Il recupero dell'ex stabilimento tabacchi

Caro Direttore visto il silenzio di tutti i giornali spero che pubblichi questa lettera. 

C’è un’altra controversa opera che fa discutere gli umbertidesi. Al di là della ferrovia sta per completarsi un intervento del quale resta da capire la destinazione e l’utilità, per come è stato realizzato. Stiamo parlando dell’ex magazzino tabacchi, quel grande capannone a ridosso degli spogliatoi del glorioso USU, che è stato abbandonato per molti anni e fa ora parte del Puc2 (Piano urbano complesso).

I lavori sono ancora in corso ma la struttura e la distribuzione interna sono oramai definite e completate. Innanzitutto si è scomodata la modalità di recupero delle importanti strutture industriali (la cosiddetta archeologia industriale) anche se l’edificio ex tabacchi non sembrava proprio avere le caratteristiche architettoniche, tali da giustificarne il dispendioso ricorso al suo consolidamento. Perché dunque questo ‘accanimento terapeutico’ verso una struttura povera, ordinaria, quando magari il riuso della volumetria in un manufatto ex-novo sarebbe stato più economico e avrebbe probabilmente portato ad un edificio più attuale e performante sotto tutti i punti di vista, non ultimo quello del risparmio energetico?

Oggigiorno le strutture lignee, per esempio, si prestano molto bene a coprire luci notevoli, garantendo inoltre costi contenuti ed un ottimo comportamento anti-sismico. Perché tutto quel cemento a rinforzare le deboli arcate esistenti? Cosa c’era di così prezioso in quella struttura fatiscente e ripetiamo, ordinaria, da dover essere conservato a tutti i costi?

Costi sicuramente alti, infatti. Tra l’altro, dove sia “possibile ammirare la struttura originaria e la volta del vecchio magazzino”, come si legge in una nota sul sito del Comune, proprio non si capisce, visto che dall’interno si vede solo un anonimo tunnel ‘voltato’ completamente controsoffittato e dall’esterno spiccano solo i nuovi enormi arconi di cemento armato. 

Ma ora, visto il ‘contenitore’, veniamo al ‘contenuto’. Si è parlato di sala polivalente, parola abusata troppo spesso, soprattutto quando non ci sono le idee chiare. Ebbene, nella moderna pratica architettonica corrente è certamente buona norma accorpare i servizi in un unico blocco e svincolarli così dalla superficie prettamente adibita alla funzione, ma questo si presuppone avvenga in una posizione ‘esterna’ o comunque marginale.

Nel caso del nostro fabbricato ci troviamo un blocco servizi (principalmente servizi igienici, locale tecnico e ascensore) situato quasi al centro della sala, con una rigidità distributiva che andrà sicuramente a scapito dello stesso uso dello spazio.

Umbertide aveva bisogno di un grande salone veramente polivalente, da poter essere ridisegnato ogni volta, con pareti mobili ad esempio, a seconda della necessità e quindi di un vero open space, da poter modulare facilmente. Qui l’open space, che pure era evidente già all’interno del magazzino abbandonato, è dominato da questo corpo centrale che nega in partenza la sua peculiarità di spazio aperto e flessibile. La piccola sala (con un esiguo numero di posti) creata sopra il blocco servizi, quindi al piano superiore, sembra un’isola sperduta in uno spazio immenso, un mezzanino di risulta piuttosto che una sala effettivamente progettata. E il cui prevedibile eco renderà vana ogni riunione o attività che lì si prevederà di svolgere.

Ancora una volta si è cercato di cambiare il volto di Umbertide senza sentire direttamente i cittadini e con proposte calate dall’alto, senza verificare le reali esigenze della comunità.

Un lettore umbertidese


Commenti

Inserisci un nuovo commento

Ass.ne Informazione Locale
via Roma 99 06019 Umbertide (PG)
P.IVA 03031120540
Privacy Policy