Cultura » Archivio della Memoria Il grande romanzo umbertidese: la soprano e l’ufficiale dello Zar

Dal blog ''Raro'' curato da Alessandro Billi Viaggio nella storia vera di Zelmira Savelli, soprano umbertidese che stupì l’ultimo Zar. Il 24 ed il 25 marzo prossimi si terranno le tradizionali Giornate FAI di Primavera, giunte alla 26esima edizione, organizzate come ogni anno dal Fondo Ambiente Italiano, grazie al quale chiunque avrà la possibilità di osservare da vicino, vivere ed assaporare le bellezze d’Italia. Tutto ciò è reso possibile grazie all’apporto di più di 50’000 ‘’apprendisti ciceroni’’, volontari sparsi in tutto il Paese, soprattutto giovani e giovanissimi, tra i quali per alcuni anni ha fieramente militato la persona che sta tenendo in mano la penna in questo momento (ormai in senso figurato, diciamo). A parer mio, il vero e proprio fiore all’occhiello di questa manifestazione è rappresentato dalle aperture straordinarie di luoghi solitamente chiusi, vere e proprie perle da non lasciarsi sfuggire, opere e monumenti ‘’segreti’’ da scoprire, storie da rimanere a bocca aperta. In questo pezzo non ci sarà nessun ‘’incentivo’’ a partecipare al prossimo fine settimana. Chi è già appassionato non ha certo bisogno di ricevere il mio invito. Per tutti gli altri invece, basterà leggere questa incredibile storia, input della quale è stato proprio per me che vi racconto il FAI edizione 2017, per risvegliare un pizzico di amore latente per l’arte e la storia, da non volersi perdere più un’edizione. Lo scorso anno il tema prescelto era ‘’Le antiche dimore’’, grazie al quale ho potuto ammirare Palazzo Burelli, storica residenza della più antica famiglia umbertidese, con al suo interno affreschi allegorie delle quattro stagioni e storie di Apollo; Palazzo Porrozzi (ex Reggiani), sul quale è ancora possibile apprezzare il basamento di un’antica torre, da cui si può godere di una suggestiva vista del fiume Tevere e del lido antistante, che coronavano le visite nel centro storico di Umbertide. Più lontano invece, in località San Lorenzo, andando verso Montone, protagonista era la meno nota casa padronale Santini-Savelli, tuttora abitata dai discendenti delle due famiglie. Proprio in occasione di questa visita, osservando le foto, sentendo i racconti, sono rimasto intrigato da questo inusuale racconto che inizia nella belle époque, che ho potuto approfondire soprattutto leggendo un testo del compianto Amedeo Massetti. Protagonista una donna, anzi una ragazza, umbertidese doc, che un po’ per le vicissitudini, un po’ per l’epoca e gli scenari nei quali si ambienta il racconto, mi piace paragonare ai personaggi dei grandi romanzi russi di fine ‘800, contraddistinti da un pot-pourri emozionale, che purtroppo spesso e volentieri, sfocia nella tragedia. Il suo nome è Zelmirina Savelli, classe 1879, stesso nome della nonna materna, appartenente alla ricca famiglia Savelli, sorella del più volte sindaco di Umbertide, tra il 1863 e 1880, Giuseppe Savelli. Mi sembra doveroso spendere almeno due parole sul prozio, che ancora veglia sotto forma di busto marmoreo nella sala del Consiglio Comunale, ‘’primo assessore ff. di sindaco’’, all’epoca del cambio di nome da Fratta in Umbertide. Torniamo però ora alla vera protagonista del nostro racconto. Figlia di Francesco Agnolucci, grande violinista, divenuto da giovanissimo direttore, dal 1871 al 1875, della scuola comunale di musica di Umbertide, cresce praticamente a pane e musica. Si diploma come soprano al rinomato conservatorio ‘’G. Rossini’’ di Pesaro, dove si recava due volte al mese con la carrozza. Debutta la sera del 4 aprile 1898 al “Teatro dei Signori Riuniti” (del quale abbiamo raccontato qualche tempo fa la storia) in uno spettacolo che balzò agli onori della cronaca. Massetti ci racconta infatti che il teatro, ‘’nonostante piovesse da molti giorni ed il tempo scoraggiasse le uscite serali, era gremito’’, soprattutto di ‘’rappresentanti del sesso gentile’’. Le premesse che questa ragazza diventasse una diva dell’epoca c’erano tutte, ed infatti, dopo qualche uscita al teatro Morlacchi di Perugia, ecco presentarsi l’occasione della vita, una tournée che la porterà ad esibirsi nell’Impero Russo. Il nuovo secolo è appena iniziato, Zelmirina ha 21 anni e, accompagnata dal padre, si esibisce al Teatro Imperiale di San Pietroburgo. Tra il pubblico festante, Nicola II, l’ultimo zar: è un successo. Qualche posto più indietro siede Wassili Elisiewch Lithewsky, quarantenne del quale si dice fosse carismatico ed affascinante, consigliere di stato dello Zar e governatore della città di Vitebsk, ora in territorio bielorusso. L’ufficiale dell’Impero rimane folgorato dalla bellezza e dalla bravura di Zelmirina. Inizia subito tra i due una frequentazione intensa che sfocia in breve in una richiesta di matrimonio. Il coronamento delle nozze però, da tradizione dei grandi romanzi d’amore, incontra spesso degli ostacoli… San Pietroburgo, 1900 Il padre di Zelmirina, dopo aver acconsentito alle celebrazioni, è costretto a sborsare una salatissima cifra all’impresario, il quale aveva già organizzato altre tappe del tour nei vari teatri d’Europa. Da parte dello sposo invece la situazione è ancora peggiore, visto che si ritrova perfino rinchiuso in una torre, reo di non aver chiesto allo Zar il permesso di sposarsi, come invece prescritto dal protocollo, ma si sa, di fronte all’amore, la ragione e l’etichetta difficilmente hanno la meglio. Quando tutto viene risolto, i due convolano finalmente a nozze e la coppia si insedia nei territori controllati dal marito. La vita procede felice e presto arrivano anche Boris (1901) ed Elena (1904). L’amore di Wassili per Zelmirina è così grande che fa addirittura costruire un teatro nel loro sfarzoso palazzo per farla esibire, con accanto una collezione di tutti gli strumenti musicali conosciuti all’epoca. Ci troviamo nel tratto forse più felice di tutto il racconto, ma proprio come nei romanzi più avvincenti, è proprio questo il momento nel quale le nuvole iniziano ad adombrare il cielo della coppia. Siamo nel 1914 e la famiglia al completo parte per Umbertide, per far conoscere al marito e ai figli la nonna. È la Storia, quella con la ‘’s’’ maiuscola, il vero deus ex machina del racconto. Di lì a poco scoppia la Prima Guerra Mondiale, Wassili, ufficiale, viene richiamato e lascia ad Umbertide il resto della famiglia pronunciando più o meno queste parole: ‘’quando la guerra sarà finita tornerò a riprendervi’’. Ad ottobre 1917, un altro colpo di scena, scoppia la rivoluzione bolscevica, tutte le classi nobiliari vengono abolite ed i loro rappresentanti perseguitati. Wassili è costretto a scappare via, vivendo in clandestinità aiutato dai suoi stessi contadini. Due sue sorelle vengono catturate ed uccise con esecuzioni sommarie. Di lui non si hanno tracce per quasi 10 anni. Nel 1926 riesce ad ottenere dal consolato di Odessa (oggi in Ucraina) un passaporto per cercare di ricongiungersi ai suoi cari, ma l’operazione viene scoperta ed è costretto a tornare a nascondersi. Tre anni dopo riesce ad inviare una foto alla sua famiglia, indirizzata alla cara figlia ‘’Lolina’’, ma è ignaro che nel frattempo il suo primogenito Boris non ce l’ha fatta, colpito nel 1918 dall’epidemia di febbre spagnola all’età di diciassette anni, fatalità che ha sconvolto profondamente Zelfirina. Wassili continua a peregrinare tra enormi difficoltà, attraversando le lande desolate dell’Asia centrale, in quella che è una vera e propria Odissea moderna. Ad inizio anni ’30 la situazione nell’allora Russia Sovietica pare essersi tranquillizzata. Nel frattempo, la figlia Elena si sposa con il dott. Carlo Alberto Angelini, di professione medico. È proprio qui che ci troviamo di fronte ad un ennesimo ribaltamento. Il destino ha voluto che il genero conoscesse molto bene l’ambasciatore italiano a Mosca, grazie al quale riesce ad attivare le ricerche e l’intervento della Croce Rossa. Wassili viene finalmente ritrovato nel 1932, nel deserto del Gobi in Mongolia, da dove può ripartire l’estate stessa per un lungo e faticoso viaggio verso l’Italia, nonostante si ritrovi ormai allo stremo delle forze. È lo stesso Carlo Alberto che lo va a riprendere appena approdato al porto di Genova, trovandolo molto debilitato. Il generale russo si ritrova catapultato in un’Umbertide degli anni ’30, dove in molti si accorgono di questo strano figuro, reso ancor più affascinante e misterioso dagli sfarzosi abiti da nobile dell’Impero che fu dello Zar. Finalmente può riabbracciare la sua famiglia, stabilendosi nella casa in campagna in zona Rio: non li vedeva da più di 18 anni. Comprensibilmente però non è così semplice reintegrarlo in casa, Zelmirina, pur gioiosa, è seriamente sconvolta, così come Elena, che addirittura smette di allattare la sua neonata Viola per il trauma. Anche il povero Wassili risente di tutte le sue peripezie: è diventato un fumatore incallito. Massetti, dopo aver raccolto alcune testimonianze da parte dei discendenti, scrive: ‘’dormiva con il lume di una candela sul comodino perché svegliandosi aveva il bisogno impellente di accendere una sigaretta.’’ Il ritorno alla normalità non è purtroppo duraturo. A soli tre mesi dal ritorno, Wassili muore a causa di un enfisema polmonare. Zelmirina, ancora una volta travolta dagli accadimenti del suo destino, cade nello sconforto, ben presto si ammala di Parkinson, che la tormenta fino alla morte, assistita dal genero medico, avvenuta il 5 luglio 1944, giorno fatalmente importante per la storia di Umbertide, data della Liberazione dai nazifascisti da parte dell’8° armata britannica. Esalando gli ultimi respiri, invoca l’amato figlio Boris. È così che si chiude il sipario per l’ultima volta su una storia che non ha niente da invidiare a quelle di Tolstoj o Dostoevskij. Una storia vera, di persone in carne ed ossa, con i propri momenti di gioia, ma anche i propri dolori e lutti. Una storia umbertidese, tanto bella e struggente, da essere una storia da FAI, da meritare di essere ricordata e raccontata. Link del blog https://raro.gq/contenuti-originali/il-grande-romanzo-umbertidese-la-soprano-e-lufficiale-dello-zar-ep-1/

04/05/2018 09:25:40

Cultura » Archivio della Memoria Umbertide torna a commemorare il 25 Aprile

Riceviamo e pubblichiamo Umbertide torna a commemorare il 25 Aprile, doppia ricorrenza per i cittadini umbertidesi che ricordano non solo la Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazifascista ma anche il bombardamento di Borgo San Giovanni del 25 aprile 1944 che costò la vita ad oltre settanta persone. Le celebrazioni saranno aperte domenica 22 aprile dalla cerimonia di premiazione dell'oramai tradizionale Concorso nazionale di poesia “Umbertide XXV Aprile” giunto alla 36esima edizione. L'iniziativa si terrà alle ore 10 presso il Centro socio culturale San Francesco; interverranno il commissario straordinario del Comune di Umbertide Castrese De Rosa, il presidente del Centro San Francesco Sergio Bargelli e la presidente della Commissione del concorso di poesia Anna Maria Farabbi. Mercoledì 25 aprile invece, nell'antico Borgo San Giovanni, oggi piazza XXV Aprile, si terrà la tradizionale cerimonia di commemorazione che si aprirà alle ore 9,30 con la santa messa concelebrata dai sacerdoti della zona e dal vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini. A seguire alle ore 10,30 si terranno gli interventi del commissario straordinario del Comune di Umbertide Castrese De Rosa sul tema “25 aprile: tra passato e futuro” e del prof. Mario Tosti, presidente dell'Isuc - Istituto di Storia dell’Umbria Contemporanea e Direttore Dipartimento Lettere, Lingue, Letteratura e Civiltà Antiche e Moderne dell'Università degli Studi di Perugia che parlerà di “Guerra, Resistenza, Liberazione”. Alle ore 11 partirà il corteo, accompagnato dalla Banda musicale Città di Umbertide, per le vie e piazze della città per la deposizione delle corone e l'omaggio ai monumenti ai Caduti. Sempre mercoledì 25 aprile, alle ore 12 è prevista la deposizione della corona di alloro al monumento ai Caduti a Pierantonio, alla quale parteciperà anche il commissario De Rosa, e a seguire, alle ore 12,30, la deposizione della corona di alloro a Montecastelli, presso la lapide di Giuseppe Bernardini situata all’incrocio tra via della Chiesa e viale Europa.

13/04/2018 09:46:15

Cultura » Archivio della Memoria Umbertide celebra la Giornata della Memoria con le musiche di Olivieri Messiaen

Riceviamo e pubblichiamo Umbertide si appresa a celebrare la Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale istituita per ricordare le vittime dell'Olocausto. L'iniziativa, promossa dal Comune di Umbertide, si terrà sabato 27 gennaio al Museo Santa Croce e sarà articolata in due momenti distinti, la mattina per gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado Mavarelli – Pascoli e la sera per il pubblico (ingresso gratuito). Ad aprire la commemorazione il saluto del Commissario prefettizio del Comune di Umbertide Castrese De Rosa e l'intervento di Giuseppina Gianfranceschi, in rappresentanza della Tavola della Pace, per ricordare come ancor oggi sono purtroppo molti i popoli che vivono l'orrore della guerra e della violenza. Le celebrazioni saranno poi affidate alla musica del Trio Ars et Labor che proporrà “Quatour de la fin du temps”, l'opera scritta dal compositore francese Olivier Messiaen durante la sua prigionia in un campo di concentramento nazista; nel corso dell'occupazione della Francia da parte dei tedeschi, Messiaen fu fatto prigioniero e deportato a Gorlitz, al confine tra Germania e Polonia; qui incontrò un carceriere appassionato di musica che lo fece comporre una delle sue opere più note, “Quartour de la fin du temps” che fu eseguita, con strumenti di fortuna, davanti a 5.000 prigionieri, una delle più belle musiche del XX secolo che racchiude tutta la crudeltà e l'orrore dei campi di concentramento. Sarà proprio questa la musica che verrà proposta in occasione della Giornata della Memoria; ad esibirsi Sara Gianfriddo al violino, Heloise Piolat al violoncello, Christa Butzberger al pianoforte e Ivano Rondoni al clarinetto.  

22/01/2018 17:36:16

Cultura » Archivio della Memoria Fa tappa ad Umbertide la mostra ''Primo Levi. I giorni e le opere''

Riceviamo e pubblichiamo Farà tappa ad Umbertide, presso il Centro socio culturale San Francesco, dal 3 all'11 febbraio prossimi, la mostra “Primo Levi. I giorni e le opere”, a cura di Anpi Umbria e sezione Anpi di Umbertide e Montone e patrocinata dalla Regione Umbria e dal Comune di Umbertide. La mostra, che ha già fatto tappa in varie città umbre, non vuole avere un taglio biografico ma intende descrivere le diverse linee che definiscono Primo Levi: intellettuale, scrittore, chimico, testimone. I documenti, le fotografie e i testi in esposizione al Centro socio culturale San Francesco mostrano l’evoluzione di queste linee, i loro punti di incontro e di divergenza. Alla fine del percorso non si offrirà un insieme chiuso e risolto, ma si cercherà di mantenere aperte le questioni e la loro discussione. L'iniziativa coinvolgerà anche le scuole di Umbertide con il fine di favorire la diffusione e la tutela della memoria della Lotta di Liberazione, della Resistenza e dei valori; l'Anpi, consapevole dell’importanza della conoscenza e del ruolo che la scuola esercita nella formazione civica dei cittadini del futuro, ha infatti sottoscritto a livello nazionale un importante protocollo di intesa con il Miur che consente all'associazione di rivolgersi al mondo della scuola e di proporre collaborazioni per contribuire a far crescere una cultura basata sui valori resistenziali della democrazia, dei diritti e della pace. La mostra sarà inaugurata sabato 3 febbraio alle ore 10 alla presenza del Commissario Prefettizio del Comune di Umbertide Castrese De Rosa, del presidente della Sezione Anpi di Umbertide Umberto Zoppo, di Federica Tabbò, del Museo diffuso della Resistenza di Torino e di Mari Franceschini, presidente dell'Anpi provinciale. L'esposizione resterà aperta tutte le mattine, ad ingresso gratuito, dalle ore 10 alle ore 12,30 e nei pomeriggi di sabato e domenica dalle ore 16 alle ore 18. 

22/01/2018 16:42:14

Cultura » Archivio della Memoria Otto anni fa l'uccisione del Colonnello Valerio Gildoni, militare originario di Città di Castello

Oggi ricorre l’ottavo anniversario dell’uccisione del Colonnello dei Carabinieri Valerio Gildoni, freddato a Nanto (VI) il 17 luglio del 2009 da un anziano del luogo, mentre il militare tentava invano di convincerlo ad arrendersi. Il 17 luglio 2009 a Nanto, in provincia di Vicenza, era intervenuto presso l’abitazione di un anziano del luogo che, dopo aver esploso un colpo di fucile all’indirizzo di una pattuglia di Carabinieri, si era barricato al suo interno. Consapevole del rischio a cui si esponeva, Gildoni aveva tentato di convincere l’anziano ad arrendersi, venendo però ferito a morte. Per l’eroico gesto il 20 maggio 2010 il Presidente della Repubblica aveva conferito al Colonnello Valerio Gildoni, la medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria. Il sacrificio dell’alto Ufficiale, originario di Città di Castello, dove vivono i genitori e il fratello, è stato pertanto ricordato questa mattina nel corso di una semplice ma significativa cerimonia. Alle 10.30, presso il cimitero monumentale dove Gildoni è sepolto, il Generale di Divisione Francesco Benedetto, Comandante della Legione Carabinieri Umbria, alla presenza dei familiari del defunto, del Comandante Provinciale di Perugia Magg. Carlo Sfacteria, del Comandante della Compagnia di Città di Castello, Cap. Giuseppe Manichino, di una rappresentanza dell’Arma locale, del CO.BA.R. della Legione Umbria e delle locali Associazioni Nazionale Carabinieri, ha deposto un omaggio floreale. Successivamente, presso la Cappella del cimitero monumentale, il Cappellano Militare Don Aldo Nigro ha celebrato una S. Messa in suffragio dell’eroe. Il Generale Benedetto ha voluto comunque ricordare il tragico fatto di sangue e l’esemplare figura di Ufficiale rappresentato dal compianto Colonnello Gildoni, ringraziando personalmente tutte le persone intervenute.

17/07/2017 16:58:06 Scritto da: Francesco Cucchiarini

Ass.ne Informazione Locale
via Roma 99 06019 Umbertide (PG)
P.IVA 03031120540
Privacy Policy