Notizie » Editoriale Il funambolismo sulle primarie

Pubblichiamo un articolo di fondo del nostro direttore apparso su "Il Giornale dell'Umbria" del 4.2.2014 La politica è veramente un’arte che mette a dura prova la logica; meglio mette in gioco il nesso tra la consequenzialità dell’azione e il percorso intrapreso. Ciò è tanto più evidente nel tempo delle elezioni amministrative, dove più facile sarebbe mantenere fermo quel nesso. Ma in Umbria, purtroppo, c’è un anello che non tiene e i nessi logici vengono sciolti dalla politica senza dare spiegazioni logiche o plausibili. Ci riferiamo alle primarie, al metodo delle primarie come strumento - ripetiamo, strumento non fine - per la scelta dei candidati a sindaco. Il caso di Perugia riassume tutti gli altri casi regionali, che non sono pochi. L’aria che tira nel PD è infatti di trovare soluzioni interne che possano ricomporre il partito, rivoluzionato dopo la scelta, proprio alle primarie, di Renzi. Ma se si pensa di evitare le primarie nel Pd e nella coalizione di centro sinistra per il sindaco trovando, attraverso compromessi mal digeriti, soluzioni locali ai problemi regionali, la miopia politica finisce per trasformarsi in cecità politica. Diventa puro funambolismo partitico, il cui senso profondo potrebbe sfuggire alla comprensione dell’elettore. Evitare le primarie a sindaco per ricomporre il quadro regionale, che peraltro non esiste, finisce per svuotare lo stesso spirito, la lettera e la realtà dell’elezione del candidato segretario nazionale. L’uomo delle primarie che nega le primarie! Qui non si tratta di salvaguardare l’autonomia dei circoli e delle unioni comunali, ma di tutelare la democrazia e di dare corpo allo spirito dei tempi. Il rapporto corretto tra cittadino e rappresentanti passa proprio dalle comunità dove il controllo è maggiore. Per questo le primarie non sono mai una conta interna al partito, ma una scelta di civismo. Rovesciare questo rapporto logico significa impoverire la domanda politica che non è finalizzata alla guida di un partito, ma al miglior interesse della propria comunità. Il rischio che in Umbria si continui a perpetuare la scelta dei candidati a sindaco nelle polverose stanze delle segreterie regionali moltiplica la crisi dei partiti stessi. Il sindaco figlio del compromesso dei signori delle tessere o del verticismo partitico lo fa nascere, peraltro, già “anatra zoppa” e lo espone alla fragilità di un consenso parziale. Il problema e la soluzione, ora in Umbria, è tutto nel campo di chi ha compiuto la battaglia per Renzi con oltre il 70% dei consensi. Il tradimento delle primarie, per chi ha fatto dello slogan “L’Umbria cambia verso”, si trasformerebbe in un Vietnam personale e di partito. Ma si sa: la consequenzialità dell’azione non è del mondo della politica. Ma dell’antipolitica sì.

05/02/2014 19:30:22

Notizie » Editoriale Staus quo e innovazione a Umbertide

Passata la mini Imu senza che l’Amministrazione abbia assicurato alcunché (e nemmeno risposto alle domande sollevate) si va dritti dritti verso le elezioni di maggio e non crediamo, pertanto, che il Consiglio comunale e la Giunta nei prossimi tre mesi restanti possano assumere decisioni, che, però, sarebbero comunque necessarie. Il voltafaccia di Rifondazione comunista, partito di governo più che di lotta, è significativo al riguardo: l’unica cosa certa è la conservazione, lo status quo. Tutto rimane così com’è, come se le urgenze e le scelte di fondo non esistessero. Tuttavia sta arrivando il tempo delle primarie, il fuoco delle primarie, che apriranno non solo alla scelta dei candidati, ma dei programmi. E qui che vorremmo soffermarci. Sulle cose da fare, magari da realizzare con una nuova leva di politici e amministratori, competenti e motivati. Prima di tutto: la questione industriale e produttiva. Senza polemica, ma fare visita come fa l’Amministrazione solo alle aziende sembra un po’ poco; va bene per il marketing politico e la ricerca del consenso - a dir la verità, similsovietico -, ma basta semplicemente guardare. Si sa quali sono i problemi: mancano le decisioni. L’analisi c’è manca l’azione, si sarebbe detto un po’ di tempo fa. Il tema semmai è il seguente: quale politica industriale, quali investimenti pubblici sulle infrastrutture, sulla formazione e sull’innovazione. A proposito di innovazione. A metà degli anni novanta si inaugurò ad Umbertide una politica centrata sull’ITT  (Centro  per l'innovazione ed il trasferimento  tecnologico) poi lasciato morire dalla Giunta nel 2005. Si era imboccata allora una via all’avanguardia e con enormi potenzialità, ma si è voluto, per ragioni ancora nascoste, cancellare quell’esperienza. Invece è da lì che bisognerebbe ripartire: nel nostro quadro produttivo, giocato essenzialmente sull’indotto (con tutti i pericoli che corre), soltanto la valorizzazione delle potenzialità tecnologiche darebbe respiro ad un sistema che non è ancora, appunto un sistema. Dunque: superiamo lo status quo e proviamo, con coraggio, a soluzioni creative, ma produttive.

25/01/2014 16:30:34

Notizie » Editoriale Fatti non parole sulla mini Imu e sul bilancio

Il sondaggio da noi effettuato sulla responsabilità del pagamento della Tares ha dato un verdetto chiaro: i cittadini pensano che il costo elevato della Tares sia da addebitare all’Amministrazione.  Si tratta di un sondaggio, anche molto limitato e senza pretese di oggettività, ma percepisce uno stato d’animo. Tanto la precedente amministrazione quanto quella attuale vengono addebitate di oltre il 50%. Anche il governo, dallo stesso sondaggio, non la passa mica bene: siamo al 41%. Politicamente, però, andando alla sostanza delle cose, questo inchioda il partito di maggioranza nella giunta di Umbertide e nel governo centrale, il Pd, a delle enorme responsabilità. Per cui appare alquanto debole la difesa dell’attuale Amministrazione di Umbertide di scaricare sul governo (vds. articolo e comunicato del Comune sul sito), della quale è compartecipe, le responsabilità sull’Imu e la tassazione comunale. Abbiamo persino il deputato di Umbertide che sostiene il governo Letta-Alfano e lo ha votato. Dunque è bene non farsi male con le parole! Le parole appunto. Non bastano ci vogliono i fatti. L’Amministrazione sostiene che, testualmente, “provvederà a far recuperare la Mini-Imu ai contribuenti al momento del pagamento della IUC 2014, la nuova Imposta Unica Comunale che ingloba tasse e tributi sulla casa (IMU) e produzione di rifiuti (EX TARES).”  Bene, benissimo, ma dato che i cittadini sono come San Tommaso vorrebbero toccare con mano la realtà e non la sola promessa. Allora bisogna far chiarezza. Intanto, per verità la Tasi ingloberà Imu e tassa rifiuti: per le prime case i cittadini pagheranno la Tari (che sostituisce la Tares e segue le stesse regole, tra cui quella della copertura integrale dei costi) e la Tasi. Per tutti gli altri immobili (seconde case, negozi, capannoni, terreni, ecc… ) si pagherà Imu, Tasi e Tari (questi tre tributi insieme formano la Iuc). Per cui la promessa della restituzione della mini Imu al momento della IUC 2014 sarà a giugno. Dov’è - qui San Tommaso - la delibera della Giunta e del Consiglio (magari) che certifica questa eventuale manovra e sposta al 16 giugno 2014 il rimborso della mini Imu? La si può fare: la decisione può essere adottata in base all’art. 1 comma 728 della legge 147 del 27 dicembre 2013 nella quale si stabilisce “che non siano applicate sanzioni ed interessi nel caso di insufficiente pagamento della seconda rata dell’Imu”, qualora la differenza venga versata entro il 16 giugno insieme alla prima rata della nuova imposta comunale. Il rinvio del pagamento non arreca quindi alcun danno erariale. Poi, un’altra domanda-constatazione:  si va per compensazione? Su quale imposta si insiste? Altrimenti è una promessa elettorale per le vicinissime elezioni amministrative. Ancora: non sarebbe meglio usare il fondo di riserva del bilancio come stanno facendo altri Comuni? Se non lo si può fare, ciò significa che il fondo di riserva non basta, non c’è e/o non è utilizzabile o è stato utilizzato? Domande pertinenti quanto scontate perché l’Amministrazione, testualmente, sostiene che “il bilancio in regola, certificato e sano”. Logica vorrebbe che la riserva di bilancio copra questo stato di necessità o forza maggiore per tutelare i cittadini. Sennò quando lo si usa? I rimedi ci sarebbero, dunque, senza scomodare Tar del Lazio (come hanno fatto alcuni Comuni) o giustificazioni politiche che scaricano le responsabilità. Come San Tommaso si tratta di toccare con mano. Basta poco: una delibera.

18/01/2014 09:33:09

Notizie » Editoriale Prima il bilancio poi la politica

Dopo il menù di Capodanno veniamo al menù della città per il prossimo anno, ricco di eventi che potrebbero cambiare il volto della nostra comunità. Innanzitutto, accanto alle elezioni europee del 22-25 maggio, si svolgeranno anche le elezioni amministrative per il nuovo sindaco. Le manovre sono già in atto, ma il terremoto dentro il Pd di Umbertide, dopo la vittoria di Renzi, le rende più complicate. Legittimamente la componente maggioritaria nel partito - quella renziana - auspica un suo candidato; i “Giovani turchi” e i bersaniani (se ancora vi sono), che pur hanno la maggioranza interna al partito dopo il congresso, vantano una priorità. Che fare? Presto è detto: con Renzi segretario nazionale e data la prassi ormai consolidata non vi è altra soluzione che le primarie. Una diversa soluzione di compromesso interno (difficile da prevedere, comunque) sarebbe il definitivo svuotamento di un partito e la testimonianza di un comportamento che i cittadini, prima che gli iscritti al PD, rifiuterebbero. Meglio: non vedere il segno dei tempi sarebbe la prova provata di una classe dirigente che vive in altro pianeta. Primarie sì: ma come e con chi? Evidentemente, nelle elezioni comunali, ciò che conta è la coalizione con il suo programma di governo; di conseguenza, per renderla più forte, occorre il bagno del consenso delle primarie allargate alla coalizione. Questa strategia vale anche per il centro destra, chiamato a rendere possibile una svolta storica. I numeri, infatti, potrebbero dare la possibilità del doppio turno e in quel contesto nulla è scontato. Ancora: appaiono all’orizzonte anche le liste civiche. Bene è un segno di vitalità, solo però se riusciranno a coalizzarsi poiché il rischio è quella della polverizzazione del consenso. Tuttavia, le liste civiche potrebbero essere effettivamente la nuova variabile del cambiamento. Non sembra, allo stato attuale, che il movimento 5 Stelle abbia un candidato forte e un programma chiaro e distinto. Ma se avvenisse una coalizione di liste civiche e grillini allora le sorprese potrebbero esserci. Naturalmente si parla al condizionale con gli elementi che si hanno. All’indicativo, invece, un problema va posto: il bilancio comunale. Le ultime vicende (Tares, Imu, ecc.) hanno evidenziato una fatica di gestione. A tutte le forze politiche responsabili va lanciato un appello: capire come sostenere il bilancio. Poi si vedrà.  

03/01/2014 15:19:01

Notizie » Editoriale La fine di una stagione

Un’altra, e probabilmente definitiva, scossa tellurica alla maggioranza politica che governa Umbertide è arrivata da Rifondazione comunista. Con coraggio e trasparenza politica, Rifondazione ha deciso di uscire dalla Giunta: i modi con cui lo farà sono, a questo punto, secondari. Il succo è che anche Rifondazione certifica la fine di una stagione politica e amministrativa, che di fronte ai cambiamenti generali e locali non ha saputo e voluto spostare la direzione. Infatti, Rifondazione esce non per beghe personali o questioni di potere; esce perché la spinta riformatrice e del cambiamento, nei programmi e nello stile di gestione, si è completamente esaurita. Il comunicato ufficiale parla, infatti, di temi concreti che l’attuale e precedente Giunta non ha voluto o saputo mettere al centro dell’agenda politica e amministrativa. La stessa crisi economica e il contesto sociale reclamavano una svolta nella gestione. La protesta sulla Tares è stata solo la punta dell’iceberg di un malessere più profondo per scelte non condivise. Così, l’attuale Giunta è finita per apparire ed essere un semplice “continuismo” rispetto al passato recente, allorquando, invece, si richiedevano rotture. Il fatto è che non si può governare solo con la forza dei numeri: il vulnus era già del tutto evidente nel momento del passaggio di consegne del Sindaco. Ciò è avvento con uno stile e una procedura politica singolare, che è sembrata e vissuta come un’imposizione e un commissariamento, non come un rimpasto naturale, frutto del confronto.  Quel vulnus ha prodotto tutta una serie di effetti amministrativi e politici a catena, che si sono sovrapposti con il terremoto interno al Pd. La situazione però apre nuovi orizzonti: nulla è più come prima. La scomposizione e ricomposizione delle forze nel centro sinistra e nel centro destra - nazionale e locale - è foriera di possibilità, magari prima inesplorate. Nulla è più scontato: i segnali che mandano i cittadini e gli elettori sono chiari. Chi saprà meglio interpretarli avrà in mano la svolta.  

17/12/2013 16:03:14

Notizie » Editoriale La fine di una stagione

Un’altra, e probabilmente definitiva, scossa tellurica alla maggioranza politica che governa Umbertide è arrivata da Rifondazione comunista. Con coraggio e trasparenza politica, Rifondazione ha deciso di uscire dalla Giunta: i modi con cui lo farà sono, a questo punto, secondari. Il succo è che anche Rifondazione certifica la fine di una stagione politica e amministrativa, che di fronte ai cambiamenti generali e locali non ha saputo e voluto spostare la direzione. Infatti, Rifondazione esce non per beghe personali o questioni di potere; esce perché la spinta riformatrice e del cambiamento, nei programmi e nello stile di gestione, si è completamente esaurita. Il comunicato ufficiale parla, infatti, di temi concreti che l’attuale e precedente Giunta non ha voluto o saputo mettere al centro dell’agenda politica e amministrativa. La stessa crisi economica e il contesto sociale reclamavano una svolta nella gestione. La protesta sulla Tares è stata solo la punta dell’iceberg di un malessere più profondo per scelte non condivise. Così, l’attuale Giunta è finita per apparire ed essere un semplice “continuismo” rispetto al passato recente, allorquando, invece, si richiedevano rotture. Il fatto è che non si può governare solo con la forza dei numeri: il vulnus era già del tutto evidente nel momento del passaggio di consegne del Sindaco. Ciò è avvento con uno stile e una procedura politica singolare, che è sembrata e vissuta come un’imposizione e un commissariamento, non come un rimpasto naturale, frutto del confronto.  Quel vulnus ha prodotto tutta una serie di effetti amministrativi e politici a catena, che si sono sovrapposti con il terremoto interno al Pd. La situazione però apre nuovi orizzonti: nulla è più come prima. La scomposizione e ricomposizione delle forze nel centro sinistra e nel centro destra - nazionale e locale - è foriera di possibilità, magari prima inesplorate. Nulla è più scontato: i segnali che mandano i cittadini e gli elettori sono chiari. Chi saprà meglio interpretarli avrà in mano la svolta.  

17/12/2013 16:03:14

Notizie » Editoriale Meno tasse, più tasse

I dati non sono confortanti per Umbertide. Parliamo ancora disoccupati e cassaintegrati. Del resto, la crisi non sembra passare in Alto Tevere, ma quello che preoccupa è l’assenza delle misure per affrontarla.  I numeri della crisi non barano: sono 8381 le persone che, nel secondo semestre dell’anno,  sono iscritte al Centro per l’impiego. 2191 a Umbertide, 4986 a Città di Castello e 1204 a San Giustino. Salgono, inoltre, del 40% i rapporti di lavoro “cassati” o per licenziamento o per non rinnovo dei contratti, anche di brevi periodi. A soffrire sono i lavoratori dipendenti, ma anche le aziende. Problema ulteriore, in Alto Tevere, riguarda la cassa integrazione ordinaria: 51 sono le aziende che la utilizzano, coinvolgendo 646 dipendenti ad orario ridotto. Diminuisce quella in deroga. Umbertide conta 52 aziende in cassa integrazione in deroga per 229 lavoratori; Città di Castello sconta un peso rilevante con 155 aziende in cassa integrazione in deroga e 700 dipendenti coinvolti; San Giustino 29 con 122 dipendenti. Rimane la cassa integrazione straordinaria che tiene per 287 lavoratori. La gravità e urgenza della situazione dovrebbe far pensare ad uno scatto delle istituzioni su proposte anche fuori dal coro. Ma c’è silenzio. Ci permettiamo allora di suggerirne una. Mancano politiche locali di welfare? Bene: perché non ridurre l’Irpef comunale? Sarebbe una misura non solo di alleggerimento del carico fiscale, ma un potente simbolo per la politica locale.  Invece è proprio la politica territoriale che assume iniziative contrarie allo spirito dei tempi. L’ultima riguarda la trasformazione della E 45 in autostrada sottoposta a pedaggio. L'annuncio del maxi-progetto da quasi dieci miliardi di euro sta letteralmente spaccando il nostro territorio e l'Umbria in due. Visioni divergenti che si registrano a tutti i livelli, a cominciare dalla giunta regionale. L’amministrazione di Umbertide non ha ancora specificato la propria posizione. Perché, ricordiamo, la E45 autostrada è una nuova, sicura tassa, visto che costringerà gli umbri e le imprese umbre a pagare un pedaggio per transitare sullo stesso tratto di strada che oggi è gratuito. Altro che riduzione delle tasse!

16/11/2013 21:42:23

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