Cultura » Archivio della Memoria L'espansione del territorio umbertidese

Il nostro comune occupa una superficie di circa duecento chilometri quadrati, con questo dato Umbertide è il 150esimo comune italiano per estensione su un totale di 8048; è circondato da ben quattro comuni compresi tra i primi trenta per superficie: Gubbio 6, Perugia 11, Città di Castello 20, Cortona 29. Il territorio che conosciamo oggi non ha avuto sempre la stessa fisionomia. Sono due i fattori che ci indicano l'antico legame ad altri comuni della maggior parte delle nostre frazioni : l'appartenenza del territorio umbertidese a diverse diocesi e l'inflessione dialettale. Il primo fattore ci mostra che, le parrocchie situate nelle frazioni di Niccone, Montecastelli, Verna e Calzolaro appartengono alla diocesi di Città di Castello, le chiese delle frazioni di Preggio , Pierantonio e l'Abbazia di San Salvatore di Montecorona, a Perugia - Città della Pieve; solamente le tre parrocchie del capoluogo dipendono dalla diocesi di Gubbio. Il secondo dato non ha confini distanti da quelli ecclesiastici. Possiamo avvertire infatti un accento tipicamente tifernate in più o meno tutta la parte nord del territorio di Umbertide ed un dialetto molto simile al perugino, con contaminazioni di umbertidese ed eugubino, nella parte sud. L'evoluzione territoriale di Umbertide è quindi frutto di secoli di espansioni e disgregazioni. Per fornire un dato iniziale, possiamo partire dalla sottomissione a Perugia del castello di Fratta, avvenuta il 12 febbraio 1189. In base ad atti notarili del XIV secolo, la nostra cittadina era inizialmente divisa in tre parti chiamate terzieri. Il Terziere della Greppa, detto anche inferiore, il Terziere Superiore e il Terziere di Porta Nuova. Il primo comprendeva le abitazioni a destra di Via Dritta (Via Cibo), il Terziere Superiore, le abitazioni dalla Rocca fino alla Chiesa di San Giovanni (Via Guidalotti) ed il Terziere di Porta Nuova, l'attuale Via Mancini e Piazza XXV Aprile. Oltre le mura difensive, si erano formati due Borghi; quello Superiore che si estendeva fino alla chiesa di Sant'Erasmo (Patrono di Umbertide) , mentre quello Inferiore, comprendeva le chiese di San Francesco, San Bernardino e successivamente quella di Santa Croce. Una delle fonti più affidabili riguardanti la giurisdizione frattegiana è la "Pianta di Fratta" di Cipriano Piccolpasso datata 1565 , in cui si nota la cinta muraria, con il Tevere e la Reggia che limitavano il castello. Poco fuori le mura è riportata da Piccolpasso, la presenza di una piccola maestà indicata con la dicitura "Madonna" , indicante il luogo nel quale verrà edificata la chiesa di Santa Maria della Reggia. Successivamente, intorno al 1700, il territorio si espanse trovando le delimitazioni : verso nord fino alle Carpini, ad ovest fino a Montalto, Romeggio e Monte Acuto, verso sud nella zona di Montecorona e ad est con Poggio Manente. La restante parte del territorio attuale apparteneva a Città di Castello a nord, con Montecastelli, Niccone e Comunaglia e una parte della Valle del Niccone, a sud con Perugia che possedeva Pierantonio , Preggio e Racchiusole , infine una piccola porzione di territorio ad est faceva parte della giurisdizione di Gubbio. Una vera e propria "rivoluzione" del territorio umbertidese, si ebbe tra il 1809 e il 1818; Fratta acquisì Montone e Preggio e si ampliò verso la valle del Niccone dove si ritrovò ad essere confinante con il Granducato di Toscana in località Dogana; nel 1814 invece, le frazioni tifernati di Niccone, Montecastelli, Comunaglia e Verna, entrarono a far parte del nostro comune. Nel 1818 le Università appodiate di Civitella Ranieri e Poggio Manente, vennero tolte al territorio eugubino per essere aggregate a Fratta, anche se rimasero ancora autonome sotto il punto di vista amministrativo. I confini della prima arrivavano a lambire le antiche mura cittadine, questo fattore fece sorgere non pochi problemi, in particolare di natura tributaria. Dopo l'Unità d'Italia la nostra cittadina divenne capoluogo mandamentale, nell'ottica della ripartizione amministrativa del Regno d'Italia. Umbertide, che assunse questo nome nel 1863, fu dunque il centro di funzioni amministrative e giudiziarie anche per i comuni di Montone e Pietralunga, rimase tale fino al 1923, anno della soppressione di questi enti locali. Francesco Cucchiarini

07/06/2015 16:19:33

Attualità » Primo piano Studenti della Rogers State University in visita a Montone

Lo scorso Giovedì 14 Maggio un gruppo di sei studenti, provenienti da un’università del centro degli Stati Uniti d’America, hanno intrapreso un’avventura, un viaggio, con destinazione Montone, borgo medievale nel bel mezzo del cuore verde d’Italia, l’Umbria. Gli studenti e due professori della Rogers  State, università di arti libere situata in Claremore Oklahoma, sono partiti per Montone al fine di partecipare ad un corso, della durata di un mese, di arte visiva. Il gruppo di studenti per la durata del corso ha soggiornato in appartamenti all’interno delle mura, nel centro storico, usufruendo della paesaggistica di Montone e dintorni come ispirazione e luogo di studio. Artefice e tramite del progetto è stata la professoressa Rebecca Bacchetti, un’artista Americana residente a Montone, che oltre ad aiutare gli studenti ad acquisire una miglior prospettiva del paesaggio al fine di poter riuscire a rispecchiarlo nel migliore dei modi nei loro lavori, ha pure reso possibile tutto il programma fungendo da contatto logistico tra la Rogers State University  e Montone. Oltre agli studenti vi è la presenza di due professori: Il professore Michael Jones, insegnante di corsi d’arte grafica  professionale  e pittura, ed il professore Mike McKean, esperto di storia dell’arte. Inoltre, l’artista John Littlewood ha offerto critiche sul lavoro degli studenti aiutandoli a crescere come artisti. La prima parte del programma è stata dedicata interamente alla scoperta della cultura ,vita e studio di Montone nei suoi paesaggi  e tradizioni.  La seconda parte del programma si è svolta visitando paesaggi medievali e non, al di fuori di Montone. E’ stato possibile apprezzare capolavori  artistici di notevole importanza: tra i luoghi visitati vi sono infatti Arezzo, San Sepolcro, Monterchi, Orvieto, Firenze e Roma. La realizzazione di tutto ciò non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di molti dei residenti  e commercianti Montonesi ,i quali hanno reso questa esperienza molto piacevole. La mostra si terrà presso la Piazza di Montone durante i giorni venerdì  5 e sabato 6  giugno 2015, includerà l’esibizione dei dipinti e proiezioni di materiale fotografico riguardante il programma appena svoltosi .La mostra sarà aperta al pubblico gratuitamente venerdì e sabato, mattina e pomeriggio.

06/06/2015 15:12:04

Cultura Il misterioso raggio di luce

L'abbazia di San Salvatore di Montecorona si trova ai piedi dei monti Acuto e Corona nella valle del Tevere, a quattro chilometri da Umbertide (PG) a quota 239 s.l.m.. Secondo la tradizione sarebbe stata fatta edificare nel 1008 da San Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese che vi realizzò un semplice eremo. San Pier Damiani ne fu a capo nel 1050. Fu un monastero di grande importanza, tanto è vero che, nella seconda metà del Duecento ebbe, nella sua giurisdizione, 21 chiese. A fianco della chiesa è situato il campanile a pianta ottagonale che, anticamente, aveva la funzione di torre di difesa. La chiesa superiore fu costruita in più tempi. Dapprima la parte sopra la cripta, dedicata a Santa Sofia e consacrata da San Giovanni da Lodi, vescovo di Gubbio; in questa fase la chiesa aveva le tre navate coperte con un tetto a capanna. Nella navata centrale, tuttora coperta da un tetto a struttura lignea a capriate, opera di restauri successivi all'epoca romanica, si trovano interessanti resti di affreschi del '300 di scuola umbra raffiguranti una "Annunciazione". La sopraelevazione della suddetta navata è di epoca successiva e ben evidente dal diverso tipo di materiali impiegati per la costruzione (arenaria e mattoni al posto di pietra calcarea). Recenti studi ipotizzano la costruzione iniziale nel tardo XI secolo; in un secondo tempo entro la prima meta del XII secolo, fu completato il presbiterio con la copertura lignea e la realizzazione del corpo longitudinale a tre navate. In una terza fase successiva al 1250 si possono far risalire gli interventi sulla fascia superiore dell’alzato del presbiterio, periodo questo in cui l’abbazia fu retta dai monaci cistercensi. Nel XVI secolo, una volta edificato l'Eremo in vetta al vicino Montecorona a quota 693 s.l.m., fu necessario ingrandire la chiesa costruendo un suo prolungamento, dedicato a Sant’Agnese, che venne destinato ai fedeli, mentre la parte più antica rimase riservata ai monaci. La chiesa è stata ristrutturata e trasformata nel Settecento, secondo l'estetica barocchizzante, e quindi riportata allo stato originario negli anni sessanta del Novecento. La chiesa superiore, nella parte aggiunta nel XVI secolo, è ad una sola navata, coperta da due campate di volte a vela con ai lati due cappelle ornate da altari barocchi. Un arco divide l'unica navata dal vasto presbiterio rialzato in cui si trova l'impianto originale più antico: questo è formato da tre navate che finiscono con tre absidi; le navate sono scandite da quattro archi a tutto sesto per ogni lato, che poggiano su pilastri e colonne in pietra alternati. Al centro della grande navata, al momento della costruzione, fu posto un bellissimo altare, la cui mensa è ora collocata nella navata a sinistra. Nel 1959, nell'esecuzione di nuovi lavori di sistemazione e ripristino, al posto del grande altare fu sistemato un ciborio dell'VIII secolo, ivi trasportato dalla chiesa di San Giuliano delle Pignatte e probabilmente originario della stessa Badia. Il ciborio è formato da quattro snelle colonne in pietra che sorreggono i quattro frontoni, formati da lastre dalle pregevoli sculture a motivi vegetali, foglie ed intrecci, ad eccezione della lastra occidentale, nella quale sono raffigurati due eleganti pavoni. Al termine della navata centrale si eleva un arco ogivale che introduce alla bellissima abside gotica caratterizzata da linee slanciate ed eleganti. Nell'abside, abbellita da tele del XVI e XVII secolo tra cui una del 1549 che raffigura la Madonna e quattro Religiosi, è posto un coro ligneo di buona fattura del XVI secolo. Sotto il presbiterio si trova l'antica cripta, seminterrata e del tipo "ad oratorium”, dedicata alla Madonna delle Grazie. La cripta stessa, una vera e propria chiesa inferiore, è composta da un vasto locale diviso in cinque navate di sei campate ciascuna e termina con tre absidi; è ricca di colonnine di vario stile che sorreggono il soffitto fatto di piccole e basse volte a crociera con archi trasversali e longitudinali e mostra decorazioni di gusto bizantino. Le colonne e i capitelli utilizzati sono materiali di spoglio antico e altomedioevale, probabilmente provenienti da un preesistente tempio pagano o paleocristiano. Archi ciechi solcano anche i muri perimetrali della cripta ed entro ciascuno di essi sono ricavati due archi più piccoli, quasi due nicchie. Nel corso dei lavori eseguiti negli anni ’60, l’altare fu leggermente arretrato per esigenze liturgiche e ai suoi piedi fu rilevata la presenza di una fondazione in muratura di circa 2 mq., quando tutto all’intorno al di sotto del pavimento fu trovata solo terra battuta. Sul pavimento del presbiterio, di fronte al ciborio e leggermente fuori centro, è presente un foro rettangolare di 30 x 40 cm., apertura di un piccolo cunicolo a sezione rettangolare il quale, con una inclinazione di 36° - 38° e una lunghezza di 170 cm., comunica con la volta della cripta davanti all’altare. Il foro di uscita è di circa 25 x 35 cm.. Sulla facciata superiore del presbiterio, opera presumibilmente della seconda sopraelevazione, è presente una finestra di circa 50 x 150 cm. (l x h). La vista in pianta dell’intero complesso evidenzia un leggero disallineamento in senso longitudinale, tra la costruzione più antica, cripta e presbiterio, rispetto alla parte aggiunta nel XVI secolo. La costruzione primitiva non è esente dalla caratteristica comune a molti edifici di culto e cioè l’orientamento planimetrico posto sull’asse Est-Ovest, con una leggera declinazione di circa 4° Est. Troviamo quindi la cripta con il presbiterio sul lato est e sul lato opposto, ad ovest, l’ingresso. Il suddetto foro consente per alcuni minuti, in due periodi dell’anno, il passaggio diretto dei raggi solari dalla finestra sulla facciata del presbiterio, fino alla cripta e precisamente sopra l’altare. Prima dell’arretramento dell’altare stesso probabilmente i raggi raggiungevano il tabernacolo. Il parroco don Renzo Piccioni Pignani, che da molti anni segue con molto interesse e dedizione i lavori che si sono succeduti nel tempo, ipotizza la presenza sotto l’altare di una tomba e/o di resti umani ma non sono mai state fatte indagini in proposito. Venuto a conoscenza del singolare fenomeno lo scorso mese di giugno, nel corso di una conversazione con il parroco, ho avuto da lui una data ed un’ora, il 24 maggio 2014, ore 17:20 circa. Quella sera, durante la celebrazione della messa, lui stesso aveva notato il fascio di luce sull’altare; a onor del vero non era quella l’unica volta, dato che in passato gli era capitato in numerose occasioni di osservarla, ma quella era l’unica di cui avevo una data certa. Dopo aver rilevato con sufficiente precisione l’angolo di inclinazione tra la finestra sul presbiterio e il foro, utilizzando le effemeridi del sole per quel luogo specifico, ho calcolato con sufficiente precisione i due periodi in cui si sarebbe dovuto presentare l’allineamento. I periodi sono quindi all’incirca: il primo dal 16 al 26 maggio intorno alle 17:10 ed il secondo dal 17 al 27 luglio intorno alle 17:20. Nei giorni di massimo allineamento sull’altare il raggio proiettato da forma ad un’ellisse i cui assi misurano circa cm. 30 e cm. 6. Nella seconda quindicina di luglio, purtroppo senza la continuità che avrei voluto a causa dei numerosi giorni senza sole, ho potuto riscontrare l’allineamento come risulta ben evidente dalle foto scattate di cui alcune allegate al presente documento. Il foro praticato, è difficilmente spiegabile se non in un contesto simbolico-astronomico; se si fosse voluto scavare un foro per altri motivi, lo si sarebbe fatto verticalmente, come un pozzetto, e non inclinato di 36-38°; inoltre sembra fatto appositamente per ricavare la proiezione di una macchia di luce di forma ellittica e di dimensioni ricercate. Il fatto che la forma di luce proiettata dal foro sia un’ellisse, è significativo, perché voluta. Essa avrebbe potuto proiettarsi su una lastra di porfido o altro materiale di cui ignoriamo il significato, potrebbe essere stata una lapide tombale importante, o il deposito per una reliquia. Certamente non serviva ad illuminare la cripta, pur in assenza di altre finestre, solo in due limitati periodi dell'anno. E’ da escludere l’intento gnomonico, cioè l’uso del foro come gnomone di una impossibile meridiana a camera oscura ed anche un intento astronomico in quanto l’asse del cunicolo è disallineato con l’asse est-ovest e il foro praticato non assume particolare significato nella ricerca astronomica di eventi legati alla sfera celeste. voluto, la tomba, l’altare, la reliquia, o quello che si trovava nella cripta sottostante e la finestra nel muro della chiesa superiore fu praticata nel XVI secolo anche per consentire la continuazione di questa tradizione che, diversamente, sarebbe stata oscurata e cancellata dalle mura che avrebbero impedito il passaggio della luce attraverso il foro nel presbiterio. Il sole, come ben noto, nel suo moto apparente ripercorre nel corso dell’anno due volte lo stesso punto sulla volta celeste e di conseguenza abbiamo due periodi corrispondenti nei quali si presenta l’allineamento ma probabilmente solo uno di questi era legato all’evento per cui fu progettato il foro; anche se fino ad ora non sono emerse coincidenze con date significative per il luogo come nascita o morte di santi o fondatori. Per proseguire nella ricerca si dovrebbe analizzare più approfonditamente il materiale delle pareti del foro, se i laterizi sono dello stesso tipo/età degli altri mattoni della volta si potrebbe dire con più sicurezza quando fu realizzato. Una indagine sulla fondazione sotto l’altare, magari utilizzando attrezzature che consentano di rivelare, senza intervenire manualmente, la presenza di qualcosa di diverso da pietre o altri materiali da costruzione. Da ultima infine una ricerca approfondita sui documenti storici anche se l’archivio dell’ente, oggi conservato presso l’archivio di Stato di Perugia, è privo di qualsiasi documentazione relativa ai secoli XI e XII. Si ritiene addirittura che questa perdita risalga alla distruzione dell’archivio avvenuta nel 1488 durante la guerra tra le famiglie perugine dei Baglioni e degli Oddi e questo naturalmente ci priva di qualsiasi possibilità di capire, ammesso che questa singolarità costruttiva fosse stata riportata, quali fossero le intenzioni dei costruttori.   Mauro Bifani 2014 Fonti bibliografiche: L’Abbazia di San Salvatore di Monte Acuto – Montecorona nei secoli XI-XVIII Storia e arte a cura di Nicolangelo D’Acunto e Mirko Santanicchia. Deputazione di storia patria per l’Umbria 2011 http://www.leonexiii.org/millenario/storia.htm Orientamenti astronomici e sacrali nelle chiese romaniche rurali del territorio alto tiberino di Giovanni Cangi Nicola Severino  

05/06/2015 18:49:31

Cultura Ultimi giorni per visitare la mostra Dalla Candela alla Lampadina

Sarà visitabile fino a domenica 7 giugno la mostra “Dalla candela alla lampadina”, promossa dal Comitato per il centenario dell'elettrificazione di Umbertide e patrocinata dal Comune per festeggiare i cent'anni dell'arrivo in città dell'energia elettrica. Dal 16 maggio scorso le sale della Rocca – centro espositivo per l'arte contemporanea ospitano una ricca collezione di oggetti di uso comune, datati dai primi del Novecento al dopoguerra, che danno conto dell'evoluzione tecnologica avvenuta con l'elettrificazione. In mostra anche i lavori realizzati dalle scuole di Umbertide che nel corso dell'anno scolastico hanno portato avanti progetti sull'elettrificazione, dai cartelloni colorati, fotografie e giochi di luci ed ombre delle scuole primarie Di Vittorio e Garibaldi, al plastico sul funzionamento del primo impianto elettrico di illuminazione pubblica del centro storico di Umbertide e il video che racconta come si viveva prima dell'avvento dell'elettricità con protagonisti gli studenti della scuola media Mavarelli-Pascoli fino alla ricerca storica e al pannello fotovoltaico che trasforma l'energia luminosa in elettrica opera degli studenti dell'istituto superiore “Leonardo Da Vinci”. La mostra prosegue inoltre anche nei sotterranei della Rocca dove, in uno scenario decisamente suggestivo, sono esposti lampade e lampadari, vecchi proiettori cinematografici, strumentazioni della farmacia comunale, oggetti di proprietà della ex Ferrovia Centrale Umbra. Inoltre, in occasione della giornata della chiusura, domenica 7 giugno il Gruppo ferromodellistico valtiberino allestirà in piazza del Mercato una mini ferrovia con locomotive a vapore.

05/06/2015 17:35:32

Notizie » SLIDER Premio Rometti: i finalisti

Sono stati selezionati i finalisti del Premio Rometti, il concorso promosso dalle Ceramiche Rometti con il patrocinio del Comune di Umbertide e il contributo di Aimet – Azienda intercomunale metano ed energie del territorio, che, per il terzo anno consecutivo, intende promuovere l'innovazione e l'originalità nel campo dell'arte ceramica. Sono stati ben 54 i progetti che hanno partecipato al concorso, che prevedeva l'ideazione di un esemplare di art design ispirato alla tradizione ceramica Rometti in grado di coniugare l'opera d'arte in senso stretto con la funzionalità dell'oggetto. Con l’istituzione del premio la manifattura umbertidese intende infatti confermare la centralità della collaborazione con i giovani e incoraggiare sperimentazioni formali dal carattere originale e innovativo, seguendo i temi legati all'art design già da tempo intrapresi con le recenti linee di prodotti per l’arredamento. E' per questo che al concorso sono stati invitati a partecipare i più prestigiosi istituti di design e accademie di belle arti italiani e stranieri e nello specifico il Cad -  College of Advertising and Design di Bruxelles, l'Università di Washington, l'Accademia delle Belle Arti Brera di Milano, l'Accademia delle Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia, lo Ied – Istituto Europeo di Design di Milano, lo Ied – Istituto Europeo di Design di Venezia, l'Iid – Istituto Italiano di Design di Perugia e la Rufa – Rome Institute of Fine Arts di Roma. Alla giuria è spettato il difficile compito di valutare e selezionare i progetti; alla fine sono stati sei gli studenti finalisti che nel mese di luglio parteciperanno ad uno stage di due settimane presso la manifattura umbertidese dove avranno la possibilità di realizzare il loro progetto e di conoscere più da vicino le tecniche di lavorazione delle ceramica. Tra tutti i progetti realizzati saranno poi selezionati i primi tre classificati, a cui verranno assegnati premi in denaro in occasione della cerimonia conclusiva che si terrà nel mese di settembre. Tutte le creazioni eseguite durante lo stage potranno entrare in produzione con un contratto di royalty sulle vendite pari al 5% del fatturato. Le opere diventeranno poi di proprietà del Comune di Umbertide e saranno esposte nella Galleria Rometti. 

05/06/2015 14:33:53

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