CONNESSIONI: FORME, PAROLE E LUCI

Un risultato finale che è il momento in cui le opere e le poesie trovano l’unione. Un’unione che nasce da una divisione di percorsi e linguaggi, ma che vivono la stessa realtà, lo stesso spazio, le stesse intenzioni ed aspirazioni”

Connessioni, forme, parole e luci: differenti percorsi, diverse formazioni, dissimili caratteristiche e personalità. La mostra che il 1 Aprile aprirà pubblicamente le “proprie porte” all’interno del Centro d’Arte contemporanea presso la Rocca di Umbertide(fino al 7 Maggio), in Piazza Fortebraccio, è frutto di un duro lavoro e di un percorso ricco, contraddistinto dall’unione di menti e qualità diverse tra loro: “mondi” apparentemente lontani convogliati in un unico “prodotto” artistico. Questo il lavoro degli “artefici”, dei protagonisti della mostra: Alberto Alunni, Luca Cataldo e Mariano Tirimagni. Le connessioni nascono dalle interrelazioni tra rapporti e sensazioni, che se fossero precostituiti assumerebbero i “connotati” dell’inutilità. Al contrario, quello a cui tende questo progetto è fare in modo che il visitatore esca dalla razionalità di tutti i giorni: fornire le condizioni necessarie affinché riesca ad aprirsi, sia con il  cuore che con la mente. “La mia arte a 360 gradi è Alberto Alunni. Ogni mia opera la potrei identificare come una mia parte anatomica: Una mia opera è un mio braccio, un’altra la gamba ed un’altra ancora il ginocchio” Alberto Alunni “è questa frase”, questa sua affermazione che rende un’instantanea del suo essere artista, del suo rapporto con il ferro, che lui considera, citandolo ancora: “un materiale fantastico, facile da reperire, nucleo del nostro pianeta. Forgiandolo si può plasmare, è un po’ come modellare l’argilla con attrezzi e metodi estremamente differenti”. Un rapporto simbiotico e profondo con l’arte, con il momento della creazione e l’elaborazione nel concreto del concetto ottenuto grazie ad estro e fantasia fuori dall’ordinario. Il lavoro, parte da lui, dalle sue “creature in ferro”, materia prima che lui riesce a modellare e rendere “docile” e “sinuosa”. La creazione procede con il “suo percorso” attraverso il lavoro di Mariano Tirimagni, che interviene all’interno della mostra integrando il lavoro di Alberto con l’apporto di componimenti poetici di tre versi di 5-7-5 sillabe, Haiku, creati in Giappone nel secolo XVII. I suoi Haiku hanno, come da tradizione, un richiamo alla natura ed alle stagioni. In un certo modo, gli Haiku, possono sia essere “ascoltati” che guardati, possono essere percepiti sia mentalmente che sensorialmente. 

Gli Haiku di Tirimagni partono dall’opera, dal “suo vedere” la sua opera. Dalla capacità di sintesi che presuppone l’haiku, il suo essere evocativo. “Il mio Haiku non è l’Haiku tradizionale, in italiano ad esempio si utilizza la metafora, cosa che in giapponese non avviene. Non è tanto la spinta d’interpretare la sua opera attraverso il mio haiku, è una strada, un’ulteriore strada per arrivare ad una rottura della razionalità.” Il loro compito, banalmente,  è “aprire la porta ed accendere la lampadina”, e il mezzo dell’Haiku aiuta nell’intraprendere una via: aiuta a dare un’interpretazione dell’opera di Alberto in quanto tale, interpretazione personale. All’interno del progetto,  come scritto in precedenza, c’è poi Luca Cataldo, esperto multimediale specializzato nella realizzazione di installazioni audio-visive, grandi proiezioni e vjing.

Cataldo all’interno della mostra “Connessioni” ha il compito di rappresentare una natura duale dove il digitale(attraverso la tecnica della computer graphic) e l’analogico(materica/organica attraverso il suono) si contrappongono e lasciano allo spettatore l’esperienza dell’immersione, del sentire, del respiro. “Un punto di vista che non è più quello dell’uomo che osserva ma della natura stessa, che si mostra attraverso prospettive, movimenti, paesaggi e geometrie insolite ed inaspettate”. Una natura, quella rappresentata da Cataldo in grado di essere nel medesimo istante rilassante ed irruente, piacevole e crudele: vita e morte, che dà e che toglie.  Il mio lavoro all’interno di questo progetto rappresenta, ed ha l’ambizione di essere, il lato mancante di un triangolo dove le opere di Alberto e di Mariano trovano una sorta di sintesi attraverso un ulteriore linguaggio: l’audiovisivo. “Tu che guardi, tu che leggi e tu che ascolti, vuoi capire che il mondo è fatto anche da oltre ciò che si vede e ciò che siamo abituati ad interpretare vedendo?”

C’è una critica ai modelli interpretativi della nostra società che sono spesso preconfezionati, l’intento è quindi cercare di fornire strumenti in grado di andare oltre questo “limite”, far sì che il visitatore riesca a spingersi oltre.  

Far interagire fino a fondere completamente linguaggi che parlano e rappresentano la stessa cosa ma in forma diversa, in un contesto complessivo all’interno del quale ognuno aggiunge elementi di contemplazione e riflessione specifici del linguaggio stesso con un unico obiettivo finale: la rottura della razionalità, questi le caratteristiche primarie di “Connessioni-forme, parole, luci”.


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