Notizie » Economia Tares: una presa in giro

Secondo recenti normative (legge 28.10.2013 n. 124) un comune può legittimamente applicare per il 2013 la TARES, cioè la nuova tariffa sui rifiuti, ma può altrettanto legittimamente mantenere la TARSU, cioè la tassa applicata finora. Riservandoci di entrare nel merito tecnico e giuridico della questione, ciò che vogliamo evidenziare qui ed ora è il malcelato tentativo dell’Amministrazione Comunale di Umbertide di affermare l’obbligatorietà dell’applicazione della nuova tariffa, quando invece è una scelta. Di nuovo i cittadini sono considerati alla stregua di un “popolo bue” da prendere in giro. L’aspetto più sconcertante della vicenda che in questi giorni sta mettendo a ferro e fuoco Umbertide a nostro avviso è proprio questo: una strategia di comunicazione falsa adottata dal comune per giustificare una scelta impopolare. Segnale pericoloso di una Amministrazione che non ha il coraggio di assumere la responsabilità delle proprie decisioni, e probabilmente con grandi difficoltà nel gestire il bilancio (e non solo per colpa dei tagli applicati ai trasferimenti statali).La seconda questione che stigmatizziamo è la pretesa di giustificare la richiesta di rateizzare il pagamento. Anziché venire incontro a legittimi bisogni di cittadini ed imprese, in evidenti difficoltà economiche, il comune chiede addirittura di motivare una necessitata rateizzazione: umiliazione pura. La terza è la intempestività che ha caratterizzato l’invio dei pagamenti, immediatamente  a ridosso della scadenza (ma appena dopo le primarie del PD!!). Prima ancora che una questione di merito la vicenda TARES ribadisce dunque una già sottolineata questione di metodo che caratterizza in maniera assolutamente negativa il comportamento dell’Amministrazione comunale. D’altra parte, sul piano della chiarezza normativa, in uno Stato in cui l’incertezza del diritto è oramai la regola, fino al punto di poter taroccare una tassa formalmente abrogata (IMU), di votare il Parlamento applicando una norma incostituzionale, di tentare riforme con leggi dichiarate incostituzionali, di mantenere – fino al 2017 -  un finanziamento dei partiti molto probabilmente incostituzionale in quanto tradisce la volontà popolare espressa con referendum popolare nel 1993 !!!, la questione TARES non fa eccezioni. Tutto questo ci ha indotto a chiedere , attraverso il consigliere comunale Luigino Orazi, almeno la possibilità di una rateizzazione del pagamento anche sotto i 500 euro e senza dover presentare alcuna motivazione. Il minimo, nel contesto di una vicenda ancora una volta imbarazzante.                                                                                                           Umbertide Aperta  

16/12/2013 14:54:48

Notizie » Economia Carlo Andrea Bollino: il Prof. della Green Economy

Il Professor Bollino vive ad Umbertide ed è docente di Economia Politica presso l'Università degli Studi di Perugia.   Lei è uno dei massimi studiosi dei sistemi energetici e dello sviluppo economico sostenibile. Sintetizzando: dove e come è possibile indirizzare investimento e risparmio per lo sviluppo sostenibile? «“Sviluppo sostenibile” significa avere un sistema energetico riproducibile nel tempo senza compromettere l’ambiente. Per fare ciò abbiamo tre opzioni: risparmio energetico - consumare grazie a nuovi macchinari meno energia per i nostri fabbisogni - promozione delle fonti rinnovabili - consumare l’energia che viene prodotta in sistemi che non contribuiscono all’effetto serra - sviluppo e innovazione tecnologica - trovare nuove soluzioni energetiche. Ciò premesso, in questo momento il problema dello sviluppo sostenibile, contrariamente a quanto sostenuto da molti, non è solo di prezzo, ma di disponibilità. Ad oggi il 5% dell’energia che utilizziamo proviene da nuove fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico e biomasse), il 15% è dato dall’idroelettrico e il restante 80% dalle fonti fossili tradizionali. Per avere uno sviluppo sostenibile tutte le fonti rinnovabili dovrebbero contribuire al 100%. Per fare ciò abbiamo bisogno di supporti che siano innanzitutto disponibili nell’arco delle 24 ore, e per il momento tecnologicamente il vento a volte c’è a volte no e il sole, come noto, c’è di giorno ma non di notte. Quindi, queste fonti rinnovabili non possono contribuire a soddisfare completamente il fabbisogno del nostro sistema industriale». Dal globale al locale. L’Umbria ha molto investito sulla green economy, basta leggere il Documento Annuale di Programmazione. Quali sono i punti forti e critici sulla green economy umbra? «Uno dei nostri punti di forza, essendo l’Umbria al primo posto in Italia in percentuale in questo settore, è la cogenerazione. Abbiamo impianti di cogenerazione che sono modi intelligenti per sfruttare l’energia producendo sia elettricità che calore – che può essere utilizzato a sua volta per altri usi umani - contribuendo a migliorare il coefficiente d utilizzo di energia, per esempio per il riscaldamento. Abbiamo poi sviluppato il fotovoltaico secondo il trend nazionale. C’è molta attenzione nella politica energetica della regione, ma ci sono ancora punti controversi, ad esempio nell’utilizzo delle biomasse. La dimensione del territorio è limitata, e se si dedicano delle colture alle biomasse si sottrae terreno per utilizzi agricoli. Questo è il punto irrisolto in tutta Italia e quindi critico anche in Umbria». Anche nel nostro territorio, ultimamente, si sono verificate polemiche per la costruzione di impianti per biomasse. I casi di Ospedalicchio, di Piandassino e di Bonsciano di Trestina hanno sollevato dubbi sulla loro utilità. Lei pensa che per Umbertide e il suo territorio gli impianti a biomasse possano portare un valore aggiunto? È d’accordo sulla loro costruzione? «Non posso rispondere direttamente perché l’informazione dal punto di vista tecnologico e ambientale non è completa. Posso dire che il percorso giusto da fare, come per tutti gli impianti, è quello di coinvolgere le amministrazioni e la popolazione con la consultazione, perché si genera un impatto sul territorio. Impatto non necessariamente in senso negativo, ma che va valutato caso per caso. È chiaro che un impianto a biomasse può essere perfettamente compatibile con un territorio – ad esempio in una zona industriale importante contribuisce al disinquinamento - ma se situato in una zona turistica produce un’ impatto che potrebbe compromettere la vocazione turistica. Pertanto occorre valutare attentamente le problematiche di impatto prima di prendere una decisione. La cosa migliore è che ci sia un’analisi congiunta fra le amministrazioni e i cittadini: questa è la via maestra per risolvere qualsiasi problema». Un’ultima considerazione. Le utilities locali, per la loro dimensione e massa critica, hanno ancora la capacità di competere, dal punto di vista economico e dell’efficienza-efficacia del servizio, con le grandi aggregazioni interregionali e nazionali, peraltro quotate in Borsa, che abbiamo alle porte del nostro territorio? «Io sarei piuttosto scettico. Ovviamente si tratta di salvaguardare le specificità dei territori, ma il problema è simile a quello degli ospedali: un cittadino ha il diritto di essere curato sul territorio ma la frammentazione ospedaliera è stata superata con nuove regole di efficienza. La stessa cosa per le utilities locali: essere “colonizzati” dall’esterno perché siamo troppo piccoli sicuramente no, ma insistere sulla frammentazione locale soltanto per mantenere piccoli posti produce privilegi più per chi siede nelle poltrone che per i cittadini. E lo dico da presidente di una società del comune di Perugia, Sienergia, per la quale ho per tutto il mandato triennale rinunciato al compenso di presidente proprio perché a livello locale si possa dare un contributo all’utilizzo di queste forme societarie per il beneficio della collettività e non per farne reddito. Questa è la mia esperienza messa al servizio del territorio».

04/12/2013 17:45:47

Notizie » Economia Prosperius: nuovo sistema energetico

Una maggiore eficenza dell’impianto a favore di maggiori risparmi econmici e mabientali. È con questo obiettivo che l’istituto Prosperius Tiberino di Umbertide ha rinnovato il suo sistema per la produzione di energia con l’istallazione di una tecnologia per la trigenerazione. Questo consente di avere in maniera combinata e simultanea energia elettrica, termica e frigorifera. Il sistema è stato progettato e realizzato da Cogenlab, azienda che già circa sette anni fa ha installato nella struttura della clinica riabilitativa un impianto di cogenerazione, cioè per la produzione di energia elettrica e termica da una stessa fonte primaria, con potenza pari a 242 Chilowattelettrici, oggi implementato da componenti che consentono anche la generazione di energia frigorifera. A illustrare i vantaggi e le specificità del nuovo impianto per il centro sanitario umbertidese sono stati Giovanni Da Campo, general manager dell’istituto Prosperius Tiberino, Roberto Fanini e Sauro Bacchi, rispettivamente direttore generale e commerciale di Cogenlab, alla presenza del  facente funzioni sindaco di Umbertide, Marco Locchi. “Per aumentare l’efficienza energetica della struttura – ha spiegato Bacchi – abbiamo implementato l’impianto con un sistema di trigenerazione, applicando un assorbitore a bromuro di litio che scambia il caldo con il freddo. Questa clinica, quindi, è passata alla massima efficienza energetica perché con un’unica tecnologia riesce a produrre tutte le energie che servono, raggiungendo obiettivi di risparmio elevati, dal punto di vista economico ma anche ambientale, riducendo le emissioni di Co2 nell’ambiente. Il sistema di cogenerazione, così come quello di trigenerazione, è adatto a tutte le aziende che hanno un consumo molto alto di energia termica per il loro processo produttivo, come nel caso dei questo istituto”. “L’applicazione della trigenerazione – è entrato più nel dettaglio Fanini – consente una riduzione dei costi energetici della struttura nell’ordine che va dal 10 al 15 per cento, mentre dal punto di vista ambientale, la produzione combinata di energia elettrica e calore in assetto trigenerativo permette una riduzione significativa delle emissioni climalteranti. Nello specifico, questo impianto consente una riduzione di 150 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) annui. Un contributo a livello ambientale significativo. Per la sua tipicità, ovvero l’utilizzo di energia in ambito sanitario per 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, l’istituto Prosperius Tiberino si configura come miglior utilizzatore. Il numero delle ore annue che l’impianto esercisce, infatti, è il massimo possibile quindi consente di ottenere i maggiori effetti in termini di risparmio”. “L’istituto cerca non solo dal punto sanitario – ha detto Da Campo – ma anche per quanto riguarda gli altri servizi di essere all’avanguardia. Quando abbiamo iniziato la costruzione della struttura abbiamo voluto subito un impianto di cogenerazione, all’inizio limitato ai 21 posti letto, che abbiamo successivamente ampliato per ottenere una potenza maggiore fino ad arrivare oggi alla trigenerazione”. “La scelta dell’istituto Prosperius – ha detto il sindaco Locchi – è un bel segnale anche perché l’energia che viene prodotta in questa struttura serve anche l’ospedale adiacente, civili abitazioni della zona e la parrocchia, grazie a un sietema di teleriscaldamento. Una scelta molto forte che si inserisce in un territorio che da anni ha voluto l’utilizzo di fonti rinnovabili”. “La collaborazione messa in piedi da Cogenlab e istituto Prosperius tiberino – ha concluso – è un modello da utilizzare. Conoscenze tecniche e professionalità in diversi campi si mettono insieme e riescono a dare risultati di eccellenza”.

27/11/2013 15:02:28

Notizie » Economia I nodi del territorio. Intervista a Marcella Galvani

Marcella Galvani è presidente dell'Ordine dei Commercialisti e Revisori contabili di Perugia. Tifernate è da sempre impegnata nelle questioni economiche del territorio. Abbiamo colto un' intervista tra un convegno, corsi di formazione e lavoro nella quale vengono analizzati i nodi economici di fondo del nostro territorio. Il dibattito attuale sulle professioni incentra le questioni sui nodi di una maggiore liberalizzazione e possibilità di accesso, al fine di una più ampia mobilità sociale. Come ha risposto e risponde il suo Ordine ? «L'Ordine dei commercialisti ha introdotto da anni, in autonomia, con codici di autodisciplina le liberalizzazioni di cui si parla; quella del commercialista è infatti da sempre una professione aperta. Non è mai esistito un numero chiuso per i commercialisti, chiunque voglia esercitare questa professione può farlo liberamente, dopo aver svolto un tirocinio post laurea specialistica ed aver superato un esame di Stato, che consentono l'iscrizione all'Albo. Chi non riesce a superare l'esame, può ugualmente fare il nostro lavoro, ma non è un commercialista. Il pericolo ovviamente è quello di trovare in circolazione persone che improvvisano la professione, mettendo a serio rischio i clienti che assistono. Quindi il cittadino non è obbligato ad andare da un commercialista, ma sceglie di farlo. Se vuole, può andare da un qualsiasi altro consulente (tributarista, fiscalista, aziendalista), ma senza alcuna garanzia di competenze e professionalità. L'Ordine, che è un ente pubblico, ha proprio la funzione di garantire gli utenti al corretto e competente esercizio della professione; con riferimento al commercialista quindi l'unica protezione esistente è a tutela del cittadino».  L’Ordine dei commercialisti ha inaugurato una campagna proprio sulla certificazione della professionalità. Giusto, perché spesso si dice “vado dal commercialista” e poi “commercialista” proprio non lo è. Che fare per distinguere la copia dall’originale ? «Come dicevo prima, il titolo di commercialista può essere legittimamente utilizzato solo dagli iscritti all'Albo. L'Ordine ha il dovere di informare i cittadini dell'importanza dell'iscrizione all'Albo. Solo gli iscritti, infatti, devono rispettare per legge una serie di disposizioni sul cui adempimento l'Ordine vigila, a tutela dell’interesse pubblico. Per distinguere la copia dall'originale basta consultare l'Albo, pubblicato nel sito www.odcecperugia.it - cerca nell'Albo, sempre accessibile a tutti, oppure chiamare la Segreteria dell'Ordine». Domande tecniche ad un tecnico. Come uscire dalla crisi nell’Alto Tevere e quali misure possibili ? «Purtroppo la crisi che stiamo vivendo non è circoscritta, né geograficamente, né temporalmente e non esistono "ricette" per l'Alto Tevere che consentano un salvataggio svincolato da quanto accade nel resto del Paese. I nostri governanti si interrogano su come uscire dalla crisi commettendo un gravissimo errore che è quello di pensare di avere a che fare con un problema ciclico, causato soprattutto dalla recessione mondiale. Ed infatti si concentrano su interventi finalizzati a dare respiro nel breve periodo, senza cercare soluzioni a problemi che sono invece strutturali e che hanno portato ad un processo inesorabile di distruzione dell'economia. Basti pensare all'andamento del Pil la cui crescita in Italia, a differenza degli altri paesi occidentali, ha subito negli ultimi decenni una riduzione sempre più marcata fino a divenire, negli ultimi 3 anni inferiore a zero. La scarsa produttività è causata anche dalla mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo. Tale fenomeno, in gran parte culturale e legato ad aspetti dimensionali, dipende anche dal contesto in cui le imprese si trovano ad operare che, con l'elevatissima pressione fiscale, i sempre più numerosi vincoli burocratici e normativi, l'inefficienza della pubblica amministrazione, l'incertezza delle regole, scoraggia le imprese ad investire nell'Alto Tevere, come in Italia.È necessario intervenire con urgenza anche sugli investimenti pubblici e sui trasferimenti alle imprese, che sono gestiti in modo assolutamente inefficace». Sistema creditizio e PMI in Alto Tevere e in Umbria. Punti critici e soluzioni prospettare dall’Ordine. «La domanda di credito da parte delle P.M.I. è largamente insoddisfatta: a causa del credit crunch e dell'accentramento delle decisioni di concessione del credito, nella maggior parte dei casi, lontano dall'Umbria, decisioni assunte da responsabili che nulla sanno delle imprese locali, se non quanto risulti da aride cifre di bilancio e dagli indici che ne vengono ricavati con formule standardizzate. Eppure le esigenze del ricorso al credito da parte delle imprese sono aumentate, non certo per nuovi investimenti, ma principalmente per la caduta della redditività, e quindi della capacità di autofinanziamento, e per il peggioramento dei tempi di incasso dei crediti commerciali, particolarmente sentito per le imprese  subfornitrici, così numerose in Umbria. Forte è anche l'insoddisfazione per le pratiche di riscadenzamento del debito: il già ricordato accentramento decisionale comporta tempi lunghissimi per ottenere risposte; e quando le richieste vengono accolte, lo spread risulta moltiplicato, non soltanto per il periodo di allungamento, ma per l'intera durata residua dei prestiti. Un altro problema è rappresentato dall'elevato costo del credito che, in Umbria è addirittura più alto rispetto alla media nazionale. In questo difficile contesto ognuno deve fare la propria parte e l'Ordine dei commercialisti è a disposizione del sistema bancario per fornire il proprio supporto. In considerazione del fatto che la difficoltà di accesso al credito è particolarmente sentita dalle micro imprese, che non hanno l'obbligo di redazione, deposito e certificazione del bilancio, né hanno un organo di controllo interno che ne attesti le risultanze contabili, i commercialisti, che conoscono molto bene le imprese di cui sono consulenti, sono disposti a certificarne gli asset ed a fornire informazioni qualitative aggiuntive, per agevolare le banche anche nella valutazione del merito e per facilitare l'accesso al credito a condizioni ragionevoli. L'Ordine è pronto a svolgere un'attività di supervisione su tali certificazioni e a segnalare al Consiglio di Disciplina eventuali comportamenti scorretti, che comportano sanzioni che arrivano fino alla radiazione dall'Albo». Ma rcella Galvani

26/11/2013 16:15:47

Notizie » Economia Impianto a biomasse Pian d'Assino. Si farà?

Forse perché si terrà domenica prossima 17 novembre alle ore 17,30, presso San Francesco, la riunione del comitato Verde Pian d’Assino che è arrivata una risposta interlocutoria da parte di Regione e Comune di Umbertide. L'impianto a biomasse in località Pian D'Assino, almeno per il momento, non si farà. Questo è il risultato raggiunto dal Comune di Umbertide e dalla Regione dell'Umbria che hanno ottenuto dalla società che aveva presentato il progetto, la Gmp Bionergy, l'impegno a fermare la realizzazione dell'impianto e a valutare la possibilità di una nuova localizzazione. In seguito il sindaco Marco Locchi, l’assessore comunale Giovanni Valdambrini e l'assessore regionale Silvano Rometti hanno anche incontrato i rappresentanti del Comitato Verde Pian d’Assino, per informarli sui nuovi sviluppi della vicenda. “Grazie all'impegno di Comune e Regione è stato fatto un primo passo importante verso la rivalutazione di un progetto che ha suscitato timori e preoccupazione tra la popolazione di Pian D'Assino e di Umbertide – hanno dichiarato il sindaco Marco Locchi e l’assessore Giovanni Valdambrini – sin dall'inizio l'Amministrazione Comunale di Umbertide ha messo in atto tutte le misure possibili al fine di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto della normativa vigente, e l'accordo raggiunto con la Gmp Bionergy fa ben sperare per una felice risoluzione della vicenda”. “Abbiamo ottenuto un primo importante risultato dalla società Gmp Bioenergy: c’è l’impegno a non avviare alcun lavoro per la costruzione dell’impianto di gassificazione a biomasse legnose in località Pian d’Assino e, nel frattempo, a rivalutare la sua realizzazione e a prendere in considerazione l’ipotesi di nuove localizzazioni. La Gmp Bioenergy ha assicurato che la nostra richiesta sarà valutata dal consiglio di amministrazione della società e attendiamo la decisione definitiva. La Regione, insieme al Comune di Umbertide, continuerà a seguire con attenzione tutto l’iter, tenendo conto delle posizioni che i cittadini hanno espresso sulla questione”. 

26/11/2013 16:15:02

Notizie » Economia Roberto Alunno Violini: innovare

Si è laureato in  Economia e commercio n el 1992 a Perugia con una tesi sulle tecniche di vendita  e persuasione del consumatore. Dal 1993 co-fondatore ed amministratore di In.Ser.T. srl.; nel 2009 è co-fondatore ed amministratore di La Contabile srl. Dal 2012 co-fondatore ed amministratore di Centroufficio srl. Formatore su tecniche di vendita, creatività, memoria e ottimismo. Recentemente creatore e webmaster del progetto www.InFormAzienda.com di In.Ser.T. srl. Questo è la parte “visibile” di Roberto Alunno Violini, poi c’è la sua curiosità intellettuale e la sua capacità di indagare che, però, tende sempre a nascondere. Non gli piace mostrarsi (non c’è una sua foto nell’intervista), ma sappiate che contribuisce a far crescere questa città. Soprattutto in innovazione.   Lei nasce economista e si trasforma in programmatore e imprenditore. L’evoluzione non è così meccanica, ma è proprio ciò che ci vuole in tempi di flessibilità. Può spiegarci quali sono stati i momenti, i fattori, gli incontri, le persone, le motivazioni  che hanno determinato queste scelte e l’inizio della sua attività? «Ho visto il primo computer quando dovevo scrivere l a tesi di laurea, nel 1992. Mi sono appassionato immediatamente a quel mondo nuovo, pionieristico e diverso. Gli studi che ho fatto mi hanno formato mentalmente a credere nelle possibilità enormi  dell’innovazione, quindi direi che le due cose si sono sposate benissimo. Il centro Buffetti, già allora punto di riferimento per commercialisti e consulenti del lavoro, è stato un ambiente ideale per conciliare le due vocazioni. Con i miei soci di allora, Mauro Grelli e Antonella Cattaneo, abbiamo iniziato un percorso certamente difficile ma stimolante e, come dicevo prima,innovativo. Siamo stati i primi nel 1995 a fornire connettività Internet ad Umbertide, in società con Net & Media, il nodo internet era fisicamente dentro al negozio e la tecnologia era a dir poco pionieristica.  In.Ser.T. significa Informatica e Servizi per il Terziario, adesso tutti parlano in questi termini, ma nel 1993, quando siamo nati, pochi scommettevano sul valore dei servizi e altrettanto pochi sull’informatica. La maggior parte aspettava di capire che verso prendere. Nel 2004 Antonella ha lasciato la società per motivi familiari, a quel punto con l’ingresso dei due nuovi soci, Mirko Fiorucci e Maria Lucia Tarantelli, l’azienda ha preso vigore e professionalità. E’ stata la chiave della nostra svolta. A dimostrazione del fatto che l’azienda è fatta dalle persone. Siamo entrati nei primi cinquanta concessionari Buffetti in Italia su quasi 1000, una bella soddisfazione se consideriamo che Umbertide non ha certo i numeri delle grandi città. Siamo un gruppo unito, ognuno dei quattro ha le sue peculiarità ma siamo perfettamente integrati  soprattutto condividiamo la stessa visione: essere utili  al cliente e dare le giuste soluzioni. Crediamo che questa visione “cliente centrica” sia la chiave per avere risultati nel lungo periodo». La sua azienda rimane un punto di riferimento operativo e concreto per aziende e singoli del territorio. Tuttavia, sta ora sviluppando la parte di consulenza e orientamento (se non sbagliamo) per le imprese. Il blog informazienda.com che avete realizzato cosa vuole essere e quale valore in più può dare alle aziende? Il vostro slogan del blog è del resto programmatico: “palestra per le aziende che vogliono crescere”. «Il blog InFormAzienda è un luogo dove si parla di esperienze positive, di storie di successo di formazione e di innovazione. Tutte cose che possono essere utili ad aziende di qualunque dimensione, dalla ditta individuale ed al professionista, fino ad arrivare a coloro i quali hanno una idea imprenditoriale che ancora non ha trovato concretezza. Essere utili, questo è il punto di partenza per ogni nostro progetto. Questa visione, che può sembrare più che altro filosofica, ha invece dei riscontri e soprattutto dei risultati estremamente concreti. Ognuno di noi preferisce acquistare beni, e soprattutto servizi, da soggetti dei quali ci fidiamo, che nel corso della nostra vita ci hanno aiutato a raggiungere i nostri obiettivi. InFormAzienda nasce per aiutare ciascun soggetto a raggiungere il proprio obiettivo. Così, indirettamente, raggiungiamo il nostro obiettivo: ottenere fiducia. E’ una via lunga, del resto però il modello di azienda che auspichiamo io, Mauro, Mirko e Maria Lucia non è certo mordi e fuggi. Siamo sul mercato da venti anni (il nostro ventesimo anniversario è proprio ad Ottobre) e siamo pronti a portare innovazione sul mercato ancora a lungo». Lei è attivo anche nel campo dell’educazione e formazione on line. Ci può spiegare quali sono le potenzialità della formazione on line e, magari, le criticità. Può farci qualche esempio concreto che ha gestito o sta gestendo? «Crediamo nel valore aggiunto che la formazione può dare a livello imprenditoriale ma anche a livello personale. Dicevo prima che le aziende sono fatte di persone, investire nella formazione ha dei risultati molto spesso sorprendenti. Dal 1993 eroghiamo corsi di formazione su tecniche di vendita, memoria, ottimismo e creatività. Tutti argomenti cruciali per qualsiasi azienda, anzi per qualsiasi individuo che crescendo farà la fortuna dell’azienda dove lavora. Nel 2011 abbiamo realizzato una piattaforma eLearning per la formazione online, questa è stata adottata da realtà importanti, come smartbusinesslab, di Alfio Bardolla, Lorenzo Ait e Gianluca Massini. Questi sono fra i migliori formatori italiani, la vena innovativa che da sempre diamo ai nostri progetti è piaciuta anche a loro. La formazione online ha delle potenzialità enormi, essa è asincrona, è fruibile con qualunque dispositivo connesso e da qualunque luogo, questo è sicuramente vincente. Per di più il sistema di valutazione che abbiamo creato è estremamente preciso, una garanzia dell’apprendimento. Tuttavia il corso in aula ha un fattore insostituibile: emoziona. Quindi proprio per questo lo reputo insostituibile. eLearning sì, ma abbinato a sessioni live». Come analista economico, quali sono i limiti del nostro sistema economico nel territorio? Quali sono i possibili strumenti e progetti per modificare un contesto orami cristallizzato? «Senza dubbio la connettività a banda larga potrebbe dare notevole impulso alla produttività, la nostra zona palesa dei limiti infrastrutturali enormi da questo punto di vista. Credo, poi, che a livello locale sia vitale per la nostra economia la creazione del brand “Umbria”. Toscana è diventato uno dei brand turistici più noti al mondo, l’Umbria ha ben poco da invidiare, tuttavia è poco riconosciuta. Un progetto che valorizzi il territorio darebbe certamente impulso al sistema economico e creerebbe un enorme valore aggiunto per gli operatori».    

26/11/2013 15:40:10

Notizie » Economia Dal reddito reinvestito una via d'uscita dalla crisi

2191 persone iscritte al centro impiego, 40% i rapporti di lavoro cassati, 52 le aziende in cassa integrazione in deroga per 229 lavoratori. Incutono terrore questi dati, quasi quanto la signora in nero, e le politiche attuali non danno quella spinta necessaria a far tornare il sorriso e qualche soldo nelle famiglie italiane, sempre più devastate da questo cerbero rappresentato dalla crisi. Ad ogni modo, a volte, la derisa scienza triste può venir utile e invece di maltrattarla (lei come i suoi teorici e studiosi) il consiglio è quello di riflettere sulle soluzioni che ci offre e riuscire a costruire un modello per invertire rotta. Noti infatti sono gli studi sui mercati in concorrenza per fetta e quelli nel caso di monopolio. Sebbene modelli ideali ( il primo più che il secondo) ci danno informazioni utilissime su come poter raggiungere efficienza, ovvero la perfetta allocazione delle risorse, minimizzando gli sprechi e massimizzando il benessere. Tale condizione è raggiungibile solo nell’utopica soluzione di un mondo formato da mercati perfettamente concorrenziali ( tante, infinite imprese, il cui prezzo di vendita è fatto dal mercato) dove non esistono barriere d’entrata ne tanto meno interventi di enti pubblici in economia. Un situazione, questa, difficile, se non impossibile,  quindi da realizzare visto e considerata  una condizione implicita della concorrenza perfetta, ma cruciale, quella della perfetta informazione tra enti economici. Ma nemmeno il modello monopolista, nel nostro caso lo Stato con interventi di produzione diretta e indiretta, è da prendere in considerazione, vista la struttura sovra semplificata, gli alti costi di coordinamento  e per ultimo ma non meno importante una forte demotivazione al lavoro. Tuttavia questi due modelli così distanti tra loro ci danno l’idea di come poter realizzare un modello economico reale e non ideale che funzioni e che riporti i noi e nostri concittadini a sorridere. Accertato dagli studi e da quanto detto fino ad ora, il modello base da cui partire è quello liberista con però delle modifiche necessarie per renderlo adattabile alla nostra realtà e non lasciarlo vivere in un mondo parallelo privo di imperfezioni. Il primo passo da fare è spingere la libera impresa,  aumentando il numero di imprese sul mercato. Il secondo è dare fiducia ai cittadini e cercare di eliminare tutte le varie asimmetrie informative presenti, e magari anche semplificare l’accesso nei mercati. Purtroppo però in questo periodo difficile è aprire nuove imprese, ed è qui che il nostro liberalismo viene rimodellato apportando modifiche di stampo riformista, ovvero facendo assumere allo stato il ruolo di regolatore del mercato,  dispensando sussidi, incentivando l’iniziativa e ridistribuendo la ricchezza in modo tale da far raggiungere l’equità oltre che l’efficienza. Arrivati però a questo punto la domanda sorge spontanea: tutte queste teorie come si possono applicare più nel concreto?  In primis, come ci insegnano i padri dell’economia aziendale, bisogna ridare fiducia ai lavoratori e a chi vuole fare libera impresa. Bisogna che la gente si riconosca nel proprio lavoro che riesca a soddisfare quei bisogni di stima, socialità, appartenenza, ma soprattutto di realizzazione, che coincidono anche con un maggior rendimento produttivo. Si verranno a creare, con la nascita di nuove imprese,  nuovi posti di lavoro, nuovi stimoli. E in tutto questo lo Stato dovrà aiutare i propri cittadini con maggiori politiche sullo welfare, iniziando a tagliare  dove vi sono inefficienze, o comunque sprechi di risorse ( e nell’apparato burocratico italiano ce ne sono)  e non dove si crea efficienza. Il RAI ( reddito ante imposte) piuttosto che venir tassato, dovrà essere in parte - con leggi ad hoc - reinvestito per generare maggior ricchezza e aumentare le possibilità di lavoro. Utopia non sono  tali manovre, utopia è pensare che a qualche problema non ci sia soluzione. Andrea Levi Codovini

12/11/2013 14:46:51

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