Notizie » Società Civile La musicoterapia presso il Centro Alzheimer di Umbertide

La musica, si sa, rompe i confini. Una nuova prova è arrivata con un importante progetto che ha visto protagonisti gli ospiti del Centro diurno Alzheimer “Il Roseto”, che hanno riprodotto le canzoni anni Cinquanta, rivisitate in chiave moderna. È nato così il cd “Musicalmente”, frutto del progetto “Musicoterapia e Alzheimer” promosso dalla Sezione Soci Coop di Umbertide nell'ambito dell'iniziativa “Insieme per il centro diurno Il Roseto” e presentato sabato scorso presso la Residenza Balducci. Erano presenti il direttore del Distretto Altotevere dell'Asl 1 Daniela Felicioni, Alberto Trequattrini, responsabile del Servizio Disturbi cognitivi dell'Asl 1, il sindaco Marco Locchi, Serenella Leonardi della Sezione Soci Coop di Umbertide, Goretta Morini presidente dell'associazione Ama, che ha proposto il progetto ai Soci Coop, e il musicoterapista Francesco Fulvi. “Questo cd è l'ennesima prova che, tutti insieme, Asl, Comune e associazioni di volontariato, possiamo migliorare i nostri servizi e a far stare meglio i cittadini che frequentano i nostri centri”, ha detto la dottoressa Felicioni. “Dall'Alzheimer non si può guarire ma nel tempo sono stati scoperti trattamenti anche non farmacologici che sono in grado di migliorare la vita dei malati, come la musicoterapia”, ha aggiunto Serenella Leonardi. La musica è infatti la protagonista del progetto in quanto in grado di stimolare e coinvolgere i malati di Alzheimer, facendo riaffiorare alla loro mente ricordi e sensazioni del passato. Il risultato è stato più che positivo perché con la pratica del canto, accompagnata da strumenti musicali del passato e del presente, il musicoterapista Francesco Fulvi è riuscito a coinvolgere anche i pazienti che sembrano non reagire più agli stimoli. Il progetto di musicoterapia è stato finanziato dalla Sezione Soci Coop grazie alle iniziative promosse nel corso dell'anno, come la cena d'estate in galleria e la tombolata in galleria, e il prossimo anno verrà esteso anche agli anziani ospiti della Residenza Balducci e ai bambini che soffrono di autismo.

17/12/2013 15:29:19

Notizie » Società Civile Cure palliative: assistenza domiciliare nel territorio

Una prima risposta, solo sui dati, è arrivata sulla questione cure palliative. Ma rimane ancora tutto da capire perché un centro di hospice non si realizzi, vista le buone pratiche già messe in campo. La realtà sanitaria italiana evidenzia, come in zone territoriali adeguatamente dotate di strutture sanitarie domiciliari, la percentuale di decessi a domicilio tra i pazienti si è ormai saldamente stabilizzata nell'ordine dell'85%, mentre in territori ove non sono presenti Unità di Cure Palliative e Assistenza Domiciliare, la percentuale di pazienti oncologici che decedono a domicilio è pari al 44%. Umbertide e l'Alta Valle del Tevere vantano una spiccata cultura nelle Cure Palliative, l'insieme degli interventi terapeutici e assistenziali rivolti ai malati terminali e alle loro famiglie. Lo dimostrano i numeri dell'attività svolta dal Servizio di Assistenza domiciliare del Centro Salute di Umbertide, in collaborazione convenzionata con i professionisti messi a disposizione dal Comitato locale AUCC, infermieri, psico-oncologi, addetti al trasporto dei pazienti oncologici presso i centri di diagnosi e terapia, che offrono assistenza domiciliare gratuita 24 ore su 24 7 giorni su 7, festivi compresi. 365 giorni l’anno un punto di riferimento fondamentale per i malati di cancro e le loro famiglie nei quattro comuni ricadenti nell’area del Centro Salute. Un’integrazione totale tra pubblico e privato che consente di assistere i pazienti con patologia oncologica in sinergia con i medici di famiglia e con i sanitari del Centro Salute. Dal 1° gennaio al 15 novembre 2013 sono stati 47 i pazienti terminali presi in carico dall'equipe dell'assistenza domiciliare, composta da infermieri, medico palliativista del Servizio di Assistenza domiciliare del Centro Salute, dal personale Aucc e medico di medicina generale. Si tratta della quasi totalità dei malati terminali, stimati, sulla popolazione coperta dal servizio, intorno alle 50-60 unità all'anno. 41 sono i pazienti deceduti, di cui 37 al proprio domicilio, pari al 90,25%, indicatore di un'eccellente assistenza al malato e di un'ottima assistenza/supporto ai familiari durante tutta la fase della terminalità. Per giungere a questi significativi risultati, l'impegno nell'individuazione e nella gestione dei bisogni del malato terminale è stato, nel corso degli anni, continuo e non privo di difficoltà. Il progetto di offrire assistenza domiciliare alle persone malate di cancro in fase avanzata è nato, grazie all’apporto sinergico tra volontariato e sistema sanitario, da un'attenta analisi dei problemi legati alla malattia oncologica terminale e al suo impatto umano, oltre che medico. La ricerca della qualità dell'intervento ha assunto sempre maggiore importanza divenendo prioritaria rispetto al criterio quantitativo: si è compreso il limite implicito nel perseguire a qualunque costo, fisico, psichico e morale, la sopravvivenza del paziente. Prendersi cura della persona, prima ancora che del malato, e dei suoi sintomi; privilegiare la qualità della sua vita nei giorni della sofferenza è diventato, nella professione degli operatori sanitari a domicilio, un dovere e un obiettivo per ottimizzare il proprio lavoro. Per raggiungere questo obiettivo l'equipe procede ad una presa in carico globale del malato fin dall’inizio del percorso di malattia, mediante un approccio multidisciplinare realizzato attraverso la collaborazione fra operatori sanitari, paziente e familiari. In questa prospettiva, l’equipe di Assistenza Domiciliare dall’inizio dell’anno ad oggi, ha gestito oltre 140 pazienti. Tutto ciò è stato possibile ed è possibile grazie all’importante contributo economico che ha fornito e fornisce l’Aucc Comitato di Umbertide con quattro infermieri e i mezzi messi a loro disposizione.  

06/12/2013 15:10:18

Notizie » Società Civile Le cure palliative: una necessità sociale e umana

Potenziare le cure palliative domiciliari e residenziali. Umbertide Aperta pone con decisione questo obiettivo, chiedendo alla istituzioni locali ed alla Regione un preciso impegno in tal senso. Nonostante la presenza di ottime competenze mediche (medico palliativista), di un centro salute con personale infermieristico qualificato, una disponibilità costante e preziosa dei volontari dell’AUCC e dalla stessa associazione – afferma il movimento - nel territorio la cultura e la prestazione di cure palliative è ancora poco sviluppata. Occorre invece investire in questa attività di assistenza e di supporto rivolta alla persona ed alla famiglia: potenziando la rete di assistenza domiciliare con personale specializzato, costruendo una maggiore collaborazione con i medici di base, sviluppando una campagna informativa sulle cure palliative, pensando alla realizzazione di una struttura residenziale (Hospice). Per cure palliative si intende l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici ed assistenziali rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da una inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici. Sono rivolte soprattutto, ma non solo, a malati oncologici. Ad Umbertide e nel territorio – sottolinea il movimento Umbertide Aperta – ci sono tulle le condizioni di base che consentono di potenziare un servizio che è purtroppo essenziale per aiutare le molte persone, e le loro famiglie, che si trovano a vivere ed a gestire una situazione di inguaribilità della malattia, di malattia cronica, di fine vita, evitando quanto più possibile ricoveri ospedalieri e rispettandone la dignità e la volontà. C’è innanzitutto bisogno di attivare sinergie tra tutte le varie figure professionali che tra loro debbono interagire (medico palliativista, psicologo, psichiatra, infermieri specializzati, medici di base, operatori socio sanitari, fisioterapisti, assistenti sociali, volontariato), sviluppando un approccio ed una organizzazione in grado di integrarsi fortemente al suo interno e con i presidi sanitari, i servizi sociali, le associazioni di volontariato, garantendo da subito una reale continuità dell’intervento domiciliare ed in prospettiva la realizzazione di una struttura residenziale. Umbertide Aperta

27/11/2013 15:04:18

Notizie » Società Civile Vivere a Milano: giovani umbertidesi nella grande città

Chiedermi di scrivere quest’articolo è stata una proposta entusiasmante quanto difficile. Credo che tanti principi giornalistici vadano a cadere quando si è troppo coinvolti in prima persona. Questo è il reportage del mio viaggio, o meglio del nostro viaggio, il racconto di umbertidesi fuori di Umbertide. Molti nel passato e nel presente hanno lasciato ‘la Fratta’ per abitare altrove spinti dalla necessità di colmare un’esigenza: lavoro, studio, amore. Noi siamo “quelli di Milano”. Le nostre storie partono dalla stessa casa, si dividono nello scorrere frenetico della città lombarda, nella corsa dei suoi impegni e di tutte le opportunità che offre, e tornano ad intrecciarsi qualche fine settimana nei viaggi di ritorno in macchina o nelle serate di aperitivo ai navigli o a corso Sempione o in qualche gita domenicale al museo. Vivere lontano da casa per tanto tempo fa inevitabilmente maturare dentro qualcosa, le esperienze e le sensazioni provate sono così soggettive e varie che non è possibile parlarne in modo asettico ed uniforme per rintracciare una tendenza generale. Pertanto a ognuno la sua voce. Cristina, 24 anni, studentessa. Partire è stata fin ora la scelta più difficile della mia vita, un salto nel vuoto. Ho sempre amato casa mia, la sua gente, la mia quotidianità, ho pensato sempre al mio futuro ad Umbertide. Poi un’interessante specialistica che aveva da offrirmi qualche possibilità lavorativa in più rispetto a Perugia e l’idea di provare almeno un’esperienza fuori porta mi hanno convinto. Ora vivo a Milano da più di due anni, mi sto per laureare in un corso di Editoria interno a quello di Filologia Moderna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e lavoro nella direzione di uno dei Collegi dell’Università stessa. Sono soddisfatta e amo quello che faccio; inoltre l’ambiente è stimolante, le attività culturali sono un fiume in piena e la città è un crocevia di nazionalità differenti;  conoscere persone provenienti dalle diverse parti d’Italia e del mondo mette alla prova le proprie sicurezze e costringe a pensare. Nuovi incontri hanno portato a legami forti di cui ora non saprei immaginarmi senza. Non ho avuto solo cose belle come alcuni hanno immaginato: è stato difficilissimo, faticoso, doloroso, a volte lo è ancora. Soprattutto perché la distanza mette a nudo i rapporti con le persone di una vita, e se trova debolezza li elimina. Sei inizialmente solo e per la prima volta ti trovi a costruire una tua esistenza dal nulla; questa situazione ti scava dentro, ti pone domande, ti costringe a conoscerti e darti risposte, a crescere. Ora mi sento più forte per i passi avanti fatti, perché so su chi contare sempre, a partire dalla mia famiglia, perché so cosa cerco.  Quando torno a casa ciò che prima noto sono l’odore dell’aria e il verde che invade la vista e sento di ritrovare quello che sono nel più  profondo. È una sensazione piacevole e nostalgica allo stesso tempo, come ritrovare qualcosa che ricordo meraviglioso ma che sento non appartenermi adesso. Come una maglia che resta stretta perché si è cresciuti. Penso al mio futuro e vedo bianco come un foglio da scrivere. Per ora sento di voler continuare a vivere a Milano perché vedo che posso costruire qualcosa, ma la possibilità di tornare in un futuro ad Umbertide o in Umbria in generale -sperando anche in una situazione lavorativa migliore- per dare il mio contributo e costruire la mia esistenza, resta dentro.  Paolo, 33 anni, ingegnere elettronico Sono 3 anni che vivo qui a Milano, 3 settembre 2010. Data difficile perchè è il giorno del "taglio col passato". Volenti o nolenti quando ci si trasferisce ci si "stacca" dalle amicizie coltivate quotidianamente, dalle attività, dalle passioni che si mettono nel cassetto per ritirarle fuori in situazioni più tranquille. E' però anche il momento in cui si cresce: ci si mette davanti al mondo con le proprie forze a disposizione anche se fortunatamente con la tranquillità di chi ha una famiglia alle spalle. Il motivo che mi ha spinto a trasferirmi a Milano è stato lavorativo. Avevo un lavoro come ingegnere elettronico pagato con un assegno di ricerca, senza malattie, ferie e contributi con rinnovo annuale (regione permettendo). Il lavoro che facevo era molto interessante ma non mi dava la stabilità neanche per prendere una casa in affitto. Così mi sono guardato attorno e ho colto l'occasione che mi si è presentata. Ora lavoro come consulente per una grossa società che si occupa di automotive. Il primo contratto propostomi è stato da subito un tempo indeterminato, con prospettive di crescita professionale (in seguito avvenute) e soprattutto con la possibilità di vivere senza mamma e papà che tirano fuori qualcosa dalle loro tasche. La grande differenza che ho trovato è stata però la diversità del rapporto datore di lavoro - lavoratore: qui io non sono solo "forza lavoro" ma "risorsa" da far crescere e specializzare. Questa differenza è secondo me dovuta al fatto che, mentre in terra natale il lavoro specializzato era davvero raro, qui è abbastanza diffuso e quindi si tende a proteggere e valorizzare una persona che genera profitto piuttosto che spremere a dovere «tanto dopo di te ce ne sono altri 100 che aspettano». Detto ciò non nascondo il desiderio riavvicinarmi agli affetti, alle attività e soprattutto alle tavole di casa mia ma aver fatto questa esperienza sicuramente mi ha aperto gli occhi su tante cose che prima non riuscivo a decifrare: stando lontani si capisce forse a cosa si è disposti a rinunciare e cosa invece non è sacrificabile nella propria vita... e si riaggiusta il tiro. Ilenia, 27 anni, art director junior Dopo la laurea in Tecnica Pubblicitaria, ho deciso di seguire la mia passione per la pubblicità e per l’organizzazione di eventi conseguendo nel 2009 un master a Roma. Per circa tre anni e mezzo ho lavorato, sempre a Roma, presso un’agenzia di produzioni video e organizzazione eventi, un lavoro molto dinamico e stimolante che, assieme alla vita da “fuorisede”, mi ha fatto vivere una bellissima e ricchissima esperienza sia dal punto di vista professionale che umano. Carica di entusiasmo ho rifatto quindi le valigie e sono partita alla scoperta di Milano, dove da poco più di un anno lavoro come art director junior presso un’agenzia di comunicazione e marketing. La cosa che forse mi piace di più di Milano è il suo essere sempre in movimento, di Roma invece la sua capacità di non farti sentire mai un ospite, di Umbertide sicuramente l’affetto sincero della famiglia e degli amici. Legami veri e profondi che ti fanno affrontare in maniera più leggera gli 800 km per tornare a casa! Chiara, 24 anni, infermiera La mia avventura è cominciata circa due anni fa, quando dopo una lunga serie di prove e concorsi, ad un anno circa dalla laurea in infermieristica, venni assunta di ruolo nell’Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate in provincia di Monza e Brianza. All’inizio devo ammettere che è stata dura: ripartire da capo non solo con il lavoro, ma anche con le persone, la città e i suoi ritmi … poi con il passare del tempo le cose hanno assunto una prospettiva nuova, e ora sono soddisfatta di quello che faccio e soprattutto guardandomi intorno mi sento fortunata ad avere un lavoro, per di più che amo e mi gratifica. Certo La lontananza si fa sentire, tornare ad Umbertide per le ferie è ogni volta una gioia e una riscoperta e come succede per le persone, così anche per i luoghi, quando si è lontani si riesce meglio ad apprezzare e valorizzare gli aspetti positivi, che invece altrimenti nella quotidianità rischiano di passare inosservati o addirittura scontati. La speranza che ho nel cuore è quella , ovviamente, di poter tornare un giorno nella mia Itaca soddisfatta e felice del viaggio che, non senza ostacoli, ho deciso di intraprendere, ma che sicuramente ha contribuito a farmi crescere e diventare ciò che sono adesso! Giacomo, 26 anni, consulente pedagogico Sono partito da Umbertide per continuare i miei studi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, specializzandomi in Consulenza pedagogica per la Disabilità e Marginalità. Sono partito con la speranza di crescere, provarmi e continuare a scoprirmi, portando certamente la possibilità di restare qua, o almeno di provare. Ho maturato naturalmente la scelta di rimanere a Milano: non ci sono state motivazioni precise, certo sicuramente degli stimoli, come le possibilità lavorative e soprattutto le nuove relazioni amicali e non, costruite saldamente. Nulla però è bastato da poterlo identificare come il motivo, se non una volontà intrinseca di stare. Ora vivo a Saronno e lavoro a Milano per una cooperativa sociale e mi occupo di persone con disabilità, con progetti volti all’autonomia e alla gestione del tempo e delle risorse che ognuno di loro, di noi, porta con sé. Pensare a casa mi rende felice, pensare che il posto da cui sono partito è lì, sempre e comunque, con tutti gli affetti e le persone che amo mi dà la sicurezza per restare. Non tornerò a casa, anche se di definitivo nella vita c’è poco, soprattutto se devo guardare così lontano nel futuro, però so che la mia esistenza è qua, nella mia scelta, nella mia nuova casa in affitto, nel mio lavoro, nelle persone che ho incontrato e sto continuando a incontrare … e mi piace definire Umbertide come la mia Itaca, rubando le parole a Kostantinos Kavafis “ Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca.” Cristina Caponeri  

26/11/2013 16:05:52

Notizie » Società Civile Pari opportunità: alla Commissione serve commistione

La parrucchiera sta per farmi il famoso shatush ai capelli, io sono certa che questa sera nessuno me li tirerà perché ho rincasato tardi. Sempre dalla parrucchiera leggo una rivista che poi cedo gentilmente alla cliente venuta dopo di me perché io sono arrivata alla pagina dell'oroscopo. C'è il portariviste e c'è una specie di volantino, rosa. Un numero, 800.861126, quello di TelefonoDonna. Nell'immaginario, mio e collettivo, il telefono è azzurro e buono, piange se è cantato da Domenico Modugno e fastidioso in ogni caso quando in casa squilla durante la cena. Perciò prendo il volantino tra le mani, inizialmente lo utilizzo per sventolarmi dal caldo del casco poi decido che è bene aggiornarmi quindi lo apro. Poche righe, quelle che servono. Un timbro cattura la mia attenzione, ne riconosco le coordinate: Centro Salute; Largo Cimabue 2; il lunedì e il mercoledì dalle 15,00 alle 19,00; il venerdì dalle 9,00 alle 13,00. Un altro numero, stavolta più familiare: 0759425120. Si tratta d'un punto d'ascolto che offre consulenza legale, psicologica e gratuita. Si parla di violenza contro le donne. Penso che non possa riguardare la mia città, Umbertide. Nella mia città ci sono scorci da mozzare il fiato e nessuno che te lo toglie stringendoti il collo, per strozzarti. C'è il Tevere, nessun fiume di lacrime ingoiate. C'è il Museo di San Francesco, qualche rotonda, c'è la Rocca quindi nessuna rocca-forte del maschio forte, a menare. E poi le donne con gli occhi gonfi dai lividi si vedono solo nei film mentre i maxi occhiali da sole sono semplicemente all'ultimo grido. Un grido. Un silenzio. Ancora oggi, nel nostro Paese quando si parla di violenza domestica vince il secondo. Quindi la roccaforte della paura c'è dappertutto, nelle grandi metropoli come nelle città di provincia. Pare sia difficilissima da espugnare. Non impossibile. La missione parte dall'ammissione, non di colpevolezza poiché la vittima è sempre la donna maltrattata. Allora è bene sapere che dal 2005 il nostro Comune offre un servizio a sostegno delle donne che subiscono violenza e maltrattamento e che questo servizio è attivo grazie al lavoro della Commissione Pari Opportunità di Umbertide, operosa nel formare volontarie al delicato ruolo di operatrici d'ascolto e accoglienza. A questo punto credo di ricordarmi che l'anno scorso, in occasione della mia decisione di tagliarmi i capelli di ben tre dita, sempre dalla mia parrucchiera di fiducia (o mi trovato al supermercato? forse dal medico? ) ho letto il volantino della mostra d'arte tal dei tali. C'era apposto il logo della Commissione Pari Opportunità della mia città. E in quell'altra occasione, mentre mi trovavo al parco mi sono seduta proprio sull'invito alla presentazione dell'autrice x la quale ci teneva a informarmi che il suo libro y (rimasto incognito ai più, appunto) in qualche modo, avrebbe riguardato anche me. Riguarda anche me, coinvolge tutti noi. Alla Commissione serve una commistione, d'interessa da parte della cittadinanza. Piccoli servizi offerti agli umbertidesi e non solo, piccoli segnali di fumo: per non averlo negli occhi. Elisa Vescarelli.

26/11/2013 16:04:55

Notizie » Società Civile Umbertide-Gubbio: migliore viabilità

Un miglior collegamento anche per Umbertide- Gubbio. L’inaugurazione di lunedì scorso del tratto Madonna del Ponte- Mocaiana della variante alla strada Pian D’Assino è finalmente un valore in più per il territorio. Erano presenti il presidente Anas Pietro Ciucci, il capo compartimento Anas Umbria Raffaele Spota, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, l’assessore regionale alle Infrastrutture Silvano Rometti, l’assessore provinciale ai Trasporti Domenico Caprini, il sottosegretario di stato al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Rocco Girlanda, il prefetto di Perugia Antonio Reppucci e il commissario straordinario del Comune di Gubbio Maria Luisa D’Alessandro. Il primo tratto della variante è lungo 5,9 km, è costituito da due corsie da 3,75 m per senso di marcia e consente di evitare l’attraversamento degli abitati di Mocaiana, Casamorcia e Semonte, mettendo in sicurezza gli abitanti delle frazioni da una parte e garantendo agli utenti della strada tempi di percorrenza più rapidi dall’altra. I lavori, durati tre anni, sono costati 22,7 milioni di euro. Come sottolineato dalle autorità presenti, ora l’obbiettivo è quello di proseguire con il completamento dell’arteria, fino a raggiungere Umbertide, per fare in modo che la Pian D’Assino diventi un’arteria di interesse nazionale. Per il completamento è necessario un investimento pari a 245 milioni di euro, per questo il progetto è stato frazionato in tre stralci, il primo da Mocaiana al bivio per Pietralunga di 3,6 km di lunghezza per un costo di 74 milioni di euro, il secondo da Camporeggiano allo svincolo della E45 per 5 km di lunghezza e 52 milioni di euro e il terzo da Camporeggiano al bivio di Pietralunga, per 7,4 km ed un costo di 120 milioni di euro. È stato comunque annunciato che il Governo stanzierà nella prossima legge di stabilità le risorse necessarie.  

26/11/2013 15:42:12

Ass.ne Informazione Locale
via Roma 99 06019 Umbertide (PG)
P.IVA 03031120540
Privacy Policy