Notizie » Società Civile AIMET PIÙ FORTE DELLA CRISI. NEL PRIMO SEMESTRE 2015 FATTURATO A + 19%

Umbertide (Pg), 14 ottobre 2015 – Aimet – Azienda Intercomunale Metano Energie del Territorio - continua a crescere e a tagliare nuovi traguardi. L'azienda che da oltre dieci anni offre servizi energetici a 360 gradi a privati, imprese e pubbliche amministrazioni, ha recentemente ampliato il proprio territorio di espansione, superando i confini umbri ed acquisendo nuovi clienti nelle regioni Marche ed Abruzzo, e contestualmente ha incrementato il fatturato, in netta controtendenza con l'andamento economico generale. La recente approvazione da parte del cda di Aimet del bilancio infra-annuale della società ha infatti evidenziato una crescita in termini di utili e fatturato pari a + 19% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, risultato ancora più apprezzabile se si pensa alle tante difficoltà che molte imprese ancora oggi incontrano nell'uscire dalla crisi. L’azienda è soddisfatta dei risultati intermedi del 2015 in quanto non solo è riuscita a mantenere il proprio mercato ma continua anche a svilupparsi e a crescere in un periodo di perdurante difficoltà economica. Aimet, società del gruppo Libera energia S.p.a., fa parte di un progetto imprenditoriale ad ampio raggio che si sta implementando in varie regioni d’Italia con ottimi risultati. “Restiamo fermamente convinti – ha affermato l’Ad Patrizio Nonnato - che la nostra politica aziendale di stretta vicinanza alla clientela con offerte concorrenziali e servizi professionali e puntuali permetta alla società di continuare nell’opera di consolidamento e di affermazione sul territorio”.

14/10/2015 15:17:09

Notizie » SLIDER DIANA WEB: l'amica della ricerca

Il vento dell’autunno ci ha già stretto le camicie addosso, ma la voglia di gironzolare in auto con la testa fuori dal finestrino fra un paese della nostra verde regione non mi ha ancora abbandonato;  è in questo modo che, dal viaggio di ritorno da San Giustino, qualcosa di insolito mi è balzato agli occhi; l’aspetto di Villa Magherini Graziani non era più equilibrato come quello di una classica dimora nobiliare tardo-rinascimentale, bensì rinnovato, quasi surreale:  l’intera struttura era completamente accesa da un fuoco rosa. Che fosse la trovata di un qualche artista contemporaneo? Spinta dalla curiosità, mi affretto a saperne di più cercando la risposta sul web, scoprendo che si tratta sì di un opera, ma dal valore incommensurabile. Come da tradizione, dal 1992, ben settanta nazioni si impegnano nella campagna di prevenzione contro il tumore al seno, tingendo così il mese di Ottobre di rosa per ricordare alle donne, tutte, che questo male, il carcinoma mammario(CM) , rimane purtroppo la prima causa di morte per tumore nella popolazione femminile e il tasso stimato di recidive nei cinque anni si aggira ancora all’11%, ma ricorda alle stesse che fra i fattori di rischio modificabili coinvolti sia nello sviluppo del carcinoma che delle sue recidive, un ruolo importante sembra svolgerlo le abitudini di tutti i giorni: oggi, infatti, sappiamo che le donne affette da questo tumore o in sovrappeso o con elevati livelli di insulina, IGF-I(insulin like growth factors) e testosterone hanno maggior rischio di recidive. Gli studi DIANA (DIet ANd Androgens), condotti presso l’Istituto Nazionali Tumori di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’ Università degli Studi di Perugia, di cui ricordiamo con affetto il lavoro dei nostri concittadini M. Villarini e M. Moretti, e la Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina Preventiva  di Perugia, indicano che una dieta povera in grassi, carboidrati raffinati e proteine animali assieme ad una costante attività fisica riducono i fattori di rischio elencati. Essere medici però non significa solamente dedicarsi alla malattia, bensì al paziente; e dall’ascolto attento di quelle donne che vogliono essere aggiornate sui progressi della ricerca, che desiderano uno spazio dove confrontarsi e ricevere consigli sul nuovo stile di vita che nasce il progetto DIANAWEB. Lo studio si configura come spin-off del progetto DIANA5, un trial randomizzato multicentrico finalizzato alla prevenzione delle ricadute del tumore al seno attraverso l’adozione di una dieta equilibrata. DIANAWEB si avvale di un sito (www.dianaweb.org) composto da due sezioni, l’una pubblica, l’altra riservata alle pazienti, reclutate su base volontaria, dove possono attingere informazioni scientifiche circa la problematica oncologica, pareri sulla nutrizione e sull’attività fisica, avvisi relativi ai vari eventi organizzati, come corsi di cucina e conferenze, che l’ente propone  . Le impressioni poi, diventano l’oggetto di qualche chiacchiera virtuale attraverso la chat controllata dagli esperti, gli stessi che analizzano i questionari compilati delle volontarie con cadenza regolare. L’obiettivo finale del progetto è quello di accompagnare le donne con diagnosi di carcinoma mammario nel cambiamento, di rendere la nuova routine condivisa con chi ha già intrapreso il percorso e con chi si trova ai primi passi, di pubblicare gli ultimi risultati delle indagini per evitare false informazioni e luoghi comuni non scientificamente provati, di fornire nuovi dati su cui lavorare e, per ultimo, ma non per importanza, ridurre i costi del Servizio Sanitario Nazionale. Per aiutare, per ricordare di ricordarci di noi stesse, per la ricerca, che è sterile senza la componente umana. Per Lucia, Ed una buona volta, #pinkisgood.  

14/10/2015 12:42:53

Attualità » Primo piano DIGITAL BABEL: Tecno-controlli e diritti fondamentali

Lo scorso settembre è stato pubblicato in G. U. il D. Lgs. 151, che  riscrive in toto l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori in materia di controlli a distanza, modificando una norma risalente, superata dal mutato contesto tecnologico, ed introduce una disciplina nuova per gli strumenti (anche tecnologici) di lavoro e le apparecchiature audiovisive nei luoghi di lavoro. Il testo prevede ora che gli impianti audiovisivi (le telecamere ad esempio) e gli altri strumenti che “consentono” il controllo a distanza, non più vietati espressamente, potranno essere installati, dal datore di lavoro, solo in presenza delle specifiche condizioni previste dalla legge, vale a dire, “esigenze organizzative, sicurezza del lavoro, tutela del patrimonio aziendale”; solo previo accordo con le rappresentanze sindacali, o in mancanza, con autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro. Specificamente, per quanto riguarda gli strumenti elettronici utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa (badge, pc, smartphone, tablet…), la legge esclude sia la necessitá di  concertazione sindacale sia il controllo amministrativo. In questo ambito, peró, maggiore enfasi, attraverso un rinvio espresso alle norme del Codice Privacy, é posta, dal legislatore, sui contenuti del provvedimento del Garante Privacy in materia di posta elettronica ed internet nei luoghi di lavoro, ove si legge che: “il datore di lavoro può effettuare controlli sulle modalità di lavoro e sul congruo utilizzo degli strumenti di lavoro, ma rispettando libertà e dignità dei lavoratori, si vieta l’installazione o l’utilizzo di tali mezzi per il controllo a distanza. Indicando come controlli a distanza, quindi vietati, la lettura e la registrazione sistematica dei messaggi di posta elettronica e la memorizzazione e visualizzazione delle pagine web consultate dai dipendenti. A questo deve aggiungersi, sul piano applicativo, la portata prescrittiva del terzo comma del nuovo articolo 4 per il cui, dirimente ed innovativo, disposto,  i dati raccolti sia con strumenti autorizzati dalle organizzazioni sindacali, sia con strumenti di lavoro aziendali “sono utilizzabili a tutti i  fini connessi al rapporto di lavoro”, ivi compresi fini disciplinari”,  a condizione che, al lavoratore, venga fornita informazione sulle modalità di uso degli strumenti e dei controlli. Per comprendere appieno gli esiti una riforma solo agli albori e che impatta profondamente sulle libertá individuali (in particolare sul c.d. diritto all'autodeterminazione informativa), deve, ad avviso di chi scrive, tenersi nella debita considerazione l'intervento in materia del Garante Privacy che, recentemente, ha auspicato un maggiore equilibrio tra efficienza dell’azienda e tutela dei diritti, con lo scopo di limitare i controlli nel rispetto di: correttezza, proporzionalità, non eccedenza del trattamento e divieto di profilazione. Si deve, in conclusione, dare il merito al Legislatore di avere introdotto una legge molto attuale, dove si fa una chiara distinzione tra strumenti audiovisivi e strumenti di lavoro, per l'interpretazione della quale saranno, tuttavia, necessarie precisazioni e chiarimenti nell'ottica di un imprescindibile bilanciamento tra tecnologia e Privacy del lavoratore.  

14/10/2015 12:30:07

Tecno-controlli e diritti fondamentali

Lo scorso settembre è stato pubblicato in G. U. il D. Lgs. 151, che  riscrive in toto l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori in materia di controlli a distanza, modificando una norma risalente, superata dal mutato contesto tecnologico, ed introduce una disciplina nuova per gli strumenti (anche tecnologici) di lavoro e le apparecchiature audiovisive nei luoghi di lavoro. Il testo prevede ora che gli impianti audiovisivi (le telecamere ad esempio) e gli altri strumenti che “consentono” il controllo a distanza, non più vietati espressamente, potranno essere installati, dal datore di lavoro, solo in presenza delle specifiche condizioni previste dalla legge, vale a dire, “esigenze organizzative, sicurezza del lavoro, tutela del patrimonio aziendale”; solo previo accordo con le rappresentanze sindacali, o in mancanza, con autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro. Specificamente, per quanto riguarda gli strumenti elettronici utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa (badge, pc, smartphone, tablet…), la legge esclude sia la necessitá di  concertazione sindacale sia il controllo amministrativo. In questo ambito, peró, maggiore enfasi, attraverso un rinvio espresso alle norme del Codice Privacy, é posta, dal legislatore, sui contenuti del provvedimento del Garante Privacy in materia di posta elettronica ed internet nei luoghi di lavoro, ove si legge che: “il datore di lavoro può effettuare controlli sulle modalità di lavoro e sul congruo utilizzo degli strumenti di lavoro, ma rispettando libertà e dignità dei lavoratori, si vieta l’installazione o l’utilizzo di tali mezzi per il controllo a distanza. Indicando come controlli a distanza, quindi vietati, la lettura e la registrazione sistematica dei messaggi di posta elettronica e la memorizzazione e visualizzazione delle pagine web consultate dai dipendenti. A questo deve aggiungersi, sul piano applicativo, la portata prescrittiva del terzo comma del nuovo articolo 4 per il cui, dirimente ed innovativo, disposto,  i dati raccolti sia con strumenti autorizzati dalle organizzazioni sindacali, sia con strumenti di lavoro aziendali “sono utilizzabili a tutti i  fini connessi al rapporto di lavoro”, ivi compresi fini disciplinari”,  a condizione che, al lavoratore, venga fornita informazione sulle modalità di uso degli strumenti e dei controlli. Per comprendere appieno gli esiti una riforma solo agli albori e che impatta profondamente sulle libertá individuali (in particolare sul c.d. diritto all'autodeterminazione informativa), deve, ad avviso di chi scrive, tenersi nella debita considerazione l'intervento in materia del Garante Privacy che, recentemente, ha auspicato un maggiore equilibrio tra efficienza dell’azienda e tutela dei diritti, con lo scopo di limitare i controlli nel rispetto di: correttezza, proporzionalità, non eccedenza del trattamento e divieto di profilazione. Si deve, in conclusione, dare il merito al Legislatore di avere introdotto una legge molto attuale, dove si fa una chiara distinzione tra strumenti audiovisivi e strumenti di lavoro, per l'interpretazione della quale saranno, tuttavia, necessarie precisazioni e chiarimenti nell'ottica di un imprescindibile bilanciamento tra tecnologia e Privacy del lavoratore.  

14/10/2015 12:30:07

Attualità » Primo piano La comunità islamica di Umbertide: intervista all'Imam

“Non glielo proibite”. É ciò che disse Gesù Cristo ai discepoli che volevano impedire a degli sconosciuti di fare del bene. I discepoli si mostrano diffidenti e prevenuti nei confronti degli estranei perché non conoscono le loro intenzioni, perché non fanno parte del loro gruppo. La poca informazione e una conoscenza sommaria e approssimativa genera quasi sempre pregiudizi, leggende, idee distorte o addirittura sbagliate. Entrare in contatto con realtà diverse, invece, facilita la comprensione reciproca, favorisce un dialogo costruttivo e quindi incoraggia alla tolleranza perché allontana la paura del diverso. L’apertura verso una cultura nuova è perciò sinonimo di arricchimento. Una di queste è quella musulmana, che abbiamo deciso di scoprire più a fondo. La comunità islamica ad Umbertide conta circa 1500 persone, il 10% della popolazione, ed è composta per la maggior parte da marocchini ma anche algerini, tunisini, albanesi e persone dall’Africa subsahariana. Diverse provenienze, diverse lingue unite dalla fede nello stesso Dio. Il rappresentante della comunità è l’Imam Chafiq El Oquayly di origine marocchina, una laurea breve in giurisprudenza conseguita nel paese d’origine, in Italia è operaio nell’industria metalmeccanica. Nel 2006 è stato Imam della piccola comunità di Pierantonio poi dal 2007 ricopre lo stesso ruolo ad Umbertide. Chafiq è inoltre presidente del Centro culturale islamico di Umbertide e Presidente della Federazione Regionale Islamica dell’Umbria. Lo abbiamo incontrato per riflettere insieme sulle possibilità di dialogo e di integrazione con la nostra cultura. Prendiamo spunto dalla Festa del Sacrificio che si è svolta il 24 settembre. L’Imam presiede la preghiera del venerdìma anche le feste. Ci spiega come si è svolta questa giornata di festa? ‹‹Il 24 settembre è stata la "AIDELADHA" (festa dell’agnello), la più importante tra le feste islamiche. I festeggiamenti durano quattro giorni al termine dei quali c’è una grande cerimonia. Abbiamo scelto il palazzetto per il rito perché è un luogo abbastanza grande da ospitare tante persone: eravamo circa 300 musulmani provenienti non solo da Umbertide ma anche da paesi limitrofi come Trestina e Mercatale. Al rito ha partecipato anche l’amministrazione comunale di Umbertide, con la presenza del Sindaco Locchi. La giornata è iniziata presto, con la preghiera del mattino, a seguire c’è stato il comizio con il sermone poi ognuno è tornato nelle proprie case dove ha continuato i festeggiamenti con l’uccisione dell’agnello, che viene scelto per il richiamo alla storia di Abramo››. In giornate come queste si sente la mancanza di un luogo sacro come la moschea dove ritrovarvi? ‹‹Noi possiamo pregare in qualsiasi luogo. Avere una moschea significherebbe avere una struttura con certe caratteristiche architettoniche. È solo una questione di forma, perché il contenuto già c’è. La differenza tra centro culturale e moschea è principalmente lesgislativa››. Allora parliamo del centro culturale. ‹‹Il centro culturale islamico è una associazione che esiste ad Umbertide da ben 18 anni. È il luogo di ritrovo delle persone di religione musulmana. Il centro non è solo preghiera ma anche punto di riferimento per tutti coloro che ne hanno bisogno infatti lì si è organizzata una scuola di arabo per grandi e piccoli, si cerca di fare un corso di lingua italiana anche se è difficile trovare dei volontari, inoltre c’è la possibilità per i ragazzi di andare a fare i compiti di scuola insieme a persone che prestano il loro aiuto. La comunità è aperta a tutti, ad ogni collaborazione e ad ogni tipo di informazione››. Il Suo è un ruolo di grande importanza. Quali sono le differenze tra fare l'Imam nei paesi arabi e farlo fuori dai paesi musulmani? ‹‹L’Imam è la guida spirituale islamica. Nei paesi arabi l’Imam è un professionista, pagato dallo stato. Si diventa Imam dopo aver conseguito un titolo di studio universitario e avere superato un esame di stato. Fuori dai paesi musulmani invece l’Imam è scelto dalla comunità islamica che elegge la persona ritenuta più adeguata, con un'istruzione appropriata e una maggiore conoscenza del Corano. Ovviamente nei paesi occidentali lo si fa come volontariato.›› Per concludere affrontiamo una questione delicata: la necessità di un luogo di sepoltura riservato ai musulmani. Un argomento che suscita dibattiti, ma che è di grande attualità. Sappiamo che nella maggior parte dei casi i defunti musulmani oggi vengono rimpatriati. ‹‹Si è vero, l'alternativa alla sepoltura in loco è il rimpatrio della salma che fino ad oggi è stata la soluzione più utilizzata. Una soluzione che però ha un enorme costo per i parenti del defunto e diverse questioni burocratiche da affrontare. Senza considerare che il radicamento delle famiglie islamiche di origine straniera e l'aumento dei musulmani nati e cresciuti in Italia rende necessaria una soluzione alternativa. In realtà la tradizione islamica prevede un rito di sepoltura abbastanza semplice. I defunti musulmani devono essere sepolti in terra (in bare di legno), orientati in una certa direzione, quella della Mecca e sul luogo di sepoltura si mette una stele funeraria che indica al massimo il nome del defunto. Avere uno spazio dedicato significherebbe solamente dare la giusta dignità a chi desidera per i suoi defunti esequie e inumazioni secondo la propria religione››. Vuole dire qualcosa ai nostri lettori? ‹‹Mi piacerebbe sottolineare ancora una volta che il centro culturale islamico è aperto a tutti, anche a persone di un’altra fede religiosa. Chiunque voglia soddisfare una curiosità, fare domande, aprirsi alla conoscenza di questa realtà, sarà accolto››.  

14/10/2015 12:06:53

Cultura L'evoluzione del commercio - seconda parte

L’evoluzione del commercio parte da una precisa considerazione: il confine che separa la dinamica degli acquisti online da quella tradizionale sta diventando sempre più sottile. In particolare la “Generazione Y”, quella dei Millennials, (cioè dei nati fra il 1980 ed i primi anni 2000) tende a non percepire la differenza fra queste due diverse modalità. Alcune delle più evolute sperimentazioni in tema di commercio partono proprio da questo presupposto: la sfida è prendere il meglio dall’esperienza degli Smartphone e portarla dentro al negozio tradizionale. Quindi eBay Innovation Labs hanno creato all’interno del negozio un enorme muro interattivo, un pannello grazie al quale le persone possono scegliere i prodotti nella stesso modo e con gli stessi criteri che userebbero se avessero uno Smartphone in mano. Sfogliare fra le collezioni, selezionare colori e varianti, prenotare una cabina di prova e trovare pronti per la prova i prodotti scelti saranno dinamiche comuni di questo mondo dove la fisicità conta ancora molto ma sarà solo la parte finale di un processo e di una scelta iniziati parecchio prima con meccanismi del tutto nuovi. E sarà un processo che si adatterà a gusti e preferenze del singolo, proprio sulla base di ciò che viene scelto, scartato, provato. Non si deve però pensare che la presenza di strumenti elettronici nella relazione con i clienti porti ad uno scadimento delle dinamiche interpersonali.  La presunta spersonalizzazione che i nuovi dispositivi porterebbero in realtà esiste solo per chi è abituato alle vecchie dinamiche, non per i Millennials che sanno ben separare l’esperienza dallo strumento. Da questo punto di vista il loro livello di pretesa è addirittura maggiore: smetti di chiamarmi consumatore, sono un individuo ed il tuo mestiere è quello di capire le mie particolari esigenze. I margini di errore sono notevolmente diminuiti: i gusti, le preferenze, i desideri, i bisogni, in senso lato quella che si potrebbe definire l’unicità della personalità dell’individuo deve essere rispettata e capita. Se questo accade, la condivisione dell’esperienza di acquisto avrà effetti enormi perché il passaparola digitale ha una portata non più lineare ma esponenziale. Allo stesso modo e per lo stesso motivo però, le conseguenze derivanti dalla condivisione di esperienze negative non sono in alcun modo controllabili. I Millennials sono la generazione della “condivisione”, la “Sharing generation”, tutto è condiviso e quindi amplificato, sia nel bene che nel male. Diventa indispensabile passare dal vecchio modo di concepire il marketing concentrato sul prodotto e sul modo di proporlo, ad un nuovo tipo di marketing, basato sulla relazione e sui bisogni, dove il flusso di comunicazione non è più solo monodirezionale, cioè verso i potenziali clienti per far conoscere i propri prodotti, ma è concepito anche per ricevere comunicazione dal proprio pubblico di riferimento, per ascoltarne le necessità e poter così rendere l’atto di acquisto una esperienza ed una naturale conseguenza dell’attenzione ricevuta. Nel negozio del futuro il cliente deve essere il centro ed il fine di ogni attività, ogni proposta quindi deve essere vista non come una singola offerta ma come facente parte di una relazione importante che si intende costruire e anche mantenere nel tempo.

14/10/2015 11:47:41

Interviste Matteo Baldelli: professione commercialista

Continuiamo il nostro ciclo di interviste ai professionisti del nostro territorio. Abbiamo già conosciuto il Dott. Matteo Baldelli nelle pagine del nostro giornale come presidente Aimet, ma la sua attività principale resta la professione di commercialista che esercita da diversi anni. Come ha iniziato il suo percorso? Ho aperto lo studio nel 2009, partendo da zero. Ma quella di sei anni fa è stata soltanto la conclusione di un percorso cominciato nel 2005 con la laurea magistrale in economia e commercio, seguita da anni di pratica e dall'esame di stato per l'abilitazione. È appena finita la maratona estiva delle dichiarazione dei redditi, periodo intenso per i commercialisti. Si, l'estate è un concentrato di scadenze. Per esperienza posso dire che gestirle al meglio significa tutelare il contribuente in tutte le fasi, non solo quella dichiarativa. Io analizzo con anticipo la situazione del cliente, professionista o imprenditore che sia, valuto l'andamento dell'attività, lo informo e consiglio sulle conseguenze di determinate scelte. È fondamentale non arrivare all'ultimo momento impreparati e magari con delle cifre importanti da dover pagare. Qual è secondo lei la difficoltà maggiore della sua professione? La mancanza di certezza del diritto. Le regole sono in continuo cambiamento, spesso create su esigenze erariali, più che sulla base della logica dell'attività di impresa. Sarebbe meglio avere poche norme, semplici e precise, piuttosto che mille regole con altrettante interpretazioni che servono sono a far regnare il caos in materia fiscale. È tutto il meccanismo che andrebbe riformato. E poi ci sono tanti inutili adempimenti burocratici che andrebbero eliminati. Sono soltanto un costo, sia per i contribuenti che per lo Stato. Specializzazione o generalizzazione. Come può un professionista rispondere alle esigenze della clientela? Una visione generalista è necessaria per riuscire ad inquadrare le varie questioni. Non si può rispondere ad esempio ad un problema di natura fiscale senza conoscere le implicazioni a livello societario oppure sul tema del lavoro. Allo stesso tempo non si può avere una conoscenza dettagliata di ogni argomento e quindi ci si deve avvalere della collaborazione di altri professionisti. Con me lavora mio fratello Marco. È giovane ma già molto titolato: una laurea in economia aziendale, una in consulenza giuridica e aziendale, il praticantato e poi un Master in gestione del personale e un Master in contenzioso con il lavoratore. Ha completato il suo ricco percorso di studi con l'esame di stato per l'abilitazione a consulente del lavoro. Non si occupa solo di paghe, contrattualistica e consulenza del lavoro, ma anche di gestione del personale per le aziende, budget del lavoro e transazioni sindacali. Il cliente che entra nello studio deve uscire con delle risposte chiare e precise, sotto tutti i punti di vista. Per questo ci avvaliamo anche della collaborazione di due avvocati, Carlo Smargiassi e Raffaela Violini.   In un'epoca in cui la comunicazione è alla base di tutto, come può uno studio di una realtà come Umbertide stare al passo con i tempi? Proprio grazie ai mezzi di comunicazione riusciamo ad avere un rapporto stretto e costante con il cliente. Comunicazione diretta con E-mail, e poi un profilo Facebook dove riportiamo scadenze e analisi delle tematiche del momento. Siamo uno studio giovane e dinamico, con i nostri clienti comunichiamo anche attraverso whatsapp. Ma noi non siamo una realtà virtuale e per venire incontro alle esigenze dei clienti ci siamo trasferiti in una sede più adeguata presso il Centro commerciale Fratta.   Come si gestiscono i cambiamenti in un'epoca in continua evoluzione normativa? Il nostro studio è attento a capire l'evoluzione delle regole che disciplinano l'andamento delle aziende. Non si può pensare di consigliare il cliente senza essere attenti alle prospettive future, anche in considerazione di un contesto in continua evoluzione. La crisi ha portato ad una rottura con il passato, le aziende devono occuparsi di aspetti nuovi, che prima non rappresentavano un problema, e devono avere gli strumenti necessari per prendere le decisioni più opportune. Proprio per questo l'aggiornamento rappresenta una costante dello studio che punta sempre di più a svolgere la funzione di costola dell'azienda ma esternalizzato dalla stessa. L'obiettivo è quello di creare uno strumento di qualità al servizio dell'imprenditore che riduca i costi rispetto ad un ufficio interno. Molto spesso arrivano da noi clienti che si sono rivolti - magari con la speranza di risparmiare - ad associazioni o centri di elaborazione dati e che poi si trovano davanti a seri problemi causati dalla mancanza di professionalità e di aggiornamento. Siamo in un'epoca che ci impone di considerare il problema sotto tutti i punti di vista. Per fare questo occorrono professionisti con differenti profili, specializzazioni e competenze uniti da un comune interesse: fare il bene dell'azienda.  

14/10/2015 10:52:53

Notizie » Società Civile PIETRALUNGA: MOSTRA E MERCATO DEL TARTUFO E PATATA BIANCA

Anche quest’anno, come ogni anno, Pietralunga diviene protagonista del mese di Ottobre con la ventisettesima edizione della Mostra Mercato Nazionale del Tartufo e della Patata Bianca. Tutta la manifestazione ruota attorno ai prodotti tipici della gastronomia e dell’economia dell’Alto Tevere: il tartufo bianco detto trifola, la patata bianca di Pietralunga, funghi, olio, vino, salumi, formaggi, crema di nocciole, castagne e le immancabili spighe arrosto. Oltre ai consueti tre giorni previsti il 9-10-11 Ottobre sarà possibile proseguire con la degustazione delle specialità locali nei ristoranti e taverne del centro storico anche il fine settimana successivo nonché il 17 e 18 Ottobre;  sabato 10 e domenica 18 si potrà godere, a partire dalle ore 16, di degustazione gratuite di pesce del Lago Trasimeno con patata di Pietralunga grazie alla collaborazione della cooperativa Pescatori del Lago. Un evento all’insegna del gusto e della buona cucina, ma anche del divertimento tanto che è prevista per domenica 11 Ottobre una gara di cani da tartufo, un laboratorio didattico “Impariamo a conoscere il tartufo e la patata”, un raduno di auto, moto,vespe di ieri e di oggi organizzato da Vespa Club Fratta di Umbertide,spettacoli folkloristici dell’associazione la Frullana ed infine il concerto della banda filarmonica pietralunghese. Sabato 17 si terrà il terzo raduno Camperisti seguito dall’esibizione di Massimo Donno con la presentazione dell’album dal titolo “Partenze” Canzoni d’autore- inedito : viaggio lavoro ed immigrazione. Infine per chiudere in bellezza domenica 18 Ottobre  si svolgerà “La Tartufissima” gara podistica competitiva e non competitiva organizzata dalla Pro-loco in collaborazione con Marathon Club Città di Castello.  

14/10/2015 10:38:59

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