Attualità » Primo piano Nicola Donti e il modo di sconfiggere il bullismo

Dal numero di gennaio/febbraio 2019 di Informazione Locale un'interessante intervista al Prof. Nicola Donti che ha tenuto una lezione alle scuole primarie di Montone sul tema del bullismo. L'iniziativa è stata sostenuta dalla sezione Soci Coop Centro Italia di Umbertide. di Fabrizio Ciocchetti   Parlare con i ragazzi è sempre e comunque un’esperienza e un arricchimento straordinario. Così ci ha detto il prof. Nicola Donti, che si occupa di formazione prevalentemente con gli adulti e che lavora  come docente universitario a contratto con la cattedra di Filosofia e Teoria dei linguaggi a Logopedia, il quale recentemente ha svolto formazione ai docenti universitari su come perfezionare la loro didattica  con un progetto del Miur per tutti i dipartimenti dell’Università di Perugia, e che è venuto a tenere una bellissima lezione anche a Montone, presso le scuole primarie e secondarie avente come tema centrale il bullismo. Un'operazione sostenuta dalla sezione Soci Coop Centro Italia di Umbertide. Inutile dire che Donti rappresenta il “top” per la materia e ha affascinato per il suo modo di porgere insegnanti ed alunni. Gli abbiamo rivolto alcune domande a cui ha gentilmente risposto e le proponiamo ai nostri lettori, sicuri che si tratta di un arricchimento importante per chiunque abbia a che fare con i giovani. Nella sua lezione ha parlato prevalentemente di Bullismo, che cos’è il bullismo e come fermalo? «Si tratta di un tema di attualità e come tutti i temi di attualità rischia di essere banalizzato. Se ne parla troppo e male. Io mi preoccupo sempre di far capire che l’unica barriera al bullismo resta l’esempio. Il bullismo inizia ed ha origine da quel Suv parcheggiato sopra il marciapiede. Se l’esempio che viene fornito dal mondo degli adulti è un esempio di arrogante prevaricazione, di furbizia invece che di intelligenza, inevitabilmente i bambini che sono “spugne”, subito apprenderanno e faranno altrettanto. Per questo nelle scuole parlo di esempi di bullismo che ci sono stati nella storia; in cui un bullismo è andato al potere e ha trasformato la nostra nazione in un coacervo di dittatori che hanno portato via la libertà a tutti gli uomini liberi (mi riferisco all’ascesa al potere del Fascismo che nel 1925 venne eletto democraticamente al governo). Chiunque di noi abbassa la guardia e comincia a dire “Me ne frego”, apre la strada al bullismo e alla dittatura dei piccoli cervelli.” Al “Me ne frego” fascista ha poi contrapposto quello che disse Don Lorenzo Milani, ovvero :“I care”,  mi interessa… Sì, sono veramente affezionato a questa figura che ho conosciuto attraverso i libri scritti dai suoi allievi. “Lettera a una professoressa” resta un caposaldo della mia carriera anche di formatore agli adulti. Don Milani disse “Mi interessa”, e lo disse anche in inglese : “I care”, a dimostrazione di una mente aperta e di una vocazione internazionale. Il compito di noi adulti oggi è di farli muovere dalla nostra terra e fargli vedere terre diverse. In questo modo diventeremo un popolo che integra». E ora saprebbe dare un piccolo aiuto agli insegnanti che si trovano davanti ad atti di bullismo? «Bisogna parlarne, parlarne sempre con il gruppo classe e poi chiedere che cosa hanno vissuto sia gli uni che gli altri: bullizzati e bulli. Chiedere quindi che cosa hanno vissuto sia gli uni che gli altri, cercando di argomentare quanto più possibile e investigare la componente emotiva, della mancata gestione della rabbia e violenza, cercando di far comprendere quanto l’esercizio della violenza sia una risposta sbagliata all’incapacità di comunicare e alimentando sempre e comunque il dialogo. Quest’ultimo è il deterrente più grande alla violenza. Agli insegnanti dico non di diventare psicologi, ma diventare esperti delle proprie emozioni come inseganti, avendo a che fare con i propri momenti di frustrazione, paura, impotenza. E imparare a gestire le proprie emozioni, dando così testimonianza di come si può fare insieme. Chiudo sempre le mie lezioni chiedendo una mobilitazione del gruppo : “ogni volta che qualcuno sarà offeso, picchiato, noi dovremo fare da scudo”. Non picchiare a nostra volta o cedere alla violenza, ma riuscire a mobilitare il gruppo a tutela a tutela e difesa di colui che viene bullizzato avrà fatto un lavoro straordinario». Qual è l’età migliore per parlare di bullismo? «Bisognerebbe parlarne già dalle elementari (così come fatto a Umbertide, Montone, Castiglion del Lago…). Non è mai troppo tardi per parlare di bullismo, ma bisognerebbe cominciare prima. Fin dalla prima elementare se ne deve parlare, per quello che è possibile che loro comprendano, perché l’accesso alla violenza resta la via, la scorciatoia che di solito viene utilizzata e viene appresa in tempo precoce. Freud diceva che i valori, gli elementi essenziali si apprendono fino a sette anni, dopo di che è troppo tardi, ma oggi, le neuroscienze stanno dimostrando che l’accesso no è sette anni, ma è tre anni». Quindi, già l’aria che i bambini respirano all’asilo è fondamentale per una crescita sana e libera dalla violenza?     «Certamente. L’aria che si respira nell’infanzia può essere già un’aria salubre o inquinata. C’è quindi una responsabilità grande delle famiglie che possono essere aiutate dagli insegnanti, in un’alleanza che deve essere quanto mai salda. E questo da subito! Prima si interviene e meglio è». Però, molte volte, gli insegnanti si trovano ad avere a che fare con dei genitori che sono i veri e propri “sindacalisti” dei loro figli, verso cui non accettano consigli  o rimproveri. E allora, che fare? «Mi rendo conto che il rapporto paternalistico che c’era un tempo, in cui il maestro o il professore era depositario della autorità e della verità non esiste più. Ma non credo che questo sia un male. Oggi, deve nascere una nuova forma di alleanza (perché la vecchia non era una alleanza, ma solo una sudditanza). Le famiglie non devono però invertire questo rapporto di potere e non devono difendere ad oltranza i propri figli anche in un comportamento scorretto. L’ideale sarebbe ristabilire un dialogo con le famiglie facendo capire ai genitori che temere sotto una campana di vetro i propri figli è il modo migliore per fargli del male. L’unico modo di insegnare un bambino ad allacciarsi le scarpe è comprargli delle scarpe con i lacci. La scuola insegna a fare i lacci, comprando scarpe con i lacci. Se le famiglie utilizzano scarpe con lo strappo, non impareranno mai ad allacciare le scarpe. Utilizzo questa metafora per dire che come allacciarsi le scarpe ha bisogno anche di un confronto con la frustrazione, la difficoltà, se noi togliamo quest’ultimo, noi non stiamo costruendo l’autonomia di questi ragazzi. Maria Montessori diceva: “I bambini ci chiedono una sola cosa: aiutami a fare da solo».

18/02/2019 18:42:38 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Cosa vedere al Metropolis dal 14 al 20 Febbraio

Metropolis raddoppia! La seconda sala è finalmente realtà e raddoppiano anche i film in programmazione. Questa settimana con alcuni recuperi obbligati (il bellissimo documentario Santiago, Italia di Nanni Moretti, il film in odore di Oscar Green Book)  un nuovissimo documentario sulla vita di Leonardo Da Vinci visto che quest'anno ricorrono i 500 anni dalla morte, la nuova trasposizione del classico per ragazzi Remì. In più continua il nuovo film di Clint Eastwood, "Il corriere", ancora per qualche spettacolo.   INAUGURAZIONE SECONDA SALA SABATO 16 FEBBRAIO ORE 17.00 In occasione del decimo anno di attività, il Cinema Metropolis è lieto di invitare tutta la cittadinanza all'inaugurazione della seconda sala, allestita nella splendida cornice del Museo delle Ceramiche Rometti, all'interno della FA.MO. Si tratta di un progetto ambizioso e innovativo, in linea con le più avanzate tendenze che vedono i musei trasformarsi in centri culturali a 360 gradi, da luoghi di conservazione di un patrimonio a centri di produzione di nuovi stimoli e nuova cultura. Il Museo Rometti, che già da qualche mese è stato rivitalizzato da numerose iniziative didattiche e culturali organizzate al suo interno, è stato dotato di un proiettore di nuova generazione, di uno schermo e delle sedute necessarie per trasformarlo in una seconda sala da circa 50 posti. La programmazione, in linea con la straordinarietà della location, sarà incentrata sulla qualità, privilegiando film d'arte e produzioni indipendenti, senza tralasciare la proiezione di film in lingua originale e di pellicole ad hoc per i più piccoli, ampliando così notevolmente le proposte del cinema Metropolis.  

13/02/2019 17:52:49 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Un anno di 'I Cammini degli Appennini': i successi e le sfide per il futuro

Con la camminata di domenica 10 febbraio, “La Verna e il Bosco delle fate”, ha festeggiato un anno di attività l’associazione culturale “I Cammini degli Appennini”. Nata con finalità sociali e culturali, l’associazione si propone di valorizzare l’Appennino centrale, e in particolare il territorio dell'Alta Valle del Tevere, dal punto di vista storico e naturalistico. Sono stati centinaia i partecipanti alle iniziative proposte in questo primo anno, alla scoperta di siti conosciuti e di luoghi inediti, con una particolare attenzione alla storia e alla natura del nostro territorio. E sempre con il piacere di vivere un’esperienza all’aria aperta trascorrendo una giornata insieme all’insegna della socializzazione. Passeggiate tradizionali ma anche edizioni serali e notturne in estate, con momenti di intrattenimento musicale e l’osservazione delle stelle. Fra i percorsi proposti quest’anno, l’anello di Monterchi-Lippiano, l’anello di Marzana e Monte Favalto, l’anello di Monte Cedrone, Fonteroccoli al tramonto, Santa Felicita sotto le stelle, l’anello di Celle, Rovigliano e Astucci, l’Alpe della Luna e infine la Verna e il Bosco delle fate. Sono tanti i progetti in vista per i prossimi mesi: il prossimo appuntamento sarà il 17 marzo a Montone e si proseguirà tra aprile e maggio a Pieve de Saddi e Botina-Scalocchio, mentre in estate torneranno gli appuntamenti serali al chiaro di luna. Il progetto dei Cammini degli Appennini nasce dalla passione di un gruppo di giovani altotiberini e si occupa di organizzare camminate con particolare attenzione alla Valtiberina umbro-toscana, con momenti conviviali e di intrattenimento, accompagnati da Giovanni Cangi, esperto di storia e architettura. Camminare come modo per prendersi cura di noi stessi, degli altri e della natura. Camminare per ritrovare i ritmi del corpo, per prenderci il giusto tempo di osservare, ascoltare, parlare. Non mancano delle finalità benefiche, visto che una parte delle offerte raccolte durante le iniziative viene destinata ai progetti di volontariato dell’associazione “Altotevere senza frontiere Onlus”. Il progetto ha preso il via un anno fa con la presentazione dell’associazione negli spazi della storica libreria “Paci” di Città di Castello, alla presenza dei giovani volontari dei Cammini degli Appennini, rappresentati da Maddalena Lepri, dell’ingegnere Giovanni Cangi e dell’assessore alle Politiche sociali, Luciana Bassini, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Città di Castello. -Tutte le informazioni sul progetto e sulle prossime iniziative sul sito www.icamminidegliappennini.com e sulla pagina Facebook “I Cammini degli Appennini”. 

13/02/2019 10:55:38 Scritto da: Eva Giacchè

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