Cultura 'Didone ed Enea' dell'OPLAS: standing ovation a Tunisi per lo spettacolo del coreografo umbertidese Luca Bruni

Con la messa in scena dello spettacolo “Didone ed Enea” si è concluso il mese scorso, il progetto DIALOGUES ideato e messo in atto dall’OPLAS / CENTRO REGIONALE DELLA DANZA UMBRIA: l’evento ha avuto luogo nel meraviglioso Teatro dell’Opera di Tunisi, inglobato nella straordinaria Cité de la Culture aperta recentemente nel pieno centro della capitale tunisina. Una standing ovation di dieci minuti ha salutato i 25 danzatori che per un’ora intera si sono esibiti di fronte ad una platea gremita, fra cui il Ministro alla Cultura tunisino, l’Ambasciatore d’Italia a Tunisi e numerose altre personalità del mondo dello spettacolo e della vita politica locale: un grande successo di pubblico che ha suggellato una collaborazione artistica di altissimo spessore fra l’Italia e la Tunisia.   In linea con le finalità del progetto che ha impegnato l’OPLAS lungo tutto un anno (e oltre, se si pensa alle fasi preparatorie), l'umbertidese Luca Bruni - ideatore del progetto nonché coreografo dello spettacolo - ha riunito sulla scena tunisina ben tre compagnie diverse, il Balletto del Teatro dell’Opera, il Nouveau Ballet Tunisien ed ovviamente l’OPLAS. Bruni ha fatto ricorso al dramma epico di Didone ed Enea per affrontare il tema dell’immigrazione e del dialogo interculturale, facendo rivivere in chiave contemporanea la prima storia che unì in modo profondo i popoli di questi due paesi, l’Italia e la Tunisia.  Ricordiamo infatti che, stando alla narrazione di Virgilio, Enea giunse a Cartagine scappando dalla guerra di Troia e lì incontrò Didone, anch’essa regina esule fuggita da Tiro: i due, dopo una notte d’amore, furono costretti a separarsi per volontà degli dei e Didone, sopraffatta dal dolore, si darà la morte con la spada di lui. Enea, lasciandosi dietro dolore e morte, riprenderà il mare per giungere in Italia dove darà origine alla stirpe dei latini. Questa storia, che ispirò Purcell per la sua celeberrima opera, è alla base dello spettacolo rielaborato da Bruni ed interpretato da ben 25 danzatori che hanno letteralmente commosso per bravura, tecnica e qualità interpretativa: Mario Ferrari ha interpretato il ruolo di Enea, Luana Rossetti quello di Didone, Jessica Regni quello di Belinda, e a sostenerli sulla scena altri danzatori e danzatrici che non si sono risparmiati regalando emozione pura. Gli elementi scenografici mobili - perfetti nel ricordare ora il mare, ora le colonne di un palazzo -, i costumi stilizzati, le luci soffuse ed intime, hanno ricreato sulla scena un luogo d’altre terre e d’altri tempi a cui lo spettatore si è lentamente abbandonato, lasciandosi trasportare fin nel cuore di questo dramma. Per i costumi, disegnati e realizzati dallo stesso Mario Ferrari, sono stati utilizzati dei colori naturali realizzati proprio in Tunisia nell’ambito di un progetto eco-sostenibile messo a punto dalla straordinaria mente del Prof. Faruk Mhenni, docente emerito presso l’ateneo di Monastir: questi colori, ottenuti dal recupero di prodotti organici naturali, fra cui l’olivo, hanno la caratteristica di essere ovviamente rispettosi dell’ambiente e di non essere aggressivi per la pelle.   Il Teatro dell’Opera di Tunisi ha aperto i suoi battenti lo scorso Aprile, dopo ben 16 anni di lavori: un luogo di straordinaria bellezza, equipaggiato con il massimo delle tecnologie moderne, cuore pulsante della Cité de la Culture che riunisce sotto uno stesso tetto altri due teatri, due sale cinematografiche, un centro espositivo, e molteplici sale prove per il teatro, la musica e la danza. Il Ministero della Cultura tunisino ha investito enormemente in questo progetto che ha ha l’evidente scopo di dare rinnovato impulso alla educazione del suo popolo, considerando anche che nel raggio di un chilometro ci sono almeno altri tre teatri storici! E ha fatto bene, considerando che è con la cultura e l’educazione che si combattono gli estremismi e si mette in atto la più grande rivoluzione, anche in un paese non facile come la Tunisia dai forti contrasti sociali. Il progetto DIALOGUES, sostenuto dalla Regione Umbria, è uno di quei progetti realizzati con pochi soldi ma con tanta volontà di fare: cosa che si addice perfettamente all’OPLAS che da ben 25 anni svolge attività di promozione culturale sul territorio così come in Italia e nel mondo. L’OPLAS ringrazia l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, ed in particolare la sua direttrice Dott.ssa Longhi, che ha colto da subito la portato di questo progetto e lo ha tenacemente voluto fra le attività 2018.

14/01/2019 11:01:35 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Tecnici del futuro al Campus 'Leonardo da Vinci' di Umbertide

  Grazie al FabLab e tre laboratori innovativi altamente professionalizzanti, l'ultimo di prototipazione avanzata, l'indirizzo "Meccanica, meccatronica ed energia" dell'istituto superiore risponde appieno alla formazione dei tecnici del futuro e consente l'immediato inserimento lavorativo nelle aziende del territorio. E' l'indirizzo tecnico-tecnologico del Campus "Da Vinci" di Umbertide a recepire in pieno e con le più moderne ed innovative tecnologie le esigenze di formazione tecnica che emergono dal territorio locale, nazionale ed europeo. Stime di settore indicano elevatissimo il numero di tecnici che mancano al sistema lavoro del nostro Paese, la maggior parte dei quali nel settore della Meccanica e in quello emergente dell'Energia, proprio i due settori che caratterizzano fortemente il contesto produttivo umbertidese dal quale proviene una forte richiesta di giovani diplomati da inserire immediatamente nel mondo del lavoro. E, infatti, a distanza di 7 anni dall'attivazione dell'indirizzo presso il Campus "Da Vinci", tutti gli studenti diplomati risultano assunti a tempo indeterminato immediatamente dopo il diploma presso aziende del territorio, esclusi ovviamente coloro che hanno scelto di proseguire gli studi universitari, per lo più in discipline ingegneristiche. Ma quello che cercano le aziende, che per restare competitive devono costantemente modernizzarsi, sono tecnici "di nuova generazione", delineati nel Piano Azienda 4.0 e formati con didattiche laboratoristi innovative; giovani capaci di acquisire e trasmettere, all’interno dell'impresa, le più moderne tecnologie, operando il trasferimento tecnologico, sia nelle grandi aziende che nelle aziende più piccole, che rappresentano il polmone ed il cuore del sistema produttivo locale e italiano. E' questo nuovo profilo di tecnico della Meccanica, Meccatronica e dell'Energia che si sta formando al Campus di Umbertide, grazie agli eccellenti percorsi di scuola-lavoro, coprogettati con le imprese di riferimento e grazie ai notevoli investimenti che ha dedicato anche di recente per l'allestimento di laboratori dotati delle più moderne macchine tecnologiche, stampanti 3D d'avanguardia e strumentazioni altamente professionalizzanti per la prototipazione avanzata. Il nuovo laboratorio in allestimento, infatti avrà un costo di 75mila euro ed ospiterà dispositivi di cui ancora poche scuole sono dotate: in pratica, puntando sulla potenzialità di tali strumenti e della tecnologia della stampa 3D si vogliono trasformare gli studenti da "consumatori" a "produttori" a "generazioni del fare" capaci di rivoluzionare i processi industriali attuali. Quest'ultimo Laboratorio si aggiungerà a quelli completamente rinnovati di recente queste tecnologie e già funzionanti, arredati in modalità 3.0 per rendere flessibile e aperto lo spazio didattico. Tutti fanno capo al FabLab, un progetto d'innovazione che ha avuto risonanza nazionale per essere uno dei primi ed ancora oggi uno dei pochi allestito in una scuola pubblica. Ancora unico nella nostra regione, il progetto prevede un laboratorio territoriale per fare formazione, innovazione, sostegno alle start up e alla creatività giovanile. Nuove e sempre più qualificate opportunità di formazione tecnica ad Umbertide, quindi, per i ragazzi di terza media che si accingono a scegliere la scuola superiore e c'è da star sicuri che le opportunità di lavoro nel territorio per loro saranno certe: per ora la "domanda" di giovani tecnici diplomati con metodologie così innovative è maggiore dell'offerta.  

08/01/2019 12:40:13 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano A San Francesco la mostra '1938- Leggi razziali fasciste'

Giovedì 10 gennaio, alle ore 10:30, presso il Centro Socio Culturale San Francesco (Sala d’onore) verrà inaugurata la Mostra (durata dal 10 al 17 gennaio) dedicata a: “ 1938- Leggi razziali  fasciste.”  La mostra è stata programmata in concomitanza con  l’ ottantesimo anniversario della promulgazione delle famigerate leggi razziali.   Saluti istituzionali dell’assessore alla cultura del Comune di Umbertide, Sara Pierucci. Introdurrà Sergio Bargelli (Presidente del Centro socio culturale San Francesco.   Interverrà Mari Franceschini, Presidente Anpi provinciale di Perugia.   Orari apertura mostra (dal 10 al 17 gennaio)  mattino dalle 10:00 alle 12:30 - pomeriggio dalle 16: alle 18:00 (solo nei giorni sabato e domenica).   La mostra  itinerante, fa parte di un progetto  quadriennale, rivolto alle scuole ed alla cittadinanza, sul quale l’ANPI (provinciale e regionale) ha con la Regione Umbria una importante convenzione che riconosce il ruolo dell’ ANPI nell’ impegno  costante  per la tutela e la diffusione della  conoscenza  della storia, della memoria della Resistenza  e dei valori ad essa connessi. La mostra, realizzata in  in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza di Torino, con la Fondazione Villa Emma, e con l’autore della mostra prof. Mauro Remondini sarà esposta in seguito, in altri luoghi istituzionali di 15 comuni dell’Umbria che hanno dato il loro patrocinio e sarà arricchita  dalla collaborazione con le scuole del territorio.  

08/01/2019 12:24:09 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Politica UMBERTIDE CAMBIA: SULLA QUESTIONE BELLADANZA SIAMO CON BACCHETTA

Riceviamo e pubblichiamo “Sulla questione rifiuti sosteniamo la posizione del Sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta perché tende a sollecitare concretamente scelte e soluzioni definitive e perché ribadisce, come noi da anni, l’esigenza di una politica territoriale in materia, rilanciando la soluzione di una gestione pubblica”. Umbertide cambia, attraverso il Presidente Alessio Tardocchi, interviene con nettezza sulla diatriba che vede protagonisti i Comuni di Città di Castello e Perugia. “In realtà – sottolinea Tardocchi - il problema è conseguenza di una fondamentale mancanza da parte della Regione che non ha saputo o voluto in questi anni decidere con coraggio e chiarezza. Ora i nodi di questa totale assenza di programmazione vengono al pettine e non è possibile che Belladanza ne sopporti il peso e le conseguenze. Peso che tra l’altro ricade anche sui cittadini di Umbertide, perché gravati da tariffe in costante aumento a causa dal costo del trasporto dei rifiuti fuori regione, e perché fuori, dal punto di vista politico ed amministrativo, dalla gestione diretta e pubblica del servizio in ambito territoriale, oggi in capo a So.Ge.Pu., a causa della poco lungimirante decisione di uscire dalla compagine aziendale”. “Lo scorso luglio – aggiunge il consigliere comunale di Umbertide cambia Gianni Codovini - si è verificato un serio e positivo cambiamento di prospettiva nella gestione dei rifiuti e della sostenibilità ambientale, che riguarda il nostro territorio e l’intera regione. La discarica di Belladanza si è trasformata in Polo Integrato per il trattamento, il recupero, la valorizzazione e lo smaltimento dei rifiuti. Si è avviato cioè quel processo virtuoso da noi sempre richiamato di una gestione pubblica di area vasta del ciclo dei rifiuti, capace di garantire una gestione autosufficiente dell’intera filiera, di ridurre la movimentazione di essi e di favorire il contenimento delle tariffe dei servizi ai cittadini. Un processo che non può andare in crisi a causa di un conferimento eccessivo in discarica. Va dato atto positivamente a So.Ge.Pu, che ha investito 12 milioni su Belladanza con il contributo della Regione di 3 milioni, di un cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti territoriale e regionale. Anche il Comune di Umbertide deve prendere atto della nuova impostazione. Certo – sottolinea il capogruppo di Umbertide cambia - la scellerata uscita della nostra Amministrazione dalla stessa So.Ge.Pu. nel 2013 e l’isolamento del nostro Comune con l’ex Sindaco Locchi, sono stati un danno gravissimo per la costituzione di una società pubblica capace di gestire l’intero territorio, ma oggi nuove condizioni favoriscono un rovesciamento di prospettiva. La stessa questione ambientale di Calzolaro, per esempio, può essere risolta nell’ambito di questa nuovo Polo Integrato. Ci vuole coraggio – conclude Codovini - per abbattere annosi tabù e conflitti tra amministrazioni. E ci vuole capacità di investimento strategico per realizzare la gestione pubblica dei beni comuni come rifiuti, acqua e reti del metano. Tuttavia, Sogepu per Città di Castello e i Comuni dell’Alta Umbria, e Multiservice per Umbertide, sono due realtà che possono e debbono integrarsi. Aspettiamo da questa nuova Giunta umbertidese un atto di coraggio e di strategia. Altrimenti rimarremo piccoli, isolati e senza futuro. Come prima e più di prima”.      

08/01/2019 12:19:45 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Il sindaco Luca Carizia a sostegno del Decreto Sicurezza

Il sindaco di Umbertide, Luca Carizia, ha sottoscritto insieme ad altri suoi colleghi di tutta Italia, una lettera indirizzata al presidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, Antonio Decaro, con la quale i primi cittadini richiamano l'attenzione sull'importanza che le istituzioni comunali, rappresentate dall'Anci, rivestono come presidio fondamentale sul territorio. "Quando si affrontano delle tematiche molto sentite come quelle dell’immigrazione e dell’accoglienza - dichiara il sindaco Carizia - lo si fa, come nel caso del Decreto Sicurezza voluto dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in maniera seria e concreta. I Comuni non possono esimersi dell'espletare il proprio ruolo. È dovere, quindi, dei sindaci non cercare facile visibilità fomentando sterili polemiche, ma operarsi affinché questa, come tutte le leggi dello Stato, approvate dal Parlamento e promulgate dal presidente della Repubblica, venga tradotta al meglio nella quotidianità". Di seguito il testo della missiva. Caro Presidente, L’Anci è l’associazione che, da decenni, rappresenta tutti i comuni al di là delle ideologie e degli orientamenti politici dei singoli governi municipali. La forza e la credibilità dell’Anci, negli anni, sono dipese proprio dalla capacita di formulare indirizzi che risultassero rappresentativi di tutti comuni associati. Soprattutto per questo, l’associazione si è resa protagonista, sin dalla sua fondazione, di una continua ricerca di sintesi e di mediazioni tra posizioni eventualmente divergenti. I sottoscritti avvertono che, negli ultimi tempi, questa sensibilità rischia di indebolirsi in riferimento al dibattito che si è aperto nel Paese sulla questione dell’accoglienza e segnatamente in riferimento al decreto sicurezza di recente approvazione. Ciò anche alla luce di alcune prese di posizione che recentemente hanno visto protagonisti alcuni Sindaci che hanno invitato alla disapplicazione del decreto sicurezza ritenuto “criminogeno e disumano”.  Premesso prioritariamente che i Sindaci devono sempre e comunque rispettare le leggi, pena una grave delegittimazione delle Istituzioni che rappresentano, apprendiamo che proprio sulla scorta di queste esternazioni, tu hai ritenuto di proporre un tavolo di confronto per apportare “i necessari correttivi che così com’è non tutela i diritti delle persone.” Nella tua dichiarazione fai riferimento alla posizione assunta all’unanimità dalla commissione immigrazione dell’Anci ma non può sfuggirti che, vista la delicatezza della materia, la posizione ufficiale dell’Anci deve necessariamente scaturire da un confronto che coinvolga i massimi organismi dell’associazione a partire dal direttivo e dal consiglio nazionale. Per quanto ci riguarda i sottoscritti sindaci sono convinti che il Decreto Sicurezza contenga norme principi giusti e condivisibili. La gestione dell'immigrazione in questi ultimi anni ha aumentato il senso di insicurezza e il disagio sociale dei cittadini. La cancellazione dei flussi programmati e l’equiparazione tout court tra rifugiati e migranti economici ha prodotto conseguenze che era doveroso contrastare agendo alla radice di quella equiparazione.  Sulle città, sulle prefetture e sulle comunità locali, infatti, si sono scaricati i costi gestionali, sociali e di sicurezza derivanti dal fenomeno con scelte dissennate e illogiche. Lo stesso SPRAR che nasce per favorire l’integrazione di quanti (rifugiati, minori e titolare di permesso di soggiorno) avevano già ottenuto il riconoscimento del diritto di permanere in Italia ha subìto una torsione. Dal 2015 lo SPRAR - con l’estensione massiva del cd. “ permesso umanitario” - é diventato uno strumento per favorire l’accoglienza dei richiedenti asilo e non già l’integrazione dei regolarizzati. Il Decreto Sicurezza del Ministro Salvini chiude definitivamente questa stagione cambiando completamente l'approccio alla gestione del problema. In Italia d'ora in avanti si accoglie solo ed esclusivamente chi ha diritto e chi rispetta le regole, senza aprire le porte indiscriminatamente, così come avviene negli altri paesi europei che peraltro ci hanno completamente lasciati soli nella gestione del fenomeno. Anche alla luce di queste nostre convinzioni, chiediamo che Anci non dia la sensazione di aderire tout court alle tesi del “partito dell’accoglienza” e che si faccia carico anche della sensibilità di tantissimi sindaci di città piccole, medie e grandi che guardano al decreto sicurezza come a un necessario, e da tempo auspicato, strumento normativo che ha favorito un cambio di paradigma rispetto alla questione dell’accoglienza. Chiediamo pertanto a Te, caro Presidente, di farti garante affinché l’associazione su queste ed altre questioni cruciali non venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese. Certi del tuo impegno in tal senso ti invitiamo a convocare i massimi organismi dell’associazione per avviare un confronto sul tema del decreto sicurezza che elimini alla radice il rischio di una grave lesione dei principi che stanno alla base dell’azione dell’Anci. Un’associazione che sia della sua costituzione ha inteso perseguire gli interessi generali fissati dall'assemblea dei soci e dagli altri organismi associativi e non interessi politici di parte. Certi che il nostro invito venga da Te raccolto nell’interesse superiore della casa comune dei municipi italiani ti porgiamo distinti saluti.

07/01/2019 18:11:28 Scritto da: Eva Giacchè

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