Notizie » Società Civile Il nuovo mercato della terra di Umbertide

Riceviamo e pubblichiamo Non un mercato qualunque. Sabato 29 Agosto 2015, in Piazza Matteotti ad Umbertide, verrà ufficialmente inaugurato il “Mercato della Terra” di Umbertide, dal look completamente rinnovato, con piccoli omaggi per i clienti. Il Progetto   denominato “L’ Alto Tevere  :tradizioni, cultura e prodotti della Valle delle genti”, è promosso dal Comune di Umbertide, in stretta collaborazione con il Gal Alta Umbria che ha finanziato per intero lo stesso e prevede , al fine di rendere più funzionale il “Mercato della Terra di Umbertide” la fornitura di gazebo professionali ed una serie di arredi e segnaletiche specifiche del Mercato; l’obiettivo è sicuramente quello di rendere il più omogeneo, radicato e continuativo possibile il rapporto tra produttori locali e coproduttori ovvero consumatori, a testimonianza che il Comune di Umbertide è intenzionato a portare avanti il progetto dei “Mercati della Terra” Slow Food e valorizzarne le potenzialità. Insomma, sabato 29 Agosto verrà inaugurata una nuova stagione che unisce tutto il territorio per promuovere l’economia locale ed insieme la nostra tradizione agroalimentare. In generale, il progetto dei “Mercati della Terra” nasce in relazione all'esigenza sempre più pressante di avvicinare la terra alla tavola, i consumatori ai produttori e di creare una rete di mercati contadini organizzati nello spirito Slow Food; essi sono riservati solo a produttori selezionati, in particolare i piccoli agricoltori e i produttori artigianali, quelli che fanno più fatica a confrontarsi con il circuito della grande distribuzione, ma la cui dimensione aziendale permette spesso di presentare prodotti di qualità, laddove il presupposto principale è che presentino solo i loro prodotti, frutto del loro impegno e della loro esperienza. Con la presenza diretta, possono creare un legame con i consumatori, raccontando i prodotti dei quali si assumono la responsabilità, il lavoro che ne è alla base, cosa definisce la loro qualità, cosa giustifica il prezzo praticato.   “Un Mercato della Terra nasce e funziona quando una comunità consapevole, produttori, enti pubblici, cittadini, condotte Slow Food e altri soggetti interessati come i ristoratori, crea un nuovo spazio di incontro fra consumatori e produttori alimentari; credo molto nella valorizzazione dei prodotti biologici, comparto regionale sicuramente in crescita esponenziale, capace di calamitare l’interesse di un pubblico sempre più attento e consapevole. Il progetto che andiamo a presentare sabato, quello del rinnovo completo del look del nostro mercato della Terra di Umbertide con stand completamente rinnovati ed omogenei, all’insegna della ricercatezza dei dettagli, è stato da me fortemente voluto proprio perché credo che possa connotare Umbertide con un’identità unica, laddove la differenza la fanno anche la selezione dei produttori, la promozione del mercato stesso, il rispetto delle sue regole ed anche il funzionamento del mercato con un occhio di riguardo per l’ambiente. Colgo l’occasione per ringraziare il Gal Alta Umbria che ci ha permesso di realizzare il progetto, nonché tutti coloro i quali, credendo nella valenza del progetto stesso, hanno collaborato per la sua riuscita”  L’ Amministrazione Comunale di Umbertide

27/08/2015 15:36:52

Interviste Giuseppe Serafini: alla scoperta dell'investigazione digitale

I sistemi informatici supportano ogni aspetto della nostra esistenza. Ecco perché anche in ambito forense, l'informatica necessita di una nuova e specifica attenzione. A questo proposito intervistiamo Giuseppe Serafini, esperto in computer forensics.  R: Siamo con l’avvocato Giuseppe Serafini, esperto in computer forensics. Allora Giuseppe dicci che cos’è computer forensics S: Computer forensics o digital forensics è un termine inglese che si traduce con l'espressione investigazione digitale. Si tratta di una scienza di recente formazione che si occupa dell'individuazione di evidenze digitali ovvero di prove all'interno di sistemi elettronici di varia natura. Il 90% delle attività umane passa attraverso sistemi elettronici di elaborazione. Si pensi all'uso continuo dei computer, al fatto che uscendo di casa veniamo continuamente ripresi da sistemi di video protezione installati da negozi o banche, ai nostri dati sanitari che vengono archiviati in supporti digitali e alle banche che ci consentono di effettuare pagamenti con strumenti elettronici. Di tutte queste evidenze digitali si potrebbe aver bisogno nel caso in cui un'autorità giudiziaria ci richiedesse di provarle nel corso di un procedimento. Ed è proprio qui che interviene la computer forensics poichè il suo ruolo è proprio quello di individuare, conservare, proteggere, estrarre, documentare e presentare queste prove digitali alle autorità. R: Senti Giuseppe ma qual è il grado di consapevolezza delle aziende italiane rispetto al fenomeno del cyber crime, sono ben strutturate, sono protette, oppure no? S: L'esperienza che mi vede operare nei confronti di numerose imprese anche come Data Protection Officer, mi porta a rispondere negativamente a questa domanda. Se pensiamo alla sicurezza informatica come ad un processo che implica una sicurezza fisica, logica, organizzativa e legale, scopriamo che questo processo è soltanto parzialmente attuato nella maggior parte delle imprese italiane. C’è un’attenzione minima a quello che la legge rende obbligatorio in termini di attuazione di misure minime di sicurezza, per cui capita spesso di trovare società che hanno implementato soluzioni antivirus, antispam e firewall, ma il passo successivo che consiste nel costruire attorno alla soluzione tecnologica una sensibilità e un'organizzazione adeguate difficilmente trova riscontro nella realtà operativa. Si pensa purtroppo ancora che la soluzione da sola sia sufficiente a preservare l’impresa dal rischio collegato al fenomeno del cyber crime, ma così non è: oltre agli strumenti occorrono persone che li sappiano usare e soprattutto implementare. R: Il datore di lavoro è comunque responsabile rispetto all’utilizzo che il suo dipendente fa degli strumenti informatici, ma come può fare in modo che l’utilizzo sia corretto senza invadere i confini della privacy del dipendente? S: Il tema del controllo a distanza sull'operato del personale dipendente attraverso le nuove tecnologie è molto ampio e dibattuto dal punto di vista legislativo, giurisprudenziale e dottrinale. Da una parte lo strumento elettronico è uno strumento di proprietà dell’imprenditore o dell’azienda che viene messo a disposizione del dipendente per lo svolgimento di un’attività lavorativa. Accade, purtroppo spesso, che il dipendente con quello strumento non sempre lavori soltanto. Si pone quindi il problema di come il datore di lavoro possa verificare gli inadempimenti del dipendente mediante strumenti che in ipotesi consentano il controllo a distanza del dipendente, violando così l’articolo 4 dello statuto dei lavoratori. Se il dipendente delinque però, è evidente che in quel momento non sta lavorando: quindi è soggetto all’attività di prevenzione come qualsiasi altro cittadino e non si può applicare l’articolo 4 comma II dello statuto dei lavoratori in quanto il divieto di controllo è circoscritto allo svolgimento dell'attività lavorativa. L’autorità ha prescritto misure specifiche su come lo strumento deve essere concesso in uso al dipendente e su come possano essere inibite determinate attività. Il caso più tipico è quello della navigazione in internet per la quale è previsto  l’obbligo di predeterminare white list e black list, cioè siti,applicazioni o soluzioni che si possono usare o non. E’ chiaro che la violazione di una di queste prescrizioni fa sì che siano generati dei segnali di allerta dinnanzi ai quali il datore può reagire nel rispetto degli accordi sindacali. Un'ulteriore questione da affrontare è come agire nel caso in cui siano da accertare condotte illecite, ovvero penalmente o civilmente rilevanti, da parte del dipendente. A quel punto il ricorso alle autorità di pubblica sicurezza è senz’altro utilissimo, vi è però la possibilità, recentemente introdotta nel nostro ordinamento dalla legge sulle investigazioni difensive, di conferire mandato ad un avvocato affinché nell’ipotesi in cui si verifichi, o possa verificarsi un crimine, lo stesso possa precostituire,mediante attività investigativa dedicata anche digitale, prove che facciano risultare il datore di lavoro esente da responsabilità per il fatto commesso dal dipendente. R: Ci racconti un caso di computer forensics particolarmente significativo nella tua esperienza? S: Proprio in questi giorni sono stato chiamato da una società per documentare e accertare una condotta illecita compiuta da un dipendente, il quale anziché svolgere la sua prestazione durante l’orario di lavoro, ne praticava una parallela impiegando per questo fine del software abusivamente duplicato dalla rete internet. E' stato necessario innanzitutto verificare sul computer quali fossero i programmi installati e se il software utilizzato dal dipendente fosse tra i programmi autorizzati. Tutto ciò è stato reso possibile grazie a una serie di strumenti di investigazione digitale volti a verificare in tempo reale quali sono le attività svolte dal dipendente e quali sono gli strumenti utilizzati. In questo caso, la società, con lungimiranza, aveva conferito al difensore lo specifico incarico di svolgere attività di investigazione difensiva pertanto si è proceduto effettuando una copia forense del dispositivo ed una successiva analisi delle prove rinvenute. R: La copia forense sarebbe la copia perfettamente uguale.. S: la copia forense è una specifica copia di un supporto che contiene informazioni digitali realizzata mediante determinati software che restituiscono un’immagine fedele, identica, del supporto duplicato. Occorre munirsi di una copia forense perché vi è l’obbligo di non alterare il dato originale: l'alterazione di quest'ultimo infatti, potrebbe condurre ad una contestazione nel processo di manipolazione del dato R: Cioè di un inquinamento della prova S: Si, di un inquinamento della prova e quindi diuna non utilizzazione della stessa in quanto non più genuina bensì alterata, compromessa. Quindi il problema dell’investigazione digitale passa attraverso la frase “rispetto della prova”, attraverso una serie di cautele dirette prima di tutto a far sì che l’originale, ovvero il luogo dove sono custoditi i dati sia preservato, e infine a condurre analisi su copie forensi quanto più penetranti possibile. La vicenda citata, si è conclusa con un provvedimento di licenziamento per giusta causa e con la predisposizione di un atto di denuncia per duplicazione abusiva di opera dell’ingegno e appropriazione indebita. In buona sostanza lui utilizzava un software che si era illecitamente procurato per svolgere un’attività diversa da quella lavorativa e per la quale chiedeva del denaro.

25/08/2015 16:25:36

Cultura Il mantenimento dell'ordine nella fratta del ‘500

Nel 1521, l’amministrazione di Fratta, ordinò al notaio Mariano Sponta di stendere i nuovi statuti, sulla base di quelli del 1362, ormai antichi. Il notaio frattegiano acconsentì e in pochi mesi terminò l’opera, il testo venne poi approvato il 22 febbraio 1521. Il nuovo statuto era diviso in quattro parti; in particolare la parte terza era chiamata dei “liber malefitiorum” e disciplinava le sanzioni per i crimini commessi nel territorio di Fratta. E’ interessante sapere che già in quegli anni, molti comportamenti erano puniti severamente;  il capitolo 62 prevedeva l’inflizione di una pena di cinque denari e tre giorni di prigionia per i bestemmiatori: “Non solamente siamo tenuti per comandamenti della legge adorare lo omnipotente Idio ma etiamdio cum summo studio abstinerne da nominare el suo nome in vano quanto magiurmente e da punire chi epsso Idio omnipotente et la sua santissima matre et li soi sancti biastimma et maledissce”. Il capitolo successivo vietata di portare qualsiasi sorta di arma all’interno dei borghi di Fratta, sia essa bianca o da sparo, sanzionandone i colpevoli con pene dai venti ai cinquanta denari, questa misura probabilmente venne adottata per evitare fatti di sangue che vedevano protagonisti, forestieri intenti a commettere rapine e gli stessi abitanti di Fratta. Erano vietati alcuni giochi chiamati “prohibiti”, vale a dire tutte quelle sfide che prevedevano l’uso di dadi o carte; si potevano svolgere ad almeno un miglio di distanza dalle mura castellane, tutto ciò per evitare risse, accoltellamenti ed altri atti di violenza che di consueto nascevano durante questi passatempo. Come si legge nello Statuto: ” Perche el gioco e causa et guida de molti mali: si commo biastemmie: furti et risxe et fraude ad eradicarlo dal nostro castello Statuimo et ordinamo che in lo castello della Fratta: borghi soi et territorio: ne fora del suo territorio per uno miglio: alcuna persona tanto terrazzano quanto forestiero ardissca ne presuma giuchare a dade: ne accarte: ne attavole cum dadi: ne ad alcuno altro gioco simile a dadi o carte ad qualuncha gioco sia alcuna quantita de dinari […]”.  Pesanti sanzioni anche nei confronti di sodomiti e meretrici, sia pecuniarie che detentive. Era proibito inoltre l’uso di archi e balestre per la cacciagione, all’interno delle mura, pratica diffusa in quegli anni. La pena era di dieci denari, non incorrevano in sanzioni, i minori di dodici anni. Il decoro urbano iniziava ad essere uno degli elementi fondamentali per la società e il capitolo 75 stabiliva che: “Volendo refrenare la advaritia de molti li quali se studiano de occupare le vie publiche Statuimo et ordinamo che niuna persona ardisscha de occupare ne sopra prehendere alcuna via publica o vero vicinevele o veramente alcuna cosa la quale apartenesse o expectassese al comuno del castello della Fratta pena ad ciaschuno che contra facesse per ciaschuna fiada de cento soldi de dinari: et la ditta via o altra cosa sopra presa siano tenuti di sgombrare […]” ; evitando quindi a chiunque, non solo di occupare le vie pubbliche, ma anche di deturparle, come si legge nel capitolo successivo: ” Ad conservare la bellezza: utilita et sanita del nostro castello et persone habitante in epsso Statuimo et ordinamo che niuna persona ardissca et presumma gettare ponere: et collocare alcuna sozzura et in munditia: terraccio: saxa: legname: calcinaccio et alcuna altra cosa occupante et deturpante le strade de epsso castello et soi borghi la quale ce steggha et dimori oltre doi di sotto pena de soldi vinti de dinari […]”. Proibito anche l’uso di tamburi nelle ore notturne, visto il capitolo 130:” Statuimo et ordinamo che niuna persona de notte tempo de poi el terzo suono della campana del comuno insino al suono della Ave Maria qual sona ad l aurora in sancto Francesco ardisscha o vero presumi sonare: corno: tromba o tanburo per le strade del ditto castello ne in alcuno loco de ditto castello o soi borghi sotto pena de soldi X de dinari per ciaschuno et per ciaschuna volta”.  La maggior parte degli illeciti erano sanzionati, come abbiamo visto con pene pecuniarie; i governanti scelsero questo sistema per evitare il sovraffollamento carcerario. Il carcere di Fratta all’epoca era situato nella Rocca, aveva una capienza di circa dieci detenuti, ma in alcuni casi arrivò ad ospitarne anche il triplo, la maggior parte dei quali forestieri sprovvisti di documenti o in attesa di essere trasferiti nelle carceri di Perugia.   

25/08/2015 16:11:39

Sport Il Grifo pone il suo nido ad Umbertide

  Perugia ed Umbertide si avvicinano sempre di più. Almeno calcisticamente parlando. Si è tenuta infatti, nella mattinata del 30 Luglio, la presentazione ufficiale dell’ingresso del settore giovanile del Real Pitulum-Tiberis all’interno dell’Academy della società biancorossa. La storica affiliazione è stata ufficializzata in Comune, in presenza dell’Assessore allo sport Pier Giacomo Tosti con tanto di consegna di gagliardetto e della seconda maglia ufficiale che la compagine perugina indosserà nella Serie B 2015/16. Soddisfatto il Direttore generale dell’A.C. Perugia, Mauro Lucarini, che addirittura spera che questo accordo ‘’possa essere all’altezza della squadra e di Umbertide, nell’ottica di coinvolgere e supportare la società ed i suoi obiettivi’’. ‘’Adesso c’è solo da rimboccarsi le maniche in vista della stagione con fiducia nel progetto’’- continua il DG. Sinergia dunque, la parola chiave di un progetto, nato sin dall’avvento 4 anni fa della nuova proprietà Santopadre, con un’Accademia che si snoda a 360 gradi dai Piccoli amici agli Allievi. “La nostra società ha sempre puntato sui giovani e l’accordo raggiunto con il Perugia calcio costituisce un valore aggiunto per il nostro progetto – ha aggiunto il presidente del Real Pitulum Tiberis Lorenzo Peruzzi, accompagnato anche dal vice Luca Peruzzi e dal dirigente Alessio Mariani-. Grazie all’affiliazione con la società biancorossa potremo offrire ai bambini e ragazzi di Umbertide uno staff professionale e competente e un ambiente sano e organizzato, dove poter crescere e divertirsi. Noi siamo pronti, ora ci appelliamo alla città perché condivida con noi il nuovo progetto”. Il vice-presidente si sofferma poi sul voler riavvicinare le istituzioni cittadine e le aziende umbertidesi alla squadra. L’Amministrazione comunale sottolinea invece l’importanza che le società calcistiche hanno avuto nella nostra cittadina, e l’importanza del voler sancire un accordo con il Perugia, vera istituzione e fede nel panorama locale, proprio nella residenza comunale, che, nota a margine, ha piacevolmente stupito il DG del Perugia, rimasto colpito dagli interni di Palazzo Bourbon e dalla Rocca. Al di là dei sorrisi e delle formalità, questo accordo sarà in grado di far riavvicinare finalmente la città al calcio, dopo le vicissitudini degli anni passati? L’importanza attribuita alla città di Umbertide ed il rilievo riconosciuto alla sua storia calcistica, saranno poi tenuti veramente in considerazione con il prosieguo dell’accordo? Va subito specificato che l’Academy vede già affiliate diverse società della provincia, nell’ottica di creare un bacino e la possibilità di visionare i prospetti più interessanti della zona, ma anche quella di organizzare eventi ed iniziative, come si legge anche dal sito web della società del Grifo, che lo mette in bella mostra sulla home. Le premesse di questa collaborazione sembrano dunque più che buone, adesso rimane solo di osservarne gli sviluppi al di là dei proclami iniziali. Di certo c’è che l’entrare nell’orbita del Perugia, società calcistica storica del panorama italiano, che partecipa al prestigioso campionato di serie B, è un ottimo tassello per una società formata da poco come il Real Pitulum-Tiberis, ma che su di sé ha gran parte della pressione degli amanti del gioco del pallone della città. Sarà solo il tempo a decretare se questo accordo possa dirsi proficuo, con la speranza che questa auspicata ‘’serietà’’, parola che più volte ha risuonato tra gli affreschi del Comune nel corso della mattinata, possa ritornare ad essere una costante nel calcio, umbertidese e non.  

25/08/2015 15:52:04

Cultura Galleria Grefti: arte, vita e innovazione ad Umbertide

Sono un giovedì di fine luglio, i biglietti per il concerto di Kozelek e l’animo sognante ed elettrizzato di un’amica cara che per la prima volta mi portano a mettere piede nella neo “Galleria GREFTI” di Piazza 25 Aprile. Nel giro di pochi minuti Anita (Sarti, che insieme ad Olimpia Piccolo collaborano come volontarie) mi illustra nel dettaglio le opere, con quel suo charme singolare, un po’ naïf, un po’ sovrappensiero, per poi presentarmi a Francesco Candelori, colonna portante della galleria e dell’associazione su cui la stessa getta le fondamenta. Ho il piacere di parlare con il “capo ” in persona … In verità non sono solo nella gestione; al mio fianco vi è Joseph Roveto, costumista di origini italo-americane che ha speso parte della sua carriera a Hollywood, vissuto in California e da qualche anno trasferitosi qui, ad Umbertide. Entrambi abbiamo lasciato i nostri ambienti di lavoro d’origine: lui gli Stati Uniti ed io la Capitale, dove mi sono laureato alla Accademia di Belle Arti, sezione Pittura, spinti da una stessa ragione maturata grazie a percorsi differenti. Tutti e due crediamo molto nel ritorno alle comunità più ristrette ed in tutte le situazioni positive e vantaggiose che offrono; nel mondo di oggi dove per ottenere, sapere, condividere, basta un click, perché abbandonarle? E la nostra Umbertide conferma la riflessione? Assolutamente sì! In questo paese, che può sembrare piccolo, abbiamo trovato un’ottima rete; siamo stati accolti con entusiasmo, specialmente da chi forse proprio originario non è: i feedback migliori li abbiamo ricevuti da parte degli stranieri. Purtroppo è ancora radicata la classica tendenza a lasciare anziché rafforzare la piccola collettività, nonostante Umbertide continui da anni ad affascinare e costituire un porto ricco di inspirazione per molti stranieri. La galleria è supportata dall’associazione GREFTI CULTURAL PROJECT, di cui sei presidente. Qual è l’idea la sua idea originale? L’associazione nasce dall’unione di tre menti amiche da sempre; quella di Tommaso Barbato, che ne cura la parte digitale, legata al sito, quella di Mirco Contenti, che regola l’aspetto social, e la mia, intenta nella gestione pratica della galleria e dei rapporti con gli artisti. Il termine GREFTI sintetizza dalla nostra concezione; derivante dalla lingua esperanto, significa innesti; il nostro intento, infatti, è proprio quello di creare collegamenti, innesti, che siano generazionali, culturali, fra gli aspetti più diversi del quotidiano per creare coesione fra il momento della creazione artistica e l’impegno sociale, portando alla luce la creatività innata e le scelte estetiche involontarie di tutti, anche di chi non vanta l’etichetta di artista. Qual è il ruolo dell’artista nella nostra società? Viva ancora appartato nel suo estro? Che l’artista oggi perpetui lo stesso comportamento di due, tre secoli fa, nella società odierna, non ha alcun senso; l’era del bello per il bello è finita. A mio avvivo l’artista non dovrebbe cercare di imporre una sua nuova estetica, bensì analizzare il mondo che ci circonda e aiutare la parte passiva che subisce le scelte artistiche altrui a comprenderle. Proprio per questo motivo l’Associazione promuove incontri con gli artisti e residenze per accorciare le distanze fra la vita e l’arte. Sabato 15 Agosto la galleria ha aperto nuovamente; chi è il nuovo artista che espone? Fino al 2 settembre ospiteremo le opere di Robin Sewell racchiuse nella raccolta “The intelligence of matter”. La sua peculiarità è di far intervenire indirettamente il suo genio: infatti Robin dapprima cosparge sulla superficie una polvere che se martellata ne altera la conformazione ed in seguito il colore viene spruzzato per mezzo di macchinari che grazie ad un sistema di pressione ne diversifica l’intensità. Più città italiane sono state contagiate dal “virus” della street art: Mr Klevra e Omino71 hanno tappezzato più angoli di Roma con raffigurazioni di Pasolini, Ella e Pitr invece hanno dato  alla piazza "Angeli della strada" di Quadrivio di Campagna il volto di un gigante buono. Che Umbertide possa essere una di queste? Trovo nei cittadini umbertidesi ancora una certa insofferenza nei confronti di questo tipo di espressione, ma chissà che grazie alla nostra galleria non si riesca a creare qualcosa di innovativo anche qui. GALLERIA GREFTI, Piazza 25 Aprile, Umbertide  

25/08/2015 11:22:42

Notizie » Società Civile Centro Culturale Oplas: “Live music, dance, drink and food”

In vista di un Autunno che si preannuncia ricco di eventi, la casa dello spettacolo dal vivo Umbertidese si rifà il trucco per accogliere una lunga serie di appuntamenti di danza e musica rigorosamente live. Nel tempo la struttura, gestita  e coordinata da Luca Bruni e Mario Ferrari, si è imposta come punto cardine e di riferimento per l’intera comunità umbertidese e proprio quest’anno si festeggeranno i 15 anni dalla sua creazione. Al suo interno svolgono le proprie attività l’omonima compagnia di danza, oltretutto riconosciuta e sostenuta dalla Regione Umbria e dalla Provincia di Perugia, cresciuta di anno in anno grazie a sempre nuove collaborazioni didattiche di alto livello. Per quanto riguarda la sala teatrale, intitolata a Domenico Bruni(Cantante eunuco nato nella Fratta del XVII sec.), questa ha accolto una ricca serie di compagnie di danza, di performers provenienti da tutta Italia e dall’estero. Tutto questo avrà ancora luogo con un folto programma di ospiti che in questa meravigliosa “casa”, continuano a trovare lo spazio ideale per potersi esibire. A testimonianza di tutto ciò vi è il fatto che dal 2010 ad oggi molti artisti del posto hanno visto e provato sulla propria pelle la possibilità di poter portare avanti il proprio percorso di ricerca, vedendo concretizzarsi nell’immediato il proprio lavoro. Di rilevante importanza, quindi, pure la riapertura dell’Opificio, che avverrà il prossimo 19 Settembre. Iniziativa che andrà a risvegliare l’attenzione di chi lo frequentava già dal 2000 ed ovviamente anche dei più giovani. E’ infatti proprio qua che si sono esibite le più importanti formazioni musicali altotiberine, ospitando anche festival come percussionistica e metronome. Un ambiente rinnovato ed adeguato ad accogliere musica live, il tutto accompagnato da bevande selezionate e cibo della tradizione locale oltre a pizza e tapas, usando prodotti a km zero e biologici. “Live music, dance, drink and food”: Saranno questi i motivi principali del cuore dell'Umbria che pulsa.  

25/08/2015 11:04:21

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