Cultura Il misterioso raggio di luce

L'abbazia di San Salvatore di Montecorona si trova ai piedi dei monti Acuto e Corona nella valle del Tevere, a quattro chilometri da Umbertide (PG) a quota 239 s.l.m.. Secondo la tradizione sarebbe stata fatta edificare nel 1008 da San Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese che vi realizzò un semplice eremo. San Pier Damiani ne fu a capo nel 1050. Fu un monastero di grande importanza, tanto è vero che, nella seconda metà del Duecento ebbe, nella sua giurisdizione, 21 chiese. A fianco della chiesa è situato il campanile a pianta ottagonale che, anticamente, aveva la funzione di torre di difesa. La chiesa superiore fu costruita in più tempi. Dapprima la parte sopra la cripta, dedicata a Santa Sofia e consacrata da San Giovanni da Lodi, vescovo di Gubbio; in questa fase la chiesa aveva le tre navate coperte con un tetto a capanna. Nella navata centrale, tuttora coperta da un tetto a struttura lignea a capriate, opera di restauri successivi all'epoca romanica, si trovano interessanti resti di affreschi del '300 di scuola umbra raffiguranti una "Annunciazione". La sopraelevazione della suddetta navata è di epoca successiva e ben evidente dal diverso tipo di materiali impiegati per la costruzione (arenaria e mattoni al posto di pietra calcarea). Recenti studi ipotizzano la costruzione iniziale nel tardo XI secolo; in un secondo tempo entro la prima meta del XII secolo, fu completato il presbiterio con la copertura lignea e la realizzazione del corpo longitudinale a tre navate. In una terza fase successiva al 1250 si possono far risalire gli interventi sulla fascia superiore dell’alzato del presbiterio, periodo questo in cui l’abbazia fu retta dai monaci cistercensi. Nel XVI secolo, una volta edificato l'Eremo in vetta al vicino Montecorona a quota 693 s.l.m., fu necessario ingrandire la chiesa costruendo un suo prolungamento, dedicato a Sant’Agnese, che venne destinato ai fedeli, mentre la parte più antica rimase riservata ai monaci. La chiesa è stata ristrutturata e trasformata nel Settecento, secondo l'estetica barocchizzante, e quindi riportata allo stato originario negli anni sessanta del Novecento. La chiesa superiore, nella parte aggiunta nel XVI secolo, è ad una sola navata, coperta da due campate di volte a vela con ai lati due cappelle ornate da altari barocchi. Un arco divide l'unica navata dal vasto presbiterio rialzato in cui si trova l'impianto originale più antico: questo è formato da tre navate che finiscono con tre absidi; le navate sono scandite da quattro archi a tutto sesto per ogni lato, che poggiano su pilastri e colonne in pietra alternati. Al centro della grande navata, al momento della costruzione, fu posto un bellissimo altare, la cui mensa è ora collocata nella navata a sinistra. Nel 1959, nell'esecuzione di nuovi lavori di sistemazione e ripristino, al posto del grande altare fu sistemato un ciborio dell'VIII secolo, ivi trasportato dalla chiesa di San Giuliano delle Pignatte e probabilmente originario della stessa Badia. Il ciborio è formato da quattro snelle colonne in pietra che sorreggono i quattro frontoni, formati da lastre dalle pregevoli sculture a motivi vegetali, foglie ed intrecci, ad eccezione della lastra occidentale, nella quale sono raffigurati due eleganti pavoni. Al termine della navata centrale si eleva un arco ogivale che introduce alla bellissima abside gotica caratterizzata da linee slanciate ed eleganti. Nell'abside, abbellita da tele del XVI e XVII secolo tra cui una del 1549 che raffigura la Madonna e quattro Religiosi, è posto un coro ligneo di buona fattura del XVI secolo. Sotto il presbiterio si trova l'antica cripta, seminterrata e del tipo "ad oratorium”, dedicata alla Madonna delle Grazie. La cripta stessa, una vera e propria chiesa inferiore, è composta da un vasto locale diviso in cinque navate di sei campate ciascuna e termina con tre absidi; è ricca di colonnine di vario stile che sorreggono il soffitto fatto di piccole e basse volte a crociera con archi trasversali e longitudinali e mostra decorazioni di gusto bizantino. Le colonne e i capitelli utilizzati sono materiali di spoglio antico e altomedioevale, probabilmente provenienti da un preesistente tempio pagano o paleocristiano. Archi ciechi solcano anche i muri perimetrali della cripta ed entro ciascuno di essi sono ricavati due archi più piccoli, quasi due nicchie. Nel corso dei lavori eseguiti negli anni ’60, l’altare fu leggermente arretrato per esigenze liturgiche e ai suoi piedi fu rilevata la presenza di una fondazione in muratura di circa 2 mq., quando tutto all’intorno al di sotto del pavimento fu trovata solo terra battuta. Sul pavimento del presbiterio, di fronte al ciborio e leggermente fuori centro, è presente un foro rettangolare di 30 x 40 cm., apertura di un piccolo cunicolo a sezione rettangolare il quale, con una inclinazione di 36° - 38° e una lunghezza di 170 cm., comunica con la volta della cripta davanti all’altare. Il foro di uscita è di circa 25 x 35 cm.. Sulla facciata superiore del presbiterio, opera presumibilmente della seconda sopraelevazione, è presente una finestra di circa 50 x 150 cm. (l x h). La vista in pianta dell’intero complesso evidenzia un leggero disallineamento in senso longitudinale, tra la costruzione più antica, cripta e presbiterio, rispetto alla parte aggiunta nel XVI secolo. La costruzione primitiva non è esente dalla caratteristica comune a molti edifici di culto e cioè l’orientamento planimetrico posto sull’asse Est-Ovest, con una leggera declinazione di circa 4° Est. Troviamo quindi la cripta con il presbiterio sul lato est e sul lato opposto, ad ovest, l’ingresso. Il suddetto foro consente per alcuni minuti, in due periodi dell’anno, il passaggio diretto dei raggi solari dalla finestra sulla facciata del presbiterio, fino alla cripta e precisamente sopra l’altare. Prima dell’arretramento dell’altare stesso probabilmente i raggi raggiungevano il tabernacolo. Il parroco don Renzo Piccioni Pignani, che da molti anni segue con molto interesse e dedizione i lavori che si sono succeduti nel tempo, ipotizza la presenza sotto l’altare di una tomba e/o di resti umani ma non sono mai state fatte indagini in proposito. Venuto a conoscenza del singolare fenomeno lo scorso mese di giugno, nel corso di una conversazione con il parroco, ho avuto da lui una data ed un’ora, il 24 maggio 2014, ore 17:20 circa. Quella sera, durante la celebrazione della messa, lui stesso aveva notato il fascio di luce sull’altare; a onor del vero non era quella l’unica volta, dato che in passato gli era capitato in numerose occasioni di osservarla, ma quella era l’unica di cui avevo una data certa. Dopo aver rilevato con sufficiente precisione l’angolo di inclinazione tra la finestra sul presbiterio e il foro, utilizzando le effemeridi del sole per quel luogo specifico, ho calcolato con sufficiente precisione i due periodi in cui si sarebbe dovuto presentare l’allineamento. I periodi sono quindi all’incirca: il primo dal 16 al 26 maggio intorno alle 17:10 ed il secondo dal 17 al 27 luglio intorno alle 17:20. Nei giorni di massimo allineamento sull’altare il raggio proiettato da forma ad un’ellisse i cui assi misurano circa cm. 30 e cm. 6. Nella seconda quindicina di luglio, purtroppo senza la continuità che avrei voluto a causa dei numerosi giorni senza sole, ho potuto riscontrare l’allineamento come risulta ben evidente dalle foto scattate di cui alcune allegate al presente documento. Il foro praticato, è difficilmente spiegabile se non in un contesto simbolico-astronomico; se si fosse voluto scavare un foro per altri motivi, lo si sarebbe fatto verticalmente, come un pozzetto, e non inclinato di 36-38°; inoltre sembra fatto appositamente per ricavare la proiezione di una macchia di luce di forma ellittica e di dimensioni ricercate. Il fatto che la forma di luce proiettata dal foro sia un’ellisse, è significativo, perché voluta. Essa avrebbe potuto proiettarsi su una lastra di porfido o altro materiale di cui ignoriamo il significato, potrebbe essere stata una lapide tombale importante, o il deposito per una reliquia. Certamente non serviva ad illuminare la cripta, pur in assenza di altre finestre, solo in due limitati periodi dell'anno. E’ da escludere l’intento gnomonico, cioè l’uso del foro come gnomone di una impossibile meridiana a camera oscura ed anche un intento astronomico in quanto l’asse del cunicolo è disallineato con l’asse est-ovest e il foro praticato non assume particolare significato nella ricerca astronomica di eventi legati alla sfera celeste. voluto, la tomba, l’altare, la reliquia, o quello che si trovava nella cripta sottostante e la finestra nel muro della chiesa superiore fu praticata nel XVI secolo anche per consentire la continuazione di questa tradizione che, diversamente, sarebbe stata oscurata e cancellata dalle mura che avrebbero impedito il passaggio della luce attraverso il foro nel presbiterio. Il sole, come ben noto, nel suo moto apparente ripercorre nel corso dell’anno due volte lo stesso punto sulla volta celeste e di conseguenza abbiamo due periodi corrispondenti nei quali si presenta l’allineamento ma probabilmente solo uno di questi era legato all’evento per cui fu progettato il foro; anche se fino ad ora non sono emerse coincidenze con date significative per il luogo come nascita o morte di santi o fondatori. Per proseguire nella ricerca si dovrebbe analizzare più approfonditamente il materiale delle pareti del foro, se i laterizi sono dello stesso tipo/età degli altri mattoni della volta si potrebbe dire con più sicurezza quando fu realizzato. Una indagine sulla fondazione sotto l’altare, magari utilizzando attrezzature che consentano di rivelare, senza intervenire manualmente, la presenza di qualcosa di diverso da pietre o altri materiali da costruzione. Da ultima infine una ricerca approfondita sui documenti storici anche se l’archivio dell’ente, oggi conservato presso l’archivio di Stato di Perugia, è privo di qualsiasi documentazione relativa ai secoli XI e XII. Si ritiene addirittura che questa perdita risalga alla distruzione dell’archivio avvenuta nel 1488 durante la guerra tra le famiglie perugine dei Baglioni e degli Oddi e questo naturalmente ci priva di qualsiasi possibilità di capire, ammesso che questa singolarità costruttiva fosse stata riportata, quali fossero le intenzioni dei costruttori.   Mauro Bifani 2014 Fonti bibliografiche: L’Abbazia di San Salvatore di Monte Acuto – Montecorona nei secoli XI-XVIII Storia e arte a cura di Nicolangelo D’Acunto e Mirko Santanicchia. Deputazione di storia patria per l’Umbria 2011 http://www.leonexiii.org/millenario/storia.htm Orientamenti astronomici e sacrali nelle chiese romaniche rurali del territorio alto tiberino di Giovanni Cangi Nicola Severino  

05/06/2015 18:49:31

Cultura Ultimi giorni per visitare la mostra Dalla Candela alla Lampadina

Sarà visitabile fino a domenica 7 giugno la mostra “Dalla candela alla lampadina”, promossa dal Comitato per il centenario dell'elettrificazione di Umbertide e patrocinata dal Comune per festeggiare i cent'anni dell'arrivo in città dell'energia elettrica. Dal 16 maggio scorso le sale della Rocca – centro espositivo per l'arte contemporanea ospitano una ricca collezione di oggetti di uso comune, datati dai primi del Novecento al dopoguerra, che danno conto dell'evoluzione tecnologica avvenuta con l'elettrificazione. In mostra anche i lavori realizzati dalle scuole di Umbertide che nel corso dell'anno scolastico hanno portato avanti progetti sull'elettrificazione, dai cartelloni colorati, fotografie e giochi di luci ed ombre delle scuole primarie Di Vittorio e Garibaldi, al plastico sul funzionamento del primo impianto elettrico di illuminazione pubblica del centro storico di Umbertide e il video che racconta come si viveva prima dell'avvento dell'elettricità con protagonisti gli studenti della scuola media Mavarelli-Pascoli fino alla ricerca storica e al pannello fotovoltaico che trasforma l'energia luminosa in elettrica opera degli studenti dell'istituto superiore “Leonardo Da Vinci”. La mostra prosegue inoltre anche nei sotterranei della Rocca dove, in uno scenario decisamente suggestivo, sono esposti lampade e lampadari, vecchi proiettori cinematografici, strumentazioni della farmacia comunale, oggetti di proprietà della ex Ferrovia Centrale Umbra. Inoltre, in occasione della giornata della chiusura, domenica 7 giugno il Gruppo ferromodellistico valtiberino allestirà in piazza del Mercato una mini ferrovia con locomotive a vapore.

05/06/2015 17:35:32

Cultura Un filmato degli studenti del Da Vinci di Umbertide sulla Brigata San Faustino

Umbertide celebra il 2 giugno, Festa della Repubblica, e lo fa rendendo omaggio a coloro che combatterono per la libertà e la democrazia. La cerimonia, promossa dal Comune di Umbertide in collaborazione con l'Istituto superiore “Leonardo Da Vinci”, si terrà martedì 2 giugno, a partire dalle ore 9,30, presso il Cinema Metropolis dove verrà proiettato un filmato realizzato dagli studenti dell'Istituto “Leonardo Da Vinci” che racconta la storia dei partigiani della brigata d'urto proletaria San Faustino. Dopo i saluti del sindaco Marco Locchi e del vicesindaco Maria Chiara Ferrazzano, interverrà la prof.ssa Franca Burzigotti, dirigente scolastico del  “Leonardo Da Vinci”, dopodiché a parlare saranno le immagini e le parole del filmato “Memoria e storia della brigata d'urto San Faustino”, realizzato dagli studenti delle classi quinte e dal Dipartimento di Storia e Filosofia dell'istituto e coordinato dal prof. Giovanni Codovini. Il video raccoglie le testimonianze dei partigiani recuperate attraverso una meticolosa ricerca d'archivio e racconta i luoghi della Resistenza altotiberina, da San Faustino a Montone. Con questo filmato, gli studenti dell'Istituto “Leonardo Da Vinci” hanno dato vita ad un vero e proprio documento storico di valenza comprensoriale che vuole essere un omaggio a chi ha combattuto per difendere i valori della libertà e della democrazia, valori che vengono ribaditi proprio in occasione della Festa della Repubblica. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. 

29/05/2015 20:34:08

Cultura Ottimo esordio per Gusta la Cultura

Il maltempo non ha scoraggiato gli appassionati di arte, cultura ed enogastronomia che sabato 23 maggio hanno preso parte al primo dei tre appuntamenti della rassegna promossa dal Comune di Umbertide “Gusta la cultura”. Anche se la pioggia ha limitato le presenze al Mercato della terra, in piazza Matteotti per tutta la giornata, gli umbertidesi non hanno perso l'occasione per conoscere più a fondo la loro città, assaggiando al contempo le prelibatezze della cucina locale. Così una ventina di persone ha aderito a “Girogustando”, passeggiate nel centro storico di Umbertide allietate da degustazioni presso cinque ristoranti locali a cura dell'associazione Effetto cinema. Armati di ombrello per ripararsi dalla pioggia, i partecipanti hanno avuto l'occasione per apprezzare le bellezze del centro cittadino, alla scoperta di luoghi spesso ignoti, entrando in contatto con l'anima della città, tra storia, curiosità e sapori locali visto che il tour di due ore è stato accompagnato da deliziosi assaggi nei ristoranti del centro. Nel tardo pomeriggio invece il Museo Santa Croce ha ospitato l'interessante conferenza “Alla scoperta del Signorelli tra arte e territorio”, occasione per conoscere l'attività ad Umbertide del grande pittore rinascimentale e l'origine di una delle sue opere più preziose, la “Deposizione dalla Croce” conservata a Santa Croce. A relazionare sul Signorelli due ospiti d'eccezione, il prof. Tom Henry, direttore delle sede di Roma dell'Università di Kent, tra i maggiori esperti di pittura rinascimentale italiana, curatore di importanti mostre su Raffaello e Signorelli e autore della monografia sulla vita e le opere del pittore cortonese, e la prof.ssa Valentina Ricci Vitiani, dottoressa in storia dell'arte che collabora con Henry ad un ambizioso progetto di catalogazione dei documenti d'archivio riguardanti i pittori del Rinascimento e che fino ad ora ha visto recuperare ed archiviare ben 353 documenti sul Signorelli. Dopo i saluti del sindaco e dell'assessore alla Cultura del Comune di Umbertide, il prof. Tom Henry è entrato nel vivo della conferenza, illustrando gli studi che lo hanno condotto a rivalutare e a delucidare la genesi e le peculiarità della pala d'altare realizzata nel 1516 dal Signorelli su commissione della Confraternita di Santa Croce e tutt'ora collocata nella sua sede originaria. La prof.ssa Ricci Vitiani si è invece soffermata su un'altra opera, l'imponente macchina d'altare che racchiude il dipinto e che lo rende ancora più maestoso, realizzata nel 1611 da Giampietro Zuccari. La conferenza si è conclusa, come è nella filosofia di “Gusta la cultura”, con un aperitivo a cura dell'associazione Le cuoche erranti che hanno presentato le loro proposte culinarie all'interno di cornici dorate, a stuzzicare, oltre che al palato, anche la vista. Il prossimo appuntamento con “Gusta la cultura” è sabato 6 giugno quando dalle ore 17 alle ore 19 verranno riproposte le visite guidate di “Girogustando” (per prenotazioni ec.bookingoffice@gmail.com) mentre per tutta la giornata in piazza Matteotti si terranno degustazioni gratuite di finger food realizzate con i prodotti del Mercato della terra dall'associazione Le cuoche erranti. Intanto sabato 30 marzo si terrà il secondo appuntamento con “Cinewine”, con la proiezione al Cinema Metropolis del film in lingua inglese con sottotitoli in italiano “A good year – Un'ottima annata” a cui seguirà una degustazione di vini a cura dell'Enoteca Wineclub. 

25/05/2015 19:47:32

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