La comunità islamica di Umbertide: intervista all'Imam

“Non glielo proibite”. É ciò che disse Gesù Cristo ai discepoli che volevano impedire a degli sconosciuti di fare del bene. I discepoli si mostrano diffidenti e prevenuti nei confronti degli estranei perché non conoscono le loro intenzioni, perché non fanno parte del loro gruppo. La poca informazione e una conoscenza sommaria e approssimativa genera quasi sempre pregiudizi, leggende, idee distorte o addirittura sbagliate. Entrare in contatto con realtà diverse, invece, facilita la comprensione reciproca, favorisce un dialogo costruttivo e quindi incoraggia alla tolleranza perché allontana la paura del diverso. L’apertura verso una cultura nuova è perciò sinonimo di arricchimento. Una di queste è quella musulmana, che abbiamo deciso di scoprire più a fondo.
La comunità islamica ad Umbertide conta circa 1500 persone, il 10% della popolazione, ed è composta per la maggior parte da marocchini ma anche algerini, tunisini, albanesi e persone dall’Africa subsahariana. Diverse provenienze, diverse lingue unite dalla fede nello stesso Dio. Il rappresentante della comunità è l’Imam Chafiq El Oquayly di origine marocchina, una laurea breve in giurisprudenza conseguita nel paese d’origine, in Italia è operaio nell’industria metalmeccanica.
Nel 2006 è stato Imam della piccola comunità di Pierantonio poi dal 2007 ricopre lo stesso ruolo ad Umbertide. Chafiq è inoltre presidente
del Centro culturale islamico di Umbertide e Presidente della Federazione Regionale Islamica dell’Umbria.
Lo abbiamo incontrato per riflettere insieme sulle possibilità di dialogo e di integrazione con la nostra cultura. Prendiamo spunto dalla Festa del Sacrificio che si è svolta il 24 settembre. L’Imam presiede la preghiera del venerdìma anche le feste.

Ci spiega come si è svolta questa giornata di festa?
‹‹Il 24 settembre è stata la "AIDELADHA" (festa dell’agnello), la più importante tra le feste islamiche. I festeggiamenti durano quattro giorni al termine dei quali c’è una grande cerimonia. Abbiamo scelto il palazzetto per il rito perché è un luogo abbastanza grande da ospitare tante persone: eravamo circa 300 musulmani provenienti non solo da Umbertide ma anche da paesi limitrofi come Trestina e Mercatale. Al rito ha partecipato anche
l’amministrazione comunale di Umbertide, con la presenza del Sindaco Locchi. La giornata è iniziata presto, con la preghiera del mattino, a seguire c’è stato il comizio con il sermone poi ognuno è tornato nelle proprie case dove ha continuato i festeggiamenti con l’uccisione dell’agnello, che viene scelto per il richiamo alla storia di Abramo››.

In giornate come queste si sente la mancanza di un luogo sacro come la moschea dove ritrovarvi?
‹‹Noi possiamo pregare in qualsiasi luogo. Avere una moschea significherebbe avere una struttura con certe caratteristiche architettoniche. È solo
una questione di forma, perché il contenuto già c’è. La differenza tra centro culturale e moschea è principalmente lesgislativa››.


Allora parliamo del centro culturale.
‹‹Il centro culturale islamico è una associazione che esiste ad Umbertide da ben 18 anni. È il luogo di ritrovo delle persone di religione musulmana.
Il centro non è solo preghiera ma anche punto di riferimento per tutti coloro che ne hanno bisogno infatti lì si è organizzata una scuola di arabo
per grandi e piccoli, si cerca di fare un corso di lingua italiana anche se è difficile trovare dei volontari, inoltre c’è la possibilità per i ragazzi di andare
a fare i compiti di scuola insieme a persone che prestano il loro aiuto. La comunità è aperta a tutti, ad ogni collaborazione e ad ogni tipo di informazione››.


Il Suo è un ruolo di grande importanza. Quali sono le differenze tra fare l'Imam nei paesi arabi e farlo fuori dai paesi musulmani?
‹‹L’Imam è la guida spirituale islamica. Nei paesi arabi l’Imam è un professionista, pagato dallo stato. Si diventa Imam dopo aver conseguito un
titolo di studio universitario e avere superato un esame di stato. Fuori dai paesi musulmani invece l’Imam è scelto dalla comunità islamica che elegge la persona ritenuta più adeguata, con un'istruzione appropriata e una maggiore conoscenza del Corano. Ovviamente nei paesi occidentali lo si fa come volontariato.››


Per concludere affrontiamo una questione delicata: la necessità di un luogo di sepoltura riservato ai musulmani. Un argomento che suscita dibattiti, ma che è di grande attualità. Sappiamo che nella maggior parte dei casi i defunti musulmani oggi vengono rimpatriati.
‹‹Si è vero, l'alternativa alla sepoltura in loco è il rimpatrio della salma che fino ad oggi è stata la soluzione più utilizzata. Una soluzione che però ha
un enorme costo per i parenti del defunto e diverse questioni burocratiche da affrontare. Senza considerare che il radicamento delle famiglie islamiche di origine straniera e l'aumento dei musulmani nati e cresciuti in Italia rende necessaria una soluzione alternativa. In realtà la tradizione islamica prevede un rito di sepoltura abbastanza semplice. I defunti musulmani devono essere sepolti in terra (in bare di legno), orientati in una certa direzione, quella della Mecca e sul luogo di sepoltura si mette una stele funeraria che indica al massimo il nome del defunto. Avere uno spazio dedicato significherebbe solamente dare la giusta dignità a chi desidera per i suoi defunti esequie e inumazioni secondo la propria religione››.


Vuole dire qualcosa ai nostri lettori?
‹‹Mi piacerebbe sottolineare ancora una volta che il centro culturale islamico è aperto a tutti, anche a persone di un’altra fede religiosa. Chiunque
voglia soddisfare una curiosità, fare domande, aprirsi alla conoscenza di questa realtà, sarà accolto››.

 


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