Cultura INCONTRO CON L'ARTISTA: MIRCO GUARDABASSI

Protagonista della nostra intervista è l' artista locale Mirco Guardabassi, che si è conquistato una fama di tutto rispetto in diversi paesi d'europa ed extraeuropei. So che hai iniziato ad appassionarti all'arte sin da piccolo. a che età hai mosso i primi passi verso questo mondo? «Ero molto piccolo in realtà, anche se poi nel corso del tempo il tipo di arte che faccio è mutato parecchio, soprattutto in seguito ad un incidente alla mano, che mi ha coinvolto nel periodo adolescenziale, e che ha segnato tutta la mia arte.» Hai avuto qualche maestro che ti ha seguito e aiutato lungo il tuo percorso? «No. Sono autodidatta. Non ho alcuna formazione accademica. Posso dire di essermi formato esclusivamente da solo.» C'è un artista più o meno celebre da cui hai tratto ispirazione, o a cui ti ispiri ancora oggi? «Molti. Mi piacciono svariati artisti, ma ho un debole per la “pop art” all'italiana: su tutti Mario Schifano. Le mie opere indubbiamente sanno un po' di “pop art”. La mia arte è stata condizionata da questi artisti, con l'aggiunta della “sutura”, che è tutta mia.» Di cosa si tratta esattamente? Potresti parlare un po' di queste suture e di come è nata l'idea? «L'incidente che mi ha coinvolto è stato fondamentale per la mia arte, come accennavo prima. Di quell'evento ricordo in maniera impressionante gli occhiali del chirurgo mentre mi stava facendo le suture. In quel momento ho cercato il più possibile di estraniarmi, di pensare ad altro. L'idea di trasformare tutto ciò in arte non mi è venuta immediatamente, l'ho dovuta rielaborare. Alcuni psicologi ci vedono anche qualcosa connesso alla sessuologia. Ma a mio avviso, ovviamente c'è molto di più. Quello che è certo è che si tratta di qualcosa di inconscio, a cui non sono in grado di fornire una spiegazione precisa.» Nella vita di tutti giorni, quindi a livello umano,  ritiene che in te prevalga la parte artistica, quindi più folle ed emotiva, o la parte razionale? «Agisco sempre molto istintivamente ed emotivamente. C'è sempre un pizzico di arte in tutto quello che faccio.» Con quali parole ti rivolgeresti a un ragazzo se volesse intraprendere la carriera di artista? Lo incoraggeresti o gliela sconsiglieresti? «Lo incoraggerei senz'altro. Trovo che l'arte sia fondamentale per esprimere se stessi. Il mio lavoro non ha niente a che fare con l'arte, eppure cerco di ritagliarmi sempre del tempo per creare.» Indubbiamente le tue creazioni hanno una forte identità propria, soprattutto per la non conformità con quello che si vede in giro. Quale credi sia il tuo punto di forza? «Direi il fatto che ci credo molto. Credo con tutto me stesso in quello che faccio. Qualsiasi persona può inventarsi un mondo proprio, una sua peculiarità, ma se non ha delle radici forti, una caratteristica che la contraddistingue e si ripresenta, tutto va a perdersi. Io sono anni che faccio queste suture, e sento che mi rappresentano sempre di più.» Si dice che le opere d'arte vadano interpretate  e che non esista una lettura oggettiva di queste. Vale anche per la tua arte? «Certamente si. Ognuno può vederci qualcosa di diverso. Io creo prima di tutto per me stesso, poi gli altri sono liberi di interpretare le mie opere in maniera del tutto soggettiva.» Le tue opere sono esposte in molte gallerie e musei in giro per l'italia, per l'Europa e persino in America. Dove credi di essere apprezzato di più? «Sicuramente all'estero. Ho fatto mostre in Brasile, a Manhattan... in varie parti del mondo.  Ancora oggi alcune persone ad esempio mi contattano da Cuba e dal Brasile, appunto.  Credo che noi stiamo vivendo una grossa perdita di valori. Dovremmo invece puntare molto di più sulle nostre capacità, approfondendo quella che è la nostra cultura e valorizzandola.» Quanto credi sia importante la creatività nella società?  «Credo sia fondamentale. Non solo nell'arte. La creatività è tutto ciò che deve spingerci a fare di più e ad andare avanti.»

28/12/2015 11:54:12 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura L'evoluzione del commercio - seconda parte

L’evoluzione del commercio parte da una precisa considerazione: il confine che separa la dinamica degli acquisti online da quella tradizionale sta diventando sempre più sottile. In particolare la “Generazione Y”, quella dei Millennials, (cioè dei nati fra il 1980 ed i primi anni 2000) tende a non percepire la differenza fra queste due diverse modalità. Alcune delle più evolute sperimentazioni in tema di commercio partono proprio da questo presupposto: la sfida è prendere il meglio dall’esperienza degli Smartphone e portarla dentro al negozio tradizionale. Quindi eBay Innovation Labs hanno creato all’interno del negozio un enorme muro interattivo, un pannello grazie al quale le persone possono scegliere i prodotti nella stesso modo e con gli stessi criteri che userebbero se avessero uno Smartphone in mano. Sfogliare fra le collezioni, selezionare colori e varianti, prenotare una cabina di prova e trovare pronti per la prova i prodotti scelti saranno dinamiche comuni di questo mondo dove la fisicità conta ancora molto ma sarà solo la parte finale di un processo e di una scelta iniziati parecchio prima con meccanismi del tutto nuovi. E sarà un processo che si adatterà a gusti e preferenze del singolo, proprio sulla base di ciò che viene scelto, scartato, provato. Non si deve però pensare che la presenza di strumenti elettronici nella relazione con i clienti porti ad uno scadimento delle dinamiche interpersonali.  La presunta spersonalizzazione che i nuovi dispositivi porterebbero in realtà esiste solo per chi è abituato alle vecchie dinamiche, non per i Millennials che sanno ben separare l’esperienza dallo strumento. Da questo punto di vista il loro livello di pretesa è addirittura maggiore: smetti di chiamarmi consumatore, sono un individuo ed il tuo mestiere è quello di capire le mie particolari esigenze. I margini di errore sono notevolmente diminuiti: i gusti, le preferenze, i desideri, i bisogni, in senso lato quella che si potrebbe definire l’unicità della personalità dell’individuo deve essere rispettata e capita. Se questo accade, la condivisione dell’esperienza di acquisto avrà effetti enormi perché il passaparola digitale ha una portata non più lineare ma esponenziale. Allo stesso modo e per lo stesso motivo però, le conseguenze derivanti dalla condivisione di esperienze negative non sono in alcun modo controllabili. I Millennials sono la generazione della “condivisione”, la “Sharing generation”, tutto è condiviso e quindi amplificato, sia nel bene che nel male. Diventa indispensabile passare dal vecchio modo di concepire il marketing concentrato sul prodotto e sul modo di proporlo, ad un nuovo tipo di marketing, basato sulla relazione e sui bisogni, dove il flusso di comunicazione non è più solo monodirezionale, cioè verso i potenziali clienti per far conoscere i propri prodotti, ma è concepito anche per ricevere comunicazione dal proprio pubblico di riferimento, per ascoltarne le necessità e poter così rendere l’atto di acquisto una esperienza ed una naturale conseguenza dell’attenzione ricevuta. Nel negozio del futuro il cliente deve essere il centro ed il fine di ogni attività, ogni proposta quindi deve essere vista non come una singola offerta ma come facente parte di una relazione importante che si intende costruire e anche mantenere nel tempo.

14/10/2015 11:47:41

Cultura Il mantenimento dell'ordine nella fratta del ‘500

Nel 1521, l’amministrazione di Fratta, ordinò al notaio Mariano Sponta di stendere i nuovi statuti, sulla base di quelli del 1362, ormai antichi. Il notaio frattegiano acconsentì e in pochi mesi terminò l’opera, il testo venne poi approvato il 22 febbraio 1521. Il nuovo statuto era diviso in quattro parti; in particolare la parte terza era chiamata dei “liber malefitiorum” e disciplinava le sanzioni per i crimini commessi nel territorio di Fratta. E’ interessante sapere che già in quegli anni, molti comportamenti erano puniti severamente;  il capitolo 62 prevedeva l’inflizione di una pena di cinque denari e tre giorni di prigionia per i bestemmiatori: “Non solamente siamo tenuti per comandamenti della legge adorare lo omnipotente Idio ma etiamdio cum summo studio abstinerne da nominare el suo nome in vano quanto magiurmente e da punire chi epsso Idio omnipotente et la sua santissima matre et li soi sancti biastimma et maledissce”. Il capitolo successivo vietata di portare qualsiasi sorta di arma all’interno dei borghi di Fratta, sia essa bianca o da sparo, sanzionandone i colpevoli con pene dai venti ai cinquanta denari, questa misura probabilmente venne adottata per evitare fatti di sangue che vedevano protagonisti, forestieri intenti a commettere rapine e gli stessi abitanti di Fratta. Erano vietati alcuni giochi chiamati “prohibiti”, vale a dire tutte quelle sfide che prevedevano l’uso di dadi o carte; si potevano svolgere ad almeno un miglio di distanza dalle mura castellane, tutto ciò per evitare risse, accoltellamenti ed altri atti di violenza che di consueto nascevano durante questi passatempo. Come si legge nello Statuto: ” Perche el gioco e causa et guida de molti mali: si commo biastemmie: furti et risxe et fraude ad eradicarlo dal nostro castello Statuimo et ordinamo che in lo castello della Fratta: borghi soi et territorio: ne fora del suo territorio per uno miglio: alcuna persona tanto terrazzano quanto forestiero ardissca ne presuma giuchare a dade: ne accarte: ne attavole cum dadi: ne ad alcuno altro gioco simile a dadi o carte ad qualuncha gioco sia alcuna quantita de dinari […]”.  Pesanti sanzioni anche nei confronti di sodomiti e meretrici, sia pecuniarie che detentive. Era proibito inoltre l’uso di archi e balestre per la cacciagione, all’interno delle mura, pratica diffusa in quegli anni. La pena era di dieci denari, non incorrevano in sanzioni, i minori di dodici anni. Il decoro urbano iniziava ad essere uno degli elementi fondamentali per la società e il capitolo 75 stabiliva che: “Volendo refrenare la advaritia de molti li quali se studiano de occupare le vie publiche Statuimo et ordinamo che niuna persona ardisscha de occupare ne sopra prehendere alcuna via publica o vero vicinevele o veramente alcuna cosa la quale apartenesse o expectassese al comuno del castello della Fratta pena ad ciaschuno che contra facesse per ciaschuna fiada de cento soldi de dinari: et la ditta via o altra cosa sopra presa siano tenuti di sgombrare […]” ; evitando quindi a chiunque, non solo di occupare le vie pubbliche, ma anche di deturparle, come si legge nel capitolo successivo: ” Ad conservare la bellezza: utilita et sanita del nostro castello et persone habitante in epsso Statuimo et ordinamo che niuna persona ardissca et presumma gettare ponere: et collocare alcuna sozzura et in munditia: terraccio: saxa: legname: calcinaccio et alcuna altra cosa occupante et deturpante le strade de epsso castello et soi borghi la quale ce steggha et dimori oltre doi di sotto pena de soldi vinti de dinari […]”. Proibito anche l’uso di tamburi nelle ore notturne, visto il capitolo 130:” Statuimo et ordinamo che niuna persona de notte tempo de poi el terzo suono della campana del comuno insino al suono della Ave Maria qual sona ad l aurora in sancto Francesco ardisscha o vero presumi sonare: corno: tromba o tanburo per le strade del ditto castello ne in alcuno loco de ditto castello o soi borghi sotto pena de soldi X de dinari per ciaschuno et per ciaschuna volta”.  La maggior parte degli illeciti erano sanzionati, come abbiamo visto con pene pecuniarie; i governanti scelsero questo sistema per evitare il sovraffollamento carcerario. Il carcere di Fratta all’epoca era situato nella Rocca, aveva una capienza di circa dieci detenuti, ma in alcuni casi arrivò ad ospitarne anche il triplo, la maggior parte dei quali forestieri sprovvisti di documenti o in attesa di essere trasferiti nelle carceri di Perugia.   

25/08/2015 16:11:39

Cultura Galleria Grefti: arte, vita e innovazione ad Umbertide

Sono un giovedì di fine luglio, i biglietti per il concerto di Kozelek e l’animo sognante ed elettrizzato di un’amica cara che per la prima volta mi portano a mettere piede nella neo “Galleria GREFTI” di Piazza 25 Aprile. Nel giro di pochi minuti Anita (Sarti, che insieme ad Olimpia Piccolo collaborano come volontarie) mi illustra nel dettaglio le opere, con quel suo charme singolare, un po’ naïf, un po’ sovrappensiero, per poi presentarmi a Francesco Candelori, colonna portante della galleria e dell’associazione su cui la stessa getta le fondamenta. Ho il piacere di parlare con il “capo ” in persona … In verità non sono solo nella gestione; al mio fianco vi è Joseph Roveto, costumista di origini italo-americane che ha speso parte della sua carriera a Hollywood, vissuto in California e da qualche anno trasferitosi qui, ad Umbertide. Entrambi abbiamo lasciato i nostri ambienti di lavoro d’origine: lui gli Stati Uniti ed io la Capitale, dove mi sono laureato alla Accademia di Belle Arti, sezione Pittura, spinti da una stessa ragione maturata grazie a percorsi differenti. Tutti e due crediamo molto nel ritorno alle comunità più ristrette ed in tutte le situazioni positive e vantaggiose che offrono; nel mondo di oggi dove per ottenere, sapere, condividere, basta un click, perché abbandonarle? E la nostra Umbertide conferma la riflessione? Assolutamente sì! In questo paese, che può sembrare piccolo, abbiamo trovato un’ottima rete; siamo stati accolti con entusiasmo, specialmente da chi forse proprio originario non è: i feedback migliori li abbiamo ricevuti da parte degli stranieri. Purtroppo è ancora radicata la classica tendenza a lasciare anziché rafforzare la piccola collettività, nonostante Umbertide continui da anni ad affascinare e costituire un porto ricco di inspirazione per molti stranieri. La galleria è supportata dall’associazione GREFTI CULTURAL PROJECT, di cui sei presidente. Qual è l’idea la sua idea originale? L’associazione nasce dall’unione di tre menti amiche da sempre; quella di Tommaso Barbato, che ne cura la parte digitale, legata al sito, quella di Mirco Contenti, che regola l’aspetto social, e la mia, intenta nella gestione pratica della galleria e dei rapporti con gli artisti. Il termine GREFTI sintetizza dalla nostra concezione; derivante dalla lingua esperanto, significa innesti; il nostro intento, infatti, è proprio quello di creare collegamenti, innesti, che siano generazionali, culturali, fra gli aspetti più diversi del quotidiano per creare coesione fra il momento della creazione artistica e l’impegno sociale, portando alla luce la creatività innata e le scelte estetiche involontarie di tutti, anche di chi non vanta l’etichetta di artista. Qual è il ruolo dell’artista nella nostra società? Viva ancora appartato nel suo estro? Che l’artista oggi perpetui lo stesso comportamento di due, tre secoli fa, nella società odierna, non ha alcun senso; l’era del bello per il bello è finita. A mio avvivo l’artista non dovrebbe cercare di imporre una sua nuova estetica, bensì analizzare il mondo che ci circonda e aiutare la parte passiva che subisce le scelte artistiche altrui a comprenderle. Proprio per questo motivo l’Associazione promuove incontri con gli artisti e residenze per accorciare le distanze fra la vita e l’arte. Sabato 15 Agosto la galleria ha aperto nuovamente; chi è il nuovo artista che espone? Fino al 2 settembre ospiteremo le opere di Robin Sewell racchiuse nella raccolta “The intelligence of matter”. La sua peculiarità è di far intervenire indirettamente il suo genio: infatti Robin dapprima cosparge sulla superficie una polvere che se martellata ne altera la conformazione ed in seguito il colore viene spruzzato per mezzo di macchinari che grazie ad un sistema di pressione ne diversifica l’intensità. Più città italiane sono state contagiate dal “virus” della street art: Mr Klevra e Omino71 hanno tappezzato più angoli di Roma con raffigurazioni di Pasolini, Ella e Pitr invece hanno dato  alla piazza "Angeli della strada" di Quadrivio di Campagna il volto di un gigante buono. Che Umbertide possa essere una di queste? Trovo nei cittadini umbertidesi ancora una certa insofferenza nei confronti di questo tipo di espressione, ma chissà che grazie alla nostra galleria non si riesca a creare qualcosa di innovativo anche qui. GALLERIA GREFTI, Piazza 25 Aprile, Umbertide  

25/08/2015 11:22:42

Cultura Max Marra: la mostra alla Rocca visitabile fino al 30 agosto

Inaugurata il 25 luglio, presso la Rocca – Centro per l'arte contemporanea, la mostra “Materici equilibri” di Max Marra a cura di Giorgio Bonomi, con la collaborazione della Galleria Luca Tommasi Arte Contemporanea proseguirà fino a domenica 30 agosto. La mostra, articolata su tutti i piani della Rocca, presenta una trentina di opere, anche di grande dimensione, e si pone, dopo la recente grande antologica al Museo d’Arte Contemporanea di Sofia in Bulgaria, come tappa importante nel percorso artistico dell’artista. Accompagna l'esposizione un catalogo edito da Silvana, con un testo del curatore, Giorgio Bonomi. La mostra resterà aperta fino al 30 agosto, tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.30 alle ore 18.30. * * * Max Marra, nato in Calabria nel 1950 ma da molti anni residente a Monza, è un artista che ha operato in Italia e all’estero. Pittore e scultore, si presenta con un percorso artistico che, pur con i necessari sviluppi, si offre omogeneo e rigoroso. Ad Umbertide l’artista espone lavori recenti, tutti monocromi con una prevalenza di “bianchi”, uno dei colori d’affezione di Marra. Le opere sono “materiche”, cioè dalla superficie piana emergono, estroflesse e aggettanti, delle forme o degli intrecci di materiali plastici, sempre ordinati e regolati. Infatti Marra, dal giovanile informale, si è sempre più indirizzato verso un’arte “disciplinata”, “equilibrata”: la materia e il colore che potevano apparire gestuali e passionali, ora nei loro ritmi ed equilibri si dimostrano “pacificati” e “severi”. Fra i colori, oltre al bianco, Marra predilige il blu, il giallo, il rosso e il nero: quest’ultimo è un’antica memoria visiva dei depositi di carbone nelle stazioni delle Ferrovie dello Stato di cui il padre dell’artista era un funzionario; ed ancora possiamo trovare un’altra “memoria dell’infanzia” nelle cuciture che costruiscono le forme compositive sulla superficie; infatti queste, oltre ad un richiamo al Burri dei “sacchi”, testimoniano il ricordo delle reti da pescatore che l’adolescente Marra vedeva sulla riviera della sua Paola.

19/08/2015 17:19:47

Cultura Domenica 30 agosto il Festival delle Nazioni fa tappa a Umbertide

Il Festival delle Nazioni torna a fare tappa ad Umbertide. Domenica 30 agosto, alle ore 21 la Chiesa di San Francesco ospiterà uno dei concerti della prestigiosa rassegna tifernate dedicata alla musica classica giunta alla 48esima edizione e quest'anno dedicata all'Austria. “Da Firenze a Vienna, il viaggio del fortepiano”, il titolo del concerto che vedrà esibirsi l'Ensemble Auser Musici composto da Andrea Vassalle al violino, Valeria Brunelli al violoncello, Riccardo Cecchetti al fortepiano e Carlo Ipata, flauto e direzione.  L’invenzione del fortepiano è databile a Firenze fra il 1697 e il 1700 ed è attribuita a Bartolomeo Cristofori, cembalaro padovano a servizio di Ferdinando dei Medici. Lo strumento, con il suo rivoluzionario principio sonoro basato sulla percussione delle corde, non ebbe subito molto successo. Per riscontrare interesse, dobbiamo attendere il 1732, quando il pistoiese Ludovico Giustini pubblicò a Firenze le prime Sonate da cimbalo di piano e forte, detto volgarmente di martelletti, e ancora il 1747 quando l’ormai vecchio Johann Sebastian Bach ebbe particolare apprezzamento per il “nuovo” strumento che ebbe modo di provare mentre era in visita a Federico Il Grande. Nonostante sia da molti considerato solo come un antenato del pianoforte, è innegabile come il fortepiano abbia avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del linguaggio musicale europeo, soprattutto grazie all’utilizzo che ne fecero i grandi compositori del classicismo viennese. Il programma si sofferma su tre situazioni tipiche del nascente repertorio per questo strumento, proponendo brani di Lidarti, Haydn, Mozart e Hummel, ed inscrivendole in un immaginario percorso fra la Toscana e Vienna. 

06/08/2015 15:22:03

Cultura La 25esima edizione del Calendario di Umbertide dedicata alla storia dell'emigrazione umbertidese

Giunto ormai all’importante traguardo della 25esima edizione, il Calendario di Umbertide ha deciso di dedicare le sue pagine ad un tema particolarmente interessante e, anche se sotto altri punti di vista, di grande attualità e cioè quello dell’emigrazione: un fenomeno che ha coinvolto per circa un secolo molti nostri concittadini che, spinti dalla necessità di un lavoro sicuro ed alla ricerca di un miglioramento economico per le loro famiglie, si sono spinti fino a località lontanissime dalla loro Umbertide. Distanze non solo geografiche, ma anche storiche e culturali, che per essere colmate richiesero tempi lunghi e pesanti sacrifici dovuti alla difficoltà di assimilare lingue ed usanze spesso molto diverse e agli atteggiamenti, a volte ostili, delle popolazioni ospitanti. La Redazione,  in accordo con l’Amministrazione Comunale – sindaco Marco Locchi e assessore alla cultura Raffaela Violini -, ha deciso di ripercorrere, attraverso le pagine del Calendario del 2016, le tappe della storia dell’emigrazione dei nostri concittadini, che in epoche diverse e nell’arco di un centinaio di anni,  hanno lasciato Umbertide per raggiungere località remote e perlopiù sconosciute, lasciando affetti ed amicizie ed affrontando una vita piena di incognite, guadagnando stima e considerazione e migliorando nel contempo le condizioni di vita delle loro famiglie. Storie diverse e spesso difficili da ricordare senza la testimonianza di foto e documenti oltre che dei racconti di chi le ha vissute, ed è in occasioni come queste che diventa indispensabile la collaborazione di quanti potranno fornire fotografie, documenti o storie come gli ex emigranti tornati in patria e le loro famiglie ed  i parenti e gli amici di quelli che si sono trasferiti definitivamente all’estero. Sarà questo materiale a riempire le pagine di un Calendario che sarà sicuramente tra i più interessanti editi in questi 25 anni e rappresenterà una concreta forma di riconoscimento nei confronti di quanti hanno contribuito alla crescita sociale del loro paese o di quello che li ha ospitati ed al miglioramento economico di intere generazioni. Tra i temi che verranno trattati sulle pagine del Calendario di Umbertide 2016, ci saranno anche quelli dell’emigrazione interna che coinvolse quanti, e furono tanti, si spostarono in altre regioni italiane in cerca di lavoro dai primi del Novecento fino agli anni ’50 e la storia più recente di un nuovo tipo di emigranti e cioè di quei giovani che, raggiunti alti livelli di specializzazione o comunque desiderosi di aprirsi ad un mondo più vasto, hanno lasciato il nostro paese facendosi onore nei settori più diversi e contribuendo alla diffusione del nome di Umbertide in ogni continente. La Redazione del Calendario invita chiunque sia in possesso di materiale fotografico, scritti e altri documenti sull’emigrazione, a rivolgersi all’Ufficio Programmazione del Comune di Umbertide (Fabio Mariotti tel. 075 9419249) o ad Adriano Bottaccioli, curatore del Calendario (tel. 338 3250726). Saranno molto graditi i suggerimenti di quanti hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione e vorranno contribuire con la loro testimonianza alla realizzazione di questo progetto.

05/08/2015 20:06:37

Cultura La 25esima edizione del Calendario di Umbertide dedicata alla storia dell'emigrazione umbertidese

Giunto ormai all’importante traguardo della 25esima edizione, il Calendario di Umbertide ha deciso di dedicare le sue pagine ad un tema particolarmente interessante e, anche se sotto altri punti di vista, di grande attualità e cioè quello dell’emigrazione: un fenomeno che ha coinvolto per circa un secolo molti nostri concittadini che, spinti dalla necessità di un lavoro sicuro ed alla ricerca di un miglioramento economico per le loro famiglie, si sono spinti fino a località lontanissime dalla loro Umbertide. Distanze non solo geografiche, ma anche storiche e culturali, che per essere colmate richiesero tempi lunghi e pesanti sacrifici dovuti alla difficoltà di assimilare lingue ed usanze spesso molto diverse e agli atteggiamenti, a volte ostili, delle popolazioni ospitanti. La Redazione,  in accordo con l’Amministrazione Comunale – sindaco Marco Locchi e assessore alla cultura Raffaela Violini -, ha deciso di ripercorrere, attraverso le pagine del Calendario del 2016, le tappe della storia dell’emigrazione dei nostri concittadini, che in epoche diverse e nell’arco di un centinaio di anni,  hanno lasciato Umbertide per raggiungere località remote e perlopiù sconosciute, lasciando affetti ed amicizie ed affrontando una vita piena di incognite, guadagnando stima e considerazione e migliorando nel contempo le condizioni di vita delle loro famiglie. Storie diverse e spesso difficili da ricordare senza la testimonianza di foto e documenti oltre che dei racconti di chi le ha vissute, ed è in occasioni come queste che diventa indispensabile la collaborazione di quanti potranno fornire fotografie, documenti o storie come gli ex emigranti tornati in patria e le loro famiglie ed  i parenti e gli amici di quelli che si sono trasferiti definitivamente all’estero. Sarà questo materiale a riempire le pagine di un Calendario che sarà sicuramente tra i più interessanti editi in questi 25 anni e rappresenterà una concreta forma di riconoscimento nei confronti di quanti hanno contribuito alla crescita sociale del loro paese o di quello che li ha ospitati ed al miglioramento economico di intere generazioni. Tra i temi che verranno trattati sulle pagine del Calendario di Umbertide 2016, ci saranno anche quelli dell’emigrazione interna che coinvolse quanti, e furono tanti, si spostarono in altre regioni italiane in cerca di lavoro dai primi del Novecento fino agli anni ’50 e la storia più recente di un nuovo tipo di emigranti e cioè di quei giovani che, raggiunti alti livelli di specializzazione o comunque desiderosi di aprirsi ad un mondo più vasto, hanno lasciato il nostro paese facendosi onore nei settori più diversi e contribuendo alla diffusione del nome di Umbertide in ogni continente. La Redazione del Calendario invita chiunque sia in possesso di materiale fotografico, scritti e altri documenti sull’emigrazione, a rivolgersi all’Ufficio Programmazione del Comune di Umbertide (Fabio Mariotti tel. 075 9419249) o ad Adriano Bottaccioli, curatore del Calendario (tel. 338 3250726). Saranno molto graditi i suggerimenti di quanti hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione e vorranno contribuire con la loro testimonianza alla realizzazione di questo progetto.

05/08/2015 20:06:37

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