RARO: Giovani umbri in fuga, critica ad una critica poco critica

di Alessandro Billi

Tra le notizie più virali del passato ottobre vi è stata sicuramente l’indagine ISTAT riguardo i giovani emigranti dall’Italia.

Problema che ormai perdura dall’inizio della recessione, tema discusso in tutte le salse possibili, ma mai toccato a fondo a livello locale, per non dire cittadino.

Dai dati snocciolati e spacchettati per regione e vari comuni si desume un dato tanto chiaro quanto angosciante: l’Umbria sta stretta ai giovani.

Le perdite in termini di unità sono a dir poco preoccupanti, indice di un futuro non propriamente roseo per il cuore verde d’Italia.

Giuseppe Castellini

A onor del vero, i dati citati non sono quelli ufficiali, bensì tratti dall’indagine Mediacom043, diretta da Giuseppe Castellini che li ha elaborati ed organizzati.

Quello che interessa maggiormente in questa analisi è la reazione che si è avuta post-pubblicazione dell’indagine sia da parte delle istituzioni che da parte dei vari media, sia tradizionali che web.

La sensazione è che nella fretta di andare a controllare i meri numeri, si sia persa un po’ di prospettiva e di profondità rispetto quello che emerge dalla ricerca.

Per iniziare, poche, anzi pochissime testate hanno riportato le metodologie secondo le quali è stata effettuata la rilevazione.

L’indagine prende come riferimento il periodo gennaio 2012 – gennaio 2017, fin qui nessun problema, l’ampia forbice dà una buona indicazione di quella che è stata la tendenza dei giovani umbri in anni nei quali la crisi era già matura. Per la verità però si parla di generici ‘’cali’’ numerici riguardanti appartenenti ad una determinata fascia di età e quindi insieme ben più ampio rispetto a chi si trasferisce all’estero (che comunque rappresenta una bella fetta).

L’aspetto che però molti hanno più gravemente omesso è cosa si intenda con la dicitura ‘’giovani’’.

La ricerca è chiara nello specificare che si intende la fascia d’età che va dai 25 ai 40 anni, categoria di giovani lavoratori e persone ritenute ‘’al massimo in termini di potenzialità’’. Tutto perfetto, se non fosse per il fatto che sono forse quelli ancora più giovani i primi ad andarsene

Sono tantissimi infatti i ragazzi che in ‘’età universitaria’’ se ne vanno per andare a studiare o a lavorare all’estero (in misura verosimilmente maggiore rispetto ai sopracitati), ma che non sono enumerati in questa ricerca, e che quindi devono essere aggiunti nella conta di chi fa fagotto e se ne va dalla nostra regione.

Dopo questa precisazione ‘’metodologica’’ è il momento di tuffarsi nei dati.

I comuni che hanno visto il calo più drastico sono quelli più piccoli, presi in esame dell’indagine sono quelli tra i 3mila e i 15mila abitanti, dei quali fanalini di coda si attestano: Acquasparta, Castel Ritardi, Piegaro ed altri, tutti con il 16% o più di ‘’giovani’’ emigranti.

La situazione non è di certo idilliaca, ma è ancor più drammatica se si pensa che la nostra regione è costellata di comuni ancora più piccoli, alcuni abitati da poche centinaia di anime, e che forse è proprio in questi che si è registrata la perdita maggiore viste le scarse possibilità offerte.

Il rischio è che quindi, a lungo andare ma nemmeno troppo, molte piccole realtà potrebbero scomparire del tutto, diventando a tutti gli effetti città fantasma modello film western.

A riportarci tristemente alla realtà ci pensano infatti intere zone d’Italia, ad esempio Puglia o entroterra sardo, nelle quali addirittura sindaci arrivano a ‘’pagare’’ chi decida di stabilirsi nei loro comuni.

Tabella relativa ai dati riguardo la fascia 25-40

Nella smania di andare a vedere chi è messo meglio e chi peggio, si finisce poi per sottovalutare tra i vari dati proprio la fotografia globale, che forse è l’aspetto che intristisce maggiormente: NESSUN COMUNE UMBRO MOSTRA IL SEGNO +.

Chiaro dunque che il problema inerisce l’intera regione e non solo alcune tra le sue zone più depresse.

Si arriva così al dato che ha occupato interi titoli di varie testate e che però è proprio uno di quelli più enigmatici: la situazione umbertidese.

Occorre innanzitutto evidenziare, e qui si tratta di un dato obiettivo difficilmente equivocabile, che la fascia 25-40 anni rappresenta il 20% (19,9% ad essere super puntigliosi)dell’intera popolazione cittadina.

Numero certamente positivo in una realtà come quella italiana nella quale la popolazione è sempre in età più avanzata, che rappresenta sicuramente un buon plus per la Fratta.

Veniamo però alla vera e propria pietra dello scandalo.

‘’Dai dati emerge che dal 2012 al 2017 ad Umbertide si è registrato un calo di giovani pari all’8,2%, percentuale migliore di quella della regione Umbria che si attesta invece al 10,4%.’’

Questa è la frase clou ‘’copiaeincollata’’ dal report sui vari media, unitamente ad affermazioni incensate su quanto la situazione sia rosea grazie ‘’alla numerosa presenza di aziende di rilievo nazionale ed internazionale’’.

I commenti appaiono chiaramente un tantino troppo trionfalistici, quasi dipingendo la cittadina come la Silicon Valley de noaltri.

Se è vero che Umbertide si trova sotto la media regionale, il che è insindacabilmente positivo, vero è anche che negli anni in questione poco meno di 300 ‘’giovani’’ hanno lasciato la città in cerca di fortuna, dato che non può e non deve fare contento nessuno, istituzioni in primis, ma nemmeno i media, che di fronte alla realtà dovrebbero essere sempre tra i più critici (costruttivamente s’intende).

Quella che infastidisce maggiormente è quindi questa ‘’schizofrenia’’ per la quale si passa nel giro di pochi giorni dal piagnisteo su carta all’omaggio più spinto.

A confermare il tutto ci sono anche le dichiarazioni di Castellini: ‘’Il sistema Umbria non ha retto ai cambiamenti che ci sono stati.’’, passando per “Strano che per 30 anni nessuno si sia accorto del declino della regione”, fino ad arrivare a divinatori ‘’Temo che questa crisi sarà ancora lunga.’’, o malinconici ‘’Adesso si galleggia soltanto.’’.

Detto ciò, la situazione è di certo difficile, ma non irreversibile, in casi del genere è importante mantenere la lucidità, aguzzare l’ingegno per uscirne con idee originali ed affrontare la realtà consapevoli dei propri limiti, ma anche dei propri punti di forza (come ad esempio la situazione leggerissimamente più stabile di Umbertide).

Ma no, di certo non è utile bypassare di netto il problema, cullandosi del fatto che c’è chi già annaspa, mentre l’acqua inesorabilmente, sale.


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