Le origini della riabilitazione ad Umbertide

di Mario Tosti

Sono molto apprezzabili i risultati decritti nel numero scorso di Informazione Locale relativi al Prosperius che ha, finalmente, un umbertidese alla guida.

Come persona molto informata sui fatti, colgo l’occasione per raccontare, dopo un quarto di secolo, come è stato possibile attivare il servizio riabilitativo a Umbertide.

Era da poco entrata in vigore la legge di riforma Di Lorenzo del 1993, che ha posto fine ad una gestione approssimativa della sanità, preparandola alla radicale evoluzione imposta dall’esplosione della tecnologia e delle specializzazioni. Dopo un mirato fuoco di sbarramento, mi ritrovai nel ruolo di commissario straordinario della ULSS1 dell’Altotevere, mirando al quale avevo impostato tutte le mie esperienze professionali per affrontare la sfida: spendere meno e meglio, nel rispetto del principio della sacralità della salute, riorganizzando i servizi secondo le regole delle aziende senza fini di profitto.

Apparve subito che non era sostenibile la coesistenza di due punti nascita con organico di pediatri ed anestesisti nemmeno adeguato alla gestione di uno solo centro. Per giunta l’organizzazione sanitaria fissava, come livello ottimale per la sicurezza delle partorienti e dei nascituri, un numero di parti l’anno triplo rispetto a quelli in atto.

Così come esistevano inoppugnabili motivi oggettivi per la scelta di concentrare il servizio a Città di Castello, era altrettanto naturale l’opposizione degli umbertidesi, che si sentivano traditi dalla chiusura di un reparto propagandato come un fiore all’occhiello. Ma dietro le quinte, il sindaco Rosi capì che l’operazione era giusta e da realizzare tempestivamente, per battere sul tempo la concorrenza di altre USL, che avevano intuito nella riabilitazione una disciplina di grandi prospettive.

Per bloccare l’operazione, a Umbertide furono raccolte oltre 10.000 firme che, paradossalmente, raggiunsero un risultato positivo impensato: rafforzarmi nella decisione di ristrutturare il nostro blocco operatorio – tuttora funzionante – che era ostacolata dai castellani, nella pretesa altrettanto miope della chiusura del nostro ospedale.

LA MORALE

Nel punto nascita unificato, oggi si svolgono un numero di parti pressoché uguali a quelli di vent’anni fa in ciascuno dei due reparti, con livelli di qualità incomparabilmente superiori. Allo stesso tempo si è risparmiato almeno un milione di euro l’anno, che avrebbe dovuto servire a rafforzare la sanità altotiberina.

L’ospedale di Umbertide ha consolidato uno proprio spazio funzionale ed equilibrato, che ne garantisce una sicura prospettiva rispetto ai futuri sviluppi della medicina.

I cittadini dovrebbero aver sperimentato come il bene apparente non sempre coincide con quello percepito che, oltre a richiedere conoscenze specialistiche approfondite, viene sempre deformato dai gruppi colpiti nei propri interessi.

P.S. Vorrei che questo racconto non fosse interpretato come volontà tardiva di togliermi inesistenti sassolini dalle scarpe. L’istintiva e comprensibile contrarietà degli umbertidesi rispetto al cambiamento ha solo aumentato la mia soddisfazione per aver fatto il mio dovere e l’interesse di tutti.


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