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I tagli nella Regione

Autore: Redazione Informazione Locale Ultima modifica: 06/11/2014 18:51:25

Le Regioni sono chiamate in questa legge di Stabilità , come si sa, a contribuire in modo decisivo al ristabilimento della finanza pubblica. Esse, come ha detto Renzi, debbono fare la loro parte; il problema è la misura di tale parte. Infatti, le Regioni rivendicano il peso maggiore che hanno dovuto sopportare nelle ultime Finanziarie. Allora per aprire un dialogo fattivo tra Stato e Regioni - senza mandare tweet - è necessario stare sui numeri. Proviamo prima a scavare un po’ più a fondo sul contributo delle Regioni alla riduzione delle spese e poi vediamo di fare, con una tavole delle spese, una comparazione tra le Regioni e stabilire come si comporta la nostra Umbria.

La Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, COPAFF, ha elaborato un Rapporto di  Condivisione tra i livelli di governo dei dati sull’entità e la ripartizione delle misure di consolidamento della finanza pubblica. Si tratta del Primo rapporto del 16 gennaio 2014, che delinea dal 2008 al 2013 le 19 manovre di finanza pubblica approvate dai vari governi. Il totale è pari a 122,8 miliardi di euro; l'impatto su Regioni (comprese le spese sanitarie), Comuni e Province ha toccato i 32,7 miliardi. Nel periodo esaminato il taglio delle spese correnti per le Regioni è stato di 7,7 miliardi, di 6,2 per i Comuni, 2,4 per le Province e 8,2 miliardi per la sanità. Più contenuti i tagli per le spese in contro capitale: 5,5 miliardi per le Regioni, 1 per i Comuni e 333,4 milioni per le Province.

Nel 2013 l'effetto cumulato in termini di indebitamento netto a fronte dei provvedimenti di finanza pubblica adottati a partire dal 2009 è stato pari a 78 miliardi di euro, come risultato netto di una riduzione di spesa di 23,8 miliardi. Il calo della spesa è imputabile per 10,1 miliardi alla parte corrente e per 13,7 miliardi al conto capitale.

Lo stesso Cottarelli, in un’audizione alla Camera, ha sottolineato come tra il 2009 e il 2012 lo Stato abbia ridotto la spesa del 10% in termini nominali, i Comuni l'8%, le Province il 14% e le Regioni, salvo il comparto della sanità stazionaria, il 16%. Quindi c'è stata una riduzione molto forte delle spese anche per le amministrazioni centrali, ma non per le pensioni, salite del 7%.

Il quadro ci restituisce uno sforzo delle autonomie locali e delle Regioni in termini di riduzioni di costi. Ma se andiamo nel dettaglio dell’analisi delle entrate ISTAT 1992-2011 (il 2012 non è disponibile) si nota un parallelo aumento delle entrate delle Amministrazioni Locali di circa 82,7 miliardi. È vero che la maggior parte dell’aumento attiene ad una modifica delle entrate delle Amministrazioni Locali voluta dal legislatore nazionale, ma questo non toglie la pressione molto marcata delle imposte e tributi locali. 

Dove si può dunque tagliare ulteriormente senza aumentare le tasse? Un quadro delle spese regionali lo offre Il Sole 24 Ore su dati del Ministero. L’Umbria come si pone in questo quadro delle spese?

Ragionando su valori in euro per abitante, l’Umbria, comparata con le Regioni dell’Italia mediana (Toscana, Emilia-Romagna, Marche) sembra posizionarsi ancora troppo in alto. Per le spese correnti l’Umbria spende per abitante 438 euro, mentre la Toscana 331, l’Emilia-Romagna 275 e le Marche 336. Uno sforzo qui non è possibile farlo?

Per il personale, l’Umbria spende per abitante 63 euro, la Toscana 39, l’Emilia-Romagna 31 e le Marche 40.  Possibile che siamo anche qui al primo posto?

Per il funzionamento (arredi, carburante, cancelleria, ecc.) l’Umbria spende 93 euro, la Toscana 76, l’Emilia-Romagna 28 e le Marche 49. Una sforbiciata non è qui prevedibile?

Per gli organi istituzionali, solo le Marche ci anticipano con 12 euro per abitante, essendo l’Umbria attestata a 11; l’Emilia a 8 e la Toscana a 6. Un qualche euro di troppo qui c’è.

Lasciamo la Sanità che è tema troppo delicato e implica altre e più importanti variabili, ma un discorso a carte scoperte, senza veli sulla riduzione delle voci che abbiamo sopra riportato non sembra scandaloso, come anche il presidente del Consiglio ha indicato.

Artcicolo del nostro Direttore Giovanni Codoivni, pubblicato ne Il Giornale dell'Umbria, 23.10.2014

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