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Attualità » Primo piano Invalsi: Comunicato insegnanti della Scuola Primaria di Niccone

Riceviamo e pubblichiamo Eccole di nuovo, le Prove INVALSI. Ed eccoci di nuovo al nostro annuale sciopero insieme a molte colleghe del nostro plesso didattico di Niccone. Uno sciopero che ogni anno ci costa una giornata di lavoro, sia sul piano didattico, (perché siamo costretti, noi e i nostri alunni, a perdere un prezioso giorno di scuola), sia sul piano economico personale. E ci dispiace non poco. Ma le prove Invalsi continuano ad esserci. Anzi, negli ultimi anni  ci vengono offerti e consigliati  molti testi per preparare i bambini alle prove Invalsi; ci vengono inviate comunicazioni relative a quali siti è opportuno consultare per trovare quelle degli anni precedenti, e vengono inviati anche a casa, ai genitori, in modo che possano allenare bene i bambini, così  “poverini” non avranno a trovarsi male e, al tempo stesso, faranno fare bella figura all’insegnante e alla scuola! Ci dispiace molto anche il fatto che tanto del poco denaro che viene dato alla scuola, vada riversato in queste prove annuali, così costose e per noi perfettamente inutili come strumenti di valutazione. Anzi, ad essere onesti, dannose, nella misura in cui mandano un messaggio educativo opposto a quello che cerchiamo di mandare tutti i giorni ai nostri alunni: quello che ad una domanda valoriale, di senso, non c'è mai una e una sola risposta. I test Invalsi, con le loro domande a risposta chiusa, negano l'argomentazione e, dunque, il pensiero critico... E questa è solo una delle ragioni che ci inducono a contestarle. Altra ragione è il fatto che, nella loro standardizzazione, le prove Invalsi non tengono conto del contesto sociale, culturale ed economico di provenienza degli studenti e, dunque, non sono oggettive e la loro pretesa oggettività rappresenta di fatto una discriminazione.   Per i genitori dei nostri alunni in primo luogo, e per tutti coloro che vorranno ascoltare le nostre semplici ragioni, vorremmo precisare  quanto segue:   troviamo giusto monitorare l’operato della scuola, il livello di formazione degli alunni e, anzi, crediamo che  sarebbe opportuno monitorare di più anche il livello di formazione degli insegnanti, ma non con prove quiz tipo quelle dell’Invalsi che,  per come sono strutturate, invece di valorizzare il pensiero critico e creativo, servono semmai a misurare il quoziente di condizionamento di alunni e insegnanti. C’è infatti una profonda incoerenza fra  le prove Invalsi e  le “verifiche autentiche”, sulle quali siamo chiamati a  lavorare da due anni; queste ultime richiedono compiti autentici, ossia contestualizzati e motivati all’interno di un percorso didattico effettivo. Per noi le prove invalsi possono essere un eventuale strumento didattico da usare, di tanto in tanto, come esercizio,  forse più utile  alla matematica, ma assolutamente non uno strumento valutativo, per le ragioni già espresse. Spesso con le nostre colleghe ci confrontiamo sul significato del valutare e di come rendere il momento valutativo un momento anche formativo. Perché noi intendiamo il valutare come un “dare valore”, e non un giudicare; la differenza non è poca: il dare valore serve a sostenere l’alunno nel suo percorso di crescita, incoraggiandolo;  il giudicare serve invece a stigmatizzare l’individuo in base ai suoi limiti, a metterlo in ansia, scoraggiandolo. E proprio allo scopo educativo di valorizzare, sono fondamentali  le “buone pratiche metodologiche”: pertanto continuiamo a  sperimentare e utilizzare “il portfolio” (che per noi non è una “moda” di qualche anno fa, ormai passata); utilizziamo anche nuovi strumenti valutativi che si preoccupano di mettere in evidenza la qualità dei risultati individuali e collettivi all’interno di un percorso didattico; e lo facciamo attraverso laboratori di Cooperative Learning, discussioni in cerchio (da noi chiamate “Piccole conversazioni filosofiche”) e momenti di scambio, fra le classi o fra gruppi interclasse, sui lavori di ricerca svolti (momenti che noi chiamiamo “Verifiche di plesso”), uscite didattiche e campi scuola, dove si mettono in gioco “altre” conoscenze e abilità oltre quelle strettamente disciplinari. Pensiamo, in conclusione, che ci sono ben altri possibili metodi di valutazione  e condividiamo, come  requisiti di una valutazione autentica,  i seguenti punti:   il fatto che sia legata alla realizzazione di un “prodotto” all’interno di un percorso reale del gruppo classe; che richieda una partecipazione e un impegno “motivati”, da parte del singolo e del gruppo; che richieda un uso autonomo di conoscenze e procedure; che richieda “altre” conoscenze oltre quelle strettamente disciplinari; che chieda allo studente di portare a termine un compito reale,  complesso, con l’uso di materiali diversi, per risolvere una problematica autentica, ossia, principalmente un problema che si è posto lui stesso e non suggerito dall’insegnante; che dia spazio al pensiero divergente attraverso la strutturazione di verifiche che utilizzano vari linguaggi; che verifichi l’efficacia dello studente nell’utilizzo del suo repertorio di conoscenze e abilità  per portare a termine il compito assegnato; che non lo metta in competizione ma, anzi, in una condizione di responsabile collaborazione per conseguire un risultato; che contribuisca a stimolare in ogni alunno l’autovalutazione e la conoscenza di sé.   Noi tutto questo, nei test  Invalsi, non ce lo vediamo.    E voi che ne pensate?   Umbertide, 4 Maggio 2016                                                                                                                                                                     Insegnanti Monica Cecchetti e Adriana Presentini                                                                                        Scuola primaria a tempo pieno di Niccone                                                                                    (2° Circolo didattico di Umbertide, Pg)

06/05/2016 17:53:35

Attualità » Primo piano Umbertide: Terex sempre più vicina alle lavoratrici

E' stata presentata questa mattina l'edizione 2016 del progetto “family friendly” che l'azienda Terex ha promosso in collaborazione con la Cooperativa Asad e con il patrocinio del Comune di Umbertide per rispondere alle esigenze delle proprie lavoratrici e favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro e di cura della famiglia. “S.a.f.f.u.”, ovvero Soluzioni Aziendali Family Friendly, è infatti il nome dell'iniziativa, illustrata dal responsabile dello stabilimento di Umbertide di Terex Francesco Aiello e dalla Human Resource manager di Terex Cristina Calì, insieme al sindaco Marco Locchi, al vicepresidente della Cooperativa Asad Fulvio Mecci e alla responsabile Asad per l'area minori Monica Nanni. Dopo la prima edizione dello scorso anno di S.A.F.F.U., Terex ha deciso di lanciare una seconda edizione del progetto che prevede la possibilità per le dipendenti di usufruire di servizi quali baby sitter, asilo nido, recupero scolastico, trasporto ed accompagnamento scolastico ed assistenza domiciliare soft per anziani, e da quest'anno anche visite mediche specialistiche da parte di ginecologi, ortopedici, psicoterapeutici, dermatologi, logopedisti ed infermieri, in collaborazione con il Poliambulatorio Prisma e lo studio associato ostetrico-ginecologico di via Papa Paolo VI. “Terex è una multinazionale con più di 50 siti produttivi in tutto il mondo ed oltre 18.000 dipendenti ed ha sempre riservato un'attenzione particolare alle lavoratrici fornendo loro il supporto di cui hanno bisogno”, ha affermato Aiello. “Lo scorso anno al progetto S.a.f.f.u. ha aderito circa il 75% delle lavoratrici e quest'anno abbiamo deciso di riproporre il pacchetto di servizi rivolti a bambini ed anziani integrandolo con la possibilità di accedere a servizi medici convenzionati per la tutela e la promozione della salute e del benessere”, ha aggiunto Calì. “Anche se Asad e Terex sono realtà molto diverse tra loro, operano ambedue nel settore del welfare, mosse da un unico interesse, quello del benessere della comunità”, ha affermato il vicepresidente di Asad Mecci. Come spiegato da Monica Nanni, le lavoratrici potranno scegliere uno o più pacchetti di servizi tra quelli proposti, fino a costruire un'offerta su misura che sappia rispondere alle specifiche esigenze di ciascuna; inoltre la Cooperativa Asad si impegna a fornire i servizi alle donne direttamente nelle realtà in cui vivono, anche tramite convenzioni con associazioni e cooperative di altri territori. “Terex è ad oggi l'unica azienda del nostro territorio che offre questi servizi alle proprie dipendenti, alla stregua delle più avanzate realtà industriali del Nord Europa e per l'Amministrazione Comunale è questo motivo di grande orgoglio – ha affermato il sindaco Locchi – Grazie a questi pacchetti di servizi la donna diventa ancora più arte attiva della società e, oltre a ricevere supporto nella gestione della famiglia, da quest'anno può anche prendersi maggiore cura di sé, usufruendo di servizi medici convenzionati”. La presentazione di S.a.f.f.u. è stata inoltre l'occasione per annunciare anche un altro progetto che ha visto per protagoniste le lavoratrici della Terexe che, di loro iniziativa, in occasione della Festa della donna, hanno promosso una raccolta di giocattoli che saranno destinati ai vari servizi per l'infanzia e anche ai servizi rivolti agli anziani con Alzheimer presenti sul territorio.

04/05/2016 18:18:55

Attualità » Primo piano Campus ''Da Vinci'' Sabato 7 Maggio inaugurazione FabLab School

Sabato 7 maggio alle ore 10 presso il Campus “L. da Vinci" di Umbertide sarà inaugurato, alla presenza delle autorità cittadine, provinciali, regionali e nazionali, del Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale, di rappresentanti dell'Università di Perugia, del Presidente di Sviluppumbria, del GAL Alta Umbria, dei Sindaci dei Comuni dell'Alta Umbria e dei rappresentanti del tessuto imprenditoriale locale, il FABLAB-SCHOOL, laboratorio territoriale per la formazione, l'innovazione e la creatività imprenditoriale che rappresenta un concreto esempio di rete e ponte tra scuola, Università e mondo del lavoro. Il FABLAB-SCHOOL, frutto di un progetto elaborato e realizzato in collaborazione stretta tra l’Istituto Superiore di Umbertide, il Comune di Umbertide e gli imprenditori locali, è un evoluzione e un'espansione dell'idea Fablab (“laboratori di fabbricazione dove creare quasi tutto”) originariamente pensata da Neil Gershenfeld al MIT di Boston e ha come valore aggiunto il fatto che è all'interno di un'istituzione scolastica che ne assume la gestione, l'implementazione, la promozione e lo sviluppo nel territorio. I FABLAB, infatti, nascono intorno agli anni 2000 e pian piano si diffondono in tutto il mondo compresa l’Italia, dove i primi, nati nel 2011, oggi sono oltre 100, pochissimi però all'interno delle scuole. In Umbria quello allestito dal Campus "L. da Vinci" è il primo FABLAB in una scuola pubblica e, oltre a funzionare nelle ordinarie ore di didattica mattutina, il laboratorio resterà aperto di pomeriggio e in orario serale a disposizione degli studenti stessi della scuola e dei suoi ex studenti, laureandi, privati cittadini, delle scuole che insistono nel territorio limitrofo ad Umbertide, delle Università con interscambi di interventi e momenti formativi su nuove tecnologie nel campo della digital fabrication, delle aziende, associazioni, professionisti, artigiani. Il FABLAB del Campus “Da Vinci” è uno spazio aperto a tutti coloro che abbiano passione, creatività e voglia di sperimentare, non serve necessariamente essere specializzati in qualcosa in particolare: la cosiddetta “terza rivoluzione industriale” determinata dall’avvento delle stampanti 3D consente, infatti, di sviluppare qualsiasi settore, non solo quello scientifico-tecnologico, ma anche artistico,del design, della green economy, della moda, della robotica, del turismo, etc... Creatività e innovazione sono gli ingredienti che determineranno il successo del FABLAB, una vera e propria officina 3.0 che fornisce agli utenti servizi personalizzati per la produzione di qualsiasi tipo di oggetto, reale o virtuale, secondo i principi che regolano l’artigianato digitale. Il FABLAB-SCHOOL del Campus investe una vasta area del piano seminterrato dell'edificio e consta di un ampio spazio di coworking e di tre laboratori altamente specializzati, due nel settore Meccanica-Meccatronica -automazione, prototipazione rapida e robotica- e uno nel settore Energia. Tutti gli spazi sono dotati di tecnologie digitali avanzate e strumenti innovativi ad alto valore tecnologico: tre stampanti 3D, scanner 3D, termocamera, tornio parallelo, fresatrice digitale, tornio CNC, manipolatore robotizzato gestiti in modalità open source, oltre a sei postazioni digitali di coworking, software dedicato, videoproiettori interattivi, attrezzistica. Le ingenti risorse necessarie al Progetto, in totale quasi 180.000 euro, provengono in parte da un Bando del GAL Alta Umbria di cui è stato beneficiario il Comune di Umbertide che ha deciso di investire nel progetto a favore dell’imprenditoria giovanile, dal cofinanziamento di aziende locali, dal sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dall’Istituto Scolastico stesso e da altri imprenditori che sono intervenuti per l’acquisto o donazioni di prestigiose strumentazioni, arredi e riqualificazione degli spazi. La Provincia di Perugia, pur nella fase complessa della sua ristrutturazione, ha fornito materiali, risorse umane, impiantistica, messa a norma degli ambienti e coordinamento dei lavori indispensabili per la realizzazione del Progetto. “Nel concreto il FABLAB utilizza le più moderne tecnologie per sviluppare idee e progetti; se è vero, infatti, che le idee sono il lievito dello sviluppo è vero anche che, per diventare realtà, hanno bisogno di "spazio", di contesti che siano vere e proprie palestre dove le giovani generazioni (ma non necessariamente solo loro) provino, sbaglino, ri-provino e infine realizzino le proprie idee – ha affermato la preside Franca Burzigotti che ha coordinato la co - progettazione tra i vari partner del FABLAB, sostenendo la centralità della scuola come luogo privilegiato di promozione dell’innovazione, della creatività dei giovani e il loro ruolo nello sviluppo del territorio. Si tratta di luoghi che danno un nuovo significato alla “ricerca di lavoro,” rendendolo non più “individuazione di chi possa darmi qualcosa da fare” bensì “autogenerazione di un lavoro per me”, facendo leva sullo spirito di innovazione e di imprenditorialità di chi voglia beneficiare delle grandi opportunità che oggi offrono le moderne tecnologie e la web-economy, ragionando in chiave globale senza perdere di vista il panorama nazionale e micro locale”. Particolarmente soddisfatto il sindaco Marco Locchi che ha sottolineato “la carica innovativa del progetto, realizzato attraverso una collaborazione pubblico -privato che ha permesso, tramite il GAL, di accedere a finanziamenti europei per l'acquisto di macchinari specifici. Una collaborazione – ha aggiunto il primo cittadino - che ha visto importanti imprese del territorio collaborare con le Istituzioni secondo un percorso finalizzato ad una sempre maggiore integrazione fra mondo della scuola e mondo delle imprese. L'auspicio è che anche altre imprese si inseriscano nel progetto al fine di aumentarne ulteriormente il valore e le potenzialità. Un merito particolare va infine al Campus Leonardo Da Vinci, sempre attento a cogliere e a valorizzare percorsi formativi altamente innovativi”.

02/05/2016 20:10:53

Attualità » Primo piano Moschea Umbertide: acceso dibattito a San Francesco

UMBERTIDE - Poco più di due ore per ribadire la netta ed assoluta convinzione dell'amministrazione comunale: la moschea s'ha da fare, senza se e senza ma. Questo il senso del convegno "Il percorso di integrazione ad Umbertide" tenutosi venerdì sera a S. Francesco e voluto dal sindaco Marco Locchi per illustrare (e far digerire) alla città quel nuovo centro culturale islamico che tante polemiche scatena. Circa duecento o poco meno le persone in sala, per lo più immigrati, ad ascoltare i sermoni pro integrazione dei relatori: l'iman Chafiq El Oquayly, Abdallah Massimo Cozzolino, rappresentante della Confederazione islamica italiana, il direttore della Caritas diocesana Luca Uccellani i quali, insieme al primo cittadino, hanno difeso a spada tratta la costruzione del centro islamico come elemento fondamentale di un processo di integrazione nel quale Umbertide si è sempre distinta. Con loro anche i rappresentanti di associazioni del territorio: un gruppo compatto che nelle intenzione di Locchi avrebbe dovuto convincere i molti riottosi umbertidesi - un gruppo piuttosto "rumoreggiante" era presente in sala - della bontà del progetto. L'incontro (che rincorre quello organizzato dalle opposizioni) non ha cambiato ne cambierà nulla: posizioni e convinzioni restano le stesse. Umbertide infatti non teme ne' l'integrazione ne' la moschea in sé, quanto piuttosto "quella moschea", ovvero il centro islamico che sta sorgendo adesso, tra i più grandi d'Italia, «la cui realizzazione è stata trattata dal Comune - dice l'opposizione - come una semplice pratica edilizia, senza tener in conto delle conseguenze sociali, culturali e politiche». Un progetto che, a giudicare dagli umbertidesi presenti in sala, pochi e in buona parte perplessi o contrari, non entusiasma nessuno. Nemmeno il PD, partito di governo che certo non è accorso a frotte. Non sono mancati i momenti di tensione, i fischi e gli applausi, divisi equamente tra favorevoli e contrari tra gli intervenuti. Per l'opposizione ha parlato Luigino Orazi di "Umbertide cambia", criticando le modalità con cui si è giunti alla realizzazione del centro, tenuto nascosto fino a quando l'operazione non è stata smascherata dall'opposizione. Il sindaco Locchi ha risposto duro dicendo che tutto era nota da tempo e che in consiglio e in giunta l'argomento era stato trattato più volte, invitando l'opposizione a fare meglio il proprio mestiere. All'incontro hanno partecipato, oltre al sindaco Locchi, il presidente del Centro culturale islamico di Umbertide Chafiq El Oquayly, il segretario generale della Confederazione Islamica Italiana Massimo Abdallah Cozzolino, il direttore della Caritas diocesana di Gubbio Luca Uccellani, il dirigente del servizio Programmazione e sviluppo della rete dei servizi sociali della Regione Umbria Alessandro Vestrelli, Giuseppina Gianfranceschi del Coordinamento per la pace Umbertide – Montone – Lisciano Niccone, l'architetto che ha redatto il progetto del centro Gabriella Sannino. Articolo da “LA NAZIONE” del 1 Maggio 2016

01/05/2016 12:39:29

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