Cultura Diana Salciarini: che cos'è la geotecnica

Ha tutte le qualità; e non è un modo di dire. È la realtà. Intelligente, preparata e anche bella. Ma con un’umiltà, discrezionalità e riservatezza rare. Parliamo di una umbertidese doc: Diana Salciarini, che tra studi di ingegneria ambientale e costruzione di una bella famiglia è riuscita a emergere nel mondo accademico nazionale e internazionale. Diana Salciarini è docente di Geotecnica ad Ingegneria Edile/Architettura. È autrice di un libro sull’Analisi delle Strutture di Sostegno e di oltre 40 pubblicazioni scientifiche internazionali. È stata selezionata nel 2011 dall’Associazione Geotecnica come miglior giovane ricercatrice italiana. Nel 2012 è stata scelta dall’American Geophysical Union come relatrice al Convegno di S. Francisco. Lei insegna “Geotecnica”: può spiegare la sua attività di ricerca? In particolare la sua attenzione è rivolta all’innesco dei movimenti franosi, considerando il problema sia alla scala del singolo versante che a quella territoriale. Cosa significa? «L’attività di ricerca dell’Ingegneria Geotecnica riguarda lo studio della risposta dei terreni a sollecitazioni esterne, come quelle trasmesse al terreno da una struttura o da eventi naturali (i terremoti o le piogge). Fin dall’inizio del mio dottorato, svolto in parte negli USA, mi occupo dei fenomeni franosi. Considerare il problema a scala territoriale significa implementare modelli che forniscono previsioni su territori molto estesi, come quelli di un’intera Regione. Queste previsioni sono utilizzate per avere un primo screening delle aree instabili, su cui indirizzare studi più specifici come quelli, appunto, alla scala del singolo versante». Inoltre il suo campo di ricerca verte anche sui fenomeni di interazione terreno-struttura-fondazione in campo non lineare. Per noi profani può farci qualche esempio? «Tutte le strutture dell’ingegneria civile (edifici, ponti) hanno un’interazione con il terreno attraverso la fondazione. Tale interazione è molto complessa quando le sollecitazioni esterne sono dinamiche, caso in cui ci si trova in campo non lineare. Esempi di sollecitazioni dinamiche sono i terremoti, il vento, il moto ondoso. Nel 2011 ho presentato a Rotterdam un modello per descrivere il comportamento delle fondazioni delle piattaforme eoliche offshore che sono soggette a sollecitazioni dinamiche complicate, le basti pensare all’azione combinata del vento e delle onde. Per questo lavoro sono stata valutata come miglior ricercatrice italiana di geotecnica». Veniamo al nostro territorio che ha studiato e studia direttamente. Con la Regione Umbria ha lavorato sul rischio da frane rapide. Qual è l’attuale situazione umbra e, soprattutto, dell’Altotevere? «È noto che l’Umbria sia una regione ad elevato rischio di dissesto. Nell’Altotevere sono frequenti frane in terreni argillosi, tipicamente lente, che si attivano in occasioni di piogge intense o prolungate. Nonostante possano produrre danni notevoli, queste frane sono considerate a livello di rischio basso per i beni e le persone perché i loro tempi di evoluzione permettono di intervenire. Al contrario, nell’Umbria sud-orientale, prevalgono frane ad evoluzione rapida, che si esauriscono in tempi ristretti, di qualche decina di minuti. Per questo sono considerate frane ad elevato rischio e su di esse si concentra molta attenzione degli Enti competenti». Come le sembra la tenuta e gli interventi svolti nel nostro Comune dal punto di vista geotecnico? Ci sono criticità o urgenze? «Non sono a conoscenza di criticità o urgenze, nonostante per tutti i Comuni italiani la problematica sia la stessa: ovvero che l’assegnazione delle risorse da parte degli Enti Territoriali avviene solo dopo che i fenomeni franosi si sono manifestatati ed hanno prodotto seri danni. In questo modo gli interventi possibili sono molto onerosi e non sempre efficaci. Ma ciò dipende dall’assenza di una politica preventiva a livello nazionale che, soprattutto, eviterebbe drammi come quelli recenti in Sardegna». Andiamo più sul personale. Come è riuscita o riesce a conciliare la sua attività universitaria e di ricerca con la bella famiglia che ha? Quali sacrifici ha dovuto affrontare? «Ho la fortuna di avere un marito e due figli che protestano poco ogni volta che devo andare all’estero per lavoro, hanno sempre la valigia pronta per seguirmi. Per il resto, ho sottratto qualche ora di lavoro durante il giorno per recuperala durante la notte: difficilmente vado a dormire prima dell’una». Sappiamo che Lei è da sempre molto legata alla nostra città. Quali cambiamenti vede rispetto ai suoi anni di liceale? «Vedo un maggiore investimento nell’educazione dei giovani sui temi della sostenibilità ambientale e salvaguardia del nostro territorio. Ho visto molti progetti interessanti in tutte le scuole della nostra città». Un consiglio per chi vuole intraprendere la carriera universitaria. «In questo momento per poter emergere è indispensabile avere collegamenti internazionali molto solidi».

20/12/2013 13:07:20

Cultura L'ultima libreria

L’ultima libreria. La Liberpucci dallo scorso anno, dopo la chiusura dalla libreria Gulliver, è rimasta la sola libreria presente ad Umbertide. Proprio per questo abbiamo voluto sentire le sorelle Anna e Laura Beatini, che da alcuni anni gestiscono quest’esercizio, soprattutto per capire cosa significa al giorno d’oggi avere in mano le redini di un importante spazio per l’interazione culturale in una cittadina come la nostra e quali sono le strategie da attuare per agire contro l’inasprimento della crisi che ha colpito anche il campo dell’editoria cartacea. Da quanto tempo la Liberpucci è presente ad Umbertide? «La libreria aprì il 27 giugno 2004 grazie ad una persona straordinaria, Maria Antonietta Pucci e a suo marito Attilio. È stata lei l’anima, il cuore e soprattutto il cervello di questa piccola libreria indipendente, ossia fuori dalle logiche della grande distribuzione che impone autori e spazi espositivi». Cosa significa gestire una libreria al tempo della crisi? «È inutile ribadire le difficoltà che affliggono tutte le attività e le persone nei momenti di crisi economica e soprattutto culturale, ma teniamo a sottolineare come chi sceglie di gestire una libreria, qualsiasi siano le condizioni generali, lo fa per passione e amore verso la lettura. Questo vale anche per i nostri clienti; chi ama i libri non sembra volervi rinunciare anche se ciò comporta sacrifici di altra natura.» Che tipo di clientela usufruisce del vostro esercizio? «Più che di clientela ci piace parlare di lettori, amanti della lettura, persone spinte dall’amore per i libri. Il nostro “fiore all'occhiello” sono sicuramente i clienti che abbiamo “ereditato” dalla gestione di Maria Antonietta, tutta improntata allo scambio di idee, proposte, consigli tra libraio e lettore. Con molti di loro si instaura un vero e proprio rapporto di amicizia e intesa culturale; spesso accade che siano proprio loro a consigliare pubblicazioni che altrimenti ci sarebbero sfuggite. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno dato, con le loro indicazioni, un prezioso aiuto. Allo stesso modo dobbiamo ringraziare i piccoli lettori: i bambini che, fin dai primi mesi di vita, imparano ad amare i libricini e a crescere con loro. Per loro abbiamo creato uno spazio speciale e colorato. A questo proposito ci lasciamo guidare dal progetto nazionale “Nati per leggere”, uno strumento di grande utilità sia per i librai che per gli educatori in genere, che promuove e consiglia la lettura ai più piccoli come strumento imprescindibile per la loro crescita e formazione». Come valutate il rapporto tra giovani e lettura? «L’idea che ci siamo fatte in questi anni è che c’è un’ampia fascia di giovani che sembra non essersi appassionato alla lettura. Spesso leggono solo per dovere scolastico e non risultano incuriositi da altro. Potrebbe apparire uno scenario deprimente se non fosse per quella minoranza di giovani lettori che quotidianamente vediamo entrare in libreria anche solo per il piacere di essere circondati da libri e poterne respirare l’odore. In loro riusciamo a vedere come concretamente la lettura sia una vera e propria passione e un piacere ad ogni età». Oltre ai libri quali altri prodotti possono essere acquistati nella vostra libreria? «Nasciamo come libreria e lo scopo primario per noi rimane fornire una buona scelta di titoli sia tra le novità che tra i classici e best-seller; essendo una piccola realtà abbiamo puntato sul servizio che permette ai nostri lettori di avere, nel più breve tempo possibile, il libro che desiderano ma non trovano subito. Inoltre abbiamo affiancato ai libri dei prodotti il più possibile affini alle attività educative; ad esempio giochi in legno, colori, giochi per lo sviluppo della creatività, della logica e della fantasia dei bambini. Da alcuni mesi, infine, il nostro socio commercializza la sigaretta elettronica “eco-smoke”, per cui abbiamo adibito un angolo della libreria a questo prodotto che sembra essere una più salutare alternativa al fumo di sigaretta». La libreria è un luogo di incontro culturale o solo commerciale? «La nostra “idea” di libreria è quella di un luogo di comunicazione, fermento, scambio culturale, discussione e formazione. In tal senso cerchiamo il più possibile di tenerci aggiornate e formarci per poter dare ai nostri lettori validi e mirati consigli su cosa leggere. Purtroppo ad oggi, per varie difficoltà, non siamo riuscite a concretizzare molti degli obiettivi che ci eravamo prefissate, ma ci stiamo già attivando in progetti quali le letture animate per i piccoli e incontri con giovani autori».   Alesandro Minestrini  

18/12/2013 21:28:39

Cultura SAP-ORI IN CORSO: dalla gioielleria al Cozzari quotidianamente Casa.

Nella vetrina dei corsi di gastronomia non è sempre oro tutto quello che luccica. Lo è se a organizzarli ci pensa una storica gioielleria di Pierantonio. Luigi Cozzari mi mostra un bicchiere da acqua, poi suggerisce d’utilizzarlo per un semifreddo. Con una credenza così le credenziali ci sono già. Quando Luigi mi fa accomodare in cucina capisco immediatamente che, pur trovandomi all'interno d’un gioiellino, non sono finita in una cucina-gioiello del tipo guardare e non toccare; c’è del cibo sul grande tavolo bianco. Non è una questione di girocollo bensì di girovita potenzialmente in pericolo dopo che lo chef ha spiegato come realizzare sfiziosi dessert d’inverno. L’ambiente attrezzatissimo è un porta-gioie sì, ma per il palato. Per una volta, non si parla di solitario, tutt'altro, “in cucina si respira aria di aggregazione, convivialità, scambio di saperi” mi informa Luigi mentre cerca di spiegare come tutto sia nato dalla passione e dal lavoro suo, della sorella Antonella e dell’intero staff. E ci saremmo aspettati una spiegazione su come dalle ostriche si ricavino le perle non certo i risotti! Cosa ci fa una cucina al primo piano d'una gioielleria? Facciamo il punto (luce). Da Cozzari, siamo abituati a farci prendere per la gola quando si tratta di infilarci una collana. Non c’è da sorprendersi che adesso si voglia passare ai fatti, in casa, più precisamente in cucina dove si svolgono le lezioni di “Cucina in corso”. Insomma, si parla di anelli ma stavolta, semmai, ci si riferisce a quelli di cipolla! D’altro canto con il braccial-etto di farina il maestro impastatore sceglie di realizzarci l’impasto del pane e allora non si possono fare orecchi(ni) da mercante perché c’è da stare attenti al timer del forno. Dia manti a 24 cariati: i vassoi pieni di biscotti di pasta frolla (il tema d’una lezione svoltasi da poco) lasciano intendere dolcezza. Torno seria, torno posata,giustappunto. L’idea nasce con l’intento di promuovere la cultura alimentare a partire dai prodotti tipici come olio, lenticchie, carne o vini locali. L'idea prosegue perché per quanto appaia inaspettato il mix di lezione, realizzazione e degustazione non tarda a piacere. Da Cozzari si sceglie di stare al passo con i tempi purché non entrino in contrasto con quelli di cottura: la tradizione ha la meglio. "Cucina in Corso” ben diversa dalla cucina di corsa, quest’ultima trangugiata per fretta quando non per trascuratezza del banchetto, mancava. C'è da rimanere proprio con l'amaro in bocca nello scoprire che il progetto è partito un anno fa e che ha all'attivo una serie di lezioni già tenutesi. Cosa ci siamo persi. La cucina-espositore Cozzari non sembra proprio fat ta perché il visitatore possa rimanere sulla porta o in piedi troppo a lungo: l’arredamento invita a sedersi, riposarsi un po’ come fa l’impasto. E allora è bello pensare i commensali replicare la stessa lievitazione del buon pane sforno; dopo tre ore di esperienze olfattive, gustative, visive tanto da diventare estetiche, non si può che uscirne migliori, saporiti. “Cucina in corso” non si limita ad insegnare qualche ricetta in più, non c’è nessun frettoloso ( e talvolta isterico) copia e incolla d’ingredienti da libri specializzati trovabili ovunque al giorno d’oggi. Beninteso, ci si iscrive alle lezioni per tornare a casa non soltanto entusiasti ma anche ammaestrati; al termine delle lezioni, tematiche non a caso, si acquisiscono competenze mirate. "Cucina in corso" è un'esperienza da fare, di cui spettegolare e da regalare a parenti e amici perché, si sa, ci pensa già la cr isi a tenerci a stecchetto perciò se il pacchetto da scartare è commestibile questo tempo di magra ci apparirà più digeribile... e anche più grasso. "Un diamante è per sempre", la carne in frigo un po' meno ma pazienza: non riempirà il cuore ma lo stomaco sì! Da sapere. Il ciclo di lezioni del 2013 si è concluso ma un nuovo calendario bolle in pentola per il 2014. Per informazioni www.cozzaricasa.it. Fb: Cozzari Casa. Elisa Vescarelli

18/12/2013 16:13:48

Cultura Tombola rock. Bella Iniziativa di Torre Certalda

Anche quest’anno nel calendario del mese di dicembre trova posto un pomeriggio dedicato alla musica, al divertimento e alla socialità. Sabato 14 dicembre alle ore 16 al Centro socio culturale San Francesco si terrà la quinta edizione della “Tombola Rock” organizzata da Comunità Terapeutica Torre Certalda, Unità di Convivenza di via Gagarin, strutture della Cooperativa Sociale Asad, Gruppo Appartamento di via dei Patrioti, Cad “La Ginestra”, strutture del CSM Alto Tevere, Asl 1, Unità di Strada Alto Tevere servizio del Dipartimento Dipendenze Asl 1, Spazio Giovani You.spa, Associazione Sportiva “Peter Pan” e Associazione per la Promozione della Salute Mentale “Le Fatiche di Ercole”, con il patrocinio del Comune di Umbertide. L'evento inizierà con l’inaugurazione della mostra fotografico-pittorica realizzata a conclusione del progetto “Fotodipingendo”, promosso dall’Associazione Cassiopea e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello. Il laboratorio ha visto coinvolti numerosi utenti del territorio che, sotto la guida di Marco Milanesi e Francesca Meocci, si sono cimentati in scatti fotografici e successivamente, con Samuele Ventanni, hanno liberato la loro creatività attraverso l’uso dei colori e del pennello. Il pomeriggio proseguirà poi con la musica del gruppo “Charlie Braun” e con numerosi giri di tombola, per concludersi con una gustosa e ricca merenda offerta dalla Cooperativa Cassiopea. La “Tombola Rock” ha come obiettivo la promozione della salute mentale e la sensibilizzazione dei cittadini, in particolare delle fasce giovanili, verso le problematiche ad essa legate: la qualità della vita e le possibilità di recupero di chi vive un disagio sociale infatti non dipendono solamente dalle cure che gli individui ricevono, ma anche dall’atteggiamento delle persone che incontrano nella vita quotidiana, dalla cordialità, dall’amicizia e dalla possibilità che hanno di frequentare luoghi di incontro aperti a tutti, senza sentirsi discriminati Fondamentale, perciò, è l’opera di collaborazione con il territorio, che aiuta a combattere l’esclusione sociale e a far riacquistare i diritti e i doveri di cittadinanza, ma offre anche una rete di risorse necessaria per dare una risposta ai percorsi della salute mentale. Gli organizzatori ringraziano quindi i numerosi sponsor che hanno contribuito all’evento mentre gli utenti e l’intera equipe del Cad “La Ginestra” ringraziano in particolare la signora Daniela Giulianelli per la collaborazione e la disponibilità dimostrata nel sostenere con donazioni alcune attività e laboratori della struttura.  

13/12/2013 15:42:18

Cultura Disinformazione giovanile locale

 È tempo di metamorfosi; soprattutto per i giovani e per il loro rapporto con l’informazione. I dati parlano chiaro. A livello nazionale, il quotidiano  tra le nuove leve non ha più lo stesso appeal, visto che solo il 14,6% ( fonte: Rapporto giovani )  di essi lo compra mentre il 29% ( fonte: rapporto giovani )  lo legge. La ricerca però risulterebbe ristretta  se ci limitassimo solamente a vedere e analizzare i dati che riguardano il cartaceo, anche perché il mondo dell’informazione ha vissuto in questi ultimi anni una vera e propria metamorfosi grazie all’entrata in campo dei social network e dei giornali on-line. Questi  strumenti  di comunicazione infatti sono ciò che hanno dato il via alla crisi dell’editoria e al decadimento di quella pietra miliare della nostra società che il quotidiano rappresentava fino al secolo scorso, anche perché se prima i giovani andavano in edicola ora basta un click e possono trovare le news che vogliono quando e come vogliono. Il circa 70% di essi  ( fonte: Rapporto giovani), naviga ora sui siti internet per cercare le notizie, facendo così calare drasticamente le vendite dei giornali cartacei che sono sempre più, vuoi per il calo dei lettori vuoi per la crisi che sta dilagando in ogni settore, in chiaro declino. D’altro canto però c’è chi vede un risvolto positivo in questa moltiplicazione dei canali d’ informazione, affermando che tale vasta  possibilità non possa altro che avvicinare di più i ragazzi a ciò che accade intorno a loro, facendogli sviluppare una propria opinione politica e un proprio senso critico. A supporto di questo punto di vista sono , ad esempio,  i dati ci mostrano come  tra il 46% e il 49 % (fonte: Rapporto giovani ) delle nuove leve, si informa tramite tablet o smartphone, evidenziando sempre di più come le nuove tecnologie, simbolo e strumento dei giovani, stanno influenzando i mezzi di comunicazione e cambiando il modo di fare informazione tanto da espropriare a volte il significato di informazione stessa ( rendendola forse disinformazione ?) .  Veramente quindi i giovani hanno beneficiato da questa rivoluzione?  La risposta a dir il vero è negativa visto che malgrado i così tanti canali a loro disposizione una buona fetta dell’universo giovanile non è interessato a reperire notizie, o per lo meno a selezionare notizie di un certo spessore. Cartina di tornasole di questi  dati  sono sicuramente i numeri emersi  dall’indagine svolta a livello locale – abbiamo preso un significativo campione di ragazzi dell’Istituto Superiore Leonardo da Vinci di Umbertide – i quali sottolineano come anche su  una piccola realtà come la nostra la cultura dell’informazione non sia poi così diffusa. Il 60% dei nostri ragazzi sceglie la rete come canale d’ informazione e il 43% si interessa di questioni che riguardano la propria zona, rimarcando così il dato che si riscontra sulla nostra  pagina facebook di Informazione Locale, la quale ha un alto tasso di gradimento fra le persone che vanno dai 18 ai 30 anni. Ma ciò che più risalta tra tutte le informazioni raccolte è sicuramente il dato che riguarda la famiglia, visto che il quotidiano è sempre meno presente tra le mura domestiche ( solo il 17% degli intervistati dispone quasi ogni giorno del quotidiano in casa). Una riflessione è dunque obbligatoria; come mai sebbene i tanti canali a disposizione il mondo dell’informazione è sempre meno a stretto contatto con le nuove generazioni?  Le responsabilità non sono solamente di un solo fattore ma di molteplici. Prendiamo ad esempio il dato poco sopra elencato e poniamolo in termini opposti : l’83% degli studenti presi come campione non dispone del giornale quotidianamente a casa. Di sicuro la famiglia recita una parte fondamentale nella formazione, culturale e sociale, del ragazzo e se questa non lo sollecita o viene a mancare ecco che si hanno gli negativi su tutti i livelli: dal crollo dell’editoria al passaggio da informazione a disinformazione. Qui il ruolo della scuola deve farsi ancor più forte visto che deve fare i conti con l’assenza della componente familiare , ma il processo è stato già ben avviato. Nel istituto Leonardo da Vinci di Umbertide, ad esempio alcune classi partecipano ad un progetto dell’osservatorio “il quotidiano in classe” che avvicina i ragazzi alla lettura del quotidiano. Ma la più preoccupante se non diffusa causa della mancanza della cultura dell’informazione è l’atteggiamento tipico delle nuove generazioni, le generazioni del virtuale che figlie della mentalità di semplificazione dei social network iniziano un processo di alienazione nei confronti della realtà circostante. Questi canali dunque non portano benefici all’informazione, anzi la rendono sempre più vuota, facendola lentamente scomparire come un relitto in fondo all’oceano.

26/11/2013 16:11:58

Cultura Arturo Lozzi: talento internazionale

Arturo Lozzi è un disegnatore di fumetti umbertidese che vanta collaborazioni con le più prestigiose case editrici italiane (Sergio Bonelli Editore e Star Comics) e americane (Marvel e Valiant). Oggi ha accettato di guidarci alla scoperta del “dietro le quinte” di un albo a fumetti. A che cosa stai lavorando in questo momento? Sto lavorando a una storia del personaggio Dampyr, della Sergio Bonelli Editore, sceneggiata da Mauro Boselli. É un albo di 94-95 pagine - più o meno come tutti gli albi seriali della Bonelli-  e probabilmente uscirà il prossimo anno, dato che il tempo tecnico per completarla è di 7-8 mesi e poi va lavorato con i letteristi e mandato in tipografia. Come lavori? Normalmente inizio facendo uno sketch di tutte le pagine di sceneggiatura che mi vengono inviate. Sono 10-15 ogni mese. Poi passo allo storyboard, che include neri e bianchi, luci e ombre e offre  un'idea più precisa di come sarà la tavola finita. A questo punto invio tutto allo sceneggiatore, se è lui a dirigere la testata, oppure al direttore responsabile. Una volta ottenuto l'OK, passo alla matita aggiungendo dettagli e particolari. Poi aggiungo lo sfondo e quindi passo all'inchiostrazione. Dalla bozza iniziale alla versione finita di una tavola composta da sei vignette servono mediamente 2-3 giorni di tempo. Per questo motivo, un disegnatore impiega fino a 9 mesi per completare 95 pagine. Di 15 pagine in 15 pagine, una volta che l'albo finito arriva in redazione viene inviato al letterista. Quando torna in redazione, l'albo  passa sotto il controllo dello sceneggiatore che, solo a questo punto, proporrà delle eventuali modifiche da fare. Bisogna tenere presente che ci sono più disegnatori che lavorano contemporaneamente su più storie nell'arco dello stesso periodo di tempo ed è allo sceneggiatore che tutti i disegnatori si rivolgono per avere chiarimenti. Lo sceneggiatore ha anche il compito di garantire un alto standard qualitativo e una certa omogeneità all'interno della serialità, quindi ha diverse cose a cui pensare. Solo quando l'albo è completo, lo sceneggiatore può rendersi conto se la storia funziona, se ci sono incongruenze o se ci sono errori involontari del disegnatore che non era  nemmeno al corrente di dettagli che, magari, non erano ancora stati pensati al momento della prima stesura della sceneggiatura. Qual è la principale difficoltà che ti trovi ad affrontare nel tuo lavoro? Una delle principali difficoltà sta nel conciliare esigenze artistiche e pratiche. Quando per esempio un disegnatore si trova davanti a una storia che sente sua, la disegna in modo più dettagliato, più ricco ma per fare questo ci vuole più tempo. Tempo che un disegnatore non ha mai perché deve procedere a ritmi di 10-15 pagine al mese. Rispettare le scadenze è fondamentale in questo campo. Di conseguenza, direi che  mediare tra risultato finale e tempo a disposizione è la cosa più difficile da fare. Può essere difficile anche trovare un'inquadratura interessante e originale tale che, andando da sinistra verso destra, agevoli il personaggio che deve parlare per primo in una vignetta. Diventa ancora più difficile quando c'è tanto testo o tante persone che parlano. Il lettore non ama la ripetitività e  il disegnatore deve fare in modo da personalizzare le proprie opere. A questo scopo anche la scelta della luce ha un ruolo fondamentale. Ti andrebbe di raccontare la tua esperienza americana? L'esperienza americana è stata breve ma intensa. Ho lavorato con la Marvel e con la Valiant. Sono state esperienze estremamente gratificanti dal punto di vista professionale. Tuttavia, quando devi lavorare 24 ore al giorno, diventa difficile conciliare la vita privata con i ritmi imposti dal loro mercato. In cosa le case editrici americane sono diverse da quelle italiane? Per una casa editrice americana, le scadenze sono più ferree e fondamentali di quanto non lo siano per le case editrici italiane. Ho dovuto più volte ricorrere a quella mediazione tra qualità e tempo di cui ho parlato prima. Inoltre. il mondo editoriale americano è altamente gerarchizzato con editor, assitant editor, associated editor etc. Spesso mi confondevo addirittura i titoli ma mi facevo perdonare con la scusa di non parlare bene la lingua. A che cosa hai lavorato negli Stati Uniti? Per la Marvel ho lavorato ad Iron Fist – Immortal Weapons un personaggio creato negli anni '70 che pur mantenendo le caratteristiche  originali è stato dotato di una nuova grafica e un nuovo plot narrativo - e al rilancio di Ghost Rider, una collana chiusa e poi ripresa. Per la Valiant,  ho lavorato al rilancio di personaggi degli anni '90 che dopo aver goduto di un certo    successo erano decaduti. Dei finanziatori hanno ripreso i diritti di questi personaggi e hanno creato un team  che contribuisse a calare i personaggi nella contemporaneità sia a livello estetico che narrativo. Con altri artisti, sono stato chiamato a far parte dello staff e lavorare al character design, ovvero a  immaginarne le fattezze e le fisionomie dei personaggi. Un'esperienza unica. Negli ultimi anni, molti eroi dei fumetti hanno invaso cinema e televisione. Che ne pensi di questo fenomeno? Sì, cinema e TV hanno dimostrato molto interesse per gli eroi dei fumetti negli ultimi anni ma sono i personaggi ad essere diventati più famosi e popolari non i creatori. La vera cultura del fumetto fatica ancora a diffondersi. Non sono molti che sanno chi ha creato Batman o Superman. In alcuni paesi ci sono state cause per attribuire la paternità di personaggi sia all'autore delle storie che al disegnatore.  In Italia siamo ancora un passo indietro Nonostante ci siano state proposte di legge per modificare la parte relativa ai fumetti del capitolato sul  diritto d'autore del'21, nulla si è ancora concretizzato. Per saperne di più, segui Arturo Lozzi su Facebook!

26/11/2013 16:11:44

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