La scuola delle competenze

L’occasione dell’inizio degli esami di Stato, la vecchia maturità, ci consente uno sguardo sulla scuola nazionale e regionale. Tuttavia non vorremo soffermarci sull’andamento di quest’ultima maturità che, col suo carico di contraddizioni e positività, il prossimo anno non l’avremo più. Infatti, con l’anno scolastico 2013-2014 termina definitivamente il vecchio ordinamento, fatto di molte contraddizioni ma anche positività. Il prossimo esame nell’estate 2015 sarà l’esame sulle “competenze”, come il nuovo ciclo Gelmini ha messo al centro del curricolo.

E già. Le competenze e la loro valutazione. Probabilmente il ministero (per ora in perfetto silenzio, ma è comunque un dire) si  orienterà anche verso una prova nazionale “stile Invalsi” già operante nelle scuole medie. Insomma un “quizzone” a crocette dovrebbe risolvere, per loro, il nodo di fondo delle competenze. Ma non è proprio così. La nostra esperienza, per quanto limitata, può testimoniare una scuola orientata ancora sui contenuti piuttosto che sulle competenze; nulla è cambiato inquesti quattro anni di nuovo ordinamento sulla struttura delle metodologie didattiche, sui programmi e sul rapporto studente –insegnante. Quest’ultimo sa benissimo la lotta impari e titanica nei confronti del baratro culturale delle nuove generazioni e della pervasività di “wikipedia”, nuovo autorità virtuale che svuota la già precaria autorevolezza del docente. “Lo dice wikipedia”, “ma prof. l’ho trovato su internet”: le divinità virtuali sono il loro banco: delle informazioni e delle competenze. Quindi qualcosa non funziona più sul canale della formazione, con tutti i rischi che conseguono. La società della conoscenza è però prima di tutto una comunità dialogante e si perde questa forma educativa le competenze vanno a friggere.

L’Umbria? Poco o assolutamente niente si discute sulla qualità didattica e sulle competenze necessarie ad affrontare un mondo che non è quello di ieri. Ed invece è quello che vorremo qui sollevare.

In Umbria la centralità dell’istruzione come valore aggiunto e vantaggio competitivo non sembra valorizzata. Si prenda, per esempio, il Dap, che è il Documento annuale di programmazione, ossia l’atto decisivo e primo di governo regionale. Ebbene: diversamente da altri anni, l’istruzione viene ridotta a due paginette striminzite che toccano problemi certamente importanti (integrazione; dispersione scolastica; studenti a rischio), ma che sono i presupposti di ogni politica scolastica. Cioè dispersione ed integrazione debbono necessariamente e istituzionalmente  essere posti ed affrontati, anche per sostenere un welfare efficiente. Ma sono presupposti, di tutto il resto non c’è traccia. Come, per esempio, affrontare la competitività attraverso nuove competenze tecnico-scientifiche, come elaborare un piano di valorizzazione dell’istruzione tecnica, come integrare istruzione e formazione professionale, come organizzare un sistema territoriale di poli scolastici omogenei, come potenziare la cultura della cittadinanza, come verificare e premiare la qualità e l’innovazione scolastica, come sollecitare la cultura imprenditoriale e del merito.  

Insomma, la comunità scolastica nel suo insieme, la società civile e l’establishment politico sono ingessati come statue di sale di fronte a cambiamenti che richiedono nuova creatività nelle soluzioni e rottura degli schemi passati. Ma il tempo non c’è più. Il prossimo anno saremo appunto valutati sulle competenze. Con il quizzone  no: almeno questo.

Gianni Codovini, Pubblicato ne Il Giornale dell'Umbria del 19.06.2014

 


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