Padre Marco Freddi: nuovo parroco di Santa Maria a Umbertide

di Fabrizio Ciocchetti © riproduzione riservata

È romagnolo, ha 44 anni e si chiama Marco Freddi il nuovo parroco di Santa Maria della Pietà. Lo abbiamo incontrato il giorno dopo il suo insediamento e gli abbiamo rivolto alcune domande per farlo conoscere a tutti. Persona sorridente, aperta, solare, con un passato nelle missioni francescane in Sud Sudan (Africa), Padre Marco ci è sembrato disponibile all’accoglienza e all’incontro e ci ha aperto le porte del convento per parlarci di sé.

Chi è P.Marco Freddi e quali sono state le sue esperienze?

«Sono un francescano, precedentemente ero in Convento ad Assisi nel Protomonastero alla Basilica di Santa Chiara e sono molto contento di iniziare questo nuovo cammino con gli umbertidesi».

Sappiamo che lei ha viaggiato in diverse parti del mondo, è vero? «Sì, ho avuto la fortuna di vedere diverse parti del Globo e ho vissuto anche due anni in un Paese dell’Africa, il Sud-Sudan, come missionario. Questo che ho appena citato è un Paese molto bello, anche se martoriato dalle guerre, in gravi difficoltà economiche (è uno dei Paesi più poveri al mondo). Di questo luogo ho ricordi molto belli e forti. Servivamo in una parrocchia, avevamo la gestione (io e altri missionari) di un campo profughi di 38 mila persone. Era una realtà molto bella di evangelizzazione e di vicinanza alla popolazione».

Adesso l’ hanno mandata a Umbertide; cosa sa di questo luogo e cosa si aspetta? «Di Umbertide so ancora molto poco. Posso solo dire che sono stato accolto in una maniera molto bella dalla comunità, dalla popolazione, dai parrocchiani. Ho avuto una prima impressione molto bella. Sono molto felice di essere qui e quello che mi porto è quello di imparare ad essere parroco insieme alla gente. Non sono mai stato parroco e imparerò ad esserlo dalla mia comunità di frati e alla Chiesa diocesana, con un Vescovo –Mons.Paolucci- Bedini- che si fida di me e anche dalla bellezza della gente che sono sicuro mi aiuterà in questo servizio».

Qui a Santa Maria chi ci sarà oltre al nuovo parroco? «Erano già presenti due frati (Fra’ Marco Bussi e Padre Luca Allaria); poi con me è venuto Padre Federico Marra, che era presente a Santa Maria degli Angeli come Penitenziere. Questa sarà la nostra fraternità».

Cosa le ha detto il Vescovo di Gubbio quando l’ha conosciuta? «È stato molto chiaro : “Siate accoglienti e aiutate a far scoprire ai vostri parrocchiani qual è stata l’esperienza che San Francesco ha fatto di Dio”. Questa cosa l’abbiamo accolta un po’ anche come missione della nostra parrocchia : mostrare come Francesco aveva incontrato l’Altissimo; continuare alcuni cammini che già erano iniziati, aprirne altri, ma, soprattutto come essere una parrocchia aperta all’ascolto. Questo è un tratto caratteristico del Santo di Assisi, ascoltare e conoscere Dio, i fratelli, attraverso il progetto di Dio stesso. Per questo abbiamo pensato di mettere fuori dalla Chiesa un semplice cartello che dice che ciascuno è benvenuto nella nostra parrocchia, nella Chiesa intera; ma anche la nostra disponibilità per ascoltare, confessare, pregare insieme, per la direzione spirituale. Insomma, la nostra apertura alla gente; siamo qui per servire il popolo di Umbertide e per essere vicino a chi ha bisogno di noi».

Credo che l’esperienza africana sia stata un’esperienza forte. Che differenze ci sono col nostro mondo e il nostro modo di vivere il cristianesimo? «Questa esperienza mi ha permesso di entrare in un popolo (o, più popoli, visto che c’erano diverse tribù al suo interno) e al centro della nostra fede. Ho vissuto un annuncio diretto della Parola di Dio, attraverso i sacramenti, la vicinanza negli eventi più tristi (lutti) e più belli (nascite di bambini). Proprio negli anni in cui ero giù si sono festeggiati i 100 anni di evangelizzazione. In Sud Sudan ci sono molte sette, animismo e varie confessioni. Ma c’è soprattutto la ricerca di Dio in questo pluralismo religioso».

Quale lingua parlava in Sud Sudan? «La lingua ufficiale è l’inglese, grazie alla colonizzazione che i britannici hanno fatto in questo luogo. Io andavo in giro col traduttore; nella nostra parrocchia si parlavano tre lingue locali; celebravo in inglese e l’omelia veniva tradotta in simultanea nella lingua locale e poi spostandomi negli altri  idiomi. Alla fine ci siamo capiti e voluti molto bene l’un l’altro, anche se non parlavo la loro lingua». 

In Sud-Sudan San Francesco è conosciuto? «Non è molto conosciuto; con la nostra presenza abbiamo avuto dei ragazzi che hanno deciso di entrare nei frati minori. A un ragazzo in particolare un giorno ho chiesto : “Ma come mai sei venuto da noi?”(lui viveva nel campo profughi che era quasi una prigione a cielo aperto gestito dall’ONU con la possibilità di un genocidio dietro l’angolo) e lui ha risposto  : “ Sono entrato da voi perché tu sei entrato in ogni tenda e non hai fatto nessun passo indietro quando vedevi le nostre misere, condizioni di vita (c’erano fogne a cielo aperto e persone che dormivano per terra seminude… ). Questo andare dappertutto, benedire tutti, ha fatto sentire una vicinanza francescana e della Chiesa. Mi è venuto in mente l’episodio del bacio di Francesco al lebbroso e il suo coraggio di incontrare tutti, senza giudicare nessuno, ma camminando insieme per mostrare il volto di Do”».

Qual è la missione che ritieniìe essere più importante per la Chiesa di oggi? «Stare vicino e insieme alle persone ferite dalla vita. Come per Francesco la Chiesa è come un ospedale da campo; quindi stare vicino a tutti, mostrando la benevolenza di Dio e la sua vicinanza Poi, camminando insieme per trovare la volontà di Dio».

Padre Marco, cosa si proponi di portare qui ad Umbertide?

«Quando ho preso parola nella messa in cui il Vescovo di Gubbio mi ha istituito parroco ho detto che noi ci proponiamo l’ascolto. Prima di fare tante cose vorremo ascoltare, proprio perché sappiamo che Dio ha un progetto su ciascuno, su questa parrocchia, sugli abitanti di Umbertide e noi dobbiamo ascoltarlo. Poi lo faremo, ma prima viene questo passaggio, perché se no rischiamo di fare tante cose che poi non dureranno. E allora l’ascolto penso sia un fare molto importante e attivo. Ascoltare nella Bibbia significa fare la volontà di Dio, quindi, ascolto per fare, non per sapere».

Grazie Padre Marco, in questo mondo che corre di fretta e lascia indietro i più deboli crediamo anche noi che l’ascolto si la virtù più importante.


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