UMBERTIDE CAMBIA: RIPENSARE LA GLOBALITA’ DEI SERVIZI ALLA PERSONA

Riceviamo e pubblichiamo

Per Codovini e Faloci (Umbertide cambia) si deve aprire una politica e amministrazione dei servizi globali alla persona, da intendere in modo multidisciplinare.

«I recenti ed allarmanti dati territoriali su alcuni aspetti dell’adolescenza e della minore età - come disturbi del comportamento alimentare, depressione, dipendenze e bullismo - debbono indurre la politica e le amministrazioni ad un’analisi approfondita e a farsi carico di una questione così complessa che non può essere risolvibile localmente poiché metodi, strumenti e azioni necessitano di approcci multidisciplinari e sistematici. Perciò, prima di tutto, dobbiamo ripensare la globalità dei servizi alla persona».

Con questa analisi Umbertide cambia, attraverso il suo presidente Gianni Codovini ed il capogruppo Claudio Faloci, interviene sul problema del disagio giovanile, i cui numeri territoriali rappresentano di fatto un problema. «Da anni sollecitiamo - dicono Codovini e Faloci - un cambio culturale sui servizi alla persona che vanno gestiti in modo integrato. Se non si legano unitariamente il piano sulla famiglia, l’offerta educativa-formativa, gli ammortizzatori sociali e quelli dell’inclusione lavorativa nonché gli interventi del sostegno psicologico si va incontro, come sta avvenendo, ad una scoordinata frammentazione di azioni. Soprattutto non si è in grado di fornire all’altissima qualità del personale presente (Servizi sociali, Dipartimento salute mentale, Rete dei disturbi alimentari) un sistema unitario di protezione/promozione e una solida struttura organizzativa. L’attuale e precedente amministrazione di Umbertide non è stata capace, appunto, di farsi carico di questo approccio culturale e gestionale. Ciò avrebbe permesso e permetterebbe di lavorare non sugli effetti del disagio ma sulle cause remote di esso».

Codovini e Faloci indicano anche alcune vie e proposte. «In verità l’attuale Zona sociale, che sosteniamo, è un primo e ottimo strumento al riguardo perché lega le politiche delle diverse amministrazioni territoriali. In questo quadro, alcune recentissime leggi nazionali, quella sul reddito di inclusione e il decreto sul sistema integrato dell’educazione/istruzione da 0-6 anni, ci offrono l’occasione per pensare e agire territorialmente. È infatti ora di condividere un Piano dell’offerta formativa territoriale tra i vari soggetti prima richiamati e di costituire il Polo per l’infanzia (come indicato dal sistema integrato 0-6 anni). In tal senso è bene superare tutta quella serie di scatoloni vuoti degli “osservatori” che sono stati creati nel tempo, per sostituirli con un coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, che determini finalmente, come da legge, una valutazione multidimensionale del bisogno. Fondamentale poi è la definizione delle prestazione a sostegno della genitorialità: solo così si può passare dalla semplice assistenza allo sviluppo di comportamenti proattivi».

Umbertide cambia


 


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