C'era una volta...il lago dei cigni. Venti anni dopo.

Vent'anni. Due decenni di duro lavoro, di arte, di danza, di spettacoli. Era il 1996 quando Luca Bruni e Mario Ferrari, con la loro associazione culturale "Terra Nuova" diedero vita ad un progetto straordinario: "C'era una volta...un lago dei cigni". Non una semplice rivisitazione del classico di Cajkovskii ma un complesso spettacolo che univa, quasi per magia, danza contemporanea e teatro di strada. Cortili, piazze, o semplicemente slarghi divenerro un palcoscenico all'aria aperta, dove mettere in scena una vera e propria arte, sui trampoli. Già, perchè oltre ai costumi e le incredibili scenografie, la rivoluzione fu proprio questa: danzare sui trampoli. Il debutto del "Lago" avvenne a Lione, proprio nel 1996, e da allora è stato visto da oltre duecentomila spettatori ed è andato in scena in oltre 18 nazioni. Luca e Mario, oggi a capo della compagnia OPLAS, hanno deciso di celebrare i venti anni dal debutto del "Lago" raccogliendo in un libro tutta la storia. 140 pagine emozionanti in cui i due artisti si raccontano e raccontano la nascita della loro opera, con centinaia di foto che aiutano il lettore ad immergersi nella magica atmosfera della loro danza. Esaltante la prefazione di Ramona Premoto: Come si fa una rivoluzione? Bisogna saper sognare. E questa, signori, è una storia di combattenti. Quando mi è stato chiesto di scrivere la prefazione di questo libro mi sono subito chiesta: come posso introdurre un sogno diventato realtà? Con che parole lo si può spiegare? Ogni tentativo sembrava ridurne la bellezza. Allora ho subito pensato a cosa significasse per me il progetto Oplas. A cosa significasse per me come ex ballerina, come giornalista, come spettatrice. L'arte di Luca Bruni e Mario Ferrari è rivoluzione pura. E' una danza che e-duca, nel senso originario del termine, che "conduce fuori". Fuori dagli schemi preconfezionati, fuori dai luoghi fissi e dalle etichette. Questa compagnia ha preso per mano l'arte coreutica e l'ha portata in giro per il mondo, come si fa

con una bella donna. Ha fatto sì che nell'arco di vent'anni ben diciotto nazioni diverse abbiano potuto ammirarne lo splendore. E così, tecnica nelle gambe e ideali incastrati tra i capelli, la danza si è fatta urbana per amoredel pubblico. Ciò di cui parlo nasce in Italia nel 1996 con il nome Terra Nuova, ed è subito innovazione. Una necessità si faceva bruciante: l'incontro vivo dell'artista con lo spettatore, fuori dal contesto limitante del teatro. Una scelta importante, mai vista prima d'ora, e che negli anni ha coinvolto corpo, mente e anima di tutti gli artisti della compagnia. Il risultato? Una rassegna di spettacoli poliedrici che scavalcano i limiti fisici. Antiche discipline si sono fuse per le strade del mondo a volte abbracciando la terra, a volte a due passi dal cielo. Tutto in comunione col tutto. Ma una rivoluzione, si sa, non è un letto di rose. Quando arriva è prepotente. Scardina, arde, cambia. Uscire fuori dalle regole per andare a incontrare un pubblico stanco è stato e continua ad essere un atto di grande coraggio in un panorama nazionale dove la danza purtroppo molto spesso è solo punte, riflettori e palcoscenico. Ciò che ho colto tra le righe di "C'era una volta ... un lago dei cigni" è che ragionare a compartimenti stagni ci fa galleggiare in superficie. E questo in qualsiasi ambito, non solo a passo di danza. L'arte come la vita ha bisogno di profondità, di commistioni, di quei sani scossoni che ci obbligano a metterei in discussione, ad abbandonare quella zona di comfort del "si è sempre fatto così ".

Leggere questa storia vi porterà a cambiare sguardo.

Ci scusiamo per l'inconveniente, ma questa signori miei è una rivoluzione!

Il libro (edito da University Book di Umbertide), come il Reload dello spettacolo è stato presentato il 4 settembre durante la trentesima edizione del Todi Festival.


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