La piazza vuota. Meditazioni al tocco della campana, di Mario Tosti

di Mario Tosti, da Il Nostro Calvario

MEDITAZIONI AL TOCCO DELLA CAMPANA 

Per la prima volta, dopo 76 anni, la piazza vuota e muta. Alle 9:45 sarà la campana del campanile di San Giovanni a chiamare a raccolta virtuale i cittadini, che dalle loro case mediteranno sul sacrificio delle settanta vittime del bombardamento.

Riviviamo la mattina del 25 aprile 1944 nella testimonianza dell’allora seminarista Pietro Bottaccioli, raccolta durante la visita del vescovo monsignor Beniamino Ubaldi al paese martoriato.

È venuto da Gubbio ... Passando per il paese, nei suoi occhi è rimasta impressa, indelebile, la visione delle vie deserte, delle case distrutte; nel cuore, l’angoscia per i morti che aspettano ancora pietosa sepoltura e per quelli già portati al cimitero senza l’onore di funerali pubblici e solenni, ma solo di preghiere private e del tributo di tante lacrime. 

Medita in silenzio, ripensando alla loro morte, imprevista ed improvvisa; nessuno ha potuto confortarli né soccorrerli quando, travolti dalle macerie o gettati a terra dalla violenza delle bombe, essi si son sentiti venir meno la vita. Ma quando tutto crolla intorno a noi e tutto ci avvolge nel buio della morte, al cuore umano non può non affacciarsi l’idea di Dio ed il suo ultimo palpito non può essere che per Iddio. Dal Paradiso, quelle anime certamente guardano a chi ha sentito – e sente ancora – lo schianto, l’angoscia di quel massacro. Il maggiore conforto che possiamo dare alle loro – ed anche alle nostre – anime è quello di rendere intimamente, sinceramente cristiana la nostra vita, così da rendere impossibile il ripetersi di simili errori e delitti nel mondo; il quale, anche più che del pane, ha bisogno oggi di bontà e d’amore. Nel nome di Cristo risorto, nel nome dei nostri morti che con Lui risorgeranno, facciamo tacere ogni altro sentimento ed uniamoci tutti nell’amore della verità, della giustizia, della carità e della pace. È questo il comandamento di Cristo e dei nostri morti. Sia questa la nostra promessa, il nostro giuramento. E Iddio ci benedica.

Al cimitero, il Vescovo procede alla benedizione dei feretri allineati per terra: occorre scavalcarli, tanto è lo spazio che occupano.

In questo momento difficile, le vittime che hanno ispirato la politica a ripudiare la guerra ed a garantire decenni di pace nella democrazia e nel benessere, ci ammoniscono a ricostruire un’umanità più giusta e solidale.

Le giovani generazioni hanno l’onore e la responsabilità di riprendere la retta via. I giovani che hanno vissuto la rinascita del dopoguerra possono incoraggiarli, assicurando che è molto più gratificante lo sforzo per risalire la china che la monotonia di crogiolarsi nell’effimero.

 

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