Associazione Italiana Persone Down. La Provincia sigla un protocollo

 Questa mattina, presso la Provincia di Perugia, è stato siglato un protocollo d’intesa tra l’amministrazione provinciale e il presidente dell’associazione medesima Ferdinando Valloni. Il fine che con questo documento si pongono i due organismi si concretizza “nella progettazione e realizzazione di campagne di informazione e di sensibilizzazione, per promuovere la diffusione di dati e informazioni sui servizi e favorire la collaborazione tra la l’Associazione Italiana Persone Down – sezione di Perugia Onlus e i soggetti pubblici e privati interessati a favorire il pieno sviluppo sociale, lavorativo, mentale ed espressivo delle persone Down e per promuovere e favorire lo studio e la ricerca sull’intervento più idoneo allo sviluppo delle potenzialità della persona Down”. La Provincia mette a disposizione strutture e servizi presso gli Sportelli Polifunzionali, nonché uno spazio sul Portale provinciale per promuovere, con azioni di informazione, di comunicazione, progetti e iniziative svolte in collaborazione con l’Associazione Italiana Persone Down, proponendo la rete di Sportelli Polifunzionali attiva sul territorio provinciale. Mentre l’Associazione Italiana Persone Down, si impegna a collaborare con la Provincia di Perugia nell’organizzazione di iniziative ed eventi finalizzate alla promozione e valorizzazione delle attività dell’associazione. “Lo Sportello Salute della Provincia di Perugia si arricchisce di un’associazione che, a differenza delle altre, si occupa di una tematica a carattere sociale – è stato detto dalla Vice presidenza della Provincia -. La speranza è che un giorno associazioni di questi tipo non siano più necessarie perché dovrà essere la società e il suo modello di welfare a prestare attenzione alle problematiche”.  “I genitori sono volontari per forza e per tutta la vita – ha detto il presidente  Ferdinando Valloni – e come tali ci sentiamo impegnati a rendere meno difficoltosa la vita di questi ragazzi affetti dalla Sindrome di Down. Ma il problema dei problemi – ha continuato Valloni – è il loro futuro quando verremo a mancare noi genitori, la preoccupazione che dopo 40/50 anni di vita in famiglia, con i loro cari si ritrovino costretti a vivere in istituti di accoglienza che non gli appartengono. E questa è la nostra sfida più difficile e che ci preoccupa più di ogni altra”. 


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