Umbertide “scrigno d'arte”: il restauro di un'opera attribuibile a Pinturicchio

di Fabrizio Ciocchetti

Siamo sicuri che in molti non se ne sono mai accorti o curati, ma, proprio sopra l’ingresso della porta di Santa Maria della Pietà è conservato un gioiello pittorico mai preso in seria considerazione: un lunotto con “Madonna con bambino tra angeli”. Ora, grazie ai finanziamenti della Banca Popolare di Milano e all’interessamento dei Frati di Santa Maria il lunotto è stato restaurato e riportato al suo originario splendore. Ne abbiamo parlato con la restauratrice, Giorgia Feligioni, la quale ci ha svelato tutti i retroscena.


Innanzitutto cosa rappresenta questo riquadro riportato sfuggito ai più? «Si tratta di un recupero importante di un affresco che raffigura la Madonna con Bambino tra angeli che si trova sopra il portone d’ingresso della Chiesa di Santa Maria della Pietà di Umbertide. E’ un affresco bellissimo che probabilmente può essere attribuito al Pinturicchio (che già internamente aveva realizzato “L’incoronazione della Vergine” nel 1503 assieme a Giovan Battista Caporali). Personalmente, toccando l’affresco, mi sono accorta della grandissima qualità dell’opera e che dal basso si nota poco».


Quale è stato il primo approccio al restauro? «Insieme alla dott.ssa Brucato (della Soprintendenza ai beni culturali e artistici che ha seguito passo passo i lavori), abbiamo optato subito per la rimozione del vetro che impediva la traspirazione del muro dall’interno verso l’esterno, provocando una condensa pericolosissima per l’affresco».


Qual è stato allora il suo intervento complessivo? «Io ho fatto una pulitura superficiale e ho attuato dei piccoli consolidamenti nelle zone in cui era staccato. Il lavoro grande è stato quello del ritocco, perché ci sono dei rifacimenti fatti in precedenza che ora non si usano più. Il mio è stato un ritocco leggero che però ha reso leggibile in toto quello che c’è nella lunetta completa. A uno sguardo attento si nota che la Madonna non ha più i capelli, né gli occhi, né le pupille, ma con il tipo di intervento fatto la leggibilità è completa e solo da vicino si possono osservare queste mancanze. Adesso si può ammirare nella sua bellezza meravigliosa e nei suoi colori questo affresco, che, ricordo, è dei primi del ‘500».
Da quanto tempo lavorava su questo affresco e da quando è partito questo finanziamento per risistemare l’opera? «Ci sto lavorando dai primi di Gennaio, ma, vista la pandemia in corso si è avuto un momento di stop e solo da poche ore posso dire di averlo terminato (il grosso del lavoro è andato dall’11 di maggio al 24 maggio). Il lavoro è stato portato avanti grazie al finanziamento ricevuto e grazie all’interessamento dei Frati della Parrocchia, oltre che al lasciapassare della Soprintendenza».
Qual è la cosa che porta ad attribuire al grande Bernardino di Betto, ovvero il Pinturicchio, questo affresco? «Pinturicchio era il “gioielliere”, colui che raffigurava nei minimi dettagli i suoi personaggi, colori, tessuti, paesaggi. La sua era una lettura calligrafica, quasi microscopica della realtà che rappresentava. Vedendolo da vicino, i polsini della veste della Madonna e un medaglione nell’angelo di destra sono di corallo (cioè ci sono intarsi con applicazioni di corallo, all’epoca costosissimo). Da questo si capisce che c’è stata una committenza importante e che il pittore era altrettanto importante. Inoltre, stupendo è il Bambino con in mano la rondine, definito nei minimi particolari e da vicino si vedono le pennellate minuziose dell’artista. Anche le luci, le ombre delle vesti degli angeli sono date con delle righe velocissime e sfumate che denotano la grande abilità dell’esecutore. Quindi l’attribuzione a Pinturicchio appare verosimile, o almeno a qualcuno della sua scuola».
Il quadro dell’Incoronazione della Vergine, tela davvero pinturicchiana, che è dentro Santa Maria non è l’originale, chi e come lo ha realizzato? «E’ una tela digitalizzata che si usa moltissimo per rappresentare i quadri che non sono più nel posto di provenienza. L’originale è nei Musei Vaticani; si tratta di una copia fedelissima con dei colori ottimi (propri di una tecnica sofisticata fatta con il digitale, per capirci con il computer.»
I lavori sono terminati o manca ancora qualcosa, per dire che il restauro è finito? Abbiamo pensato di aggiungere dei piccoli fari che daranno ancor maggiore visibilità all’opera nei momenti di buio. Procederemo proprio nei prossimi giorni alla sistemazione di quanto detto e invitiamo tutti gli umbertidesi a vedere un altro tassello delle opere d’arte prendere posto a pieno titolo alla Fratta, vero e proprio “scrigno d’arte”».


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