Salvatore Pellino e il suo viaggio intorno al mondo

di Eva Giacchè  © 

Salvatore Pellino è partito da Umbertide tre anni fa, con uno zaino in spalla e la voglia di esplorare il mondo. Dopo 64mila km il suo desiderio di conoscere nuove culture e nuovi paesi non si è placato. Lo abbiamo raggiunto via mail per farci raccontare la sua coraggiosa scelta.

Dove hai trovato il coraggio di dire: mollo tutto parto?

«Penso ci voglia più coraggio a spendere tutta la propria vita nello stesso posto. Decidere di partire è stato facile, ho sempre avuto il desiderio di esplorare, di essere un viaggiatore.

Penso ci sia un tempo per tutto, per ognuno diverso. Quando ho capito che era arrivato il mio momento di partire, ho prenotato un biglietto sola andata per l’Australia. In realtà la mia prima intenzione era il sudamerica, poi confrontandomi con Federica, una mia cara amica di ritorno dall’Australia, ho deciso di optare per quest’ultimo paese, per la facilità di integrazione linguistica e migliori opportunità lavorative. La felicità provata al decollo ha cancellato tutte le preoccupazioni che il cambiare vita porta con sé. Una forte fonte di motivazione l’ho trovata nei libri di Carlo Taglia e Tiziano Terzani».

In questi anni, quante nazioni hai visitato? «Durante questo unico viaggio sono stato in Malesia, Singapore,  India, Nepal, Bhutan, Australia e Nuova Zelanda. In realtà non sono molti, preferisco prendermi il giusto tempo per conoscere nuovi posti, per comprendere meglio le persone, la loro cultura e le loro tradizioni. Un passo alla volta, senza fretta».

Qual è il paese che più ti ha segnato e perché? «Sicuramente è stato il Bhutan. E’ conosciuto come il paese più felice al mondo e vedere un popolo così felice pur non avendo tutti i comfort con i quali noi cresciamo, è stato un bagno di umiltà, da li è iniziato un cambiamento profondo nella mia vita».

Hai mai avuto paura? O ci sono stati momenti pericolosi? «Paura sinceramente no, la voglia di conoscere ciò che mi circonda è troppo forte, non ho nemmeno avuto momenti particolarmente pericolosi per fortuna».

Cosa ami di più di questa tua vita itinerante? «Amo la libertà, il poter scegliere di dormire ogni sera sotto un cielo diverso o di fermarsi per un po’, esplorare nuovi luoghi, conoscere nuove culture. Infine amo come il viaggio stia aprendo la mia mente».

Viaggi da solo o preferisci essere in compagnia? «Mi è capitato qualche volta di condividere il viaggio con qualcuno per poi separarci ma preferisco viaggiare da solo, ha tutto un’altra intensità».

5 domande con risposta secca: Il tuo piatto preferito: «Le lasagne di mia mamma»

Il cibo più esotico che hai provato: «Il durian»

Il momento più magico: «Dormire a cielo aperto nel Deserto del Thar»

Il posto più memorabile: «Il Paro Takstang (Tiger’s Nest)»

Il miglior oggetto che ti sei portato in viaggio: «il libro Into the wild di Jon Krakauer»

Cosa rispondi a chi pensa che bisogna essere ricchi per viaggiare? «Se si vuole viaggiare da turista, andare negli alberghi e non farsi mancare nulla allora bisogna essere ricchi. Io ho deciso di vivere il viaggio in maniera diversa, sono partito con uno zaino in spalla e quattro spiccioli, il sapersi adattare ed uscire dalla propria zona di comfort è fondamentale. Riuscire a capire cosa è superfluo ed eliminarlo dalla propria vita. Naturalmente lavorare in diversi posti durante questi anni in viaggio mi aiuta a continuare questa esperienza»

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Da quando sono partito, il mio percorso non ha mai rispecchiato i progetti iniziali, per esempio quando decisi di partire avevo in mente di stare in giro per un anno, ora sono passati più di tre anni e sono ancora dall’altra parte del mondo. Quindi ho smesso di fare progetti ed ho iniziato a farmi sorprendere dalla vita. In compenso ho un cassetto pieno di sogni. Il più grande è sempre stato girare il sudamerica in autostop, vorrei anche esplorare il deserto della Mongolia con il suo popolo nomade. Vorrei poter aiutare nel concreto popoli meno fortunati. Vorrei poter lasciare un segno nelle persone che incrociano il mio cammino, cosi da potermi ricordare con un sorriso»


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