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Attualità » Primo piano Appicca un incendio e fugge, rintracciato e arrestato un 57enne

I Carabinieri della Stazione di Trevi unitamente ai Carabinieri Forestali, hanno arrestato in flagranza di reato un 57enne, accusato di incendio doloso. I fatti sono accaduti giovedì 20 luglio intorno alle 16, quando in località San Martino di Trevi, all’interno di un terreno di proprietà privata, si è sviluppato un incendio che ha interessato circa 350 piante di ulivo per un'estensione pari a quasi un ettaro. L’intervento immediato dei vigili del fuoco di Spoleto ha permesso, dopo circa un'ora,  di circoscrivere l’area interessata e domare definitivamente le fiamme. I Carabinieri si sono subito messi sulle tracce di una persona sospetta, avvistata in prossimità del punto d’innesco, poco prima della propagazione delle fiamme, allontanatasi rapidamente a bordo di un motorino. Individuato dai militari in un luogo poco distante dalla zona interessata dall’incendio, l’uomo, un 57enne di Trevi già noto alle forze dell’ordine, è stato condotto in caserma ed al termine degli accertamenti è stato dichiarato in stato di arresto con l’accusa di incendio doloso. Nel corso della perquisizione personale, nascondeva addosso materiale utile all’innesco dell’incendio, dello stesso tipo repertato nell’area interessata dalle fiamme, in particolare lo stesso tipo di carta igienica, già appallottolata  ed accendini . Al termine delle formalità di rito, è stato condotto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida. Le ulteriori indagini dei Carabinieri, che hanno operato in perfetta sinergia con i colleghi forestali, permetteranno di accertare l’eventuale coinvolgimento dell’arrestato in episodi analoghi avvenuti  nei giorni precedenti nella zona.

22/07/2017 12:05:47 Scritto da: Francesco Cucchiarini

Attualità » Primo piano Perugia: polizia stronca attività di spaccio, due fermati

Nei giorni scorsi, gli uomini della Sezione criminalità diffusa della Squadra Mobile della polizia di Perugia, hanno concluso un’articolata attività d’indagine, dando esecuzione a due provvedimenti precautelari emessi dall’Autorità Giudiziaria a carico di due maghrebini, pregiudicati ed irregolari sul territorio nazionale, dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti nelle zone di  Fontivegge e Case Bruciate, nel capoluogo umbro. Le indagini sono state avviate lo scorso maggio, quando era emerso che un paio di maghrebini, utilizzatori di una sola utenza telefonica cellulare di spaccio, erano particolarmente attivi nella commercializzazione al dettaglio, nelle due zone indicate ma soprattutto a Case Bruciate, di eroina e cocaina. La scelta della zona di Case Bruciate quale zona di spaccio, secondo quanto emerso nel corso dell’indagine, era dettata dalla necessità di eludere i controlli e le operazioni della Polizia di Stato, spostando gli incontri dal luogo tradizionale, quali la stazione ferroviaria e l’adiacente piazza del Bacio. Le modalità dell’attività di spaccio erano le seguenti: generalmente il cliente contattava i fornitori di droga telefonicamente, uno dei due pushers, alternativamente, rispondeva alla chiamata e con il cliente si dava appuntamento in un punto preciso di Case Bruciate o di Fontivegge. Nel frattempo lo spacciatore, da solo o con il proprio complice, andava a recuperare lo stupefacente già accuratamente occultato sotto terra o in qualche anfratto della zona, solitamente già suddiviso in singole dosi, successivamente avveniva lo scambio stupefacente/denaro in contante, con la promessa di rivedersi alla prossima cessione. Lo stupefacente era occultato in nascondigli di fortuna per l’ovvia ragione per la quale gli spacciatori, in caso di perquisizione personale o domiciliare, risultino sempre “puliti” e la tecnica della suddivisione in piccoli involucri, non risponde soltanto all’esigenza pratica di avere a disposizione dosi già pronte alla vendita, ma anche a quella di assicurarsi l’impunità e di evitare, in linea di massima, l’arresto, nel caso in cui la droga venga trovata dalle forze di polizia. Le indagini hanno consentito di accertare come i due maghrebini gestissero importanti giri d’affari di spaccio e sono stati documentati contatti con numerosi clienti assuntori “fidelizzati”, per un totale di circa 90 cessioni di stupefacente, tra eroina e cocaina, tutte effettuate negli ultimi mesi. In quasi tutti i casi, come anticipato, il cliente e lo spacciatore (uno dei due fermati o entrambi) si davano appuntamento alla stazione Minimetrò di Case Bruciate o in Via Maturanzio, dove avveniva lo scambio. Le risultanze probatorie acquisite a carico degli indagati sono stati raccolte in un’articolata informativa di reato grazie alla quale il Pubblico Ministero ha emesso due provvedimenti di fermo di indiziato di delitto. Nelle prime ore della mattinata, gli agenti della Mobile hanno dato esecuzione ai fermi ed ai decreti di perquisizione delegati contestualmente, all’esito delle quali è stato anche ritrovato, dopo estenuante ricerca, anche lo smartphone utilizzato per l’attività di spaccio. Entrambi gli spacciatori sono stati raggiunti nei rispettivi domicili, uno a Fontivegge e l’altro a Olmo, frazione di Perugia. In particolare, l’indagato domiciliato a Olmo era ospite del fratello, nella cui abitazione aveva da poco ottenuto, dopo essere stato scarcerato in virtù di provvedimento di altro procedimento, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Perugia con permanenza domiciliare notturna dalle 21 alle 7. Sulla base della gravità dei fatti contestati, del reale pericolo di fuga dei due maghrebini, uno dei quali, in particolare, ha dimostrato totale dispregio verso il vincolo cautelare cui era sottoposto, proseguendo nella sua attività illecita, l’Autorità Giudiziaria ha emesso due provvedimenti precautelari volti all’interruzione della loro attività criminale. All’esito della formalizzazione delle catture, i due fermati sono stati accompagnati a Capanne, dove resteranno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che procede.

21/07/2017 15:29:29 Scritto da: Francesco Cucchiarini

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