Attualità » Primo piano Città di Castello: denunciato automobilista che ha investito ciclista a San Giustino

E’ stato identificato e denunciato per omissione di soccorso un 40enne di Città di Castello. Nella mattinata di lunedì 4 luglio un 37enne albanese residente San Giustino si è recato alla caserma dei carabinieri di tifernati per sporgere denuncia. Mentre percorreva a bordo della sua bicicletta la Sp 100 Selci-Pistrino, in direzione Selci, giunto all'altezza del ponte sul Tevere, è stato investito da un’autovettura che viaggiava nella sua stessa direzione di marcia e scaraventato a terra. Il conducente del mezzo, anziché fermarsi si è dato alla fuga. Il ciclista è stato  soccorso da alcuni passanti: sul posto un equipaggio del 118 ha provveduto al trasporto in ospedale dove è stato medicato e dimesso con una prognosi di 10 giorni, per “contusione emitorace dx e sx, contusione escoriata ginocchio gamba dx”. Sul posto non è stato fatto intervenire alcun organo di polizia per i rilievi del caso. Le indagini immediatamente attivate dai carabinieri di Città di Castello hanno portato ad acquisire elementi di colpevolezza a carico del 40enne tifernate, il quale a bordo della propria autovettura, per cause in corso di accertamento, ha investito il ciclista per poi darsi alla fuga senza prestare soccorso. L'uomo è stato denunciato per “fuga in caso di incidente con danni alle persone, omissione di soccorso alle persone ferite in incidente stradale e lesioni personali colpose”. La patente è stata ritirata e l’autovettura sottoposta a sequestro.

06/07/2016 18:19:35

Attualità » Primo piano Comuni ricicloni, precisazioni dell'Amministrazione Comunale

In riferimento agli articoli a firma del M5S apparsi sulla stampa nei giorni scorsi in merito all’esclusione del Comune di Umbertide dai “Comuni Ricicloni 2016”, l’Amministrazione Comunale precisa quanto segue: Quest’anno il Comune di Umbertide non ha ottenuto il riconoscimento di Comune riciclone ma non certo per le ragioni avanzate in maniera avventata e sprovveduta dal Movimento Cinque Stelle. Umbertide, così come tanti altri comuni italiani (tra cui anche i Comuni amministrati dal M5S, nessuno dei quali ha ottenuto il riconoscimento), non è stato inserito nella classifica di Legambiente semplicemente perché quest’anno sono stati modificati i criteri e, oltre al raggiungimento del 65% di raccolta differenziata - soglia ampiamente superata dal nostro Comune che si è attestato ancora una volta sopra il 70% - è stato introdotto anche il criterio della produzione annuale pro capite di rifiuti indifferenziati con limite massimo pari a 75 kg annui per abitante, con il fine di incentivare il contenimento della produzione di rifiuti. Se, anche per il 2016, fossero stati presi in considerazione i requisiti del 2015, il Comune di Umbertide sarebbe stato di nuovo premiato ma ciò non è avvenuto perché la produzione pro capite di rifiuti secco residuo supera il tetto dei 75 kg. E’ oggettivo che tale parametro finisca per avvantaggiare le realtà che non hanno un’importante realtà Industriale, dal momento che un tessuto economico industriale di rilievo, come nel caso del Comune di Umbertide, determina la presenza di un notevole quantitativo di rifiuti speciali assimilati agli urbani, come da Regolamento Comunale per la gestione dei rifiuti urbani, che viene prelevato quotidianamente dal servizio pubblico e che quindi va ad influire in maniera rilevante sulla produzione totale di rifiuto indifferenziato. Non c’entra quindi nulla quanto affermato in maniera precipitosa e priva di fondamento dal Movimento Cinque Stelle, che ha parlato di ecomafie; se Umbertide è stata esclusa è soltanto perché sono mutati i criteri. Certamente il nuovo parametro introdotto da Legambiente per la classifica dei Comuni ricicloni dovrà essere un ulteriore stimolo per migliorare i già lusinghieri risultati raggiunti con la raccolta differenziata, puntando ad incrementare la percentuale di differenziata dall’attuale 70,11% a circa l’86% (soglia necessaria per ottemperare al criterio della produzione pro capite di rifiuto indifferenziato) e l’Amministrazione è pronta ad accogliere la sfida e a mettere in campo tutte quelle misure che, senza gravare sulle tasche dei cittadini ed in accordo con il soggetto che si aggiudicherà la gara, attualmente in corso, per la gestione della raccolta dei rifiuti, potranno permettere il raggiungimento di tale obiettivo.

05/07/2016 20:07:54

Attualità » Primo piano Dacca: i nostri connazionali uccisi

Cristian Rossi   Sposato e padre di due gemelline di 3 anni, Rossi era stato manager alla Bernardi. Dopo alcuni anni si era messo in proprio. Era in Bangladesh per motivi di lavoro. A Feletto Umberto (Udine), dove l'uomo abitava con la famiglia.   Marco Tondat   Aveva 39 anni Marco Tondat ucciso a Dacca. Era nato a Spilimbergo (Pordenone), ma viveva a Cordovado. "Ci eravamo sentiti ieri mattina - ha riferito il fratello - doveva rientrare in Italia per le ferie e abbiamo concordato alcune cose, lo aspettavo per lunedì. Era un bravo ragazzo, intraprendente e con tanta voglia di vivere". Il fratello di Tondat ha quindi detto che Marco "era partito un anno fa, perchè in Italia ci sono molte difficoltà di lavoro e ha provato ad emigrare. A Dacca era supervisore di un'azienda tessile, sembrava felice di questa opportunità. A tutti voglio dire che quanto accaduto deve far riflettere: non è mancato per un incidente stradale. Non si può morire così a 39 anni".   Claudia Maria D'Antona   Claudia e suo marito Giovanni erano una coppia impegnata nel volontariato. Finanziavano un'associazione che porta esperti di chirurgia plastica in Bangladesh per curare le donne sfregiate con l'acido. Aiutare il prossimo era sempre in cima ai pensieri di Claudia e di suo marito. Si erano sposati due anni, con una bellissima cerimonia a Dacca, dove avere convissuto per oltre 20 anni.   Nadia Benedetti   Adorava cantare, la musica e le canzoni di Franco Califano. Ogni volta che tornava nella sua Viterbo non mancava mai di passare al karaoke nel ristorante del fratello Paolo. Sorrideva, si divertiva. Chi la conosceva la ricorda come una persona gioiosa, da sempre dedita al lavoro che l'ha portata a girare mezzo mondo, fino ad arrivare in Bangladesh, dove ieri è rimasta vittima del cruento attentato di Dacca, per mano di quelli che la nipote Giulia, su Facebook, definisce "un branco di bestie". Nei prossimi giorni l'amministrazione comunale rispetterà un giorno di lutto per ricordare Nadia Benedetti, manager 52enne e figlia di imprenditori che proprio da Viterbo ha mosso i primi passi nell'industria tessile.   Simona Monti aspettava un bambino e aveva già prenotato un volo che all'inizio della prossima settimana l'avrebbe riportata in Italia, a Magliano Sabina (Rieti), per un lungo periodo di aspettativa. Simona Monti, la 33enne reatina morta nell'attentato all'Holey Artisan Bakery di Dacca insieme ad altri 8 italiani, dalla scorsa estate, dopo diverse esperienze di studio e lavorative in oriente, aveva scelto il Bangladesh per vivere e lavorare in un'azienda tessile.   Maria Riboli mamma di una bimba di 3 anni, spesso in giro per il mondo per il suo lavoro in un'impresa che si occupa di abbigliamento, Maria Riboli avrebbe compiuto 34 anni il prossimo 3 settembre. La vittima bergamasca dell'attentato terroristico di ieri sera a Dacca era nata ad Alzano Lombardo, in valle Seriana. La sua famiglia è originaria di Borgo di Terzo, piccolo centro della valle Cavallina. Dopo il matrimonio, celebrato il 21 marzo 2006, Maria Riboli si era trasferita con il marito Simone Codara a Solza, paese di duemila abitanti dell'Isola bergamasca, oggi scosso per la notizia della morte della giovane concittadina e mamma. Maria Riboli lavorava nel settore dell'abbigliamento e si trovava in viaggio per lavoro per conto di un'impresa tessile. Da diversi mesi era in Bangladesh.   Adele Puglisi   Assassinata ala vigilia del suo rientro a Catania, dove abitava, anche se nella sua città d'origine, raccontano i vicini, "stava al massimo 20 giorni l'anno", perché, spiegano, "era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro". Era lei stessa a descriversi così sul suo profilo Facebook, pubblicando sue foto al sole e al mare. Lei vittima del terrorismo islamico su Fb il 16 novembre del 2015 aveva postato la prima pagina di 'Libero' sulla strage di Parigi commentando il titolo ('Bastardi islamici') con un secco "è vergognoso" e aderendo a una petizione che lo contestava. Ma sul social network ricostruiva anche la sua vita lavorativa: era a Studiotex fino al 2010, poi è partita e si è trasferita nello Sri Lanka. Fino ad aprile del 2014 quando ha cominciato a lavorare per Artsana, come manager quality control a Dacca.   Vincenzo D'Allestro   Abitava nella mansarda di una palazzina rosa di quattro piani che si affaccia su via don Girolamo Marucella, ad Acerra (Napoli), l'imprenditore tessile Vincenzo D'Allestro, 46 anni, ucciso da un commando dell'Isis a Dacca, in Bangladesh. Nel Parco Azalea, dove D'Allestro abitava con la moglie Maria Gaudio, sono stati i giornalisti a portare la notizia che ha gettato nello sgomento quanti conoscevano la coppia. Secondo quanto si appreso da alcuni condomini l'imprenditore era quasi sempre fuori per lavoro.   Claudio Cappelli   Aveva una impresa nel settore tessile che produceva t-shirt, magliette, abbigliamento in genere e anche intimo. "Diceva di avere avuto una esperienza positiva e di essere contentissimo. Era da più di 5 anni impegnato in questa 'avventura'. Era entusiasta e diceva che era un Paese dove si poteva lavorare molto bene" ricorda con dolore il console generale onorario del Bangladesh in Veneto, l'avvocato Gianalberto Scarpa Basteri .

03/07/2016 18:35:37

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