Notizie » Politica Movimento 5 stelle: solo alle zanzare conviene vivere nelle frazioni del Comune di Umbertide

Riceviamo e pubblichiamo il nuovo comunicato del Movimento 5 Stelle di Umbertide: "Nella notte tra il 18 ed il 19 agosto in una parte del territorio comunale di Umbertide è stata fatta la disinfestazione contro mosche, zanzare ed altri insetti molesti, da parte di una ditta specializzata incaricata dal Comune. Il territorio interessato dall’intervento è stato quello di Umbertide, Borgo Baraglia e Montecorona (zona stazione). In un anno così caldo che ha fatto proliferare tante zanzare ci sembra un intervento opportuno anche se tardivo. Ma perché solo in quelle zone? Il M5S si chiede se a Calzolaro, Verna, Montecastelli, Niccone, Spedalicchio, Molino Vitelli, Polgeto, Preggio, Fontanelle, Pian d’Assino, Palazzetto Nese e Pierantonio le zanzare sono già state debellate o hanno ricevuto un salvacondotto dal nostro Sindaco. I cittadini delle frazioni hanno meno diritti di quelli del capoluogo o sono le zanzare ad avere più diritti? Stando a quanto ci dicono alcune persone, anche Umbertide non è stata completamente disinfestata. Per esempio anche alle Fontanelle le zanzare hanno avuto un lasciapassare. Ora il dubbio che ci sorge è: ad essere disinfestate sono state solo le zone vicine a Parco Ranieri dove due giorni dopo la disinfestazione è iniziata la Festa dell’Unità? Se il motivo della disinfestazione fosse questo le spese dovrebbero essere a carico di un partito e non di tutti i contribuenti."

28/08/2015 11:11:39

Notizie » Politica Movimento 5 stelle: continua il dibattito politico ad Umbertide

Riceviamo e pubblichiamo SI SMENTISCONO DA SOLI In questi giorni sulla stampa si assiste ad un botta e risposta tra il partito di maggioranza e l’opposizione, con un PD che accusa continuamente di demagogia e strumentalizzazione la minoranza. Proprio perché tali caratteristiche non ci appartengo, le nostre domande, fatte sia prima che in fase di approvazione di bilancio, sono molto semplici e dirette, anche se ancora oggi non ci sono state date delle risposte. Si continua ad affermare che “nonostante i tagli consistenti subiti dal Comune (e per questo esercizio si parla di 757.000,00 euro), la nostra Amministrazione è riuscita a mantenere un buon livello dei servizi senza attivare alcuna manovra fiscale”. A fronte di ciò insistiamo nel voler sapere (e non risulteremo certamente demagogici, semmai noiosi): se non sono state aumentate le tasse, sono stati mantenuti invariati i servizi, e ci sono 757.000,00 di euro in meno rispetto allo scorso anno di trasferimenti da parte dello Stato centrale, come si è riusciti a far fronte ad una simile minor entrata? Viene da chiedersi allora se l’anno scorso non siano stati “sprecati” 757.000,00 euro. La storia poi delle tariffe Tasi-Tari-Imu  fa sorridere, considerando che quelle applicate sono già le aliquote massime, si voleva elevarle oltre gli indicatori stabiliti dalla legge? Se scendiamo ad analizzare i vari capitoli del bilancio e le singole voci è interessante  vedere come per il turismo, ad esempio, non sia stato stanziato neppure un euro, (così come nello scorso bilancio), nonostante l’Amministrazione abbia detto più volte di voler investire in questo settore (per chi ha la memoria corta: http://www.comune.umbertide.pg.it/Altre-news/Umbertide-centro-strategico-per-il-turismo-dell-Umbria). Sull’affermazione, poi,  del capogruppo Pd, che la costituzione di nuove commissioni permanenti possa rallentare le procedure amministrative, vogliamo sapere come ciò possa accadere; la commissione di controllo e garanzia che noi abbiamo chiesto di istituire e che è stata bocciata dalla maggioranza avrebbe anzi velocizzato molte attività dell’opposizione, che si trova a discutere i propri atti in tempi risicati. Ciò non avrebbe minimamente influito sulla spesa pubblica perché noi del M5S avremmo certamente rinunciato al gettone di presenza pur di vederla costituita, sempre che il problema sia questo. Perché l’Amministrazione ha paura della Commissione Controllo e Garanzia? Cosa vuole nascondere?

27/08/2015 17:49:49

Notizie » Società Civile Il nuovo mercato della terra di Umbertide

Riceviamo e pubblichiamo Non un mercato qualunque. Sabato 29 Agosto 2015, in Piazza Matteotti ad Umbertide, verrà ufficialmente inaugurato il “Mercato della Terra” di Umbertide, dal look completamente rinnovato, con piccoli omaggi per i clienti. Il Progetto   denominato “L’ Alto Tevere  :tradizioni, cultura e prodotti della Valle delle genti”, è promosso dal Comune di Umbertide, in stretta collaborazione con il Gal Alta Umbria che ha finanziato per intero lo stesso e prevede , al fine di rendere più funzionale il “Mercato della Terra di Umbertide” la fornitura di gazebo professionali ed una serie di arredi e segnaletiche specifiche del Mercato; l’obiettivo è sicuramente quello di rendere il più omogeneo, radicato e continuativo possibile il rapporto tra produttori locali e coproduttori ovvero consumatori, a testimonianza che il Comune di Umbertide è intenzionato a portare avanti il progetto dei “Mercati della Terra” Slow Food e valorizzarne le potenzialità. Insomma, sabato 29 Agosto verrà inaugurata una nuova stagione che unisce tutto il territorio per promuovere l’economia locale ed insieme la nostra tradizione agroalimentare. In generale, il progetto dei “Mercati della Terra” nasce in relazione all'esigenza sempre più pressante di avvicinare la terra alla tavola, i consumatori ai produttori e di creare una rete di mercati contadini organizzati nello spirito Slow Food; essi sono riservati solo a produttori selezionati, in particolare i piccoli agricoltori e i produttori artigianali, quelli che fanno più fatica a confrontarsi con il circuito della grande distribuzione, ma la cui dimensione aziendale permette spesso di presentare prodotti di qualità, laddove il presupposto principale è che presentino solo i loro prodotti, frutto del loro impegno e della loro esperienza. Con la presenza diretta, possono creare un legame con i consumatori, raccontando i prodotti dei quali si assumono la responsabilità, il lavoro che ne è alla base, cosa definisce la loro qualità, cosa giustifica il prezzo praticato.   “Un Mercato della Terra nasce e funziona quando una comunità consapevole, produttori, enti pubblici, cittadini, condotte Slow Food e altri soggetti interessati come i ristoratori, crea un nuovo spazio di incontro fra consumatori e produttori alimentari; credo molto nella valorizzazione dei prodotti biologici, comparto regionale sicuramente in crescita esponenziale, capace di calamitare l’interesse di un pubblico sempre più attento e consapevole. Il progetto che andiamo a presentare sabato, quello del rinnovo completo del look del nostro mercato della Terra di Umbertide con stand completamente rinnovati ed omogenei, all’insegna della ricercatezza dei dettagli, è stato da me fortemente voluto proprio perché credo che possa connotare Umbertide con un’identità unica, laddove la differenza la fanno anche la selezione dei produttori, la promozione del mercato stesso, il rispetto delle sue regole ed anche il funzionamento del mercato con un occhio di riguardo per l’ambiente. Colgo l’occasione per ringraziare il Gal Alta Umbria che ci ha permesso di realizzare il progetto, nonché tutti coloro i quali, credendo nella valenza del progetto stesso, hanno collaborato per la sua riuscita”  L’ Amministrazione Comunale di Umbertide

27/08/2015 15:36:52

Interviste Giuseppe Serafini: alla scoperta dell'investigazione digitale

I sistemi informatici supportano ogni aspetto della nostra esistenza. Ecco perché anche in ambito forense, l'informatica necessita di una nuova e specifica attenzione. A questo proposito intervistiamo Giuseppe Serafini, esperto in computer forensics.  R: Siamo con l’avvocato Giuseppe Serafini, esperto in computer forensics. Allora Giuseppe dicci che cos’è computer forensics S: Computer forensics o digital forensics è un termine inglese che si traduce con l'espressione investigazione digitale. Si tratta di una scienza di recente formazione che si occupa dell'individuazione di evidenze digitali ovvero di prove all'interno di sistemi elettronici di varia natura. Il 90% delle attività umane passa attraverso sistemi elettronici di elaborazione. Si pensi all'uso continuo dei computer, al fatto che uscendo di casa veniamo continuamente ripresi da sistemi di video protezione installati da negozi o banche, ai nostri dati sanitari che vengono archiviati in supporti digitali e alle banche che ci consentono di effettuare pagamenti con strumenti elettronici. Di tutte queste evidenze digitali si potrebbe aver bisogno nel caso in cui un'autorità giudiziaria ci richiedesse di provarle nel corso di un procedimento. Ed è proprio qui che interviene la computer forensics poichè il suo ruolo è proprio quello di individuare, conservare, proteggere, estrarre, documentare e presentare queste prove digitali alle autorità. R: Senti Giuseppe ma qual è il grado di consapevolezza delle aziende italiane rispetto al fenomeno del cyber crime, sono ben strutturate, sono protette, oppure no? S: L'esperienza che mi vede operare nei confronti di numerose imprese anche come Data Protection Officer, mi porta a rispondere negativamente a questa domanda. Se pensiamo alla sicurezza informatica come ad un processo che implica una sicurezza fisica, logica, organizzativa e legale, scopriamo che questo processo è soltanto parzialmente attuato nella maggior parte delle imprese italiane. C’è un’attenzione minima a quello che la legge rende obbligatorio in termini di attuazione di misure minime di sicurezza, per cui capita spesso di trovare società che hanno implementato soluzioni antivirus, antispam e firewall, ma il passo successivo che consiste nel costruire attorno alla soluzione tecnologica una sensibilità e un'organizzazione adeguate difficilmente trova riscontro nella realtà operativa. Si pensa purtroppo ancora che la soluzione da sola sia sufficiente a preservare l’impresa dal rischio collegato al fenomeno del cyber crime, ma così non è: oltre agli strumenti occorrono persone che li sappiano usare e soprattutto implementare. R: Il datore di lavoro è comunque responsabile rispetto all’utilizzo che il suo dipendente fa degli strumenti informatici, ma come può fare in modo che l’utilizzo sia corretto senza invadere i confini della privacy del dipendente? S: Il tema del controllo a distanza sull'operato del personale dipendente attraverso le nuove tecnologie è molto ampio e dibattuto dal punto di vista legislativo, giurisprudenziale e dottrinale. Da una parte lo strumento elettronico è uno strumento di proprietà dell’imprenditore o dell’azienda che viene messo a disposizione del dipendente per lo svolgimento di un’attività lavorativa. Accade, purtroppo spesso, che il dipendente con quello strumento non sempre lavori soltanto. Si pone quindi il problema di come il datore di lavoro possa verificare gli inadempimenti del dipendente mediante strumenti che in ipotesi consentano il controllo a distanza del dipendente, violando così l’articolo 4 dello statuto dei lavoratori. Se il dipendente delinque però, è evidente che in quel momento non sta lavorando: quindi è soggetto all’attività di prevenzione come qualsiasi altro cittadino e non si può applicare l’articolo 4 comma II dello statuto dei lavoratori in quanto il divieto di controllo è circoscritto allo svolgimento dell'attività lavorativa. L’autorità ha prescritto misure specifiche su come lo strumento deve essere concesso in uso al dipendente e su come possano essere inibite determinate attività. Il caso più tipico è quello della navigazione in internet per la quale è previsto  l’obbligo di predeterminare white list e black list, cioè siti,applicazioni o soluzioni che si possono usare o non. E’ chiaro che la violazione di una di queste prescrizioni fa sì che siano generati dei segnali di allerta dinnanzi ai quali il datore può reagire nel rispetto degli accordi sindacali. Un'ulteriore questione da affrontare è come agire nel caso in cui siano da accertare condotte illecite, ovvero penalmente o civilmente rilevanti, da parte del dipendente. A quel punto il ricorso alle autorità di pubblica sicurezza è senz’altro utilissimo, vi è però la possibilità, recentemente introdotta nel nostro ordinamento dalla legge sulle investigazioni difensive, di conferire mandato ad un avvocato affinché nell’ipotesi in cui si verifichi, o possa verificarsi un crimine, lo stesso possa precostituire,mediante attività investigativa dedicata anche digitale, prove che facciano risultare il datore di lavoro esente da responsabilità per il fatto commesso dal dipendente. R: Ci racconti un caso di computer forensics particolarmente significativo nella tua esperienza? S: Proprio in questi giorni sono stato chiamato da una società per documentare e accertare una condotta illecita compiuta da un dipendente, il quale anziché svolgere la sua prestazione durante l’orario di lavoro, ne praticava una parallela impiegando per questo fine del software abusivamente duplicato dalla rete internet. E' stato necessario innanzitutto verificare sul computer quali fossero i programmi installati e se il software utilizzato dal dipendente fosse tra i programmi autorizzati. Tutto ciò è stato reso possibile grazie a una serie di strumenti di investigazione digitale volti a verificare in tempo reale quali sono le attività svolte dal dipendente e quali sono gli strumenti utilizzati. In questo caso, la società, con lungimiranza, aveva conferito al difensore lo specifico incarico di svolgere attività di investigazione difensiva pertanto si è proceduto effettuando una copia forense del dispositivo ed una successiva analisi delle prove rinvenute. R: La copia forense sarebbe la copia perfettamente uguale.. S: la copia forense è una specifica copia di un supporto che contiene informazioni digitali realizzata mediante determinati software che restituiscono un’immagine fedele, identica, del supporto duplicato. Occorre munirsi di una copia forense perché vi è l’obbligo di non alterare il dato originale: l'alterazione di quest'ultimo infatti, potrebbe condurre ad una contestazione nel processo di manipolazione del dato R: Cioè di un inquinamento della prova S: Si, di un inquinamento della prova e quindi diuna non utilizzazione della stessa in quanto non più genuina bensì alterata, compromessa. Quindi il problema dell’investigazione digitale passa attraverso la frase “rispetto della prova”, attraverso una serie di cautele dirette prima di tutto a far sì che l’originale, ovvero il luogo dove sono custoditi i dati sia preservato, e infine a condurre analisi su copie forensi quanto più penetranti possibile. La vicenda citata, si è conclusa con un provvedimento di licenziamento per giusta causa e con la predisposizione di un atto di denuncia per duplicazione abusiva di opera dell’ingegno e appropriazione indebita. In buona sostanza lui utilizzava un software che si era illecitamente procurato per svolgere un’attività diversa da quella lavorativa e per la quale chiedeva del denaro.

25/08/2015 16:25:36

Cultura Il mantenimento dell'ordine nella fratta del ‘500

Nel 1521, l’amministrazione di Fratta, ordinò al notaio Mariano Sponta di stendere i nuovi statuti, sulla base di quelli del 1362, ormai antichi. Il notaio frattegiano acconsentì e in pochi mesi terminò l’opera, il testo venne poi approvato il 22 febbraio 1521. Il nuovo statuto era diviso in quattro parti; in particolare la parte terza era chiamata dei “liber malefitiorum” e disciplinava le sanzioni per i crimini commessi nel territorio di Fratta. E’ interessante sapere che già in quegli anni, molti comportamenti erano puniti severamente;  il capitolo 62 prevedeva l’inflizione di una pena di cinque denari e tre giorni di prigionia per i bestemmiatori: “Non solamente siamo tenuti per comandamenti della legge adorare lo omnipotente Idio ma etiamdio cum summo studio abstinerne da nominare el suo nome in vano quanto magiurmente e da punire chi epsso Idio omnipotente et la sua santissima matre et li soi sancti biastimma et maledissce”. Il capitolo successivo vietata di portare qualsiasi sorta di arma all’interno dei borghi di Fratta, sia essa bianca o da sparo, sanzionandone i colpevoli con pene dai venti ai cinquanta denari, questa misura probabilmente venne adottata per evitare fatti di sangue che vedevano protagonisti, forestieri intenti a commettere rapine e gli stessi abitanti di Fratta. Erano vietati alcuni giochi chiamati “prohibiti”, vale a dire tutte quelle sfide che prevedevano l’uso di dadi o carte; si potevano svolgere ad almeno un miglio di distanza dalle mura castellane, tutto ciò per evitare risse, accoltellamenti ed altri atti di violenza che di consueto nascevano durante questi passatempo. Come si legge nello Statuto: ” Perche el gioco e causa et guida de molti mali: si commo biastemmie: furti et risxe et fraude ad eradicarlo dal nostro castello Statuimo et ordinamo che in lo castello della Fratta: borghi soi et territorio: ne fora del suo territorio per uno miglio: alcuna persona tanto terrazzano quanto forestiero ardissca ne presuma giuchare a dade: ne accarte: ne attavole cum dadi: ne ad alcuno altro gioco simile a dadi o carte ad qualuncha gioco sia alcuna quantita de dinari […]”.  Pesanti sanzioni anche nei confronti di sodomiti e meretrici, sia pecuniarie che detentive. Era proibito inoltre l’uso di archi e balestre per la cacciagione, all’interno delle mura, pratica diffusa in quegli anni. La pena era di dieci denari, non incorrevano in sanzioni, i minori di dodici anni. Il decoro urbano iniziava ad essere uno degli elementi fondamentali per la società e il capitolo 75 stabiliva che: “Volendo refrenare la advaritia de molti li quali se studiano de occupare le vie publiche Statuimo et ordinamo che niuna persona ardisscha de occupare ne sopra prehendere alcuna via publica o vero vicinevele o veramente alcuna cosa la quale apartenesse o expectassese al comuno del castello della Fratta pena ad ciaschuno che contra facesse per ciaschuna fiada de cento soldi de dinari: et la ditta via o altra cosa sopra presa siano tenuti di sgombrare […]” ; evitando quindi a chiunque, non solo di occupare le vie pubbliche, ma anche di deturparle, come si legge nel capitolo successivo: ” Ad conservare la bellezza: utilita et sanita del nostro castello et persone habitante in epsso Statuimo et ordinamo che niuna persona ardissca et presumma gettare ponere: et collocare alcuna sozzura et in munditia: terraccio: saxa: legname: calcinaccio et alcuna altra cosa occupante et deturpante le strade de epsso castello et soi borghi la quale ce steggha et dimori oltre doi di sotto pena de soldi vinti de dinari […]”. Proibito anche l’uso di tamburi nelle ore notturne, visto il capitolo 130:” Statuimo et ordinamo che niuna persona de notte tempo de poi el terzo suono della campana del comuno insino al suono della Ave Maria qual sona ad l aurora in sancto Francesco ardisscha o vero presumi sonare: corno: tromba o tanburo per le strade del ditto castello ne in alcuno loco de ditto castello o soi borghi sotto pena de soldi X de dinari per ciaschuno et per ciaschuna volta”.  La maggior parte degli illeciti erano sanzionati, come abbiamo visto con pene pecuniarie; i governanti scelsero questo sistema per evitare il sovraffollamento carcerario. Il carcere di Fratta all’epoca era situato nella Rocca, aveva una capienza di circa dieci detenuti, ma in alcuni casi arrivò ad ospitarne anche il triplo, la maggior parte dei quali forestieri sprovvisti di documenti o in attesa di essere trasferiti nelle carceri di Perugia.   

25/08/2015 16:11:39

Sport Il Grifo pone il suo nido ad Umbertide

  Perugia ed Umbertide si avvicinano sempre di più. Almeno calcisticamente parlando. Si è tenuta infatti, nella mattinata del 30 Luglio, la presentazione ufficiale dell’ingresso del settore giovanile del Real Pitulum-Tiberis all’interno dell’Academy della società biancorossa. La storica affiliazione è stata ufficializzata in Comune, in presenza dell’Assessore allo sport Pier Giacomo Tosti con tanto di consegna di gagliardetto e della seconda maglia ufficiale che la compagine perugina indosserà nella Serie B 2015/16. Soddisfatto il Direttore generale dell’A.C. Perugia, Mauro Lucarini, che addirittura spera che questo accordo ‘’possa essere all’altezza della squadra e di Umbertide, nell’ottica di coinvolgere e supportare la società ed i suoi obiettivi’’. ‘’Adesso c’è solo da rimboccarsi le maniche in vista della stagione con fiducia nel progetto’’- continua il DG. Sinergia dunque, la parola chiave di un progetto, nato sin dall’avvento 4 anni fa della nuova proprietà Santopadre, con un’Accademia che si snoda a 360 gradi dai Piccoli amici agli Allievi. “La nostra società ha sempre puntato sui giovani e l’accordo raggiunto con il Perugia calcio costituisce un valore aggiunto per il nostro progetto – ha aggiunto il presidente del Real Pitulum Tiberis Lorenzo Peruzzi, accompagnato anche dal vice Luca Peruzzi e dal dirigente Alessio Mariani-. Grazie all’affiliazione con la società biancorossa potremo offrire ai bambini e ragazzi di Umbertide uno staff professionale e competente e un ambiente sano e organizzato, dove poter crescere e divertirsi. Noi siamo pronti, ora ci appelliamo alla città perché condivida con noi il nuovo progetto”. Il vice-presidente si sofferma poi sul voler riavvicinare le istituzioni cittadine e le aziende umbertidesi alla squadra. L’Amministrazione comunale sottolinea invece l’importanza che le società calcistiche hanno avuto nella nostra cittadina, e l’importanza del voler sancire un accordo con il Perugia, vera istituzione e fede nel panorama locale, proprio nella residenza comunale, che, nota a margine, ha piacevolmente stupito il DG del Perugia, rimasto colpito dagli interni di Palazzo Bourbon e dalla Rocca. Al di là dei sorrisi e delle formalità, questo accordo sarà in grado di far riavvicinare finalmente la città al calcio, dopo le vicissitudini degli anni passati? L’importanza attribuita alla città di Umbertide ed il rilievo riconosciuto alla sua storia calcistica, saranno poi tenuti veramente in considerazione con il prosieguo dell’accordo? Va subito specificato che l’Academy vede già affiliate diverse società della provincia, nell’ottica di creare un bacino e la possibilità di visionare i prospetti più interessanti della zona, ma anche quella di organizzare eventi ed iniziative, come si legge anche dal sito web della società del Grifo, che lo mette in bella mostra sulla home. Le premesse di questa collaborazione sembrano dunque più che buone, adesso rimane solo di osservarne gli sviluppi al di là dei proclami iniziali. Di certo c’è che l’entrare nell’orbita del Perugia, società calcistica storica del panorama italiano, che partecipa al prestigioso campionato di serie B, è un ottimo tassello per una società formata da poco come il Real Pitulum-Tiberis, ma che su di sé ha gran parte della pressione degli amanti del gioco del pallone della città. Sarà solo il tempo a decretare se questo accordo possa dirsi proficuo, con la speranza che questa auspicata ‘’serietà’’, parola che più volte ha risuonato tra gli affreschi del Comune nel corso della mattinata, possa ritornare ad essere una costante nel calcio, umbertidese e non.  

25/08/2015 15:52:04

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