tu puoi cmq fare pochi pezzi senza dover per forza avere un numero minimo di stampe, ma puoi dare effettivamente un servizio di stampa su richiesta. Quindi se un cliente ti chiede anche solo 20 magliette le puoi fare tranquillamente perché non hai più i costi di impianto che avresti nella serigrafia. R: Qual è la difficoltà il problema più grande che hai dovuto superare? L: Il problema più grande è stato nel trovare un supporto transfer adatto alla nostra macchina e soprattutto con il toner bianco. Non è stato facile perché non esisteva un supporto che funzionasse perfettamente con questa tecnologia. R: E quindi come hai fatto a superare questa cosa? L: Siamo entrati in contatto con un’ azienda italiana che produce transfer la Shockline,  grazie al loro aiuto, ci siamo visti diverse volte, alla fine siamo riusciti a sviluppare un tipo di transfer che fosse perfettamente compatibile con la nostra tecnologia di stampa. L’altro grosso problema era come riuscire a controllare la giusta quantità di bianco da mettere all’interno delle varie stampe. Per riuscire a fare questo siamo entrati in contatto con una software house sempre italiana, tramite loro abbiamo sviluppato un software in grado di controllare esattamente le quantità di colore e di toner bianco da applicare sul supporto. R: Mi sembra di capire che non hai fatto tutto da solo.. L: Assolutamente no, è stata una sinergia di forze a partire dalla nostra azienda dove il marketing mi ha dato un grosso supporto con la creazione del logo Bianco Digitale, anche la proprietà poi sicuramente mi ha aiutato molto in questo progetto e anche la casa madre Xerox ci è venuta dietro senza nessun problema, anzi ci ha aiutato e ci ha dato dei consigli. R: Quindi Lorenzo siamo pronti per il lancio! L: Si, presenteremo il nostro prodotto dal 16 al 18 ottobre alla fiera di Milano dove ci sarà la Mostra Internazionale di Comunicazione Visiva, il VISCOM. Qui presenteremo in anteprima le nostre 2 stampanti quella per i transfer e quella per la carta scura e quindi avremo la possibilità di farla provare ai nostri clienti e anche ai rivenditori. Attualmente esiste solo una altro modello di stampante, prodotto dalla multinazionale OKI, in grado di stampare bianco digitale su transfer mentre non esiste un modello A4 sulla stessa categoria di prezzo capace di produrre stampe di tipo bianco digitale o colori su carte colorate. Gli ingredienti ci sono tutti: il print on demand rappresenta uno dei mercati in maggior crescita, il prodotto risolve in maniera nuova un problema effettivo, la soluzione è realizzata coinvolgendo diversi soggetti e diverse aree aziendali. Questa è la dimostrazione pratica che la capacità di innovare dipende, oggi più che mai, dalla mentalità.

13/10/2014 10:11:53

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