Tratta EX-FCU: la parola ai pendolari

Umbertide ha sempre avuto un forte legame con la ferrovia. Molti nostri concittadini nel corso degli anni l’hanno servita con passione; molti umbertidesi ne hanno sempre fatto uso per recarsi nei luoghi di lavoro o di studio. Fino al termine del secondo conflitto mondiale, Umbertide era il crocevia di due importanti reti ferroviarie: la Ferrovia Appennino Centrale- che collegava Arezzo con Fossato di Vico, determinante per i collegamenti di persone e merci da ovest a est- e la MUA (poi diventata FCU), che univa l’Umbria da nord a sud, da Umbertide, appunto, fino a Terni.

Oggi la nostra città rischia di diventare il binario morto di un servizio essenziale per l’Alta Valle del Tevere.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, quando, lo scorso 6 settembre, il neo assessore regionale ai trasporti Giuseppe Chianella, ha annunciato la chiusura della tratta della ex-FCU da Umbertide a Città di Castello per consentire lavori di manutenzione e di messa in sicurezza. I lavori (di cui ancora non si sa la data di inizio), avranno durata di circa un anno e un costo complessivo di 6 milioni di euro. Bus sostitutivi hanno preso il posto dei treni, provocando non pochi disagi alle utenze, visto il taglio drastico delle corse.

Subito dopo l’annuncio della chiusura della tratta,  il mondo politico e amministrativo alto tiberino è prontamente intervenuto per scongiurare la cessazione definitiva del servizio. Amministrazioni comunali dei territori coinvolti, partiti politici e liste civiche presenti in Alto Tevere si sono uniti in un coro unanime: tempi celeri per reperimento delle risorse e per lo svolgimento dei lavori e no alla chiusura della ex-FCU.

La notizia nefasta dal 6 settembre non è che l’ultimo atto riguardante un disservizio che negli ultimi dieci anni è costantemente in crescita, dovuto in gran parte a strategie fallimentari che hanno comportato sperpero di denaro pubblico. Circa un decennio fa iniziarono i lavori per la rielettrificazione dell’intero percorso della Ferrovia Centrale Umbra che, a distanza di decenni, avrebbe mandato in pensione i vecchi Aln diesel e consentito il ritorno dei treni elettrici. Era il 2008, quando, con una grande manifestazione alla stazione di Umbertide, venne dato il benvenuto ai quattro treni elettrici Minuetto, costati 5 milioni di euro l’uno. Che fine hanno fatto oggi questi convogli? Semplice. Basta andare all’interno della nostra stazione e vedere tre di essi “a riposo”, esposti alle intemperie e “violentati” dalle bombolette di qualche aspirante writer. Solo uno quindi ancora “presta servizio”, ma attenzione, non sulla Terni- Sansepolcro, ma sulla tratta delle Ferrovie dello Stato Foligno- Terentola.

Molti considerano la causa di parecchi mali della ferrovia anche l’unione di tutte le compagnie di trasporto pubblico umbre. Era il 2010 quando venne creata Umbria Mobilità, la holding dei trasporti (con soci Regione Umbria, Province di Perugia e Terni, Comuni di Perugia, Foligno e Spoleto) che avrebbe unito i “giganti” dei trasporti dell’Umbria (Apm, Fcu e Minimetrò) e aziende di trasporto presenti nei grandi comuni umbri. Per alcuni l’unione venne vista come un bene, mentre per altri essa era considerata come una mossa per ripianare il “rosso” delle altre compagnie, visto che all’epoca la ferrovia godeva di buona salute. Ricordiamo inoltre che da luglio dell’anno scorso, Umbria Mobilità, dopo la cessione del 30% delle azioni societarie rimanenti, di proprietà Regione, è sotto il controllo totale di Busitalia, società partecipata delle Ferrovie dello Stato.

Non dimentichiamoci anche il raddoppio della linea Sant’Anna- Ponte San Giovanni. Lavori iniziati, poi fermati. Forse non avranno mai fine.

E’ notizia di pochi giorni fa, ad annuncio della chiusura per manutenzione della Umbertide- Città di Castello fatto, l’inizio dei lavori della bretella ferroviaria di Pierantonio. Una contraddizione bella e buona. Si inaugurano i lavori per il trasporto merci mentre il futuro di quello per persone è ancora avvolto nella nebbia.

Conclusa la carrellata su alcuni dei passi falsi commessi da inizio decennio fino ai nostri giorni, una domanda viene spontanea: che fine hanno fatto o in quale maniera sono stati spesi i fondi stanziati per la manutenzione ordinaria della rete ferroviaria?

Non sappiamo se ci sarà risposta, ma una cosa è certa: chi ci rimette sono i cittadini.

Agli utenti della ferrovia, che già hanno dovuto sopportare anni di disservizio (treni sporchi, scarsa sicurezza all’interno dei convogli, tariffe aumentate in maniera astronomica nel giro di pochissimo tempo), ora viene tolto un servizio essenziale che potrebbe definitivamente isolare l’intera Umbria del nord e che, attualmente, come riportato ad inizio articolo, comporta un’odissea per coloro che si spostano da nord a sud, e viceversa, quotidianamente.  Proviamo a calarci nei panni di essi: partenza da Sansepolcro in treno, capolinea a Città di Castello, in pullman fino a Umbertide per poi risalire su un altro convoglio. Tutto questo pagando.

Proprio per sapere l’opinione dei pendolari sull’attuale situazione, riportiamo la dichiarazione di Andrea Meniconi, coordinatore pendolari umbri e pendolari ex- FCU Alto Tevere:

«Tutto è avvenuto in fretta, senza preavviso e in momento delicato come quello del rinnovo degli abbonamenti- dichiara Meniconi- La situazione è molto compromessa; con le due rotture di carico, che hanno comportato la sostituzione dei treni coi bus, in vista dell’inverno, si andrà incontro a numerosi disservizi».

«Come comitato pendolari- prosegue il rappresentante dei pendolari-, da moltissimo tempo chiediamo la messa in sicurezza della tratta. Il rallentamento a 50 km/h era un preavviso, ma le nostre denunce sono sempre rimaste inascoltate.

La ferrovia va potenziata e rimessa a posto. Per questo le istituzioni locali devo impegnarsi a rintracciare i fondi necessari per ciò. E’ vero, il governo centrale ha effettuato numerosi tagli, ma in passato potevano essere impiegate delle importanti risorse finanziarie che sono state buttate via, come ad esempio con l’acquisto dei quattro treni “Minuetto” (di cui ne viaggia solo uno e gli altri stanno a marcire alla stazione di Umbertide) o per il raddoppio da Perugia- Sant’Anna a Ponte San Giovanni, i lavori del quale sono iniziati dieci anni fa e non vedono una fine. Come affermato precedentemente, non viene garantito più un servizio adeguato. Gli orari non vengono stabiliti secondo esigenze del pendolare ma a piacimento dell’azienda. All’interno dei treni vi è una vera e propria anarchia; con viaggiatori che non pagano il biglietto e molta sporcizia.

Come coordinamento c’impegneremo fin da subito in una dura lotta per garantire questo servizio essenziale per il nostro territorio. Proporremo a tutte le amministrazioni locali di convocare un Consiglio comunale aperto per discutere su questa situazione e per trovare una strategia comune per risolvere il problema il più veloce possibile, visto che ancora tutto è in alto mare».


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