Notizie » Economia Associazione “Giuseppe & Isotta Codovini”: assegnate le borse di studio al merito. Ecco i nomi dei vincitori

Assegnate le Borse di Studio al merito dall'Associazione umbertidese "Giuseppe & Isotta Codovini". Un premio rivolto a tutti gli studenti universitari del territorio umbertidese e montonese delle discipline economiche e ingegneristiche. "Nel tempo dell’emergenza e delle scelte difficile per tutti, l’Associazione Giuseppe e Isotta Codovini è doppiamente orgogliosa di annunciare i vincitori della II edizione della “Borsa al Merito e allo Studio Giuseppe Codovini”, rivolta agli universitari umbertidesi e montonesi in discipline economiche e ingegneristiche. Per la sezione Magistrale risulta vincitore Elena Centovalli, mentre per la sezione Triennale, Riccardo Rossi. I meritevoli premiati per il loro eccellente curriculum sono Aurel Picari, Filippo Nardi e Giordano Pazzaglia. Complimenti. Quest’anno il Premio acquista una dimensione valoriale in più, poiché nel momento della crisi si apre al futuro. Sostenere i giovani rappresenta un passo in avanti e inaugura una fase nuova. Se con il sostegno al reparto di Medicina-Rsa di Umbertide l’Associazione ha voluto doverosamente confermare la sua presenza a chi si batte con professionalità e fierezza nel presente difficile, con la Borsa di studio investe sulla progettazione: vuol dire credere su nuove competenze e sviluppo per l’intera comunità.    Ricordiamo, inoltre, che è ancora aperta il Sostegno alla specializzazione, iniziativa rivolta al supporto di corsi di specializzazione, che scade il 6 settembre 2020"

16/05/2020 12:43:27 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia AIMET chiude in positivo il bilancio 2019 e lancia nuove sfide per il 2020

Un bilancio caratterizzato da una forte impronta etica che guarda con fiducia al futuro. E’ quello approvato da AIMET che ha chiuso il 2019 confermando il trend positivo degli anni precedenti. Anche nel corso del 2019 infatti l’azienda che fornisce energia elettrica e gas metano in una vasta area del Centro Italia, ed in particolare in Umbria e nell’Alta Valle del Tevere, ha registrato una crescita costante, confermando alla base della sua azione una spiccata attenzione alla sostenibilità etica e ambientale e una significativa vicinanza ai territori in cui opera.  Ad illustrare il bilancio 2019 e i progetti per il 2020 l’ing. Patrizio Nonnato, amministratore unico di AIMET. “AIMET ha chiuso il 2019 con un trend positivo che ci consentirà di proseguire anche per il 2020 e negli anni a venire con il nostro progetto di espansione delle offerte e dei servizi – ha spiegato l’ing. Nonnato – Già a partire dalla primavera, AIMET si occuperà anche di mobilità elettrica e sostenibile, proponendo ai Clienti una vasta scelta di veicoli leggeri, come biciclette, scooter e monopattini, ma anche autovetture prodotte dalle principali case automobilistiche. Grazie a questo nuovo servizio, saremo in grado di fornire alle imprese e alle Amministrazioni locali soluzioni innovative e integrate del tipo chiavi in mano, progettando la flotta green più rispondente alle loro necessità.  Inoltre nei piani strategici del gruppo ESA Italia di cui AIMET fa parte, - ha proseguito l’ing. Nonnato - è prevista anche l’espansione verso nuovi territori, dove abbiamo intenzione di esportare il nostro fare impresa basato su etica e sostenibilità, instaurando un rapporto chiaro e trasparente con il cliente che diventa attore attivo e non semplice fruitore passivo dei nostri servizi e contribuendo allo sviluppo e alla crescita del territorio e delle comunità locali”.  Nel frattempo, da ieri, lunedì 11 maggio, AIMET ha riaperto al pubblico gli sportelli territoriali, continuando ad offrire ai clienti anche i nuovi canali digitali, tra cui il sito internet www.aimetonline.it dove è possibile attivare il nuovo contratto di fornitura di luce e gas usufruendo di un 20% di sconto.    Per contatti: Dott.ssa Valentina Santucci 349 1567685  

12/05/2020 12:37:19 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia L'impatto dell'emergenza sulle imprese umbre: per il 96% fatturato in calo

L’indagine Acacia Group riassume l’impatto sul tessuto imprenditoriale locale, condotta su un campione rappresentativo di 234 imprese nei diversi settori economici e nelle diverse fasce dimensionali, e raccoglie il sentimento sulla fiducia alla Giunta Tesei. Matteo Giambartolomei: “Un modello da seguire quello della gestione dell’emergenza da parte della amministrazione Tesei“ Le conseguenze del lockdown sono state pesanti: il 96% delle imprese ha registrato cali di fatturato, di cui il 76% per oltre un quarto del valore della produzione. Dall’indagine sul campione di imprese emerge che: Il 39% delle imprese pensa che la situazione non migliorerà a breve. Il 27% pensa che non riuscirà a recuperare significativamente la flessione. Il 26% pensa di poter recuperare fino al 20%. L’8% pensa di poter recuperare fino al 30%. Il 28% delle imprese si prepara a tagliare i costi aziendali per affrontare il ridimensionamento del mercato. Smart working, messa in sicurezza dei locali e riorganizzazione delle reti commerciali sono le scelte prevalenti da affrontare subito. Significativa è anche la valutazione di adottare canali di vendita online. Preoccupante la constatazione che molti imprenditori non abbiano una strategia per affrontare il futuro se non quella di ridurre i costi. Molti gli imprenditori che ammettono di non avere nel board aziendale consulenti e professionisti che possano studiare e adottare piani strategici per affrontare il futuro. La consulenza, tragicamente sottovalutata, sarà una delle prime voci che le imprese dovranno rivedere nei business plan aziendali. Per quanto concerne la fiducia nelle misure a sostegno delle imprese proposte dalla Giunta Tesei, il 78% del campione ritiene che siano fondamentali. Sfiora l’unanimità il giudizio favorevole sul calendario di riapertura anticipata proposto al Governo. Le aziende “rigide” – commenta Matteo Giambartolomei, avvocato e consulente d’impresa - rischiano più facilmente di sbriciolarsi, mentre quelle “flessibili”, avendo affinato la capacità di modellarsi alle mutevoli esigenze e condizioni di mercato, sono destinate a sopravvivere e crescere. L’attuale emergenza ne è riprova. Nessuna azienda, neppure la più piccola, ancor più in questo momento, può pensare di fare a meno per sopravvivere di un approccio strategico, flessibile e digitale. La vendita online diventa per molti parola d’ordine e, nel percorso di cambiamento, l’affidarsi ad un consulente esperto rappresenta l’ago della bussola. Nel territorio umbro la modalità di gestione dell’emergenza da parte della amministrazione Tesei dovrebbe costituire un modello da seguire da parte delle altre regioni; le misure prospettate ed adottate costituiscono un reale aiuto per i singoli imprenditori che hanno bisogno di sentire le istituzioni al loro fianco. Siamo entrati nella 'fase 2' – afferma Francesco Pace (Acacia Group) - quella della graduale riapertura di aziende, esercizi commerciali e uffici, ma la situazione del tessuto imprenditoriale continua ad essere sofferente. Le imprese hanno bisogno di fiducia, intelligenza e resilienza per affrontare questa nuova fase. Sono convinto che rafforzare la trasformazione digitale delle imprese sia nettamente necessaria non solo per il presente, ma soprattutto per il futuro, e che la presenza di professionisti e consulenti d’impresa sia fondamentale per uscire da un modello troppo incentrato sulla “gestione familiare”. Altro tassello importante sarà agevolare il turismo di prossimità per dare ossigeno alle attività commerciali, ricettive e ricreative sparse su tutto il territorio regionale. Il momento è molto difficile e complesso, ma le imprese hanno sempre la forza di guardare avanti.  

07/05/2020 19:57:14 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia Cassa Integrazione in deroga: concluse le autorizzazioni

“Si concluderanno oggi  le attività istruttorie della richiesta di cassa integrazione in deroga di competenza della Regione Umbria” Lo comunica l’assessore allo sviluppo economico, Michele Fioroni. “Alla data di ieri 6 maggio – prosegue l’assessore – delle 9.670 richieste inoltrate sono state oggetto di provvedimenti amministrativi di ARPAL Umbria 8.930 posizioni pari al 92 per cento del totale di cui 8.436 autorizzate ed inviate ad INPS e 494 dinieghi.” “Delle 740 domande rimanenti, tutte già esaminate, per 595 è in corso di adozione un provvedimento di rigetto in quanto relative a doppi invii o comunque non autorizzabili. Le ulteriori 145 richieste saranno autorizzate in data odierna o non appena perverranno le integrazioni istruttorie necessarie da parte di INPS”. “Sempre ad oggi sono stati ammessi a fruire degli ammortizzatori sociali in deroga 21.579 lavoratori dipendenti per un impegno di risorse complessivo pari a 38.982.000 euro”. “Si tratta di un’attività che ha impegnato le strutture di ARPAL che ha dedicato e formato uno specifico team di professionalità per rispondere in tempi adeguati all’emergenza che ha interessato migliaia di imprese e decine di migliaia di lavoratori.  L’elenco dei datori di lavoro autorizzati a fruire della cassa integrazione in deroga viene aggiornato in tempo reale ed è consultabile al seguente sito internet www.arpalumbria.it/richiesta-cassa-integrazione-in-deroga.” “Precisando che la competenza della regione sugli ammortizzatori sociali è riferita esclusivamente alla cassa integrazione in deroga, l ’auspicio - ha concluso l’assessore Fioroni -  è che questo strumento possa essere di supporto nella fase di transizione che dovrebbe accompagnare il sistema economico regionale verso la riapertura delle attività e la ripresa economica. A tale scopo, insieme alle altre Regioni, abbiamo richiesto ulteriori risorse anche per la cassa integrazione in deroga e questa mattina incontreremo il ministro del lavoro Nunzia Catalfo”.

07/05/2020 11:53:37 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia 18 milioni di euro come Fondo Re Start approvati dalla Giunta regionale

Approvate oggi dalla Giunta Regionale le misure tecniche per l'istituzione del Fondo Prestiti Re Start, misura che si inserisce nel più amplio pacchetto di misure che la Giunta ha varato la settimana scorsa e che sarà interessato da ulteriori strumenti già annunciati dalla Presidente.   Il fondo è costituito da una dotazione di 18 milioni di euro, ripartiti in euro 12 milioni, per la concessione di finanziamenti fino a 25 mila euro a favore delle micro e piccole imprese, e 6,5 milioni di euro destinati alla realizzazione di operazioni di finanziamento in "pari passu" con intermediari finanziari abilitati, che verranno selezionati tramite procedura pubblica. Il link per presentare la domanda di accesso al fondo prestiti Re Start di 25 mila euro sarà pubblicato l'11 maggio nel portale istituzionale di Gepafin e sarà attivo per due settimane. I finanziamenti si rivolgeranno alle imprese che abbiano subito danni a causa dell'emergenza Covid-19.   L'Assessore Michele Fioroni, soddisfatto della delibera, afferma: "La misura Fondo Prestiti Re Start è un importante strumento a disposizione delle imprese che, in questo momento di crisi economica, necessitano di credito immediato. Inoltre, prevedere che la metà del prestito sia a fondo perduto, all'avverarsi delle condizioni previste, è di certo un sostegno fondamentale e un incentivo per la ripresa delle attività economiche del nostro territorio. La Regione Umbria è infatti vicina a tutte le imprese del territorio che in questo momento di emergenza stanno affrontando grandi difficoltà e, auspicando una veloce ripresa delle attività produttive, compatibilmente con le esigenze sanitarie, ha previsto un piano di misure atte a sostenere il tessuto economico della regione, misure fra cui si inserisce appunto il fondo Re Start".

30/04/2020 20:18:13 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia Confcommercio Umbria boccia la Fase 2 immaginata dal governo

“Le nostre imprese sono esasperate come non mai; sono pronte davvero a tutto, anche a proteste eclatanti. L’ulteriore rinvio della riapertura degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e di tante attività del turismo e dei servizi, annunciata ieri sera dal premier Conte, è inaccettabile. Soprattutto in Umbria, tra le regioni dove il contagio, secondo i dati comunicati da diversi giorni, ha avuto una minore diffusione, tanto da sembrare quella più quotata per una riapertura rapida. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono state perciò una vera e propria doccia fredda per gli imprenditori umbri, che si stavano preparando mentalmente a riaprire, pur con le restrizioni necessarie a prevenire il contagio e garantire la salute di tutti. Non comprendiamo davvero certe scelte del governo. Perché possono restare aperti i negozi di vestiti per bambini e non quelli per gli adulti che li accompagnano e devono comunque uscire di casa? Perché devono restare chiusi i negozi di mobili, dove il distanziamento può essere garantito in tutta sicurezza, fermo restando la possibilità di scadenzare adeguatamente gli appuntamenti per le consegne? Sono solo alcuni esempi dei molti che si potrebbero fare per dimostrare la incoerenza di scelte che hanno ricadute enormi sulle spalle delle imprese”. Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria, boccia senza mezzi termini le misure adottate dal governo Conte per la cosiddetta Fase 2 dell’emergenza coronavirus e rivolge un appello alla presidente Donatella Tesei, perché la Regione Umbra possa cercare il modo di far valere le sue migliori condizioni sanitarie e consenta alle attività meno a rischio di ripartire dopo il 4 maggio. “Chiediamo alla presidente della Giunta regionale un atto di coraggio. Gli imprenditori umbri, in questa gravissima situazione, davvero senza precedenti, stanno dando fondo a tutte le loro risorse” sottolinea il presidente di Confcommercio Umbria. “Gli imprenditori hanno bisogno, come l’aria, di una iniezione di fiducia, perché il rischio è quello di una paralisi definitiva per settori che in Umbria rappresentano una fetta importante dell’economia regionale. Se il governo nazionale non vuole o non può farlo, dovrà essere allora il governo regionale ad ascoltare l’appello di migliaia di piccoli imprenditori che mai come in questo momento hanno bisogno di sentire vicino una classe politica lucida, in grado di prendere le decisioni giuste per l’emergenza che stiamo vivendo e di assumersi le proprie responsabilità”.   Fonte: Confcommercio Umbria

27/04/2020 16:03:43 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia Coronavirus: Coldiretti e Terranostra Umbria scrivono a Comuni e Anci per annullamento TARI

Il presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti ed Elena Tortoioli presidente di Terranostra Umbria, l’associazione che raggruppa gli agriturismi della rete Campagna Amica, hanno scritto ai Sindaci umbri e all’Anci chiedendo l’annullamento del pagamento della Tari (tassa sui rifiuti) per l’anno 2020 per le aziende agricole e agrituristiche. Una forte iniziativa economico-finanziaria la cui esigenza è emersa dal Consiglio direttivo di Terranostra, con l’obiettivo di alleviare le difficoltà delle imprese che si stanno aggravando di giorno in giorno a causa del Covid-19. Raccogliendo le richieste espresse dalle imprese agricole ed agrituristiche locali - affermano Agabiti e Tortoioli - proponiamo di valutare questo provvedimento in quanto l’emergenza ha comportato un’inevitabile riduzione dei rifiuti prodotti dalle aziende agricole e l’azzeramento della produzione dei rifiuti per la maggior parte di quelle agrituristiche che oggi sono letteralmente ferme. Tutta l’agricoltura umbra - ricorda Agabiti - sta soffrendo pesantemente l’emergenza e sono diversi i comparti per cui abbiamo chiesto alla Regione lo stato di calamità a cominciare da quello agrituristico; servono al più presto interventi specifici, mirati, anche attraverso strumenti straordinari. Siamo impegnati - sottolinea Agabiti - per un piano di intervento con la richiesta di un sostegno economico legato alle mancate presenze effettive sia come alloggio che come ristorazione, a fronte del completo annullamento di tutte le prenotazioni. Gli agriturismi sono innanzitutto aziende agricole - aggiunge Agabiti - pertanto le misure del decreto Cura Italia dedicate all’agricoltura sono applicabili anche a loro. Fra tutte, la cassa integrazione in deroga che rappresenta un aiuto per i collaboratori aziendali, così come la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Ma non sono sicuramente misure sufficienti per aiutarci ad andare avanti: in questo caso chiediamo - ribadisce Agabiti - un sostegno anche da parte dei Comuni, con un’importante provvedimento sulla Tari. L’indotto ricettivo umbro - riferisce Tortoioli - è praticamente al collasso con il sistema degli agriturismi che ha risentito fin da subito dell’emergenza, accusando un contraccolpo difficilmente arginabile. Si registrano disdette di massa per gli alloggi con percentuali che si aggirano intorno al 90% fino al mese di settembre. Il fenomeno - aggiunge - sta colpendo anche il comparto delle fattorie didattiche e della somministrazione pasti dove il calo è del 100%. Al momento, il sostanziale rallentamento e congelamento delle prenotazioni giunge da turisti di Germania, Francia, Est Europa, mentre il mercato statunitense risulta già completamente azzerato. Occorre adoperarsi quindi, per garantire la sopravvivenza di un prezioso presidio di servizi sul territorio, al turismo di qualità e alla promozione dei prodotti agroalimentari di eccellenza. L’emergenza sta colpendo un comparto che conta in Umbria - conclude Tortoioli - 1402 strutture, con 417 dedite alla ristorazione, 236 alla degustazione e 1172 ad altre attività. Circa un agriturismo su cinque (255) si trova in montagna, mentre il 47 per cento è gestito da donne. I posti letto sono 24.212, mentre quelli a tavola sono 13.840.  

21/04/2020 19:32:43 Scritto da: Eva Giacchè

Notizie » Economia PMI Umbria, futuro resiliente ancora lontano. Francesco Pace (Acacia Group): “Servono azioni concrete per tutelare le PMI”

Un quadro preoccupante per il sistema delle PMI, quello che emerge dall’indagine condotta da Acacia Group su 126 imprese umbre scelte in base a dimensione economica e settore merceologico. “Con enorme difficoltà – commenta Francesco Pace – e certosina pazienza nei giorni scorsi abbiamo raggiunto telefonicamente le imprese interrogandole sulle previsioni per il loro futuro. Oltre il 35% degli imprenditori è seriamente preoccupato per la salute dell’azienda e il futuro dei collaboratori.” Preoccupanti anche le prospettive di resilienza delle imprese: il 28% dichiara che, nell’attuale situazione, le prospettive di sopravvivenza non arrivano ai 6 mesi. Sono il 16% quelle che dichiarano di poter reggere fino a fine anno. Molti quelli che non sanno prevedere. La maggiore resilienza è quella palesata dalle telecomunicazioni, dalle utilities gas ed elettricità, dal settore informatico e da alcuni comparti della meccanica. Mentre è critica la situazione nei comparti della moda e del commercio (auto in particolare). Il 26% delle società meno strutturate prevede perdite tali da intaccare significativamente il patrimonio netto entro fine anno, determinando la necessità di un aumento di capitale. Nota particolare va per la gestione degli incassi. Grave infatti la situazione degli insoluti: il 62% delle imprese hanno dichiarato di avere fatture insolute da parte dei clienti, di cui il 18% per una percentuale compresa tra l’8% ed il 22% del fatturato. Gli imprenditori lanciano anche l’allarme liquidità, dichiarano infatti di non aver le risorse economiche per pagare le tasse e bocciano la manovra Cura Italia. Infatti il 62% degli imprenditori ha dichiarato che di trovarsi nella condizione di non poter adempiere al versamento delle tasse. Drammaticamente peggiore la percentuale delle imprese che si trovano nelle condizioni di non poter pagare regolarmente i fornitori nei prossimi 60 giorni. (Grafico 1-2)   Lo scontento, tra gli imprenditori, è marcato. Alla domanda “Come valuta il decreto legge Cura Italia?”, il 22% non vuole o ritiene troppo presto esprimere un giudizio, il 67% lo giudica negativamente, solo il 11% ritiene sia positivo. Tra le motivazioni di un giudizio così duro da parte delle aziende, il fatto che, secondo loro, in questo momento, il Governo non sta facendo il meglio per tutelare il mondo produttivo (16%), perché i politici non hanno percezione di cosa sia veramente l’industria (14%), perché non ha focalizzato abbastanza il suo intervento sulle PMI (21%), perché non ha messo in campo abbastanza risorse finanziarie (12%), perché manca una politica industriale (8%), altre motivazioni aggregate coprono il restante 29%. (Grafico 3) “Quello che chiedono le PMI – conclude Francesco Pace – sono risposte vere. Si lavori per far ripartire la domanda sul mercato, soprattutto interno, per riavviare l’economia vanno favoriti anche gli acquisti della PA di prodotti e servizi di aziende italiane; vanno fatte azioni per non perdere terreno con competitor esteri; bisogna rilanciare le grandi opere. Ora come non mai, è necessaria una politica industriale che elimini le deficienze che l’Italia ha e che frenano lo sviluppo imprenditoriale. Spero vivamente che il Covid-19 colpisca e annienti (metaforicamente) le disparità e le ingiustizie di questa Europa, e che l’UE segua il progetto vero per cui è stata costituita.”  

15/04/2020 11:08:19 Scritto da: Eva Giacchè

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