Perugia: polizia stronca attività di spaccio, due fermati

Nei giorni scorsi, gli uomini della Sezione criminalità diffusa della Squadra Mobile della polizia di Perugia, hanno concluso un’articolata attività d’indagine, dando esecuzione a due provvedimenti precautelari emessi dall’Autorità Giudiziaria a carico di due maghrebini, pregiudicati ed irregolari sul territorio nazionale, dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti nelle zone di  Fontivegge e Case Bruciate, nel capoluogo umbro.

Le indagini sono state avviate lo scorso maggio, quando era emerso che un paio di maghrebini, utilizzatori di una sola utenza telefonica cellulare di spaccio, erano particolarmente attivi nella commercializzazione al dettaglio, nelle due zone indicate ma soprattutto a Case Bruciate, di eroina e cocaina. La scelta della zona di Case Bruciate quale zona di spaccio, secondo quanto emerso nel corso dell’indagine, era dettata dalla necessità di eludere i controlli e le operazioni della Polizia di Stato, spostando gli incontri dal luogo tradizionale, quali la stazione ferroviaria e l’adiacente piazza del Bacio.

Le modalità dell’attività di spaccio erano le seguenti: generalmente il cliente contattava i fornitori di droga telefonicamente, uno dei due pushers, alternativamente, rispondeva alla chiamata e con il cliente si dava appuntamento in un punto preciso di Case Bruciate o di Fontivegge. Nel frattempo lo spacciatore, da solo o con il proprio complice, andava a recuperare lo stupefacente già accuratamente occultato sotto terra o in qualche anfratto della zona, solitamente già suddiviso in singole dosi, successivamente avveniva lo scambio stupefacente/denaro in contante, con la promessa di rivedersi alla prossima cessione.

Lo stupefacente era occultato in nascondigli di fortuna per l’ovvia ragione per la quale gli spacciatori, in caso di perquisizione personale o domiciliare, risultino sempre “puliti” e la tecnica della suddivisione in piccoli involucri, non risponde soltanto all’esigenza pratica di avere a disposizione dosi già pronte alla vendita, ma anche a quella di assicurarsi l’impunità e di evitare, in linea di massima, l’arresto, nel caso in cui la droga venga trovata dalle forze di polizia.

Le indagini hanno consentito di accertare come i due maghrebini gestissero importanti giri d’affari di spaccio e sono stati documentati contatti con numerosi clienti assuntori “fidelizzati”, per un totale di circa 90 cessioni di stupefacente, tra eroina e cocaina, tutte effettuate negli ultimi mesi. In quasi tutti i casi, come anticipato, il cliente e lo spacciatore (uno dei due fermati o entrambi) si davano appuntamento alla stazione Minimetrò di Case Bruciate o in Via Maturanzio, dove avveniva lo scambio. Le risultanze probatorie acquisite a carico degli indagati sono stati raccolte in un’articolata informativa di reato grazie alla quale il Pubblico Ministero ha emesso due provvedimenti di fermo di indiziato di delitto.

Nelle prime ore della mattinata, gli agenti della Mobile hanno dato esecuzione ai fermi ed ai decreti di perquisizione delegati contestualmente, all’esito delle quali è stato anche ritrovato, dopo estenuante ricerca, anche lo smartphone utilizzato per l’attività di spaccio. Entrambi gli spacciatori sono stati raggiunti nei rispettivi domicili, uno a Fontivegge e l’altro a Olmo, frazione di Perugia. In particolare, l’indagato domiciliato a Olmo era ospite del fratello, nella cui abitazione aveva da poco ottenuto, dopo essere stato scarcerato in virtù di provvedimento di altro procedimento, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Perugia con permanenza domiciliare notturna dalle 21 alle 7. Sulla base della gravità dei fatti contestati, del reale pericolo di fuga dei due maghrebini, uno dei quali, in particolare, ha dimostrato totale dispregio verso il vincolo cautelare cui era sottoposto, proseguendo nella sua attività illecita, l’Autorità Giudiziaria ha emesso due provvedimenti precautelari volti all’interruzione della loro attività criminale. All’esito della formalizzazione delle catture, i due fermati sono stati accompagnati a Capanne, dove resteranno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che procede.


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