Attualità » Primo piano Montone: al via le attività del Centro estivo del Comune e Asad

Dal 13 al 24 luglio i locali dell’asilo nido tornano ad ospitare i bambini da 1 a 5 anni Sono aperte le iscrizioni al Centro estivo per bambini da 1 a 5 anni, organizzato dal Comune di Montone, in collaborazione con la società cooperativa Asad. Nel gruppo potranno essere inseriti anche i bambini di 6 anni che hanno frequentato l’ultimo anno di scuola dell’infanzia. Il servizio si svolgerà nei locali dell’asilo nido dal 13 al 24 luglio e sarà aperto dalle 8.00 alle 13.00, dal lunedì al venerdì. L’ingresso sarà consentito dalle 8.00 alle 9.00, mentre l’uscita sarà dalle 12.30 alle 13.00. Ogni famiglia avrà un orario di entrata e uscita scaglionato, che dovrà essere rigorosamente rispettato, al fine di non creare assembramenti. “Abbiamo pensato a un centro estivo ‘navigante’ che verrà realizzato in tutta sicurezza, secondo le linee guida per il contenimento del Covid-19 – spiega l’assessore comunale Sara Volpi -. Sarà un momento in cui i bambini potranno di nuovo ritrovarsi, giocare e, in generale, riprendere la vita relazionale dopo molto tempo”. Per l’iscrizione c’è tempo fino al 9 luglio. La domanda di ammissione è disponibile sul sito internet del Comune (www.comunemontone.it) o presso l’Ufficio servizi sociali. Il modello dovrà essere consegnato al Comune di Montone, tramite mail all’indirizzo comune.montone@postacert.umbria.it o a mano direttamente all’Ufficio Protocollo, in piazza Fortebraccio. L’iscrizione è obbligatoria per tutta la durata del centro estivo, la spesa a carico delle famiglie per le due settimane è pari a 100 euro. La priorità sarà data ai bambini residenti nel Comune di Montone. In caso di disponibilità di posti, saranno ammessi anche i non residenti. Qualora le domande superassero il numero limite previsto di bambini, l’ammissione avverrà sulla base dei punteggi, in senso decrescente, assegnati in sede di istruttoria delle domande pervenute.  

08/07/2020 17:08:39 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Arredo urbano e spazi pubblici, firmato protocollo d'intesa fra Comune e Confcommercio Umbertide

Ripensare di comune accordo l'arredo urbano all'esterno dei pubblici esercizi che hanno ottenuto o che otterranno l'incremento del suolo pubblico dopo l'emergenza Covid-19. E' questo il punto focale del protocollo d'intesa firmato fra Comune e Confcommercio Umbertide.   Come previsto dall'accordo, i pubblici esercizi ai quali è stato concesso l'incremento di suolo pubblico o che ne faranno richiesta (si può chiedere fino al doppio degli spazi concessi nell' annualità precedente), si impegnano a delimitare gli spazi concessi dal Comune con elementi di arredo urbano uniformi e condivisi, in particolare con fioriere, ombrelloni professionali di colore uguale, tavoli e sedute conformi alla copertura.   “In assenza di un regolamento comunale sul decoro urbano, il protocollo siglato con Confcommercio può essere un punto di partenza che può portare alla realizzazione dello stesso. Con la firma dell'intesa – dice la vicesindaco con delega al Commercio, Annalisa Mierla - oltre a rispettare gli impegni di concedere l'incremento di occupazione del suolo pubblico agli esercizi che ne facciano richiesta, nei casi in cui le condizioni di sicurezza e viabilità lo consentano, e di esonerare gli stessi dal pagamento della Tosap (Tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche) per tutto il 2020, il Comune di Umbertide insieme a Confcommercio intende dare importanti suggerimenti su come dare più armonia agli spazi esterni delle attività del nostro territorio, con elementi che siano piacevoli agli occhi dei cittadini e dei turisti”.   Per il presidente di Confcommercio Umbertide, Amedeo Fiorucci: “La firma del protocollo rappresenta il primo, fondamentale passo di collaborazione tra l'associazione e il Comune per il superamento della crisi del dopo Covid-19”.        

08/07/2020 14:56:02 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Gli “Archimedi” del lockdown: due ingegneri di Città di Castello progettano un robot per sanificare

Gli “archimedi” del lockdown: in poco meno di due mesi ideato, progettato e realizzato un robot per proteggersi il più possibile dalle insidie del Covid con dispositivo di sterilizzazione mobile. Dalla geniale “nuvoletta” hi-tech di due ingegneri di Città di Castello, Giancarlo Caldari, 58 anni e Giovanni Giogli, 60 anni, titolari della Futura Engineering SRL con sede alla zona industriale Nord (azienda con esperienza pluridecennale nella robotica e automazione industriale in svariati settori produttivi) è uscito fuori un innovativo marchingegno, uno fra i primi di questo genere prodotto in Italia, un prototipo pronto ad entrare in produzione ed essere utilizzato, che è stato già battezzato con il nome di “FUTURA STERYL KING”. Un robot di ottanta chili di viti, bulloni, collegamenti e quadri elettrici capace di spostarsi all’interno degli spazi di locali pubblici o privati del settore sanitario, della grande distribuzione, di aziende, uffici, portando “in groppa” le lampade che emettono la radiazione UVC. L’esistenza della tecnica di disinfezione basata sull’utilizzo della luce ultravioletta è una tecnica nota sia per la sanificazione di oggetti o superfici sia per la loro sterilizzazione. La luce ultravioletta, invisibile all’occhio umano, ha tre bande di frequenza UVA, UVB e UVC tutte presenti nello spettro solare. Mentre UVA e UVB arrivano abbondanti sulla terra, sia pure filtrati dall’atmosfera, gli UVC sono filtrati dallo strato di ozono, presente nell’atmosfera, che ci protegge dagli effetti di questa radiazione. La radiazione nella banda degli UVC tipicamente 275nm ha la caratteristica che spezza i legami della catena proteica del DNA uccidendo le forme di vita come batteri, muffe, alghe, organismi monocellulari. Lo stesso effetto avviene interagendo sul RNA di un virus come il COVID-19 che danneggiato dal distacco di parti della sequenza perde la capacità di infettare la cellula umana. E’ solo questione di densità di energia della radiazione UVC. L’effetto si ottiene irradiando le superfici e gli oggetti con una potenza luminosa adeguata per un certo tempo. Storicamente questa caratteristica della luce ultravioletta è stata utilizzata per sterilizzare l’acqua (autoclavi, serbatoi, piscine, sistemi di filtrazione, depuratori) e per l’aria (sistemi di condizionamento, camere bianche per l’industria farmaceutica, medicale o dei semiconduttori). La necessità di irradiare vaste superfici su locali di medie o grandi dimensioni ha stimolato la fantasia e l’idea di montare delle lampade su un carrello manuale od automatico è quasi una conseguenza logica per chi si occupa di automazione. “La pausa forzata della chiusura da pandemia e la conoscenza approfondita di tecnologie avanzate e dei sistemi disponibili sul mercato ci ha permesso in poco più di un mese di sviluppare il nostro prodotto”, precisano con un pizzico di orgoglio gli ingegneri Caldari e Giogli, sempre con il trolley in mano pronti a fare tappa da uno scalo all’altro del mondo ed ora da qualche mese, fermi ai box, si fa per dire dallo stop imposto dal Covid. “Il robot mobile che abbiamo scelto – dichiarano - è un prodotto industriale affidabile, affermato che muoveva i suoi primi passi circa un decennio fa. Abbiamo assistito ai primi passi; fu presentato in anteprima ad una fiera di robot e sistemi di visione a Chicago (Automate 2011, 2013, 2015, 2017+PROMAT e MODEX), e lo abbiamo “tenuto d’occhio” fino a quando dal 2015 abbiamo avuto la possibilità di averlo a disposizione anche in Italia utilizzandolo per varie applicazioni.” “E’ un prodotto che ha un valore e quindi il dispositivo che abbiamo realizzato non si colloca in concorrenza diretta con quelli manuali o portatili reperibili anche su negozi online, ma per applicazioni più impegnative e di livello più alto. Il suo habitat naturale è quello ospedaliero e sanitario ma in Italia tutti sanno quanto sia difficile avere accesso a quell’ambiente.” Altri ambiti di utilizzo sono la grande distribuzione, le linee di produzione alimentari, farmaceutiche, cosmetiche, impianti sportivi, palestre. In ambienti particolarmente critici come l’industria alimentare, in aggiunta ai normali sistemi obbligatori di sanificazione, l’utilizzo del sistema UVC garantisce la sterilizzazione al massimo livello. Al momento il dispositivo è concepito per avere almeno due ore di autonomia “luminosa” e molte di più di autonomia motoria. “Naturalmente – proseguono Caldari e Giogli - stiamo potenziando le batterie destinate all’illuminazione per arrivare alle 3-4 ore di autonomia ed in ogni caso il sistema è in grado di ricaricare da solo le batterie presso la stazione predisposta e che fa parte del sistema. “Una considerazione importante è che anche se non si raggiungono livelli di sterilizzazione da sala operatoria, negli ambienti come uffici, supermercati, magazzini, linee di produzione si ottengono risultati comunque migliori della normale sanificazione a mano. Si può affermare – concludono - che gli scaffali pieni di beni da vendere di un supermercato possono essere sanificati a fondo solo nel momento in cui si riforniscono prima di riempirli di nuovo o solo nelle parti strutturali esterne. Il robot mobile può operare in autonomia tutte le notti disinfettando tutte le superfici che la luce raggiunge, prodotti compresi. E per prodotti si intendono anche freschi come la frutta. I sistemi di sicurezza del moto del dispositivo sono tutti certificati per potersi muovere anche in presenza di persone in piena sicurezza”. Proprio al termine degli ultimi test operativi questa mattina il sindaco Luciano Bacchetta ha fatto visita al laboratorio dell’azienda e si è congratulato con i due ingegneri tifernati per la loro realizzazione che potrebbe avere importanti utilizzi proprio sul versante del contenimento e prevenzione della diffusione della pandemia. “Un ulteriore testimonianza della straordinaria capacità di inventare, progettare e realizzare sistemi e macchinari innovativi come nel caso di questo robot avveniristico che premia la caparbietà e la capacità degli ingegneri Caldari e Giogli, espressione del tessuto imprenditorale e manageriale altotiberino e tifernate che in diversi settori produttivi si ritaglia spazi autorevoli nei mercati nazionali ed internazionali. Il made in Citta’ di castello è anche questo. Complimenti”,  ha concluso il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta.    

04/07/2020 13:09:28 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano 76 anni fa la strage di Monsiano a Preggio: il ricordo di un'intera famiglia sterminata

Senza la conoscenza del passato non ci sarà futuro. Oggi, 4 luglio, ricorre l'anniversario di una strage poco conosciuta, quella di Monsiano a Preggio di Umbertide. Un'intera famiglia, il 4 luglio 1944, rimase vittima del fuoco amico da parte degli Alleati, che avanzavano dietro Monte Acuto.   La storia della tragedia, ricostruita grazie al prezioso lavoro di ricerca di Pierino Monaldi, aiutato da Alberto Bufali e Alvaro Tacchini, vero punto di riferimento per la ricostruzione della memoria storia locale.  In un articolo a firma di Mario Tosti la nostra testata aveva già pubblicato la ricostruzione dei fatti di quel tragico giorno, che riportiamo: La sera del 4 luglio 1944, il casolare in località Monsiano, nei pressi di Preggio, è stato centrato dalle artiglierie alleate che sparavano dalla zona di Monte Acuto appena conquistata. Forse a seminare la morte è stato il cannone piazzato sotto una grande quercia ad ovest della Valcinella, in un'area dove gli inglesi avevano piazzato le tende e gli indiani scavato le buche dove passare la notte.  L'intera famiglia Braconi, composta da Padre Gelindo (45 anni), dalla madre Isolina (41 anni) e dai sei figli (Maria, Anna, Lorenzo, Francesco, Rina e Luigina), di età compresa trai i 4 e i 19 anni, è stata sterminata. Si dice che la stessa sorte sia toccata a due soldati tedeschi la cui presenza nella casa aveva orientato il tiro degli Alleati. L'intero fabbricato rurale, ora ricostruito, fu raso al suolo insieme ai suoi occupanti. Una tragedia accaduta 76 anni fa e ricordata oggi con una lapide commemorativa posizionata nel 2015, proprio nel giorno della ricorrenza, applicata su un piccolo masso roccioso, posto all'incrocio della strada provinciale con quella vicinale che porta a Monsiano.  

04/07/2020 12:40:04 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Città di Castello: minaccia il vicino con una pistola, denunciato 65enne

Una banale lite tra vicini che ha rischiato di trasformarsi in tragedia. E' quanto accaduto martedì scorso a Città di Castello dove  l'ennesima discussione per futili motivi tra due vicini, di 71 e 65anni, è sfociata in una vera aggressione (aggravata dall'uso di armi) che si è conclusa con il deferimento in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia, di uno dei  due uomini. Da tempo tra i due erano sorti problemi nei rapporti di vicinato, aggravatisi  fino all’episodio di martedì, quando il 65enne dall’interno del giardino della propria abitazione, ha minacciato con una Beretta cal. 9 il proprio confinante, apostrofandolo con insulti e minacciandolo di morte. I militari della Stazione di San Giustino, subito accorsi a seguito della richiesta di intervento pervenuta attraverso il numero di emergenza 112, in pochi istanti hanno raggiunto il luogo dell’evento, trovando il 65enne ancora nel giardino di casa. Sottopostolo a controllo personale, l’uomo è stato effettivamente trovato in possesso della pistola in questione, con caricatore e munizioni inserite, nella cintura dei pantaloni, legalmente detenuta ma che non poteva essere trasportata fuori dall’abitazione e tantomeno utilizzata. Oltre alla Beretta, il 65enne aveva peraltro con se anche una pistola replica di quelle autentiche, priva del previsto tappo rosso. Il controllo è stato quindi esteso all’abitazione, nella quale i Militari oltre ad alcuni fucili regolarmente denunciati all’Autorità di Pubblica Sicurezza, hanno però rinvenuto alcune armi da taglio tra cui una katana e numerose cartucce mai denunciate. Al termine delle operazioni quindi, le armi e munizioni non denunciate sono state sottoposte a sequestro; le armi regolarmente denunciate sono state affidate a persona in possesso di titolo idoneo per la detenzione, mentre il 65enne è stato deferito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, sia per la minaccia aggravata dall’uso delle armi che per il reato di detenzione abusiva di armi.    

03/07/2020 15:05:20 Scritto da: Eva Giacchè

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