La bandiera della Pace di Capitini esposta ad Umbertide fino a domani 3 ottobre

Fino a domani, domenica 3 ottobre, Umbertide ospita la bandiera della Pace, fatta cucire da Aldo Capitini ad alcune amiche in occasione della Marcia per la Pace del 24 settembre 1961. Solitamente esposta a Perugia, presso la Biblioteca di San Matteo degli Armeni, oggi e domani sarà visibile a tutti al Museo di Santa Croce.

"Voglio usare le parole di Gianni Rodari - dichiara Giuseppina Gianfranceschi del Coordinamento per la Pace di Umbertide - Niccone - Lisciano Niccone - per dire che cosa significa la bandiera fatta cucire da Capitini".

“Assisi, 24 settembre 1961: 700 anni sono passati da quando il più umile e il più grande figlio dell’Umbria, Francesco, lanciava da questi colli, all’Italia e al mondo, il suo messaggio di umana fratellanza, di amore per la vita e le sue creature.

Nel secolo dei satelliti artificiali e della bomba all’idrogeno, una folla diversa si raccoglie all’ombra dell’antica rocca per ascoltare un nuovo messaggio di pace; è la stessa folla che oggi, domenica, riempie gli stadi o si sgrana lenta all’ora del passeggio cittadino. Ma su di essa piovono tristi e solenni le parole che il poeta turco Nazim Hikmet ha scritto in memoria delle 70 mila vittime di Hiroshima, di una bambina giapponese che vive ormai solo in quei versi: «Avevo dei lucenti capelli: il fuoco li ha strinati, avevo dei begli occhi limpidi: il fuoco li ha spenti, un pugno di cenere: quello son io, poi venne il vento e ha disperso la cenere».

Si conclude ad Assisi, poco prima del tramonto, la Marcia della Fratellanza e della Pace: venti, trentamila persone sono partite stamattina da Perugia; hanno percorso a piedi i lunghi e faticosi chilometri che separano il capoluogo dell’Umbria verde dalla città di san Francesco, solo per dire all’Italia e al mondo, in questa penultima ora del giorno: «Vogliamo vivere, vogliamo che il mondo viva, vogliamo che da un continente all’altro le mani si stringano».

Il professor Aldo Capitini, che ha ideato e organizzato la marcia, in collaborazione con associazioni democratiche, sindacati e uomini di cultura prende la parola per primo: «Questa marcia – egli dice – era necessaria ed altre marce saranno necessarie nel nostro e negli altri paesi, per porre fine ai pericoli della guerra, per liberare i popoli dai mali dell’imperialismo, del colonialismo, del razzismo, dello sfruttamento economico». Lo scrittore Guido Piovene dichiara di aver aderito alla marcia per dire alto e forte il suo no alla morte.”

"È di questo spirito - continua Giuseppina Gianfranceschi - che vogliamo riempire le vite di tutti noi, tramite un umile simbolo come la bandiera cucita con strisce di fodera in quel lontano 1961, così semplice ma così potente fino ad essere diventata il simbolo del popolo della pace.

Dalla Marcia Perugia Assisi del 1961 alla Marcia che si farà il prossimo 10 ottobre, ci separano 60 lunghi anni, anni che hanno visto vecchie e nuove guerre ancora non concluse, nuove guerre concluse con una devastazione inimmaginabile, creando ogni giorno di più solchi profondi che separano le persone, noi abbiamo un dovere che ci è stato assegnato da tutti coloro che nel mondo sono morti per la pace e la libertà, è quello di preservarla dov’è e portarla dove non c’è ancora.

Vorrei finire con le parole di Gianni Rodari: “Le bandiere hanno il colore dell’arcobaleno, ma il richiamo alla natura ha un suo significato speciale: l’arcobaleno, questa volta, lo vogliamo prima della tempesta, non dopo. La pace deve precedere, impedire la guerra, per non essere soltanto un doloroso bilancio di rovine.”

 

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