Sport Basket A1/F: Umbertide batte La Spezia e chiude la regular season a quota 20 punti

La Pallacanestro Femminile Umbertide batte La Spezia con il punteggio di 59-57 e conquista il ventesimo punto stagionale. Stagione regolare che termina con la salvezza raggiunta già da febbraio ed un settimo posto in classifica già confermato nel match contro Broni del 12 marzo scorso. Si può dire che anche quest’anno la PFU, sempre sotto la guida dell’insostituibile coach Serventi, è riuscita a vincere il suo ‘’scudetto’’.   Strepitosa Alessia Cabrini che mette a segno 20 punti, con un 100% da due, 57% da tre, 5 rimbalzi ed 1 assist per un totale di 19 di valutazione. In doppia-doppia il pivot Kierra Mallard con 12 punti e 10 rimbalzi.   Ora spazio ai playoff con Umbertide che sfiderà la decima in classifica, vale a dire Broni. Gara 1 verrà disputata al PalaBrera mercoledì 29 marzo alle 20:30. Gara 2 al PalaMorandi sabato 1 aprile sempre alle 20:30. Per accedere alla fase successiva contro Lucca (seconda in classifica) conterà la differenza punti tra le due gare.   Cronaca del match   Umbertide parte con un +5 con Mallard ed una bomba da tre di Cabrini. La Spezia però non sta a guardare e si porta addirittura in vantaggio ed è 10-7. Brown accorcia con 1/2 dalla lunetta ed il primo quarto si chiude sul 13-8 per le spezzine.  All’inizio del secondo periodo Premasunac cade dopo aver ricevuto una botta sullo sterno, la giocatrice croata uscirà in barella tra gli applausi di uno sportivo PalaMorandi. La PFU si rimette in marcia e con Brown, Cabrini da tre e Capitan Moroni agguanta le spezzine sul 16-16. Un contatto tra Brown e De Pretto, manda la guardia della PFU in panchina. La Spezia vuole scappare ma Clark ed una Cabrini in gran spolvero, riportano Umbertide a -1 e si v all’intervallo lungo sul 27-26 per La Spezia.  Si ritorna dalla pausa lunga con una straordinaria Cabrini che trascina Umbertide sul momentaneo 38-29, poi Mancinelli, Mallard e Dell’Olio, portano la squadra bianco-azzurra sul +15, massimo vantaggio punteggio di 46-31 e time-out chiesto da coach Barbiero della squadra ligure.  Le spezzine si rifanno sotto e chiudono il terzo periodo sul 46-39. L’ultimo quarto è vietato ai deboli di cuore. Ritmi altalenanti e Umbertide riesce a far sua la partita che termina con il punteggio di 59-57. Pallacanestro Femminile Umbertide – Carispezia La Spezia 59-57 (8-13, 26-27, 46-39) Pall. Femm. Umbertide: Giudice, Cabrini 20, Dell’Olio 2, Moroni 9, Clark 3, Pappalardo, Paolocci ne, Fusco, Brown 9, Bove, Mancinelli 4, Mallard 12. All. Lorenzo Serventi. Carispezia La Spezia: Striulli 9, Nori 5, Aldrighetti, Corradino 6, Premasunac 2, De Pretto 24, Brezinova 3, Bacchini 2, Linguaglossa 6, Carrara ne. All. Loris Barbiero  

26/03/2017 22:38:57 Scritto da: Francesco Cucchiarini

Attualità » Primo piano Il gioco tradizionale della Ruzzola

Tra i giochi popolari per eccellenza, la Ruzzola è da sempre considerato uno dei più umili, praticato dalla gente di campagna. Una disciplina, riconosciuta dal CONI e dalla UISP, che ha origini antichissime, tanto che una prima testimonianza di ruzzola, con relativa fettuccia, è stata addirittura rinvenuta nella tomba di un bambino di epoca romana. Un gioco praticato da tempo immemorabile anche nel nostro territorio, che ancora oggi appassiona e soprattutto unisce. Lo sanno bene i circa 34 associati del Circolo Uisp S.Angelo di S.Maria di Sette che da oltre 30 anni, accoglie appassionati di ruzzola e boccette. Li abbiamo seguiti, in una bellissima domenica primaverile, in una delle loro gare, per scoprire e capire meglio qual è lo spirito che anima questo sport popolare.  Ad accompagnarci, Luca Riccardini, giovane montonese pratico di giochi e rievocazioni, vista la sua partecipazione al Gruppo Arcieri Malatesta del borgo medioevale. La prima gara è tra le campagne di S.Lorenzo, su una strada asfaltata, ovviamente poco trafficata. Il gruppo di S.Maria di Sette, davvero eterogeno per età ed esperienza, organizza un proprio campionato, dividendosi in quattro squadre che per undici domeniche si sfidano nel lancio della ruzzola, stilando una classifica a punteggio, che alla fine della stagione decreterà i vincitori. La mattinata dei lanciatori inizia intorno alle 8 con un torneo a boccette, seguito da un’abbondante merenda ristoratrice per poi continuare con la vera gara di ruzzola. Le regole del gioco sono molto semplici: ogni giocatore ha la propria ruzzola, un disco di legno duro, del diametro di circa 13 cm e uno spago o fettuccia per il lancio (opportunamente passato nella pece per aiutarlo ad aderire). Ogni partita consiste nel lanciare la ruzzola il più lontano possibile con un numero prefissato di lanci, si aggiudica il gioco la formazione, che, dopo il numero di lanci prefissato ha percorso la maggiore distanza. Tutti i lanciatori appartenenti alla stessa squadra effettuano di seguito un lancio ciascuno e viene prescelto come tiro valido quello più lungo. Si tratta di una sana competizione che prevede forza, intuizione, destrezza ma anche una buona dose di fortuna. La difficoltà maggiore sta nel dare forza al lancio ma anche nel seguire il naturale snodarsi del percorso, che prevede curve ma anche piccole discese o salite.  Chi gioca a ruzzola, lo fa per il piacere del gioco ma non solo, perchè dietro ad ogni lancio c’è l’amore per la campagna e per la vita all’aria aperta, la gioia di scambiare due chiacchiere tra amici e di trascorrere qualche ora divertendosi. Il clima – e noi lo abbiamo constatato – è quello di un’allegra comitiva che esulta per un lancio ben riuscito e si schernisce per quello sbagliato. La ruzzola, per quanto semplice ed ecologica, è senza dubbio una tradizione da preservare, facendola conoscere alle nuove generazioni. E siamo sicuri che basterà il primo lancio per rimanerne conquistati. 

24/03/2017 18:53:04 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura » Mostre CONNESSIONI: FORME, PAROLE E LUCI

“Un risultato finale che è il momento in cui le opere e le poesie trovano l’unione. Un’unione che nasce da una divisione di percorsi e linguaggi, ma che vivono la stessa realtà, lo stesso spazio, le stesse intenzioni ed aspirazioni” Connessioni, forme, parole e luci: differenti percorsi, diverse formazioni, dissimili caratteristiche e personalità. La mostra che il 1 Aprile aprirà pubblicamente le “proprie porte” all’interno del Centro d’Arte contemporanea presso la Rocca di Umbertide(fino al 7 Maggio), in Piazza Fortebraccio, è frutto di un duro lavoro e di un percorso ricco, contraddistinto dall’unione di menti e qualità diverse tra loro: “mondi” apparentemente lontani convogliati in un unico “prodotto” artistico. Questo il lavoro degli “artefici”, dei protagonisti della mostra: Alberto Alunni, Luca Cataldo e Mariano Tirimagni. Le connessioni nascono dalle interrelazioni tra rapporti e sensazioni, che se fossero precostituiti assumerebbero i “connotati” dell’inutilità. Al contrario, quello a cui tende questo progetto è fare in modo che il visitatore esca dalla razionalità di tutti i giorni: fornire le condizioni necessarie affinché riesca ad aprirsi, sia con il  cuore che con la mente. “La mia arte a 360 gradi è Alberto Alunni. Ogni mia opera la potrei identificare come una mia parte anatomica: Una mia opera è un mio braccio, un’altra la gamba ed un’altra ancora il ginocchio” Alberto Alunni “è questa frase”, questa sua affermazione che rende un’instantanea del suo essere artista, del suo rapporto con il ferro, che lui considera, citandolo ancora: “un materiale fantastico, facile da reperire, nucleo del nostro pianeta. Forgiandolo si può plasmare, è un po’ come modellare l’argilla con attrezzi e metodi estremamente differenti”. Un rapporto simbiotico e profondo con l’arte, con il momento della creazione e l’elaborazione nel concreto del concetto ottenuto grazie ad estro e fantasia fuori dall’ordinario. Il lavoro, parte da lui, dalle sue “creature in ferro”, materia prima che lui riesce a modellare e rendere “docile” e “sinuosa”. La creazione procede con il “suo percorso” attraverso il lavoro di Mariano Tirimagni, che interviene all’interno della mostra integrando il lavoro di Alberto con l’apporto di componimenti poetici di tre versi di 5-7-5 sillabe, Haiku, creati in Giappone nel secolo XVII. I suoi Haiku hanno, come da tradizione, un richiamo alla natura ed alle stagioni. In un certo modo, gli Haiku, possono sia essere “ascoltati” che guardati, possono essere percepiti sia mentalmente che sensorialmente.  Gli Haiku di Tirimagni partono dall’opera, dal “suo vedere” la sua opera. Dalla capacità di sintesi che presuppone l’haiku, il suo essere evocativo. “Il mio Haiku non è l’Haiku tradizionale, in italiano ad esempio si utilizza la metafora, cosa che in giapponese non avviene. Non è tanto la spinta d’interpretare la sua opera attraverso il mio haiku, è una strada, un’ulteriore strada per arrivare ad una rottura della razionalità.” Il loro compito, banalmente,  è “aprire la porta ed accendere la lampadina”, e il mezzo dell’Haiku aiuta nell’intraprendere una via: aiuta a dare un’interpretazione dell’opera di Alberto in quanto tale, interpretazione personale. All’interno del progetto,  come scritto in precedenza, c’è poi Luca Cataldo, esperto multimediale specializzato nella realizzazione di installazioni audio-visive, grandi proiezioni e vjing. Cataldo all’interno della mostra “Connessioni” ha il compito di rappresentare una natura duale dove il digitale(attraverso la tecnica della computer graphic) e l’analogico(materica/organica attraverso il suono) si contrappongono e lasciano allo spettatore l’esperienza dell’immersione, del sentire, del respiro. “Un punto di vista che non è più quello dell’uomo che osserva ma della natura stessa, che si mostra attraverso prospettive, movimenti, paesaggi e geometrie insolite ed inaspettate”. Una natura, quella rappresentata da Cataldo in grado di essere nel medesimo istante rilassante ed irruente, piacevole e crudele: vita e morte, che dà e che toglie.  Il mio lavoro all’interno di questo progetto rappresenta, ed ha l’ambizione di essere, il lato mancante di un triangolo dove le opere di Alberto e di Mariano trovano una sorta di sintesi attraverso un ulteriore linguaggio: l’audiovisivo. “Tu che guardi, tu che leggi e tu che ascolti, vuoi capire che il mondo è fatto anche da oltre ciò che si vede e ciò che siamo abituati ad interpretare vedendo?” C’è una critica ai modelli interpretativi della nostra società che sono spesso preconfezionati, l’intento è quindi cercare di fornire strumenti in grado di andare oltre questo “limite”, far sì che il visitatore riesca a spingersi oltre.   Far interagire fino a fondere completamente linguaggi che parlano e rappresentano la stessa cosa ma in forma diversa, in un contesto complessivo all’interno del quale ognuno aggiunge elementi di contemplazione e riflessione specifici del linguaggio stesso con un unico obiettivo finale: la rottura della razionalità, questi le caratteristiche primarie di “Connessioni-forme, parole, luci”.

24/03/2017 18:50:51 Scritto da: Eva Giacchè

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