Cultura A Città di Castello un Convegno dedicato a Gregorio e Lilio Tifernati

Il Convegno dedicato a due grandi umanisti tifernati, Gregorio e Lilio, si è svolto nel salone del piano nobile del Palazzo Vitelli a San’Egidio nell’intera giornata del 18 marzo 2016 ed ha visto proseguire i lavori nella mattinata del 19 marzo 2016. A Città di Castello sono tornati i due grandi intellettuali tifernati, accompagnati da studiosi e ricercatori provenienti da vari atenei italiani (Firenze, Perugia, Napoli, Genova) e da ambiti di studio del mondo germanico e anglosassone. Sono tornati per essere presentati alla città, agli istituti scolastici cittadini, agli appassionati della cultura classica. Come previsto dal programma, l’intervento di apertura è stato affidato ad Enzo Mattesini (Università di Perugia), che ha svolto un ampio esame della cultura umanistica umbra ed ha messo in luce i vari passaggi dall’uso del latino all’uso del volgare, illustrando con efficacia le tante manifestazioni artistiche che hanno arricchito il panorama umbro. Concetta Bianca (Università di Firenze) ha raccontato con ricchezza di particolari la presenza dei due umanisti nel mondo della Roma dei papi, mentre Edoardo D’Angelo (Università SOB di Napoli) ha tracciato il panorama della cultura dello Studium perugino nel Quattrocento e Ursula Jaitner-Hahner (Monaco di Baviera) ha raccontato la vicenda della ricezione delle opere che Gregorio e Lilio hanno consegnato alla storia. Uno spazio di particolare rilievo è stato occupato dagli studenti del Liceo “Plinio il Giovane”, che – guidati da Roberto Fantini, insegnante di latino e greco – hanno letto con proprietà alcuni carmina di Gregorio Tifernate. Il Presidente dell’Associazione Storica dell’Alta Valle del Tevere, Andrea Czortek, ha presieduto la prima sessione, che si è conclusa con il buffet curato da studenti e docenti dell’Istituto “Patrizi-Baldelli-Cavallotti” di Città di Castello. La seconda sessione, guidata da Sandro Gentili, docente di letteratura italiana presso l’Università di Perugia, ha visto l’intervento di Donatella Coppini (Università di Firenze) che ha esaminato con ricchezza di rilievi critici la produzione poetica di Gregorio Tifernate ed ha messo in luce sia i rapporti con la tradizione classica sia le relazioni con il panorama della cultura e della poesia dell’Umanesimo. Ancora all’opera di Gregorio sono stati dedicati gli interventi di John Butcher (Accademia di studi italo-tedeschi, Merano), di Marco Antonio Costantino (Università di Firenze) e di Mariangela Regoliosi (Università di Firenze). Butcher ha letto e interpretato il “filellenismo” di Gregorio mettendo in rilievo il suo atteggiamento e paragonandolo a quello di altri grandi umanisti del Quattrocento. Alle dediche prefatorie a Niccolò V ha dedicato il suo studio Marco Antonio Costantino, mentre Mariangela Regoliosi si è concentrata sulla lettera che Gregorio ha scritto nel 1440 a Lorenzo Valla ed ha messo in rilievo con particolare efficacia il significativo profilo culturale del Tifernate, come emerge dall’analisi filologica del testo. La sessione del 19 marzo è stata presieduta da Pasquale La Gala, già dirigente dell’Istituto “F. Cavallotti”, ed ha registrato: a. un ampio e dettagliato intervento di Ursula Jaitner-Hahner (Monaco di Baviera) sulla vita e l’opera di Lilio Tifernate; b. la lettura attenta che ha effettuato delle poesie latine Ilaria Pierini (Università di Firenze); c. la puntuale analisi del metodo di traduzione, insieme ad un sistematico confronto tra il testo greco e quello latino, di Laura Saccardi (Università di Firenze) a proposito della XIII omelia, facente parte del corpus crisostomico e tradotta da Lilio Tifernate; d. l’esame preciso ed approfondito effettuato da Stefano Pittaluga (Università di Genova), che si è soffermato sulle caratteristiche della traduzione che Lilio ci ha lasciato delle Verae Historiae di Luciano. I lavori hanno visto la partecipazione – in appositi intermezzi – del Teatro dei 90 che, grazie alle performance delle sue brave attrici, è stato protagonista di letture di testi poetici rinascimentali, in un salone che ben si presta a rievocare i costumi di un’epoca, rappresentata significativamente sulle straordinarie pareti dipinte da Prospero Fontana e dai suoi collaboratori. Agli studiosi convenuti a Città di Castello e al pubblico presente Romanella Gentili Bistoni, con grande efficacia comunicativa, ha illustrato i contenuti degli affreschi che raccontano in ventidue riquadri le vicende politiche e militari della famiglia Vitelli dagli anni di Niccolò pater patriae a quelli Alessandro, di Vitellozzo e di Paolo. Il commento conclusivo è stato svolto da Fabio Nisi, Presidente dell’Associazione Palazzo Vitelli a Santì’Egidio, che non solo ha ripercorso il senso delle ricerche effettuate e delle iniziative promosse negli ultimi anni, sia dall’Associazione sia dal Centro Studi “Mario Pancrazi”, ma ha auspicato la pubblicazione dell’edizione critica dei Carmina di Gregorio Tifernate, assumendone in prima persona l’iniziativa in tempi brevi. Il significato e l’importanza del Convegno Gregorio e Lilio Tifernati. Due protagonisti dell’Umanesimo italiano potranno essere valutati appieno fra qualche mese, quando saranno pubblicati gli Atti, che – come nel passato –  Andrea Czortek e Matteo Martelli cureranno per la Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi”. 20 marzo 2016   Contributo intestato a Centro Studi Mario Pancrazi Cco n. 01-064-00001061 Cassa di Risparmio di Cesena Filiale di Sansepolcro IBAN IT47L0612071610CC0640001061

21/03/2016 10:15:26 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura Sabato 19 marzo si inaugura la stagione alla Rocca con la personale di pittura di Silvio Formichetti

Sarà la personale di pittura di Silvio Formichetti ad inaugurare la stagione 2016 della Rocca - Centro per l'arte contemporanea. Aprirà infatti i battenti sabato 19 marzo, alle ore 16,30 con una performance dal vivo dell'artista, la personale “Evoluzione del silenzio”, a cura di Anna Amendolagine, che sarà visitabile fino al 24 aprile. In mostra una trentina di opere su tela realizzate tra il 2006 e il 2016 che presentano lavori di recente produzione dell’artista, esponente di spicco dell’espressionismo informale europeo. Tra queste è inclusa l’opera presentata alla 54° Biennale di Venezia nel 2011. La mostra si contraddistingue per la straordinaria energia creativa che l’artista riversa sulla tela; si tratta di pittura astratta, ma la sua potenza si rivela proprio per l’assenza di immagini e nel vigore dei colori e del gesto pittorico. I colori usati sono misti: olio, tempera, acrilici, nei toni primari forti e per stenderli l'artista utilizza pennello e spatola, strumento che gli permette un’espressione più immediata mentre il pennello richiede una riflessione più impegnativa. La mostra, promossa dal Comune di Umbertide, in collaborazione con la Regione Umbria e gli Amici del Centro socio-culturale San Francesco, è accompagnata anche da un catalogo editoriale e da due video che saranno trasmessi a ciclo continuo. Nato in provincia de L'Aquila nel 1969, Silvio Formichetti si avvicina all'arte ritraendo nudi femminili e paesaggi dell’entroterra abruzzese. Dalla metà degli Anni ‘90 si interessa alla pittura informale, da Pollock a tutta l’Action Painting americana, a Dova, Afro, Vedova e Hans Hartung. Nel 1999 passa all’astrattismo segnico e gestuale, dimensione che gli è particolarmente congeniale. Nel 2011 viene invitato alla 54° Biennale di Venezia nel padiglione Italia a cura di Vittorio Sgarbi e nello stesso anno è impegnato nella personale “Dialogo con l’infinito” al Chiostro del Bramante di Roma. Da quel momento si susseguono numerose esposizioni in tutta Italia, oltre a due importanti mostre in Bulgaria, a Bruxelles presso il Parlamento Europeo e a Berlino. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle ore 10,30 alle oer 12,30 e dalle ore 16 alle ore 18,30. 

16/03/2016 15:53:21 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura UMBRIA CALLING all'Opificio: venerdì 18 marzo sarà la volta dei tifernati “Snow in Damascus”

Con gli “Snow in Damascus” arriva il terzo appuntamento musicale della rassegna Umbria Calling, storico marchio di fabbrica targato Rockin’Umbria e dedicato ai gruppi emergenti umbri di scena all'Opificio di Umbertide. Archiviati i concerti con i perugini The Soul Sailor & Mara’s Acoustic Fire e i folignati Quiver with Joy, prosegue così l’iniziativa che punta a dare spazio alle nuove band e tendenze musicali della regione. Stavolta tocca ad un gruppo che gioca in casa, visto che i cinque musicisti arrivano da Città di Castello. Venerdì 18 marzo alle ore 22.30 (ingresso gratuito) all’Opificio di Umbertide ad esibirsi saranno gli Snow in Damascus, per proseguire con il dj set a cura di Viceversa. Un pre-serata sarà invece organizzato in orario aperitivo (ore 18) presso il bar-panetteria I Fannulloni, con musica selezionata da dj Shaft. Snow in Damascus con la loro musica “folktronica” portano l’ascoltatore all’interno di un viaggio oscuro e sensoriale, claustrofobico ma intenso, in profondi e stretti spazi in cui tutto sembra buio, dove riescono a convivere elettronica, minimal e reminescenze shoegaze. I suoni si fanno spazio attraverso istantanee in cui tensione e calma si rincorrono fino a sfiorarsi. Snow in Damascus ruota inizialmente attorno a Gianluca Franchi (chitarra acustica e voce) e ai pezzi che nel 2011 comincia a suonare insieme a Matteo Bianchini e Davide Besi (reduci da una lunga esperienza nei Moleskin). In seguito le collaborazioni si moltiplicano, per far giungere ogni canzone alla sua forma definitiva, coinvolgendo Andrea Ottaviani (chitarrista, anche lui nei Moleskin), Michele Mandrelli (synth, elettronica e voce), Giorgia Fanelli (voce e percussioni) e Ciro Fiorucci (batteria acustica ed elettronica), il tutto sotto l’orecchio vigile di Michele “Parola” Pazzaglia (Paolo Benvegnù) che cura le registrazioni e il mixaggio nel suo Jam Recordings Studio. Per l'album di debutto “Dylar”, la formazione prende spunto da un romanzo di Don De Lillo, “Rumore bianco”. Nelle pagine dello scrittore italo-americano, il Dylar è un misterioso farmaco in grado di alleviare la più inattaccabile delle paure, quella di morire. La “winter edition” di Umbria Calling, iniziativa realizzata anche con il patrocinio del Comune di Umbertide e il supporto del Centro Socio Culturale San Francesco e del bar-panetteria di Umbertide I Fannulloni, nasce grazie alla collaborazione tra Rockin’Umbria, la fanzine Umbria Noise e l’Opificio. A curare l’organizzazione è la Fondazione SergioPerLaMusica che quindi ha voluto far ripartire il progetto Umbria Calling con l’obiettivo di sostenere nella loro crescita le band della regione. Fino ad aprile la rassegna continuerà così a dare spazio ai gruppi emergenti umbri grazie ad un progetto che fin dalle prime edizioni di Rockin’Umbria ha ospitato, sempre durante lo storico festival estivo umbro e al fianco di nomi importanti della scena nazionale e internazionale, band e musicisti della regione. Per mantenere vivo quindi anche nei mesi primaverili lo spirito di Rockin’Umbria, sul palco dell’Opificio di Umbertide prossimamente sono attesi altri interessanti gruppi della scena musicale regionale comeElephant Brain (9 aprile) ed Assenza (15 aprile).

16/03/2016 15:46:18 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura Al Cinema Metropolis il concerto dei “Bachi da Pietra”

Tornano i concerti al Cinema Metropolis di Umbertide, dopo l'enorme successo dell'esibizione dei romani ZU. Sabato 27 febbraio protagonisti della serata saranno “Bachi da Pietra”: “Necroide” (La Tempesta, 2015), il sesto album in studio è un ritorno ancor più profondo alle radici musicali che segnarono la loro adolescenza (molti anni prima del Blues) e che coincisero grosso modo con la scena Heavy Metal dei primissimi anni Ottanta. Eppure, anche in questa ennesima trasfigurazione, quelle dei Bachi da Pietra restano canzoni d’autore. La nuova scommessa di Giovanni Succi e Bruno Dorella è dare vita a un Frankenstein musicale, qualcosa di apparentemente paradossale e inimmaginabile, una sorta di cantautorato Black Metal, attraverso brani in cui risuoni, mascherata in quel nero, anche la pulsazione vitale della Black Music, contrapposta a quella eternamente e felicemente mortifera del metal. Nei fatti, nella carne e nell’esoscheletro dei Bachi, queste passioni apparentemente antitetiche convivono. Del resto l’archetipo del chitarrista metal fu Hendrix (nella sostanza un chitarrista Blues) e tutte le derive successive ed estreme del rock pendono ancora oggi dai suoi labbroni. In quest’ottica, in qualche modo, il metallo nasce nero. Questo è “Necroide”, il nuovo album, l'ennesima mutazione dei Bachi Da Pietra che i nostri presenteranno nella splendida cornice del Cinema Metropolis a Umbertide. Un concerto denso, un ritorno a un tempo remoto che coincide con un possibile futuro. “Per noi quarantenni vecchi e marci di oggi - dichiarano i Bachi - quei primi anni Ottanta erano i bei tempi, e prima o poi, all’approssimarsi della fine, si torna alle origini, mischiando tutto insieme. Così nasce ‘Necroide’. La scommessa con un piede nella fossa di chi non ha niente da perdere.

24/02/2016 10:10:28 Scritto da: Eva Giacchè

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