Attualità » Primo piano Il gioco tradizionale della Ruzzola

Tra i giochi popolari per eccellenza, la Ruzzola è da sempre considerato uno dei più umili, praticato dalla gente di campagna. Una disciplina, riconosciuta dal CONI e dalla UISP, che ha origini antichissime, tanto che una prima testimonianza di ruzzola, con relativa fettuccia, è stata addirittura rinvenuta nella tomba di un bambino di epoca romana. Un gioco praticato da tempo immemorabile anche nel nostro territorio, che ancora oggi appassiona e soprattutto unisce. Lo sanno bene i circa 34 associati del Circolo Uisp S.Angelo di S.Maria di Sette che da oltre 30 anni, accoglie appassionati di ruzzola e boccette. Li abbiamo seguiti, in una bellissima domenica primaverile, in una delle loro gare, per scoprire e capire meglio qual è lo spirito che anima questo sport popolare.  Ad accompagnarci, Luca Riccardini, giovane montonese pratico di giochi e rievocazioni, vista la sua partecipazione al Gruppo Arcieri Malatesta del borgo medioevale. La prima gara è tra le campagne di S.Lorenzo, su una strada asfaltata, ovviamente poco trafficata. Il gruppo di S.Maria di Sette, davvero eterogeno per età ed esperienza, organizza un proprio campionato, dividendosi in quattro squadre che per undici domeniche si sfidano nel lancio della ruzzola, stilando una classifica a punteggio, che alla fine della stagione decreterà i vincitori. La mattinata dei lanciatori inizia intorno alle 8 con un torneo a boccette, seguito da un’abbondante merenda ristoratrice per poi continuare con la vera gara di ruzzola. Le regole del gioco sono molto semplici: ogni giocatore ha la propria ruzzola, un disco di legno duro, del diametro di circa 13 cm e uno spago o fettuccia per il lancio (opportunamente passato nella pece per aiutarlo ad aderire). Ogni partita consiste nel lanciare la ruzzola il più lontano possibile con un numero prefissato di lanci, si aggiudica il gioco la formazione, che, dopo il numero di lanci prefissato ha percorso la maggiore distanza. Tutti i lanciatori appartenenti alla stessa squadra effettuano di seguito un lancio ciascuno e viene prescelto come tiro valido quello più lungo. Si tratta di una sana competizione che prevede forza, intuizione, destrezza ma anche una buona dose di fortuna. La difficoltà maggiore sta nel dare forza al lancio ma anche nel seguire il naturale snodarsi del percorso, che prevede curve ma anche piccole discese o salite.  Chi gioca a ruzzola, lo fa per il piacere del gioco ma non solo, perchè dietro ad ogni lancio c’è l’amore per la campagna e per la vita all’aria aperta, la gioia di scambiare due chiacchiere tra amici e di trascorrere qualche ora divertendosi. Il clima – e noi lo abbiamo constatato – è quello di un’allegra comitiva che esulta per un lancio ben riuscito e si schernisce per quello sbagliato. La ruzzola, per quanto semplice ed ecologica, è senza dubbio una tradizione da preservare, facendola conoscere alle nuove generazioni. E siamo sicuri che basterà il primo lancio per rimanerne conquistati. 

24/03/2017 18:53:04 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura » Mostre CONNESSIONI: FORME, PAROLE E LUCI

“Un risultato finale che è il momento in cui le opere e le poesie trovano l’unione. Un’unione che nasce da una divisione di percorsi e linguaggi, ma che vivono la stessa realtà, lo stesso spazio, le stesse intenzioni ed aspirazioni” Connessioni, forme, parole e luci: differenti percorsi, diverse formazioni, dissimili caratteristiche e personalità. La mostra che il 1 Aprile aprirà pubblicamente le “proprie porte” all’interno del Centro d’Arte contemporanea presso la Rocca di Umbertide(fino al 7 Maggio), in Piazza Fortebraccio, è frutto di un duro lavoro e di un percorso ricco, contraddistinto dall’unione di menti e qualità diverse tra loro: “mondi” apparentemente lontani convogliati in un unico “prodotto” artistico. Questo il lavoro degli “artefici”, dei protagonisti della mostra: Alberto Alunni, Luca Cataldo e Mariano Tirimagni. Le connessioni nascono dalle interrelazioni tra rapporti e sensazioni, che se fossero precostituiti assumerebbero i “connotati” dell’inutilità. Al contrario, quello a cui tende questo progetto è fare in modo che il visitatore esca dalla razionalità di tutti i giorni: fornire le condizioni necessarie affinché riesca ad aprirsi, sia con il  cuore che con la mente. “La mia arte a 360 gradi è Alberto Alunni. Ogni mia opera la potrei identificare come una mia parte anatomica: Una mia opera è un mio braccio, un’altra la gamba ed un’altra ancora il ginocchio” Alberto Alunni “è questa frase”, questa sua affermazione che rende un’instantanea del suo essere artista, del suo rapporto con il ferro, che lui considera, citandolo ancora: “un materiale fantastico, facile da reperire, nucleo del nostro pianeta. Forgiandolo si può plasmare, è un po’ come modellare l’argilla con attrezzi e metodi estremamente differenti”. Un rapporto simbiotico e profondo con l’arte, con il momento della creazione e l’elaborazione nel concreto del concetto ottenuto grazie ad estro e fantasia fuori dall’ordinario. Il lavoro, parte da lui, dalle sue “creature in ferro”, materia prima che lui riesce a modellare e rendere “docile” e “sinuosa”. La creazione procede con il “suo percorso” attraverso il lavoro di Mariano Tirimagni, che interviene all’interno della mostra integrando il lavoro di Alberto con l’apporto di componimenti poetici di tre versi di 5-7-5 sillabe, Haiku, creati in Giappone nel secolo XVII. I suoi Haiku hanno, come da tradizione, un richiamo alla natura ed alle stagioni. In un certo modo, gli Haiku, possono sia essere “ascoltati” che guardati, possono essere percepiti sia mentalmente che sensorialmente.  Gli Haiku di Tirimagni partono dall’opera, dal “suo vedere” la sua opera. Dalla capacità di sintesi che presuppone l’haiku, il suo essere evocativo. “Il mio Haiku non è l’Haiku tradizionale, in italiano ad esempio si utilizza la metafora, cosa che in giapponese non avviene. Non è tanto la spinta d’interpretare la sua opera attraverso il mio haiku, è una strada, un’ulteriore strada per arrivare ad una rottura della razionalità.” Il loro compito, banalmente,  è “aprire la porta ed accendere la lampadina”, e il mezzo dell’Haiku aiuta nell’intraprendere una via: aiuta a dare un’interpretazione dell’opera di Alberto in quanto tale, interpretazione personale. All’interno del progetto,  come scritto in precedenza, c’è poi Luca Cataldo, esperto multimediale specializzato nella realizzazione di installazioni audio-visive, grandi proiezioni e vjing. Cataldo all’interno della mostra “Connessioni” ha il compito di rappresentare una natura duale dove il digitale(attraverso la tecnica della computer graphic) e l’analogico(materica/organica attraverso il suono) si contrappongono e lasciano allo spettatore l’esperienza dell’immersione, del sentire, del respiro. “Un punto di vista che non è più quello dell’uomo che osserva ma della natura stessa, che si mostra attraverso prospettive, movimenti, paesaggi e geometrie insolite ed inaspettate”. Una natura, quella rappresentata da Cataldo in grado di essere nel medesimo istante rilassante ed irruente, piacevole e crudele: vita e morte, che dà e che toglie.  Il mio lavoro all’interno di questo progetto rappresenta, ed ha l’ambizione di essere, il lato mancante di un triangolo dove le opere di Alberto e di Mariano trovano una sorta di sintesi attraverso un ulteriore linguaggio: l’audiovisivo. “Tu che guardi, tu che leggi e tu che ascolti, vuoi capire che il mondo è fatto anche da oltre ciò che si vede e ciò che siamo abituati ad interpretare vedendo?” C’è una critica ai modelli interpretativi della nostra società che sono spesso preconfezionati, l’intento è quindi cercare di fornire strumenti in grado di andare oltre questo “limite”, far sì che il visitatore riesca a spingersi oltre.   Far interagire fino a fondere completamente linguaggi che parlano e rappresentano la stessa cosa ma in forma diversa, in un contesto complessivo all’interno del quale ognuno aggiunge elementi di contemplazione e riflessione specifici del linguaggio stesso con un unico obiettivo finale: la rottura della razionalità, questi le caratteristiche primarie di “Connessioni-forme, parole, luci”.

24/03/2017 18:50:51 Scritto da: Eva Giacchè

Sport Basket A1/F : PF Umbertide, ultima di regular season al PalaMorandi contro La Spezia

Dopo la sconfitta rimediata sul parquet della capolista Gesam Gas Lucca, l’obiettivo della Pallacanestro Femminile Umbertide è quello di concludere in bellezza la regular season. Domenica 26 marzo al PalaMorandi arriva il fanalino di coda La Spezia. Le ragazze di coach Serventi dovranno andare a caccia del ventesimo punto stagionale dopo aver raggiunto la salvezza con grande merito ed in largo anticipo ed aver confermato la settima piazza della classifica.   Nonostante il divario in classifica tra le due formazioni, la partita sarà complicata per Moroni e compagne, ormai prive di Ilaria Milazzo fino al termine della stagione. La Spezia infatti vorrà fare bene in vista dei play-out e nella gara disputata al Palasprint il 19 marzo, ha dato filo da torcere alle avversarie del Fila San Martino di Lupari.   Tra le fila del roster allenato da coach Loris Barbiero troviamo il play Erika Striulli, con un passato in diverse realtà di A1 quali Lucca, Napoli, Cus Cagliari, Orvieto e La Spezia sponda Virtus. Inoltre in bianco-nero anche la nazionale Valeria De Pretto che sfiora i 15 punti di media a partita. Da gennaio le spezzine si sono rinforzate con l’arrivo del pivot Renata Brezinova.   Due ex di turno per l’occasione, Alessandra Markovic ed Elisabetta Linguaglossa.   La PF Umbertide risponde con la coppia a stelle e strisce Mallard e Brown. La prima è il pivot che sfiora 14 punti a partita, la guardia invece viaggia a 16,6 punti di media. Ottima prestazione nel match di Lucca per la guardia Elisa Mancinelli che ha sfiorato la doppia cifra totalizzando 9 punti, 4 rimbalzi ed 1 assist, ottenendo 13 di valutazione. Il play Chiara Fusco ha messo a segno, sempre nella partita disputata al PalaTagliate, i suoi primi punti in massima serie, una tripla sulla sirena.   All’andata al PalaSprint finì 79-56 per Umbertide, punteggio più alto ottenuto dalla squadra di coach Serventi in questa stagione.   Palla a due domenica 26 marzo alle 18 al PalaMorandi di Umbertide. 

24/03/2017 08:46:23 Scritto da: Francesco Cucchiarini

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